Il Pontificato di Papa Pio IV

Le Origini e l'Ascesa al Soglio Pontificio

Giovanni Angelo Medici: Formazione e Carriera Ecclesiastica

Giovanni Angelo Medici di Marignano (1499-1565), al secolo Giovan Angelo Medici, nacque a Milano il 31 marzo 1499, da Bernardino, notaio, e da Cecilia Serbelloni. Proveniva da una famiglia di origine lombarda e, sebbene non esistano indizi di un legame diretto tra i Medici milanesi e la più nota casata fiorentina, sia papa Clemente VII sia Cosimo I allusero in più di una circostanza a rapporti di parentela, spinti probabilmente da interessi politico-militari.

Giovan Angelo seguì gli studi giuridici prima a Pavia e poi a Bologna, dove si laureò in diritto civile e canonico (in utroque iure) l’11 maggio 1525. Da giovane fu il braccio diplomatico del fratello Gian Giacomo, detto il Medeghino, noto uomo d’armi, la cui carriera si intreccia con quella di Giovan Angelo, rappresentando le nuove strategie adottate per legittimare la propria posizione sullo scacchiere italiano, affiancando lo status di patrizio a una coerente militanza filoasburgica. Dopo gli accordi di Bologna, Gian Giacomo si pose definitivamente al servizio di Carlo V e del duca di Firenze.

Intraprese la carriera ecclesiastica nel 1527. Sotto il pontificato di Paolo III, Giovan Angelo Medici fece le prime esperienze nell’amministrazione temporale dello Stato pontificio, ricoprendo il ruolo di governatore d’Ascoli Piceno, Città di Castello, Parma e Fano. Fu l’avvio di una carriera che lo vide ricoprire con successo le principali cariche dello Stato ecclesiastico e della Chiesa. Nel 1542, venne nominato commendatario perpetuo dell’abbazia di S. Gemolo di Ganna. La parentela con Paolo III, per via del matrimonio di Gian Giacomo con Marzia Orsini, cognata di Pierluigi Farnese, rafforzò la posizione di Giovan Angelo in curia. Nel 1544, fu nominato al seggio episcopale di Ragusa (Dalmazia) e nel 1546 assunse la funzione di commissario delle truppe pontificie inviate in Ungheria e Polonia contro turchi e luterani, nella stessa missione a cui partecipò il fratello.

L’anno seguente fu governatore di Bologna e, dopo la congiura ordita da Ferrante Gonzaga contro Pierluigi Farnese, i legati del Concilio gli affidarono la missione a Parma per riconfermare l’obbedienza della città a Ottavio Farnese. Fu poi inviato come vicelegato a Perugia. Dopo queste esperienze, che affinarono le sue doti amministrative, militari e diplomatiche, l’8 aprile 1549 fu nominato cardinale presbitero. Nello stesso anno fu creato cardinale. Sotto Giulio III, Giovan Angelo fu nominato prefetto della Segnatura di Grazia e governatore di Campagna e Marittima (1552), ricevendo in commenda diverse abbazie.

Nel 1553, Carlo V lo ricompensò con il vescovado di Cassano Ionio. Medici fu uno dei cardinali favoriti di Giulio III, ma assai inviso a Paolo IV. Durante la guerra di Paolo IV contro gli Spagnoli, il cardinale Medici fu assai maltrattato e temette seriamente di essere imprigionato per le sue posizioni filoasburgiche. Nel 1556 divenne membro della Congregazione del Sant'Uffizio e ottenne il vescovado di Foligno, di cui fu vescovo tra il 1556 e il 1557. Le difficoltà di quella congiuntura e il desiderio di consultarsi con il proprio protettore Cosimo I, insieme a motivi di salute, lo indussero a lasciare Roma nell’estate 1558. In questo periodo, gli giunse notizia della sua possibile candidatura alla cattedra arcivescovile di Milano.

L'Elezione al Papato e i Primi Atti

Giovanni Angelo Medici fu eletto papa nel conclave del 26 dicembre 1559, con il nome di Pio IV, dopo uno tra i più lunghi conclavi della storia, durato centotredici giorni e al quale parteciparono quarantasette cardinali suddivisi in correnti. La contrapposizione tra il partito francese e quello spagnolo si risolse a suo favore quando decisero di far convergere su di lui i loro voti anche i cardinali della fazione carafesca. Il 6 gennaio 1560 venne incoronato. Pasquino lo battezzò subito “er Medichino” riferendosi al suo nome e al suo rapporto, percepito come di sudditanza, con i Medici di Firenze. Paolo IV e Pio V furono rispettivamente il suo predecessore e il suo successore.

Ritratto di Papa Pio IV

Un Papato di Riforme e Contrasti

La Gestione del Sant'Uffizio e l'Indice dei Libri Proibiti

La politica di papa Medici si indirizzò apertamente contro le rigidità teologiche del suo predecessore Paolo IV. Riorganizzò il Sant'Uffizio, limitandone i poteri, che erano cresciuti a dismisura sotto il predecessore, ed emarginò il cardinal Ghislieri, favorito di Paolo IV e capo di quella congregazione. Guido Giannetti da Fano, da Venezia, scriveva a William Cecil che Ghislieri, "sotto l’altro papa era caporale e spaventevole giudice dell’Inquisitione et hora da papa Pio […] domandava licentia di ritirarsi a’ suoi bisogni per doi o tre mesi, poi che ad ogni modo per la Inquisitione poco doveva essere operato”. La risposta di Pio IV fu eloquente: “sorridendo rispose dargli volentieri licentia di ritirarsi e per tre mesi e, se gli piacesse, per sempre”.

Pio IV inoltre fece redigere un Indice dei libri proibiti (1564) assai più moderato di quello del suo intransigente predecessore. Con la promulgazione nel 1564 del cosiddetto Indice tridentino, egli intese da un lato attenuare le censure di Paolo IV su alcune categorie di libri, dall’altro investire gli ordinari diocesani di competenze fino allora esercitate dai commissari del S. Uffizio, come quella di soddisfare le richieste di lettura dei volgarizzamenti biblici da parte dei laici. Si trattò di scelte volte a contenere i poteri dell’Inquisizione, con l'obiettivo di subordinare al proprio giudizio finale l’esito dei processi contro personalità laiche ed ecclesiastiche.

Il Processo ai Carafa e la Riabilitazione degli "Spirituali"

Subito dopo la sua elezione, Pio IV assolse e reintegrò nel Sacro Collegio il cardinal Morone, processato e incarcerato da Paolo IV per eresia. Scagionò anche Pietro Carnesecchi e, in generale, arrestò la persecuzione carafiana contro gli "spirituali". Contemporaneamente, mise sotto processo i Carafa e i loro sodali, mandando a morte in particolare il cardinal Carlo Carafa e Giovanni Carafa, duca di Paliano. Il processo, apertosi il 1° luglio 1560, si concluse nel gennaio successivo con la condanna a morte del cardinale Carlo e del fratello Giovanni, conte di Montorio.

La scelta di Pio IV di perseguire penalmente e con tanta ostinazione i nipoti di Paolo IV fu dovuta a precisi interessi e motivazioni: rafforzare l’autorità del pontefice di fronte al collegio cardinalizio, smobilitare una fazione ancora forte in Curia, indebolendo in questo modo gli stessi Farnese per renderli più malleabili ai suoi piani, e destinare ai propri nipoti i beni sequestrati ai condannati. La riabilitazione di Giovanni Morone e di altre personalità cadute in disgrazia sotto Paolo IV era la dimostrazione dello scontro in atto ai vertici della Curia papale e della supremazia, in quella fase, del partito imperiale, costituito in larga parte da cardinali consapevoli di dover affrontare con strategie più accomodanti le urgenze del mondo germanico.

Il Nepotismo di Pio IV e il Ruolo di Carlo Borromeo

Rispetto al predecessore Paolo IV Carafa, Pio IV usò con meno rigore lo strumento dell’inquisizione, anche se praticò anch’egli il nepotismo. Chiamò a Roma il nipote Carlo Borromeo, lo nominò cardinale e arcivescovo di Milano nel 1560, favorendone il cammino verso la canonizzazione. Il suo papato fu segnato dall'azione del cardinal nepote Carlo Borromeo, fautore della riforma della Chiesa, ma anche mecenate e organizzatore di cultura attraverso l'Accademia delle Notti Vaticane da lui fondata.

L’Avvisatore romano dette conto nei primi mesi del 1560 dell’arrivo a Roma dei numerosi nipoti di Pio IV, futuri cardinali, vescovi, abati commendatari, candidati ai maggiori uffici curiali e amministrativi, nonché destinatari di pingui rendite ecclesiastiche. Tra questi vi erano i due Borromeo, Carlo e Federico; Gian Antonio, Gian Battista, Gabriele e Fabrizio Serbelloni; e Marco Sittico Altemps, con altri due suoi fratelli. Il fratello di Carlo, Federico, fu investito del bastone del Generalato della Chiesa, ma la sua morte precoce rese vano il tentativo della diplomazia pontificia di farlo principe di un piccolo Stato in territorio italiano. I legami parentali della famiglia del pontefice si stavano intanto allargando ai della Rovere e ai Gonzaga di Guastalla.

Agli obiettivi perseguiti dalla politica nepotistica non furono del tutto estranee le misure di riforma del conclave e le preoccupazioni più volte manifestate da Pio IV sul sistema di nomina papale e sulle «mutationi» continue nella Corte romana che esso comportava. Nel settembre del 1561, Pio IV portò all’attenzione dei cardinali la questione, già affrontata da Paolo IV, relativa all’eventuale riconoscimento del diritto del papa di nominare un successore, ma i pareri dei teologi e dei dottori consultati furono in larghissima maggioranza negativi. Nel settembre del 1561 venne inoltre pubblicata la bolla che proibiva la nomina del papa da parte dei prelati riuniti in concilio e indicava l’unica sede a ciò idonea in un conclave da convocarsi a Roma.

Il Concilio di Trento e la Riforma Cattolica

La Riapertura e le Difficoltà del Concilio

Pio IV fu il pontefice che concluse il lungo Concilio di Trento, dando impulso decisivo alla Riforma e alla Controriforma cattolica. Nel 1560, pubblicò la bolla Ad ecclesiae regimen con cui annunciò la riapertura dei lavori del Concilio di Trento, che, interrottisi fin dal 1552, ripresero a tutti gli effetti nel 1562.

La riconvocazione del Concilio avvenne dopo lunghe trattative tra la Chiesa di Roma e le maggiori potenze cattoliche quali la Spagna, l’Impero Asburgico e la Francia. In particolare, Filippo II desiderava fosse esplicitamente affermata nella bolla di convocazione la continuità con le precedenti assemblee, mentre Parigi e Vienna auspicavano l’apertura di un’assemblea del tutto nuova. La situazione francese angustiava non poco Pio IV per la politica di apertura verso i calvinisti adottata da Caterina de’ Medici. La sensibilità verso i problemi dell’area germanica fu evidente nella decisione di concedere a Massimiliano, re di Boemia, la comunione con il calice, di riconoscere il medesimo privilegio anche ai cattolici di alcuni principati tedeschi e austriaci e di dichiararsi disponibile a discutere la richiesta imperiale di concedere il matrimonio ai preti in Germania.

L’assemblea conciliare si aprì finalmente il 18 gennaio 1562, incontrando le prime serie difficoltà a primavera, quando il confronto si incentrò sull’obbligo di residenza. La divisione tra i sostenitori dell’obbligo de iure divino e i curialisti suscitò contrasti tra gli stessi legati. Prima che i lavori riprendessero, Pio IV ordinò la revisione del processo per eresia a cui Paolo IV aveva sottoposto il cardinale Giovanni Gerolamo Morone, il quale, dopo essere stato assolto e riabilitato, raggiunse i padri conciliari riuniti a Trento per sovrintendere come legato pontificio alle ultime sessioni del Concilio nel 1562 e nel 1563.

IL CONCILIO di TRENTO: la Risposta SHOCK a Lutero e alla Riforma

I Decreti Tridentini e il Cattolicesimo Postridentino

Il 4 dicembre 1563, Pio IV chiuse il Concilio di Trento. I decreti vennero confermati dal pontefice nel concistoro del 26 gennaio 1564 (la bolla fu pubblicata solo il 30 giugno), e nel giugno 1564 con la bolla Benedictus Deus ne approvò tutti i decreti. Ad agosto, il papa istituì la Congregazione del Concilio Tridentino, composta da otto cardinali con il compito specifico di vigilare sull’applicazione e l’osservanza dei decreti emanati dall’assemblea tridentina. Nel successivo mese di novembre, con la bolla Iniunctum nobis, approvò il cosiddetto cattolicesimo postridentino, che venne condensato nella Professione di Fede Tridentina, destinato a rimanere inalterato fino al Concilio Vaticano II (1962-65).

Poco tempo dopo, il pontefice avviò la compilazione del Catechismo del Concilio di Trento, detto anche “tridentino” o “romano”, approntò una riforma del Breviario romano e del Messale romano, nonché la revisione della Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia.

La Controriforma e la Politica Estera

Lotta all'Eresia e Rapporti Internazionali

Gli ambiti in cui papa Pio IV operò furono la lotta al protestantesimo, la Riforma cattolica e la Controriforma cattolica. Questa prese coscienza dell’avvento del mondo protestante e della diversità che lo separava da essa, procedette alla ridefinizione dei dogmi del cattolicesimo, attuò un vasto processo di rinnovamento delle sue strutture e dette inizio anche a un processo di disciplinamento della società rimastale fedele.

Pio IV continuò la lotta non solo al protestantesimo, ma anche all’effettivo rispetto dell’ortodossia cattolica definita ufficialmente dal Concilio di Trento, insieme alla repressione di ogni forma religiosa e culturale non conforme ai dettami della Chiesa di Roma. In questo contesto si inserisce la regolamentazione voluta dal pontefice dell’attività svolta dalla Congregazione del Sant’Uffizio, che aveva la funzione di indagare sull’eventuale eterodossia degli imputati. Al tempo stesso, autorizzò la repressione dei valdesi in Calabria e Puglia e combatté il calvinismo in Francia. Nell’ambito della lotta contro l’eresia, crebbe invece la relazione tra Pio IV ed Emanuele Filiberto.

La decisione di delegare al pontefice la cosiddetta riforma dei principi, presa a Trento per questioni di opportunità politica, lasciò a Pio IV ampi margini di manovra sulle questioni (amministrative, fiscali e relative a decime e benefici) che erano costantemente motivo di discussione o materia di scambio di favori tra Roma e le corti principesche. La chiusura dei lavori conciliari non risolse tutte le incomprensioni, teologiche e giurisdizionali, tra Pio IV e il re Cattolico. Sui loro rapporti, destinati a rimanere difficili, pesò anche il rammarico del pontefice per il suo temporeggiare nella questione turca. I Turchi, infatti, nel 1560 sconfissero gli spagnoli a Djerba e si affacciavano minacciosi fin sulle coste laziali.

La Politica verso gli Ebrei

Per quanto riguarda il governo dello Stato Pontificio, Pio IV confermò tutti i provvedimenti adottati da Paolo IV nei confronti degli ebrei ai quali furono ribaditi diversi obblighi, tra cui: svolgere solamente lavori di basso profilo come stracciaiolo, rigattiere, pescivendolo e prestatore di denaro a pegno; indossare, gli uomini un panno giallo, le donne un velo dello stesso colore per poter uscire dal ghetto; e ascoltare ogni sabato una predica davanti alla Chiesa di San Gregorio della Divina Pietà.

Mecenatismo, Urbanistica e Cultura

Le Grandi Opere Architettoniche e Urbanistiche a Roma

Pio IV fu un mecenate nelle arti e nella cultura, sostenendole e promuovendo la stampa e proteggendo artisti come Michelangelo e Palestrina. Il suo papato fu caratterizzato da un intenso impegno nelle opere pubbliche, affidate per lo più a Michelangelo e a Pirro Ligorio. In sei anni di pontificato, Pio IV spese in costruzioni e sistemazioni per abbellire Roma e dare comodità agli abitanti 1,5 milioni di scudi d’oro, un quarto dell’intero bilancio dello Stato pontificio.

A Roma, commissionò a Michelangelo Buonarroti la realizzazione di Porta Pia e fece ampliare il Rione Borgo attraverso la costruzione di tre nuove strade: Borgo Pio, Borgo Vittorio (così chiamato da Pio V) e Borgo Angelico. A Michelangelo commissionò anche la costruzione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ricavata dai ruderi delle Terme di Diocleziano, dove lo stesso papa è sepolto. Per ironia della sorte, toccò proprio a Pio IV, grande ammiratore e amico personale di Michelangelo, censurare i nudi del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, ordinando a Daniello da Volterra di ricoprirli con panni leggeri, un prezzo da pagare alla Controriforma e al clima moralistico che spirava da Trento.

In Vaticano, realizzò numerose stanze degli appartamenti papali e il cortile del Belvedere. Da Pirro Ligorio fece realizzare l’edificio su via Flaminia, oggi noto come Palazzo Borromeo, e fece completare e decorare la palazzina costruita da papa Paolo IV Carafa, quella che oggi conosciamo come Casina di Pio IV, facendola diventare bellissima anche utilizzando sculture provenienti da Villa Giulia. Realizzò i giardini del Quirinale e collegò il palazzo, con la rettilinea Strada Pia (oggi via XX Settembre), alla nuova Porta Pia. Restaurò e rinforzò le Mura Aureliane, innalzò la nuova Porta del Popolo, e contribuì alla costruzione del tamburo della cupola di San Pietro. Innalzò la Città Pia fuori le mura Leonine, decretò di rialzare il terreno per eliminare i rischi dalle inondazioni del Tevere e di realizzarvi una rete fognaria, accordando privilegi a coloro che avessero costruito abitazioni nella nuova Civitas Pia.

Pianta delle opere urbanistiche di Pio IV a Roma

Il Sostegno alla Stampa e l'Accademia delle Notti Vaticane

Pio IV favorì nondimeno l’arte della stampa fondando la Stamperia del Popolo Romano, una vera e propria azienda tipografica ed editoriale che stampò i testi sacri approvati dal Concilio tridentino, i classici greci e latini, nonché i libri per gli studenti universitari. A guidare la Stamperia, Pio IV chiamò Paolo Manuzio, terzogenito del celebre editore e tipografo Aldo.

In ambito culturale, il cardinal nepote Carlo Borromeo fu organizzatore di cultura attraverso l'Accademia delle Notti Vaticane da lui fondata, dimostrando l'interesse del pontefice e del suo entourage per la promozione del sapere e delle arti.

Rapporti con i Principati Italiani e gli Interessi nel Milanese

Nel sostenere la politica conciliare, i maggiori principati italiani riconoscevano la stretta dipendenza dei loro interessi dalla posizione del papato sullo scacchiere europeo. In tale contesto, Pio IV fu ben disposto a concedere ai duchi di Firenze, Mantova e Urbino e alla Repubblica di Venezia i diritti di nomina alle principali chiese cittadine (giuspatronato), così come la facoltà di riscuotere decime o di tassare i beni ecclesiastici per finanziare università, biblioteche e accademie.

Per l’importante ruolo avuto in occasione del conclave e del Concilio, Cosimo I de’ Medici fu ricompensato con le nomine cardinalizie dei figli Giovanni e Ferdinando e del favorito Angelo Nicolini. Nel 1562, venne definitivamente istituita la nunziatura di Firenze. Cosimo I ricevette poi da Pio IV l’approvazione dell’Ordine militare religioso di S. Stefano, dotato di rendite di provenienza regolare. Ma soprattutto spettò a Pio IV l’avvio dell’iniziativa che portò il successore Pio V a riconoscere ai Medici il titolo di granduchi.

A Varese, il papa Medici ebbe molti interessi. Ereditò dal Medeghino il feudo di Marchirolo, Bosco, Grantola, Dumenza e Voldomino e fu commendatario della badia di Ganna, attraverso la quale s'impossessò del castello di Frascarolo (Induno Olona). Chi entra nel santuario di S. Maria del Monte sopra Varese s'imbatte in una grande lapide scritta in latino che cita il papa Pio IIII e Gian Battista Biumi, "filosofo di sommo ingegno e di profondo sapere", suo medico privato, "cavaliere e conte palatino", che da buon varesino, s'intendeva anche d'affari, tanto che spesso il pontefice faceva ricorso ai suoi consigli per risolvere questioni economiche e finanziarie.

La Morte e la Sepoltura

Pio IV morì a Roma il 9 dicembre 1565. Fu assistito nel momento del trapasso da ben due futuri santi: Carlo Borromeo e Filippo Neri. Fu seppellito provvisoriamente presso la Basilica di San Pietro in Vaticano, per poi essere tumulato definitivamente nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, sempre a Roma.

tags: #1500 #papa #pio #iv #pontificato