La vita di clausura rappresenta una scelta radicale e profonda, incentrata sulla preghiera e la dedizione a Dio. Sebbene spesso associata a una rigida osservanza, questa forma di vita monastica evolve con i tempi, mantenendo saldi i suoi principi fondamentali. Le storie di donne come Suor Maria Cristiana e Suor Cristiana Scandura offrono uno spaccato della ricchezza e delle sfide di questa vocazione.
La Vita Contemplativa e la Regola Monastica
In monasteri come quello di Valserena, situato su una collina nel Pisano e facente capo all’ordine cistercense della stretta osservanza (chiamato anche trappista), le monache vivono secondo la primitiva regola di San Benedetto. Il motto “Ora, lege et labora” - prega, leggi e lavora - sintetizza la loro giornata.
La giornata è scandita da momenti di preghiera liturgica, iniziando con le Vigilie e terminando con la Compieta alle 19. Ogni notte, una quarantina di monache si prepara a lodare Dio e la Madonna. Abbandonano i materassi, si lavano nelle loro celle spoglie e indossano l'abito monastico: la tunica bianca, lo scapolare nero, la cintura di cuoio con cinque nodi (che rappresentano i voti di conversione dei costumi, stabilità, obbedienza, castità, povertà), la cocolla bianca e il velo nero. In silenzio, entrano nella chiesetta adiacente al convento, prendendo posto sulle panche di legno. Alle 3.30 in punto iniziano a cantare: un’ora di salmi e inni accompagnati dal suono dell’organo. La giornata delle suore sarà costellata di altri sei momenti di preghiera liturgica, oltre alla Messa.

I monasteri cistercensi di stretta osservanza, costituiti nel XVII secolo nella cittadina francese di La Trappe, mirano a ristabilire l’osservanza rigorosa della primitiva regola benedettina. Le monache vivono in armonia con la natura, sostenendosi grazie a ciò che producono. Questo riferimento all'autosostegno è anche economico, poiché i monasteri non hanno aiuti esterni a parte qualche donazione.
A Valserena, ad esempio, sin dalla sua fondazione nel 1968, si producono e vendono prodotti di bellezza, nocino e olio. Le monache si fanno carico di tutta la catena di produzione, lavorando ogni giorno senza vacanze. Creme, profumi e saponi sono realizzati in un edificio accanto al monastero con sostanze naturali. In un altro edificio si prepara il liquore con le noci dell’abbazia romana delle Tre Fontane, mentre per l’olio si utilizzano le olive del monastero, raccolte con appositi macchinari.
Il Percorso Vocazionale di Suor Maria Cristiana
La storia di Tiziana Zanetti, originaria di Gussago (Brescia), diventata Suor Cristiana, ha riscosso notevole attenzione mediatica, diventando virale sui social network e ricevendo apprezzamenti e critiche su YouTube.
La sua vita sembrava destinata a un ambizioso percorso di lavoro. Dopo la laurea in Biotecnologie farmaceutiche a Milano, intendeva proseguire gli studi, ma era tormentata da domande profonde. Si iscrisse allora a Scienze religiose alla Cattolica, intraprendendo un percorso che la condusse nel 2006 in via Arimanno a Brescia, al seguito delle Clarisse cappuccine. Questa scelta, lei stessa, l'ha sempre confermata come la migliore possibile per la sua vita.

Il viaggio di Suor Maria Cristiana verso la vita contemplativa ha origini lontane. Dopo aver richiesto di "essere ammessa alla professione perpetua, per seguire la vita e la povertà di nostro Signore, perseverando nella via della santa semplicità", Suor Maria Cristiana ha risposto a tutte le domande con un "Sì, lo voglio", come in un matrimonio. Racconta: «Avevo 21 anni quando feci il mio ingresso in monastero lasciando la mia famiglia e una vita “normale”. Ero partita pensando di vivere una settimana di ritiro spirituale, invece il Signore mi ha chiamata al Carmelo e di settimane ne sono passate un bel po’». Dall'ingresso nel convento a oggi, l'immagine che rispecchia meglio quel momento è quella di un tempo di rinascita, un motivo di grandissimo ringraziamento per le sorelle che l'hanno accompagnata in questo riavvicinamento a Dio.
Per Suor Maria Cristiana, una monaca non è altro che una cristiana che si impegna a vivere forse in modo più radicale il battesimo. Sulla scelta della vita contemplativa, prosegue: «Per me è stato un rispondere ad un'esigenza del cuore, una volta che avevo focalizzato una scelta di vita, di consacrazione, la prima cosa che ho scartato è stata una vita attiva perché sembrava che riducesse il mio modo di donarmi. La vita contemplativa sembrava rispondere meglio ad un'esigenza di totalità che c'era in me: potevo rappresentare in quel modo un dono per tutti, non per una categoria di persone. Non è una contraddizione. Penso ad un'immagine, quella di una montagna: la visuale che si ha da una scalata è diversa da quella che si ha da una strada giù in valle, perché consente di avere un orizzonte più ampio e allo stesso tempo distaccarsi dal mondo».
La famiglia di Suor Maria Cristiana inizialmente ha fatto fatica ad accettare la sua scelta vocazionale. Ricorda che il legame più difficile da sciogliere è stato quello con sua sorella gemella, ma i suoi genitori le dissero qualche anno fa che solo grazie alla separazione tra lei e sua sorella, avevano realmente compreso "cosa eravamo singolarmente".

Le Nozze d'Argento con Gesù
Nel contesto del suo percorso di fede, i 25 anni di professione di Suor Maria Cristiana, monaca di clausura presso il monastero Mater Carmeli di Chiavazza, sono stati celebrati con una celebrazione eucaristica prefestiva e la rinnovazione dei voti presso il santuario di Oropa. Le sorelle carmelitane di Biella Chiavazza commentano che "è camminando insieme che i nostri sì possono reggere all’usura del tempo".
In vista di questo importante traguardo, Suor Maria Cristiana ha commentato: «Carissimi amici, se una gioia condivisa è una gioia moltiplicata, questo è un motivo in più che mi spinge a condividere con voi la felicità per le mie “nozze d’argento” con Gesù. Avevo 21 anni quando feci il mio ingresso in monastero lasciando la mia famiglia e una vita “normale”. Ero partita pensando di vivere una settimana di ritiro spirituale, invece il Signore mi ha chiamata al Carmelo e di settimane ne sono passate un bel po’. Quest’anno festeggerò infatti 25 anni di vita consacrata, così con gioia vi scrivo per invitarvi a ringraziare il Signore con me per le tante meraviglie che compie nella nostra vita».
Suor Cristiana Scandura: Una Vocazione nella Vocazione per i Carcerati
Un'altra significativa testimonianza è quella di Suor Cristiana Scandura, una clarissa che da 35 anni vive nel monastero di Santa Chiara a Biancavilla, in provincia di Catania. Per Suor Cristiana Scandura, celarsi al mondo non significa chiudersi alla vita, ma al contrario, dal suo piccolo luogo ella abbraccia il mondo intero con la preghiera e l’offerta della vita, l’ascolto, l’accoglienza e l’annuncio del Vangelo.
Da cinque anni, Suor Cristiana ha scoperto quella che chiama una "vocazione nella vocazione": portare la misericordia e la tenerezza di Dio ai "fratelli carcerati". Ogni due mesi, invia riflessioni ai cappellani di tutti gli istituti di pena del Paese. Inizialmente, inviava spunti di catechesi solo al carcere di Catania, ma in pochi mesi le sue parole di fiducia e attenzione verso i detenuti hanno avuto un'eco tale da essere richieste da 230 istituti italiani.
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Da questa esperienza è nata una fitta corrispondenza con molti detenuti, che le raccontano le loro storie e sofferenze, esprimendo profonda gratitudine per l'attenzione ricevuta da una suora. Affermano di sentirsi cercati e protetti come da una madre, avvertendo la sua vicinanza come quella di Maria ai piedi della Croce, e questo dà loro la forza di cambiare.
Dalla corrispondenza con i detenuti sono nate le pubblicazioni di diversi libri, come "Un raggio di sole oltre le grate" e "Dalle tenebre alla luce", i cui titoli richiamano il messaggio di luce e amore di Cristo. L’obiettivo è sempre portare la buona notizia del Vangelo: l’amore di Dio verso di noi non si spegne, nemmeno con i nostri errori o i nostri fallimenti. Questa certezza apre il cuore alla speranza di cambiare. In preparazione al Giubileo del mondo della Comunicazione, Suor Cristiana ha fatto recapitare settemila copie del suo ultimo libro negli istituti di pena con cui è in contatto. Un musical intitolato "Oltre le grate", tratto da queste esperienze, è stato messo in scena, con la speranza di poter essere rappresentato anche in carcere.
Nello stare davanti a Dio, nel portare a Lui, al Cristo Salvatore, giorno e notte, tutte le vicende del mondo e le vite delle persone nelle loro situazioni drammatiche, le suore di clausura avvertono il travaglio dell’umanità del nostro tempo.
Le Vocazioni Oggi: Sfide e Cambiamenti
Nonostante un calo generale delle vocazioni religiose, con circa 38 mila suore di clausura nel mondo oggi, diecimila in meno rispetto ai primi anni Duemila, alcuni monasteri mantengono costanti gli ingressi. A Valserena, ad esempio, entrano un paio di donne all’anno. In generale, i monasteri trappisti ospitano comunità di monache numerose. La forza di queste comunità risiede nella fedeltà alla tradizione e nell'apertura al rinnovamento, come dimostrato dall'eliminazione delle grate in chiesa e nei parlatori in accordo al Concilio Vaticano II e l'introduzione di permessi e dispense per l’uscita temporanea con il Codice di Diritto Canonico del 1983.
La rivoluzione più recente è stata l’avvento di Internet: ormai tutti i conventi dispongono di computer, smartphone e connessione Wi-Fi. Tuttavia, la "Cor Orans", l’Istruzione applicativa della Costituzione Apostolica "Vultum Dei quaerere" sulla vita contemplativa, raccomanda sobrietà nell’uso dei mezzi di comunicazione. La "Cor Orans" parla anche della fase di discernimento vocazionale, che dovrebbe durare nove anni, anche se, come afferma la badessa di Valserena, "le donne entrano in convento sempre più tardi, oggi un periodo così lungo non ha senso".
L’età in cui ci si avvicina alla clausura in Italia è aumentata, spostandosi dai vent’anni di qualche decennio fa ai trenta o quaranta, dopo aver fatto altre esperienze di vita. Questo innalzamento dell’età di ingresso nei monasteri italiani riflette una caratteristica tipica dei millennial: un’età più avanzata per assumere responsabilità di scelte vocazionali. Negli Stati Uniti, si osserva un fenomeno opposto, con le millennial che optano sempre più spesso per la vita contemplativa, dimostrando una tendenza più conservatrice a livello dottrinale rispetto alle generazioni precedenti.