Rosario Triolo: Una Carriera tra Passione, Sfide e Motori

Rosario Triolo, telecronista e giornalista sportivo di Sky Sport, rappresenta una delle voci più riconoscibili e appassionate del motociclismo, in particolare nelle categorie Moto3 e Moto2. La sua carriera è un percorso fatto di determinazione, amore per lo sport e una costante ricerca di autenticità nel racconto.

Rosario Triolo in studio di registrazione o a bordo pista

Le Origini di una Passione Inesauribile

Rosario Triolo è partito per Milano a diciassette anni, da un paesino fuori Messina, trascinato da una passione profonda per Ayrton Senna, che lui stesso definisce “quanto di più vicino alla divinità esista anche oggi”. Questa passione per il motorsport, in particolare per Senna, lo ha portato ad avvicinarsi prima al calcio sudamericano e poi al motociclismo. Nato a Novara di Sicilia, un piccolo paese in provincia di Messina e non al mare, Rosario ha lasciato la sua terra da minorenne per inseguire un sogno complesso e distante a Milano.

La sua immersione nel mondo del calcio sudamericano è iniziata da bambino: a tre anni, ha costretto suo padre a portarlo a Monza a vedere Senna. Quella gara del ’92, vinta da Senna contro ogni pronostico (in quell'anno vincevano solo le Williams), fu un momento formativo. Un mese e mezzo dopo, la finale dei Mondiali con il Brasile e lo striscione "Senna aceleramos juntos" hanno consolidato il suo interesse, spingendolo a seguire il calcio brasiliano, partendo dal Corinthians, squadra di Ayrton, per poi allargare le sue conoscenze ad altre squadre.

Il Percorso Professionale: Da Junior a Voce Riconoscibile

L'Ingresso nel Giornalismo e le Difficoltà Iniziali

Per Rosario, la strada per diventare giornalista non è stata semplice. Nonostante avesse tutto pronto a diciotto anni, l'Ordine dei Giornalisti della Sicilia non accettò i suoi lavori da minorenne, costringendolo a tornare l'anno successivo per diventare pubblicista a diciannove anni. Durante questo iter, gli fu chiesto se suo padre fosse giornalista, politico o magistrato, ricevendo consigli scoraggianti sulla sua ambizione e sulla carriera universitaria che aveva in mente. Ciononostante, partì per Milano con sua madre, essendo ancora minorenne e un anno avanti con gli studi, per firmare i documenti universitari.

Dopo una delusione legata a un previsto stage, scrisse a tutte le redazioni, esclusa la Rai. Fu fortunato che Sky stesse cercando in quel periodo: "una volta entrato non sono andato più via". Rosario racconta di aver passato intere giornate in redazione, anche oltre il suo turno, osservando gli altri e imparando. Questa dedizione si rivelò "tostissima" e non tutti i colleghi entrati con lui nel novembre 2008 sono rimasti, alcuni cambiando completamente strada.

La Filosofia del Commento Sportivo

Triolo ha 34 anni e, per il mestiere che fa in Italia, si considera ancora "un junior". Oggi è la voce delle categorie Moto3 e Moto2, imprimendo una firma ben leggibile nel suo racconto, quello a cui ambisce chi racconta storie. Ragiona in fretta, qualità indispensabile per un giornalista e un telecronista, e si definisce un "irregolare", caratteristica che accomuna molti nel paddock della MotoGP.

La sua filosofia di commento si basa su due pilastri fondamentali:

  1. Rispetto e Sensibilità: "Se una cosa va trattata in un certo modo per non ferire qualcuno preferisco non farlo, anche se quella persona è la peggiore con cui mi sono mai confrontato."
  2. Non essere Protagonista: Il suo sogno era commentare eventi sportivi dopo aver capito di non avere le qualità per esserne il protagonista. "Cerco di fare in modo di non essere io al centro dell’attenzione. Vorrei solo trasmettere quello che fanno queste persone, che siano calciatori o, a maggior ragione, piloti, gente che ha deciso anche di accettare un rischio." Le sue esclamazioni durante le gare non sono frutto di pazzia, ma del desiderio di comunicare sensazioni incredibili che vive in quel momento.

L'Arte del Racconto e lo Stile Unico

Rosario ha sviluppato un modo di raccontare unico, fatto di tormentoni e soprannomi, che il pubblico apprezza e ricorda. Il suo esordio come commentatore di moto fu con l’Asia Talent Cup, una categoria "difficilissima" per via delle moto tutte uguali e dei nomi complicati dei piloti. L'unica cosa che preparò fu il "gas!" alla partenza, ancora oggi parte del suo repertorio. Tutto il resto, come per il celebre "tutti in piedi sul divano" di Guido Meda, è venuto fuori spontaneamente, un elemento che deve nascere naturalmente dal telecronista.

Commentare la MotoGP, per Triolo, richiede una preparazione costante: "Ogni anno rileggo il regolamento, perché ci sono sempre nuove postille." Oltre alla preparazione tecnica, c'è la gestione emotiva delle situazioni difficili: "Quando vedi un pilota che rimane per terra per un minuto e mezzo, che poi magari non aveva niente, per quel minuto e mezzo è durissima. E non sei mai preparato." Ammette che, a livello fisico, la professione può essere pesante, ricordando un venerdì di un trittico extraeuropeo in cui arrivò "finito, senza voce".

La Questione della Nazionalità e i Social Media

Rosario difende l'importanza di spingere i connazionali nel commento sportivo, definendo un "paradosso" la tendenza italiana a mettere in dubbio la priorità dei piloti nazionali, contrariamente a quanto accade nel resto del mondo. Sottolinea come, pur mantenendo un rapporto di rispetto con tutti, sia naturale tifare per i piloti italiani, citando l'esempio di Dennis Foggia contro Izan Guevara, pur avendo ottenuto un'esclusiva da quest'ultimo. I piloti stessi, sostiene Triolo, comprendono e apprezzano questi rapporti.

Un episodio significativo è quello che ha coinvolto Johann Zarco, che si innervosì per una sua domanda, togliendosi la cuffia e andando via. Rosario ha spiegato che si trattava di un fraintendimento: intendeva fare un complimento al pilota, suggerendo che lo si voleva vedere competitivo come nella prima metà di stagione. La situazione è stata gestita con serenità, assumendosi la responsabilità di aver formulato male la domanda. Più difficile è stata la gestione successiva sui social media, dove commenti offensivi e insinuazioni sul suo essere "raccomandato" lo hanno spinto a querelare gli autori, un'eccezione nella sua vita. Per lui, l'accusa di essere "raccomandato" è un "insulto paragonabile anche alle cose più becere, una mancanza di rispetto incredibile", considerando il suo percorso autodidatta e le difficoltà affrontate.

Interessi Personali e Riflessioni sul Futuro

Al di fuori del paddock, Triolo si definisce un "collezionista di stupidaggini": macchine d’epoca, libri sui motori. La sua preferita tra i "vecchi ferri" è una Lancia Fulvia Montecarlo del 1972 con estetica Gruppo 4, che ha compiuto cinquant'anni lo scorso anno.

Riguardo al futuro e alla pensione, Rosario non crede che rimarrebbe "legatissimo al lavoro". Andrebbe meno alle gare e prenderebbe meno aerei, lasciando spazio ai giovani talenti. Riflette sulla difficoltà per i "junior" di oggi di emergere, citando esempi di grandi telecronisti che alla sua età erano già al culmine della carriera. Desidera farsi da parte per dare spazio a chi "scalpita dietro di me", pur riconoscendo che la progressione di carriera per le nuove generazioni è sempre più difficile in un contesto in cui le posizioni senior sono occupate per periodi molto più lunghi.

Foto di una Lancia Fulvia Montecarlo del 1972

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