L'Età di Gesù: Nuove Prospettive Storiche e la Profondità della Sua Esperienza

La figura di Gesù Cristo è al centro di innumerevoli studi e interpretazioni, e la questione della sua età al momento della crocifissione è da tempo oggetto di dibattito. Nonostante la convinzione comune che Gesù morì all'età di 33 anni, nuove ricerche storiche e teologiche mettono in discussione questa datazione, suggerendo un quadro più complesso.

La Controversia sull'Età Tradizionale

La narrazione popolare vuole che Gesù sia stato crocifisso e sia spirato all'età di 33 anni. Tuttavia, questa affermazione non trova riscontro diretto nei Vangeli, i quali non indicano alcuna data precisa per la nascita o la morte di Cristo. Nuovi studi e anche la Chiesa stessa, pur avendo a lungo sostenuto la tradizione, riconoscono che Gesù non morì a 33 anni e non fu crocifisso nell’anno 33 d.C.

L'ipotesi più accreditata per la crocifissione, basata su analisi storiche e astronomiche, coincide con venerdì 7 aprile dell’anno 30 d.C. Se questa data fosse corretta, Gesù avrebbe avuto all'incirca 36 o 37 anni al momento della sua morte, e non 33 come viene ripetutamente raccontato. A riportare la questione, mettendo in evidenza le discrepanze, è stato anche il quotidiano Corriere della Sera.

Mappa della Giudea all'epoca di Gesù, con Gerusalemme, Betlemme e le regioni del suo ministero

Discrepanze sulla Nascita di Gesù

Un altro elemento cruciale che complica il quadro è la data di nascita di Gesù. Si sa che il re di Giudea, Erode il Grande, morì nel 4 a.C. Il racconto di Matteo narra che Erode, venuto a conoscenza della nascita del bambino per bocca dei Magi, ordinò lo sterminio di tutti i bambini dai due anni in giù. Questo implica che Gesù non può essere nato più tardi del 4 a.C., e dunque è nato "avanti Cristo", o meglio, avanti se stesso. Questo significa che anche il calcolo degli anni dell'era cristiana potrebbe essere errato di alcuni anni.

L'Errore di Calcolo e il Ruolo di Dionigi il Piccolo

Come è stato possibile che si sia verificato un tale errore nella datazione? La responsabilità viene attribuita a Dionigi il Piccolo, un monaco scita che cinque secoli dopo la morte di Gesù propose di calcolare gli anni non dalla fondazione di Roma, ma dalla nascita di Gesù Cristo. Tuttavia, Dionigi cadde in errore nel suo calcolo. Addirittura, San Giovanni Paolo II, durante un'udienza generale del 14 gennaio 1987, riconobbe: “Per quanto riguarda la data precisa della nascita di Gesù, i pareri degli esperti non sono concordi”.

Giovanni Battista, secondo il Vangelo, comincia a battezzare nel Giordano “nel quindicesimo anno di governo di Tiberio Cesare”. L'espressione greca “osei eton triakonta” (Luca 3,23) che Dionigi tradusse come "trent’anni o quasi trent’anni", indica in realtà un trentenne, non trent’anni precisi. Gli studiosi calcolano che Giovanni Battista iniziò a battezzare tra la fine dell'anno 27 e l'inizio del 28 d.C., e a quel tempo Gesù avrebbe avuto trentatré o trentaquattro anni, e non trenta come tradizionalmente inteso all'inizio del suo ministero.

Dionigi fissò come data di nascita il 25 dicembre del 753 dalla fondazione di Roma, stabilendo come anno 1 dell'era cristiana il 754 ab Urbe condita. A complicare ulteriormente la faccenda contribuì la mancanza del concetto di "zero", che arrivò in Europa circa sette secoli dopo il lavoro di Dionigi il Piccolo, introdotto in Occidente nel 1202 dal Liber abbaci del matematico pisano Leonardo Fibonacci.

Illustrazione di Dionigi il Piccolo, monaco che calcolò l'era cristiana, al lavoro con manoscritti

Le Ragioni della Tradizione dei "Tre Anni" di Ministero

Ma perché allora si è radicata la convinzione che Gesù avesse 33 anni al momento della crocifissione e che il suo ministero pubblico durasse circa tre anni? Diverse ragioni, spesso di natura interpretativa o simbolica, hanno contribuito a consolidare questa tradizione:

  1. I Vangeli fanno riferimento a diverse celebrazioni della Pasqua ebraica durante il ministero di Gesù, suggerendo un periodo di attività di circa tre anni. Ad esempio, il Vangelo di Giovanni menziona: “Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi” (Gv 11,55) e “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti” (Gv 12,1).
  2. Qualcuno ha visto una vaga indicazione dell’età di trentatré anni anche nelle parole usate dal Signore nell’ultima settimana della sua vita pubblica a proposito del fico sterile: “Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo” (Lc 13,7).
  3. In primo luogo, perché solamente a partire dal trentesimo anno, per un periodo breve di circa tre anni, abbandonando il lavoro terreno, Gesù ha comunicato il Verbo, la Parola di Dio.
  4. Secondo, perché, come nota il Crisostomo, era importante che nessuno potesse dire che egli aveva abrogato la legge per non averla potuta osservare (In Mt hom.).
  5. Terzo, perché, ricevendo Cristo il battesimo a un’età perfetta, si viene a capire che il battesimo causa la perfezione nell’uomo.

Inoltre, l'età di trent'anni aveva una valenza simbolica significativa nell'antichità ebraica per l'assunzione di responsabilità importanti. Nella Genesi si legge che "Giuseppe aveva trent’anni" (Gn 41,46) quando prese in mano le sorti dell’Egitto. Similmente, di Davide si legge che "aveva trent’anni quando cominciò a regnare" (2 Sam 5,4).

La Vita di Gesù: Un Percorso di Conoscenza ed Esperienza

Al di là delle precise questioni cronologiche, la vita di Gesù è un'esperienza ricca di significato, che si estende ben oltre i pochi anni del suo ministero pubblico. Questa "conoscenza ed esperienza" si articola in diverse fasi:

Gli Anni Nascosti e la Preparazione

Durante la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della stragrande maggioranza degli uomini: un’esistenza quotidiana senza apparente grandezza, una vita di lavoro manuale, una vita religiosa giudaica sottomessa alla Legge di Dio, trascorsa all'interno della sua comunità. Nella sottomissione di Gesù a sua madre e al suo padre legale si realizza l’osservanza perfetta del quarto comandamento. Tale sottomissione è l’immagine nel tempo dell’obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione di Gesù a Giuseppe e a Maria annunciava e anticipava la sottomissione del Giovedì Santo: «Non… la mia volontà…» (Lc 22,42).

La dimora di Nazaret, la casa del «Figlio del falegname», ci insegna diverse lezioni: ci insegna il silenzio, il modo di vivere in famiglia e l'importanza del lavoro.

Il Ministero Pubblico e le Apparizioni Post-Resurrezione

Dopo gli anni di preparazione, Gesù intraprese il suo ministero pubblico, comunicando il Verbo, la Parola di Dio. Le sue apparizioni dopo la Resurrezione, come quelle raccontate da Luca, rivelano un timbro e una tonalità uniche. Ad esempio, Luca narra l'incontro con i discepoli di Emmaus, che stavano ancora raccontando «ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane».

Gesù si affianca loro, ascolta le loro delusioni e speranze infrante, ma poi si lascia riconoscere «nello spezzare il pane», dopo averli istruiti con la sua parola ‘di fuoco’. L'espressione «spezzare il pane» era per la prima Chiesa il modo per indicare quel rito che oggi chiamiamo Messa, un dono che è un ‘presente’ che rimane per sempre.

Mentre i discepoli parlano di queste ‘cose’, dice il Vangelo di Luca, «Gesù in persona stette in mezzo a loro». La prima parola che Gesù dice, secondo tutti gli evangelisti, è una parola di annuncio, di pace e riconciliazione. Gli Apostoli, sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Gesù li rassicura: «sono proprio io!», invitandoli a toccare il suo corpo e a guardare bene: «un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Da questo sconvolgimento e paura, i discepoli passano a una gioia così grande da impedire loro di credere, sopraffatti dallo stupore. Dopo questi gesti concreti, Gesù si mette a istruire i discepoli, aprendo la loro mente alle Scritture. Tutta la promessa di Dio, tutta l’opera di Dio annunciata nella Scrittura, trova la sua verità definitiva nel patire e nel risorgere di Gesù. La morte non è l’ultima parola; è vinta, sconfitta per sempre.

Il segreto dei discepoli di Emmaus - Don Fabio Rosini

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