L'Abbazia di San Giovanni Evangelista a Parma è un complesso benedettino di inestimabile valore storico e artistico, riconosciuto come uno degli scrigni più preziosi della cultura cinquecentesca della città. Questo luogo di fondazione antichissima vanta affreschi del Correggio, inclusa la celebre decorazione della cupola e il fregio nella navata centrale, oltre a significative opere di artisti come il Parmigianino e Antonio Begarelli.

Storia e Fondazione del Monastero
Il monastero benedettino di San Giovanni Evangelista venne eretto alla fine del X secolo. La sua fondazione è datata al 980, sebbene, riprendendo informazioni dalla storiografia, la datazione fornita dal Mabillon (983), coincidente con quella assunta da Affò, sia ritenuta fondata. Si conferma così la contemporaneità degli insediamenti benedettini di San Giovanni Evangelista e di San Paolo, entrambi sorti ai margini settentrionali della città, extra moenia, ma entro il pratum regium. Ciò avvenne in una fase che vide il progressivo strutturarsi del quartiere ecclesiale del Duomo, del canonicale claustrum e, nel giro di pochi decenni, anche la formazione della cattedrale e del palazzo vescovile.
Il primo nucleo monastico di San Giovanni, favorito dalla riforma che investì la Chiesa nella fase ottoniana, godette dell'assistenza del vescovo Sigefredo II. Fondamentale fu anche la presenza di una figura venerabile, quella di Giovanni, canonico del duomo ex optimo genere e di nobile ascendenza, riguardo al quale si diffuse la notizia della santa condotta di vita maturata in sei pellegrinaggi a Gerusalemme. Fu il vescovo Sigefredo II a investire direttamente il religioso dell’incarico di primo abate. Vestito di un abito monacale al rientro dall’ultimo pellegrinaggio, Giovanni accreditò a sé questa funzione, partecipando al sinodo benedettino di Ravenna del 983, con il quale egli ottenne il riconoscimento della nuova comunità monastica.
Il transito per Parma dell’abate cluniacense Maiolo di Cluny nell’anno 988 conferma l'avanzato processo di istituzione del convento benedettino e l'intervenuta autorizzazione da parte dell’ordine. Ciò significava dilatare gli orizzonti della città monastica e introdurre un ulteriore strumento di evangelizzazione, nel superamento definitivo della fase ariana. La chiesa veniva eretta in sostituzione di un precedente oratorio dedicato al benedettino san Colombano.
Sarebbe impossibile oggi ricostruire il profilo medievale del monastero benedettino di San Giovanni Evangelista prima che una distruzione, intervenuta per degrado e a seguito di un incendio nel 1477 durante un fatto d’arme che coinvolse degli esponenti della famiglia Rossi, ponesse l’urgenza di una edificazione ab imis dell’intero complesso: basilica, convento e chiostri. La chiesa fu ricostruita in stile rinascimentale dopo questo incendio, venendo riedificata nella forma attuale fra il 1490 e il 1519. Il ciclo decorativo, in particolare, s’ispirava alla cultura della Congregazione di Santa Giustina di Padova, alla quale il cenobio parmense aveva aderito a partire dal 1477.

L'Architettura del Complesso
La costruzione della chiesa, diretta inizialmente da Gigliolo Dall'Argine e poi, dal 1510, da Bernardino Zaccagni e Pietro Cavazzolo, s’ispirava alla committenza benedettina, che ne determinò le innovative scelte progettuali. La facciata fu realizzata fra il 1604 e il 1607 su progetto dell'architetto ducale Simone Moschino. La veduta esterna della chiesa e del campanile, datata tra il 1604 e il 1607, è attribuita a Simone Moschino, Giovanni Battista Carra e Giovanni Battista Magnani. L'interno, con pianta a croce latina, è scandito in tre navate; nelle laterali si aprono sei cappelle, alle quali se ne aggiungono due nel presbiterio.

Il Patrimonio Artistico: Un Scrigno del Rinascimento
La ricca decorazione dell'edificio rispecchia le scelte inedite della committenza, rendendo l'Abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma lo scrigno più prezioso della cultura cinquecentesca della città.
Le Opere del Correggio
Come emerge dagli studi più recenti, il Correggio esordì nella chiesa nel 1519 con l’affresco della cupola e del fregio della navata. Il maestro giganteggia nella cupola con l'Apoteosi di Cristo, eseguita tra il 1519 e il 1521 circa. L’impianto iconografico allude all’“Ascenso” di Cristo, disceso sulla terra per risalire in cielo con l’anziano Evangelista, qui accovacciato sul bordo estremo della fascia esterna.

"Il fregio con Profeti e Sibille", che corre nella navata centrale, svolto da Correggio con la collaborazione di Francesco Maria Rondani tra il 1519 e il 1523, si rivela centrale ad illustrare il significato dell’intero progetto pittorico della chiesa. Forse contestualmente, il Correggio portò a compimento la decorazione della lunetta sovrapporta con "San Giovanni Evangelista giovane", datata tra il 1519 e il 1521 ante quem non. In quest'opera, l’Apostolo è ritratto in atto di scrivere, con il viso rivolto verso l’alto in cerca di ispirazione, accompagnato dalla sua aquila, simbolo animale.

L’impresa correggesca si estese dalla navata alla cupola, all’abside e alle pareti esterne del recinto del coro. Ancora, dopo il 1524, il maestro portò a compimento per la Cappella Del Bono, nella V cappella di destra, le due tele, oggi presso la Galleria Nazionale di Parma, con il "Compianto su Cristo morto" e il "Martirio di quattro santi".
Nei pennacchi della cupola sono raffigurati i Padri della Chiesa con gli Evangelisti (opera del Correggio, Francesco Maria Rondani e Francesco Tonelli), e lungo il tamburo, a monocromo, i simboli degli evangelisti tra gli angeli. Nei sottarchi il Correggio dipinse le figure monocrome di eroi biblici e al di sopra del presbiterio le grottesche della crociera. L'installazione seicentesca delle cantorie avrebbe compromesso un altro fregio con tematiche sacrificali svolto forse dal maestro e da suoi stretti collaboratori lungo le pareti del santuario; ne è conservato un solo frammento nella Sala Capitolare.
Il Correggio e Parma (Rai)
L'Incoronazione della Vergine di Cesare Aretusi (Copia)
Nella conca absidale, l’affresco con l'Incoronazione della Vergine, l’Evangelista, Giovanni primo abate, San Benedetto e il Battista, copia dell'affresco correggesco, venne realizzato da Cesare Aretusi (1549-1612) nel 1586. Questo intervento si rese necessario quando, a causa dell'ampliamento della zona absidale, venne abbattuto il catino dipinto da Correggio nel 1522. Il gruppo centrale dell’originale con Cristo e la Vergine è conservato alla Galleria Nazionale di Parma, e la relativa sinopia presso la Biblioteca Palatina. Altri frammenti di estremo interesse sono conservati alla National Gallery di Londra, al Museum of Fine Arts di Boston e presso alcune collezioni private.
Michelangelo Anselmi e le Decorazioni delle Crociere
A Michelangelo Anselmi (1492 ca. - 1554) spettano la decorazione delle sei crociere e degli archi della navata maggiore con candelabre, putti, aquile e allegorie del tempo, a monocromo su fondo blu. Nel catino absidale del transetto sinistro, Anselmi realizzò "San Benedetto fra i Santi Scolastica, Mauro, Placido e Giustina" (1521). Nel destro, troviamo "Il vescovo Sigfrido nomina Giovanni primo abate del nuovo monastero di San Giovanni Evangelista" e "La Vergine appare a Giovanni, primo abate, in punto di morte", quest'ultimo con lo stemma originario della famiglia Cornazzano, emerso grazie a recenti restauri.
Anselmi fu anche autore di "Santa Sant’Agnese e Caterina d’Alessandria" (1522-1523) nella cappella a sinistra del presbiterio; dell’affresco con i "Quattro Dottori della Chiesa" e la tavola con "Cristo portacroce" (1522) nella sesta cappella a sinistra; e, infine, delle ante di un armadio portareliquie della Sacrestia con "San Sebastiano e San Giovanni Battista".
Cristoforo Caselli e Giovanni Antonio da Parma
Una decisa differenza di mano si rivela nella decorazione del transetto fra la sezione di sinistra e di destra. La prima, datata 1514, è firmata da Giovanni Antonio da Parma. La seconda, di migliore qualità, è riferibile a Cristoforo Caselli (1460 ca. - 1521), autore della tavola raffigurante l’Adorazione dei Magi, compiuta nel 1499 e situata nella terza cappella a destra. Lungo il transetto scorre inoltre un fregio con "Scene di sacrificio" alternate a una serie di tondi con busti di papi, vescovi e monaci benedettini, attribuito a Caselli.
Il Parmigianino nella Navata Sinistra
L’allievo Parmigianino è presente lungo la navata sinistra. In giovane età, questo artista realizzò alcuni affreschi, tra cui spicca l’arcone della prima cappella. Qui, oltre alle martiri Sant’Agata col carnefice, Sant’Apollonia e Santa Lucia, colpisce il delicato fregio del sottarco, dove tra putti e fiori spunta un tenerissimo coniglio, con lo sguardo vispo e il pelo bianco.
Le Sculture di Antonio Begarelli
Lo scultore modenese Antonio Begarelli, amico del Correggio, può essere ammirato nel transetto, dove si trovano quattro sue opere. Tra di esse, di grande impatto è la "Madonna col Bambino e San Giovannino". Realizzato in terracotta, questo gruppo imita perfettamente l’effetto del marmo.

La Cultura Benedettina e l'Arte
L’intero impianto pittorico della chiesa e del convento sembra intonato a un programma comune, derivato dalla cultura benedettina. Il rinnovamento, fedele alle esigenze spirituali e culturali del monastero, era sostenuto dall’assiduo impegno dei monaci. La valorizzazione culturale, congiunta alla preghiera, stava d’altro canto alla base del pensiero benedettino. L'esercizio delle arti rientrava negli instrumenta elencati dalla Regola benedettina (cap. IV), ove veniva predicato l’otium laboriosum quale rimedio al taedium. Già a partire dal XIII secolo Edmondo di Abingdon si pronunciava così: "Nunc lege, nunc ora. / Sacra vel in arte labora."
Un intenso fervore di lavori coinvolse l’impianto architettonico, l’apparato pittorico e scultoreo. Si pensi alla rinnovata sala della Biblioteca storica, realizzata nel 1523. Questo impegno nella promozione dell'arte e della conoscenza è evidente nelle affascinanti decorazioni della chiesa, come il fregio delle Profezie che scorre lungo la navata centrale.
L'Antica Spezieria di San Giovanni
Da non perdere, all'interno del complesso, è l'Antica Spezieria, una storica farmacia monastica risalente al 1201, oggi trasformata in museo. Questo spazio offre un'affascinante visione della vita monastica e delle pratiche medicamentose dell'epoca.