È raro che l'oggetto di una ricerca storica si trasformi così profondamente in un tempo così breve. Il Vittoriano, o Altare della Patria, a Roma ha profondamente cambiato status: una volta considerato tra gli oggetti più detestati dell'Urbe, ha oggi acquisito allo stesso tempo un ruolo patrimoniale significativo e ha ritrovato un profondo senso politico. Questo luogo è infatti un simbolo della memoria dell'ultimo secolo di storia italiana e si è modificato nel tempo di fronte ai mutamenti della realtà nazionale, dalla sua concezione iniziale fino all’attuale forma di museo e galleria d’arte. Il Vittoriano è divenuto un luogo di interesse turistico, subendo le modificazioni economiche e sociali che nel tempo hanno interessato il settore.
La Genesi del Monumento: Dalla Morte del Re al Progetto Architettonico
Un Monumento per il Primo Re d'Italia
La storia dell'Altare della Patria inizia il 9 gennaio del 1878, quando a Roma, nel palazzo del Quirinale, muore il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II. Inizialmente, il sovrano fu sepolto nel tempio del Pantheon. I solenni funerali e la sepoltura nella capitale non furono dei gesti puramente simbolici; il governo vi vide infatti la possibilità di rafforzare il neonato sentimento nazionale e di consacrare il culto monarchico come valore fondante del Regno d'Italia.
I Concorsi e la Scelta del Sito
Per la realizzazione di un monumento celebrativo, fu indetto un concorso internazionale. Le regole prevedevano la progettazione di un monumento dedicato esclusivamente al monarca, escludendo qualsiasi idea di sacrario rivolto alla memoria storica dell’unità. I temi possibili erano la colonna, la statua equestre o l’arco trionfale, con una raccomandazione per quest'ultimo; non vi era alcuna prescrizione di luogo o forma, per permettere la completa e libera espressione del genio artistico. Tuttavia, si decise che l’opera non sarebbe stata realizzata e che si sarebbe dovuto bandire un nuovo concorso.
Così, nel dicembre del 1882, la Gazzetta Ufficiale pubblicò un nuovo bando, questa volta molto più dettagliato. La commissione impose il tema di una “statua equestre con sfondo architettonico e opportune scalee” da collocarsi sul Colle Campidoglio, in asse con via del Corso. Nel rispetto della volontà governativa del tempo, si scelse di insediare il monumento nel cuore di Roma storica, piuttosto che collocarlo al centro della città nuova, quasi a fare da contrappeso alla “città sui colli”.

Il Progetto di Giuseppe Sacconi e le Sfide Urbanistiche
La seconda gara si chiuse nel 1884, quando fu dichiarato vincitore il progetto di un giovane architetto marchigiano, Giuseppe Sacconi. Egli propose una struttura ispirata ai templi classici, come l’Altare di Pergamo o il Tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina, che doveva adagiarsi in modo naturale lungo le pendici del colle capitolino. Un problema rilevante fu, tuttavia, che il Campidoglio fosse già affollato di case, chiese, strade, quartieri e di un vasto patrimonio archeologico. Oltre a cancellare un intero brano di città antica, l’architetto fu obbligato a modificare il progetto iniziale per fare in modo che la struttura non gravasse eccessivamente sul colle, anticamente anche utilizzato come cava di tufo e profondamente scavato. Questi furono anni in cui la capitale viveva profonde trasformazioni urbanistiche, dettate dall’intersecarsi di vari fattori, inclusa la necessità di ricostruire intere aree cittadine ritenute malsane e pericolose.
Il risultato delle tante modifiche e dei diversi interventi fu un’enorme struttura in stile neogreco, alta circa 80 metri e larga 100 metri, per una superficie totale di oltre 20.000 mq, interamente rivestita in marmo Botticino, che campeggia sul colle capitolino nascondendo completamente alla vista sia il Palazzo del Campidoglio che l’Ara Coeli. Il colore bianco candido, impermeabile al cambio di luce e in contrasto con le tonalità tenui e naturali di Roma, come il banco morbido del travertino, il marrone, l’ocra, l’arancio, gli valse i dispregiativi di "torta nuziale" o "macchina da scrivere". Il monumento a Vittorio Emanuele II fu inaugurato il 4 giugno 1911, in occasione dei festeggiamenti dei 50 anni dall’unità d’Italia, ma fu completato definitivamente solo nel 1935.
Il 4 Novembre e il Milite Ignoto: La Consacrazione dell'Altare della Patria
La Nascita del Simbolo del Sacrificio
Nel 1920, anche in Italia si pensò di onorare una salma sconosciuta per commemorare tutti i caduti della Prima Guerra Mondiale, in un'epoca in cui il culto dei caduti era la prima manifestazione liturgica della comunità nazionale. Il disegno di legge fu presentato nel 1921 e una commissione fu incaricata di scegliere undici salme non identificate e di trasportarle nella Basilica di Aquileia. La popolana Maria Bergamas, madre di un caduto, ebbe l’incarico di sceglierne una tra le undici salme irriconoscibili.

La Traslazione e l'Inumazione del 4 Novembre 1921
Il 4 novembre 1921 furono inumati i resti del Milite Ignoto, un soldato italiano scelto ad Aquileia, divenuto il simbolo di tutti i caduti per la patria. La bara viaggiò su un treno speciale attraverso diverse città italiane, tra cui Udine, Venezia, Padova, Ferrara, Bologna e Firenze, accolta ovunque da una grande folla commossa, mentre ali di gente rendevano omaggio al passaggio del feretro. Molti storici hanno visto nel rito in onore del Milite Ignoto il prodromo degli appuntamenti totalitari che seguiranno di lì a qualche anno a piazza Venezia con i discorsi del duce.
Con la sepoltura del Milite Ignoto, il Vittoriano iniziò una nuova stagione della propria vita. Nel 1921 fu designato quale Altare della Patria e luogo di sepoltura di questo soldato sconosciuto. Da luogo di semplice ricordo, il monumento divenne la tribuna per un perenne ossequio alla Patria, segnando l’inizio di un nuovo culto. Emilio Gentile ha visto nella storia del Vittoriano il simbolo principale della difficile ricerca di una religione della patria da porre a fondamento dello stato nazionale.
La storia del Milite Ignoto - Porta a porta 03/11/2021
La Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate
Il 4 novembre è una data di fondamentale importanza nella storia italiana, celebrata come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. In questo giorno, si commemora l’Armistizio di Villa Giusti, entrato in vigore il 4 novembre 1918, che sancì la fine della Prima Guerra Mondiale e consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, portando a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale. L'Altare della Patria, con la tomba del Milite Ignoto, diventa il fulcro delle celebrazioni nazionali, un luogo dove si rendono gli onori ai caduti militari e civili di tutte le guerre. Il 4 novembre 2021, l’Italia ha celebrato il centenario della traslazione del Milite Ignoto nel Sacello dell’Altare della Patria, con una serie di attività commemorative.
Trasformazioni e Crisi: Dal Fascismo al Declino (1922-1990)
Il Vittoriano nell'Epoca Fascista e il "Culto della Patria"
Il periodo fascista perfezionò il ruolo simbolico del Vittoriano. In questi anni, il monumento funzionò a pieno come simbolo dei neonati culti nazionali e divenne, insieme ad altri luoghi, uno dei centri dei viaggi organizzati dal partito fascista. Dopo la fine della Grande Guerra, emerse una particolare forma di turismo costituita dal pellegrinaggio nei campi di battaglia o nei luoghi simbolo del conflitto, e il culto dei caduti divenne la prima manifestazione liturgica della comunità nazionale.
Il Lento Declino e l'Abbandono
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il complesso iniziò un lento declino. La simbologia militare del luogo venne arricchita con l'introduzione degli stemmi delle associazioni partigiane, per dare al complesso un suo ruolo nel nuovo contesto politico. Nel 1968 venne inaugurato il Museo sacrario delle bandiere dei reggimenti sciolti, formato da ben 697 vessilli. Tuttavia, il 12 dicembre 1969, lo stesso giorno della bomba a piazza Fontana a Milano, un attentato che non fece vittime danneggiò pesantemente alcune parti del Vittoriano. A seguito di questo evento, il monumento fu chiuso al pubblico e rimase in questa condizione per diversi decenni, mentre cresceva il dibattito su come intervenire nel restauro e, più in generale, sul destino del complesso. Per più di vent’anni, il Vittoriano rimase una sorta di involucro vuoto, i cui notevoli spazi interni restarono inutilizzati ed aperti al pubblico solo per brevi periodi. La mancanza d’utilizzo del complesso portò ad un graduale degrado delle strutture interne, a cui si unì il deperimento esterno dei preziosi marmi. Gli impianti obsoleti e le infiltrazioni d’acqua piovana causarono gravi problemi all’agibilità, evidenziando la necessità di una manutenzione.

La Rinascita e il Nuovo Ruolo nell'Era del Turismo Post-Moderno
La Riapertura e la Riconversione Culturale
La riapertura del Vittoriano al pubblico coincide con la fine dell'epoca del turismo di massa e con l'entrata in un nuovo periodo decisamente più complesso, noto come turismo post-moderno. Intanto, a partire dagli anni Novanta, il turismo e le istituzioni museali hanno cominciato un processo di modifica ancora in corso. Il turista odierno è giunto a una maggiore personalizzazione del gusto, frutto dell’aumentato livello d’istruzione della popolazione, e va alla ricerca di attrattive meno semplici e meno standardizzate. Il Vittoriano è ritornato quindi in auge, ma in una veste nuova, come un luogo con più significati e accessibile in vario modo. Da un lato ha recuperato il suo valore storico e simbolico in una forma più moderna, dall’altro sfrutta la sua posizione e struttura come luogo di richiamo per mostre d’arte di grandissimo interesse.

I Nuovi Musei e le Funzioni Attuali
Un passo fondamentale in questo processo di rivalutazione del monumento romano è stata la riapertura del Museo del Risorgimento, avvenuta nel 2001. Questo museo illustra la storia d’Italia dalla seconda metà del Settecento sino alla fine della Grande Guerra. Sempre a partire dagli stessi anni, il Complesso è diventato sede di importanti esposizioni gestite da società private. È stato inoltre istituito il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. Questa scelta, di costituirne uno nazionale in un luogo così importante per la storia italiana, è legata a una generale rivalutazione dell’emigrazione come tema costitutivo del senso patriottico. Tra i principi cardine del museo vi è infatti la possibilità di approfondire la tematica dell’esperienza migratoria attraverso vari percorsi dalle realtà regionali fino alle terre di arrivo.
Il Vittoriano è oggi pienamente fruibile dalla cittadinanza, offrendo non solo gli spazi dedicati al Museo centrale del Risorgimento italiano, ospitato in un grande e suggestivo spazio sotterraneo, ma anche il Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate, in passato spesso tralasciato, e uno spazio espositivo per mostre temporanee d’arte. Dalla sua terrazza, si gode una delle migliori viste su Roma, confermando il suo ruolo non solo storico e commemorativo, ma anche culturale e turistico contemporaneo.
La storia del Milite Ignoto - Porta a porta 03/11/2021
L'Altare della Patria nella Storia del Turismo Italiano
È possibile riassumere i cento anni di vita del Vittoriano nelle fasi della storia del turismo italiano:
- Fase del turismo pre-massa (fino ai decenni precedenti la Prima Guerra Mondiale): Il turismo non aveva ancora raggiunto le masse, sebbene alcuni fenomeni di massa iniziassero a comparire. In questo periodo, il Vittoriano, pur essendo stato inaugurato, non aveva ancora il suo pieno valore simbolico nazionale consolidato.
- Fase del turismo di massa (dal Fascismo al secondo dopoguerra): Sviluppatosi in pieno durante il fascismo, il turismo divenne un prodotto da consumare alla portata di tutti, anche attraverso viaggi organizzati. In questo periodo, il Vittoriano funzionò a pieno come simbolo dei neonati culti nazionali e della religione della patria. Nel secondo dopoguerra, l'epoca del "miracolo economico" portò a un aumento delle possibilità di spesa per la classe media, favorendo un turismo di massa orientato verso servizi standardizzati. Tuttavia, proprio in questa fase, il Vittoriano, non rientrando nei modelli di turismo "semplice" (spiagge, montagne, città d'arte), visse una sostanziale decadenza e fu in parte ignorato o considerato solo come contenitore per l'Altare della Patria e la Tomba del Milite Ignoto.
- Fase del turismo post-moderno (dagli anni '90 ad oggi): Questa fase vede una rivalutazione della cultura di nicchia e una maggiore personalizzazione del gusto del turista. Il Vittoriano è ritornato in auge in una veste nuova, come un luogo con più significati e accessibile in vario modo. Offrendo sia percorsi storici e museali (come il Museo del Risorgimento e il Museo dell'Emigrazione) sia spazi per mostre d'arte contemporanea, esso sfrutta la sua posizione e struttura come un luogo di richiamo di grandissimo interesse, offrendo al contempo una delle migliori viste su Roma.