La Basilica e l'Abbazia di San Paolo fuori le Mura: Storia, Struttura e Ruolo dell'Abate

La Basilica di San Paolo fuori le Mura: Un Contesto Storico e Spirituale

La Basilica di San Paolo fuori le Mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, nonché la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Sorge lungo la via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa due chilometri fuori dalle mura aureliane, da cui deriva il suo nome, uscendo dalla Porta San Paolo. Il complesso si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell'apostolo Paolo, a circa 3 km dal luogo, detto "Tre Fontane", in cui subì il martirio e fu decapitato. La tomba del santo si trova sotto l'altare maggiore, conosciuto come "altare papale".

Mappa che mostra la posizione della Basilica di San Paolo fuori le Mura rispetto alle mura aureliane di Roma e al Tevere

L'area in cui sorge la Basilica, al secondo miglio della Via Ostiense, era occupata da una vasta necropoli subdiale romana (da sub divos = sotto gli déi, vale a dire a cielo aperto), in uso costante dal I secolo a.C. al III secolo d.C. Questa necropoli, estesa e comprendente diverse tipologie di tombe, dai colombari di famiglia a piccole cappelle funerarie spesso affrescate e decorate con stucchi, fu sporadicamente riutilizzata fino alla tarda antichità. La quasi totalità di quest'area sepolcrale è ancora sepolta e si stima si estenda sotto tutta l'area della basilica e della zona circostante. È in quest'area che, come qualsiasi condannato a morte, venne sepolto Paolo di Tarso dopo aver subito il martirio. Sia Paolo che Pietro caddero vittime della persecuzione neroniana seguita al grande incendio di Roma del 64. Come per il sepolcro di San Pietro, anche quello di San Paolo divenne immediatamente oggetto di venerazione per la nutrita comunità cristiana di Roma.

Le Prime Costruzioni: Dalla Basilica Costantiniana alla Trasformazione

Il luogo, mèta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato, come testimoniato dal Liber Pontificalis, dall'imperatore Costantino I, con la creazione di una piccola basilica, di cui si conserva solo la curva dell'abside, visibile nei pressi dell'altare centrale della basilica attuale e orientato in direzione opposta all'attuale. Doveva trattarsi di un piccolo edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell'abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.

La basilica di Costantino dovette sembrare inadeguata ai suoi successori. Nel 385, si dette inizio alla ricostruzione in forme più ampie del tempio, terminando nel 395 sotto l’imperatore Onorio. La costruzione venne affidata a Ciriade professor mechanicus che costruì un edificio a cinque navate, con 80 colonne e un quadriportico che si differenziava dal precedente, oltre che per le dimensioni anche per l'opposto orientamento dell'abside, che la basilica mantenne anche dopo l'incendio del 1823. Successive aggiunte, come l'arco trionfale retto da colonne monumentali e lo splendido mosaico che lo decorava, sono attribuibili rispettivamente ai restauri compiuti da Galla Placidia e agli interventi di papa Leone I. Quest'ultimo fece realizzare i tondi con i ritratti papali che correvano sopra le arcate della navata centrale; alcuni di essi, sopravvissuti all'incendio, sono conservati nella Raccolta de Rossi, nell'attiguo monastero, insieme ad altri restaurati nel corso dei secoli.

Sotto il pontificato di papa Gregorio I la basilica venne modificata drasticamente. Il livello pavimentale venne rialzato, soprattutto nel settore del transetto, per realizzare l'altare direttamente sopra la tomba di Paolo (in precedenza l'altare doveva trovare la sua collocazione presso la navata centrale, mentre sulla tomba vi era un basso monumento, racchiuso da transenne marmoree). Un'operazione del tutto analoga fu compiuta per la basilica di San Pietro.

Il Grande Incendio del 1823 e la Ricostruzione

La notte del 15 luglio 1823 nella basilica si sviluppò un incendio che durò molte ore, distruggendone una gran parte. Il rogo fu provocato dalla negligenza di uno stagnaio, che dimenticò acceso il fuoco dopo aver aggiustato le grondaie del tetto della navata centrale. Un buttero, Giuseppe Perna, lanciò l'allarme quando l'incendio era comunque già avviato. Dopo l'incendio rimasero in piedi poche strutture. Il transetto miracolosamente aveva retto al crollo di parte delle navate e alle alte temperature, preservando il ciborio di Arnolfo di Cambio e alcuni mosaici. Si salvarono anche l'abside, l'arco trionfale, il chiostro e il candelabro, ma si dovette ricostruire gran parte delle strutture murarie.

Ricostruzione storica del grande incendio della Basilica di San Paolo fuori le Mura del 1823

La ricostruzione fu voluta da Leone XII, che il 25 gennaio 1825 emanò l'enciclica Ad plurimas nella quale invitava i vescovi a una raccolta di offerte presso i fedeli. Nonostante il dibattito sulle teorie del restauro fosse già avanzato, gli architetti incaricati dei lavori preferirono ricostruire una basilica completamente nuova, tanto che oggi un visitatore difficilmente può riconoscere nella costruzione attuale il disegno di una basilica di fine IV secolo. I lavori, diretti dall'architetto Belli su un progetto iniziale di Giuseppe Valadier, poterono iniziare l'anno successivo, con la demolizione dell'Arco di Galla Placidia e il reinserimento del quadriportico. Nel dicembre 2006, alcuni lavori di ristrutturazione nella zona davanti all'altare papale hanno reso in parte visibile il sarcofago marmoreo che si trova sotto l'altare papale e che contiene i resti mortali dell'apostolo Paolo.

Architettura e Elementi Distintivi

La basilica presenta una pianta a croce latina ed è divisa in cinque navate, prive di cappelle laterali e separate da quattro file di 20 colonne monolitiche di granito (notevoli le sei della parete d’ingresso donate dal Viceré d’Egitto a Gregorio XVI). Il quadro inferiore della basilica, alternato alle finestre, raffigura i quattro profeti dell'Antico Testamento: Isaia, Daniele, Geremia ed Ezechiele. Sul fondo della navata centrale, sopra l'abside, si trova l'Arco trionfale, detto anche di Galla Placidia in onore alla sorella dell'imperatore Onorio che finanziò l'opera. L'abside è dominata dal maestoso mosaico, voluto da Innocenzo III (1198-1216) e terminato al tempo di Onorio III. L’altare centrale, al di sotto del quale si trova la confessione e la tomba dell’apostolo, è sormontato dal celebre ciborio gotico di Arnolfo di Cambio (1285).

Interno della Basilica di San Paolo fuori le Mura, mostrando le cinque navate e l'arco trionfale

Il quadriportico all'ingresso della basilica presenta una complessa struttura colonnata: il lato dell'ingresso ("nartece") ha solo una fila di colonne, i due laterali hanno una doppia fila, e il lato frontale, che immette all'interno della basilica, presenta una tripla fila di colonne più alte e robuste rispetto alle altre. Al centro del cortile si trova la statua di San Paolo, realizzata in marmo di Carrara da Giuseppe Obici. Oltre la triplice fila di colonne del portico sono ricavate le tre porte che immettono all'interno della basilica. Quella centrale, la più grande, risale al 1931 ed è opera di Antonio Maraini. La porta di destra, risalente all'XI secolo, è divisa in 54 pannelli nei quali sono incise scene di vita di Gesù e dei suoi apostoli; è chiamata porta Bizantina e fungeva da ingresso principale fino al 1967, quando è stata invece scelta per chiudere la Porta Santa. Il chiostro della basilica, opera di Jacopo e Pietro Vassalletto, da cui prende il nome, è una delle meraviglie della Roma duecentesca: una splendida oasi che riproduce idealmente l’Eden biblico, un luogo senza tempo in cui meditare e riflettere sulla visione cristiana e monastica della natura, immersi in un’eterna primavera.

Durante i vari scavi e sondaggi compiuti dalla prima metà dell'Ottocento ad oggi sono emerse più di 1700 lastre con iscrizioni, che fungevano da lapidi per le oltre 5000 sepolture stimate ancora sotto il pavimento della basilica.

L'Abbazia Benedettina: Custode della Memoria Paolina

L’Abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura è legata all’omonima Basilica che custodisce la tomba del grande Apostolo delle Genti. Il monastero trae origine dalle prime comunità monastiche - maschile e femminile - sorte accanto alla basilica a metà del VII secolo circa. Per volontà dei Papi, la Comunità monastica doveva garantire una presenza continua, dedita alla cura della tomba dell’Apostolo e alla celebrazione della lode divina. In tal modo il monastero ha acquisito quei caratteri richiesti dal particolare luogo in cui si sono trovati a vivere, in particolare l’aspetto liturgico-sacramentale.

Sviluppo Storico e Riforme Monastiche

Papa Gregorio II, considerato il rifondatore del monastero paolino (715-730 ca.), dispose che i due monasteri, quello femminile e quello maschile, fossero uniti e affidò ai monaci l’incarico di accudire la tomba dell’Apostolo. Durante i secoli il monastero conobbe periodi di grande fioritura spirituale, culturale, artistica ed economica, e altri di forte decadenza. Ad esso, col tempo, si sono aggiunti il governo dell’ampio patrimonio feudale e lo studio delle scienze sacre e profane, preludio dell’Accademia filosofico-teologica di San Paolo flM, a sua volta germe del futuro Ateneo di Sant’Anselmo.

Tra i riformatori si annoverano: Oddone di Cluny; il monaco Ildebrando di Soana, poi divenuto papa Gregorio VII; il Cardinale Condulmer, poi papa Eugenio IV. Nel XV secolo, l’abbazia paolina entrò a far parte della riforma monastica propugnata dalla Congregazione “de Unitate” o di Santa Giustina, di Padova, divenuta poi Congregazione Cassinese. I legami con altre realtà monastiche sono sempre stati molto vivaci e significativi: dal primo impulso di riforma, ricevuto dall’ambiente Cluniacense alla fine del primo Millennio, fino al contributo dato alla restaurazione monastica in Germania, in Portogallo-Brasile e in Francia nel XIX secolo.

Chiostro del Monastero di San Paolo fuori le Mura, un esempio di architettura monastica

Il Protettorato Inglese e la Sopravvivenza Moderna

Una particolare relazione è esistita poi tra il monastero e la monarchia inglese che, a partire dal Tardo Medioevo, cominciò a esercitare il suo protettorato sul complesso paolino. Ne è testimonianza lo stemma dell’abbazia che ancora oggi contiene il motto dell’Ordine della Giarrettiera, istituito dal re Edoardo III d’Inghilterra nel XIV secolo.

Nonostante la soppressione degli Ordini religiosi in Italia, avvenuta all’indomani dell’unificazione nazionale, i monaci benedettini di San Paolo fuori le Mura ebbero il permesso di rimanere in quanto custodi della Basilica.

Figure di Santità e Abbati Illustri

Nel XX secolo sorgono a San Paolo fuori le Mura due figure di chiara santità: il Beato Placido Riccardi e il Beato Alfredo Ildefonso Schuster, divenuto Arcivescovo di Milano. In tempi più recenti, la guida dell'abbazia ha visto figure come Giuseppe Turbessi, O.S.B. e Dom Donato Ogliari, che è stato abate dal 2014.

Il Ruolo dell'Abate e le Attività Contemporanee dell'Abbazia

San Paolo fuori le Mura era in passato un'abbazia territoriale e l'abate era un abate mitrato, godendo di prerogative vescovili.

Ecumenismo e Dialogo Intercristiano

Dal 1968, ogni due anni, la Comunità monastica di San Paolo fuori le Mura organizza il "Colloquio Ecumenico Paolino", giornate di approfondimento degli scritti di San Paolo. Vi prendono parte esegeti e studiosi di chiara fama provenienti dalle diverse Confessioni cristiane. Ogni anno, poi, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si celebra nei giorni precedenti la Festa della Conversione di San Paolo.

Liturgia, Pastorale e Accoglienza

La vita liturgica della Basilica è affidata ai monaci. Essi si occupano delle celebrazioni quotidiane, dell’accoglienza dei gruppi e, su mandato della Penitenzieria Apostolica, del ministero delle Confessioni. L’Ufficio musicale cura le normali attività e quelle legate ai Cori stabili o ospiti e l’organizzazione di concerti.

Il monastero offre ospitalità a coloro che desiderano trascorrere qualche giorno di Ritiro spirituale. La Biblioteca e l’Archivio monastici sono aperti al pubblico e consultabili per fini di studio e ricerca. L'abbazia svolge anche attività commerciali per il proprio sostentamento.

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