La figura di Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione (1887-1968), è una delle più venerate e discusse nella storia del cattolicesimo moderno. Il suo percorso spirituale è indissolubilmente legato al fenomeno delle stimmate, segni visibili della Passione di Cristo sul suo corpo, che hanno segnato la sua vita per cinquant'anni, dal 1918 fino alla sua morte nel 1968. Questi segni, e gli eventi che li hanno preceduti e seguiti, sono stati oggetto di fede profonda, ma anche di studio, interrogativi e dibattiti, intrecciandosi con la storia d'Italia del Novecento.
Le Prime Manifestazioni: Piana Romana (1910)
Già nel settembre 1910, il giovane Padre Pio, da poco ordinato sacerdote, ricevette per la prima volta le stimmate mentre pregava a Piana Romana, nella campagna della sua famiglia, a Pietrelcina. Questo evento avvenne sotto un grande olmo situato nella proprietà dei Forgione, vicino a un capanno per gli attrezzi, un luogo dove il frate era solito trovare riparo dalla calura estiva.
Padre Pio, ormai anziano, parlando di questo luogo cruciale nella sua vita umana e spirituale, disse: “tutto è avvenuto là, lì c’è stato Gesù!”. A quel tempo, Piana Romana era caratterizzata da campi coltivati a grano e dalla presenza di numerosi olmi. Oggi, ciò che resta dell’olmo è un tronco secco, conservato all'interno di una chiesetta che sorge esattamente dove oltre 100 anni fa si trovava il capanno degli attrezzi. Tuttavia, in questa prima comparsa, le stimmate non erano visibili; per le suppliche del Santo, i segni esterni erano scomparsi, lasciandogli le piaghe invisibili e il dolore.

La Stimmatizzazione Visibile a San Giovanni Rotondo (1918)
Contesto e Solitudine
Il 20 settembre 1918, un venerdì, Padre Pio ricevette le stimmate in modo visibile nel coro dell'antica chiesa conventuale di San Giovanni Rotondo. Quel giorno, il convento era insolitamente deserto a causa delle esigenze e dei servizi militari che avevano quasi svuotato i conventi della provincia cappuccina di Foggia. Erano rimasti solo tre frati: il superiore padre Paolino da Casacalenda (che era a S. Marco in Lamis), fra Nicola da Roccabascerana (che era fuori per la questua), e Padre Pio da Pietrelcina, che soffriva di spagnola. Padre Pio era solo nel coro, in preghiera, dopo la celebrazione della Santa Messa, probabilmente di suffragio per le vittime della guerra e della spagnola, o come offerta vittimale per la fine di entrambe.
Il Padre si trovava inginocchiato nel coro sopraelevato, davanti a un Crocifisso di legno di cipresso del ’600. Questo crocifisso, opera di un ignoto scultore, colpisce per la drammatica e toccante espressività del dolore del Cristo morente, con un'accentuata colorazione del sangue che cola dalle numerose ferite.

La Descrizione di Padre Pio
Nessuno fu testimone diretto dell'evento, solo Padre Pio poté narrarlo. Un mese dopo, il 22 ottobre 1918, Padre Pio descrisse scrupolosamente l'accaduto in una lettera a Padre Benedetto da San Marco in Lamis, in seguito a una precisa richiesta del ministro provinciale. In questa lettera, il giovane trentunenne pietrelcinese raccontò:
«Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue.»
Poco dopo l'accaduto, Padre Pio narrò un'altra versione al suo compaesano e caro amico don Giuseppe Orlando:
«Ero nel coro a farmi il ringraziamento della messa e mi sentii pian piano elevarmi ad una soavità sempre crescente che mi faceva godere nel pregare, anzi più pregavo e più questo godimento aumentava. Ad un tratto una grande luce colpì i miei occhi ed in mezzo a tanta luce mi apparve il Cristo piagato. Nulla mi disse, scomparve. Quando mi rinvenni, mi trovai a terra piagato. Le mani, i piedi, il cuore sanguinavano e doloravano da farmi perdere ogni forza per alzarmi. Carponi mi trascinai dal coro alla cella, attraversando tutto il lungo corridoio.»
Le ferite erano ben visibili e grondavano sangue, tanto che il frate temette di morire dissanguato. Al dolore fisico si aggiungeva un'estrema umiliazione e confusione, come espresse nella stessa lettera a Padre Benedetto: «Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni?»
Le Prime Testimonianze e Reazioni
Padre Pio, inizialmente, non raccontò nulla a nessuno, nemmeno al suo superiore, al suo direttore spirituale o al suo confidente Padre Agostino. Era convinto che le piaghe sarebbero scomparse presto, in seguito alle sue preghiere.
- La prima persona a vedere le mani forate di Padre Pio fu Filomena Ventrella, nello stesso giorno, il 20 settembre 1918. Sua sorella Vittorina racconta nelle sue memorie: “Il 20 settembre 1918 mia sorella Filomena si recò al convento e fu la prima ad accorgersi che il Padre aveva ricevuto le stimmate, perché scorse nelle di Lui mani i segni rossi simili a quelli che vediamo nelle statue del Cuore di Gesù. Venne a casa a darci la lieta notizia.”
- Il giorno dopo, il 21 settembre 1918, Nina Campanile notò le stimmate. Scrive nel suo diario: “Intanto nel consegnare l’offerta per la Messa, vidi sul dorso della mano destra del Padre, nel centro, una stimmata. A me parve come una scottatura. Compresi subito, ma feci finta di non comprendere, ed esclamai: ‘Oh, Padre! Vi siete scottata la mano!’. Egli allibì, e si nascose le mani dietro la schiena. Nel congedarci, cercai di baciargli la mano proprio sulla stimmata, ma il Padre addolorato esclamò: ‘Se sapessi che umiliazione mi dai!’”
- Il superiore del convento, Padre Paolino da Casacalenda, si accorse del fenomeno solo dopo otto o dieci giorni, informato proprio da Nina Campanile. Incredulo inizialmente, verificò di persona nella stanza di Padre Pio, per poi scrivere immediatamente al Padre Provinciale, Padre Benedetto, per informarlo dell'accaduto.

Il Valore Teologico e Spirituale delle Stimmate
Interpretazione e Commemorazione del Centenario
Le stimmate di Padre Pio sono state interpretate come un profondo messaggio spirituale. In occasione del centenario della stimmatizzazione, il 20 settembre 2018, fr. Maurizio Placentino, ministro provinciale dei frati minori cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio, ha offerto un'interpretazione significativa: le stimmate «sono una indicazione, sono una voce che ci parla di due cose: della sofferenza di Dio e della sofferenza dell’uomo. Due realtà di cui è difficile parlare, ma di cui è anche difficile sentir parlare. Non sono argomenti che ci allettano, che ci piacciono, ma sono provocazioni, che giacciono sotto forma di domande cogenti, nel fondo del nostro cuore, e, a volte, emergono, irruenti, dure, a scuotere la nostra serenità, a pungere il nostro pensare e il nostro vivere».
L'evento liturgico di commemorazione del centenario ha coinvolto quasi tutti i frati della Provincia cappuccina e si è svolto in tre momenti e in tre luoghi significativi: nel coro dove avvenne la stimmatizzazione, nella chiesa grande di Santa Maria delle Grazie (consacrata nel 1959) portando in processione l'antico Crocifisso ligneo, e infine nella chiesa inferiore intitolata al santo, dove il Crocifisso "delle stimmate" è stato collocato accanto al corpo di Padre Pio, insieme all'abito che indossava quel 20 settembre di 100 anni fa.
Michele Placido racconta Padre Pio
Le Stimmate come Segno d'Amore e Sofferenza
Fr. Maurizio Placentino ha evidenziato l'ampiezza del valore della stimmatizzazione, che ha toccato non solo Padre Pio e il suo ministero, ma anche la Chiesa intera e il mondo, come un segno destinato a richiamare l'attenzione sul mistero dell'amore di Dio per l'umanità, spesso nascosto o trascurato. Le stimmate sono dunque «un segno destinato a richiamare l’attenzione, a suscitare domande, a ricordare un mistero che avvolge il mondo, ma che, spesso, resta nascosto o trascurato: il mistero dell’amore di Dio per l’umanità.»
Padre Pio, primo sacerdote stimmatizzato, seguendo le orme di San Francesco, si è conformato alla Croce di Cristo. San Giovanni Paolo II, nell'enciclica Salvifici doloris, scrive che «L’umana sofferenza ha raggiunto il suo culmine nella passione di Cristo. E contemporaneamente essa è entrata in una dimensione completamente nuova e in un nuovo ordine: è stata legata all’amore, a quell’amore del quale Cristo parlava a Nicodemo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16)». Per Padre Pio, come per Cristo, la sofferenza è entrata nella dimensione dell'amore e della redenzione.
La prospettiva di Padre Pio sulla sofferenza e la morte era caratterizzata da un desiderio appassionato, che il frate esprimeva chiaramente nelle sue lettere. Ad esempio, nella lettera del 4 settembre 1910, pochi giorni prima delle stimmate invisibili, scrive al suo Padre spirituale: «Nel mondo tutto mi annoia e mi pesa, niente desidero, fuorché amare e soffrire» (Ep. I, p. 197). Questo anelito costante lo accomuna a figure come Santa Teresa di Gesù Bambino, che pur non desiderando più la sofferenza o la morte, le amava entrambe, guidata unicamente dall'amore. San Pio desiderava soffrire per poter amare Dio con l'amore più grande, l'Amore crocifisso.
Nella lettera del 20 settembre 1912, Padre Pio spiegò che il suo amore per la Croce derivava dalla contemplazione del Crocifisso, che gli generava il desiderio di soffrire e persino la gioia nella sofferenza: «Soffro e soffro assai, ma, grazie al buon Gesù, sento ancora un altro po’di forza, e di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù? Io non bramo punto di essere alleggerita la croce, poiché soffrire con Gesù mi è caro; nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia.» (Ep. I, p. 306). Il suo desiderio di soffrire senza conforto era per lui motivo di gioia.
Questa "sete ardente di sofferenza" è un capovolgimento del sentire naturale, che rifugge dal dolore. Padre Pio affermava: «non voglio altri che Gesù, solo non desidero altro (che è lo stesso desiderio di Gesù) che le di Lui pene. ... Ma essere privato di soffrire non mi sento, mi manca la forza» (Ep. I, p. 335). Questo anelito fu abbondantemente soddisfatto nella sua vita.
Le Sofferenze di Padre Pio: Malattia e Lotta Spirituale
La vita di Padre Pio fu segnata da intense sofferenze fisiche e spirituali, che precedettero e accompagnarono la stimmatizzazione.
La Misteriosa Malattia
Già nel periodo di studi per il sacerdozio, la salute del giovane frate Francesco Forgione peggiorò progressivamente, tanto che fu rimandato a Pietrelcina per l'aria nativa che gli giovava. Una misteriosa e grave malattia lo fece soffrire senza tregua, aggredendo continuamente il suo corpo senza mai ricevere una diagnosi certa. Padre Pio stesso descrisse al suo Padre spirituale gli effetti penosi di questa condizione: «Per volere di Dio, continuo tuttora a sentirmi sempre male in salute. Ma ciò che più mi martirizza sono quei forti ed acuti dolori al torace. In certi momenti mi danno una noia tanto grossa, che sembrami che vogliano proprio spezzarsi la schiena e il petto» (Ep. I, p. 197); e ancora, «La tosse poi è talmente forte ed insistente, massime nelle ore notturne, che poco manca da non spezzarsi il petto; e spesse volte per timore mi vado ripetendo l’atto di dolore» (Ep. I, p. 237).
Gli Attacchi Demoniaci e la Notte Oscura
Oltre alla malattia, la vita del frate fu contrassegnata da una massiccia presenza del demonio, che lo attaccava sia internamente, nell'anima, sia esternamente, nel corpo. Scrisse al Padre spirituale: «Mio caro padre, non mi regge l’animo per poterle narrare tutto ciò che mi va succedendo da vari giorni in qua, poiché in questo frattempo che scrivo più che mai il demonio mi muove guerra. Io non posso arrivare a respingere le insidie che il nemico della salute mi va muovendo. ... Le lotte spirituali, in paragone di ciò che vado soffrendo nel corpo, sono assai superiori, sebbene anche le sofferenze corporali si vanno rendendo sempre maggiori. Desidererei, caro padre, non dico assai, almeno un’ora al giorno di riposo.» (Ep. I, pp. 277-278).
In questo periodo, Padre Pio visse anche l'esperienza della "notte oscura", uno stato interiore di grande dolore spirituale, caratterizzato da oscurità, desolazione, senso di abbandono da parte di Dio, angoscia e tentazioni contro la fede e la speranza. Fu in questa condizione che ricevette l'impressione delle piaghe di Gesù, due anni dopo il suo trasferimento a San Giovanni Rotondo.
Le stimmate del 20 settembre 1918 segnarono Padre Pio con le piaghe di Gesù, impresse nel suo corpo e stillanti sangue vivo, rendendolo un "Crocifisso redivivo" e un vero "alter Christus" per cinquant'anni. Nonostante il dolore e la confusione, espresse il desiderio che Gesù gli togliesse non lo strazio o il dolore, ma «questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile» (Ep. I, p. 1010).
Cinquanta Anni di Stimmate: Tra Fede, Controlli e Controversie
Le stimmate rimasero visibili per cinquant'anni, scomparendo improvvisamente, senza lasciare traccia, solo qualche giorno prima della sua morte. Furono motivo di attrazione per migliaia di fedeli, ma anche oggetto di controlli, visite mediche, sospetti, incomprensioni, persecuzioni e restrizioni da parte della stessa Chiesa. Per San Pio, il dono delle stimmate non fu un "consummatum est" ma l'inizio di una dolorosa Via Crucis, esteriore e pubblica, che lo assimilò ancora più perfettamente a Cristo.
Le Stimmate della Discordia: Dubbi e Indagini
La realtà delle stimmate di Padre Pio ha alimentato un culto della personalità che la Chiesa, alla fine, decise di fare proprio. Tuttavia, non sono mancate le critiche, anche da ambienti cattolici. Giovanni XXIII, ad esempio, considerava Padre Pio un "idolo di stoppa".
Sulla natura miracolosa delle stimmate sono stati sollevati molti dubbi. Non è mai stato possibile esaminarle in modo approfondito, anche perché, come riporta lo scettico Joe Nickell, Padre Pio si comportava come se fossero estremamente dolorose quando qualcuno doveva esaminarle. Ciò ha portato a speculazioni che fossero ferite superficiali e auto-inflitte, forse con una sostanza caustica. È documentato che il religioso aveva richiesto, in segreto, dell'acido fenico puro.
Un altro elemento significativo è che, agli inizi della sua carriera mistica, il frate scriveva ai suoi padri spirituali copiando parola per parola dal diario di Gemma Galgani, mistica anch'essa santificata che affermava di aver ricevuto le stimmate, fingendo di non conoscere la pubblicazione.
Per gran parte della sua vita di stigmatizzato, Padre Pio indossava guanti o bende sulle mani per nascondere le stimmate, il che portava i fedeli a dare per scontato che sotto ci fossero le sante ferite. Quando morì nel 1968, le stimmate scomparvero, un fatto che l'apologetica considera normale o una controprova di autenticità, ma che, secondo i critici, è significativo il fatto che la sua salma sia stata esposta con i guanti, una "messa in scena" per non far dubitare i fedeli.
Il Contesto Storico e Politico
Lo storico Sergio Luzzatto, nel suo libro Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento (2007), ha mostrato come la storia del Santo sia intrecciata con quella dell'Italia. Luzzatto nota che la comparsa delle stimmate nel 1918 non fu casuale. Alla fine della Grande Guerra, in un'Italia provata, le persone di fede speravano in un cambiamento e nell'arrivo di un santo.
Luzzatto spiega che un santo del XX secolo è diverso da uno del Medioevo. In passato, si poteva dubitare di un miracolo senza intaccare il messaggio evangelico, poiché l'esistenza di Dio era universalmente riconosciuta. Con la modernità, i miracoli dei santi diventano delle prove dell'esistenza di Dio, e la loro critica, anche dall'interno della Chiesa, diventa più problematica. Questo spiega, in parte, le difficoltà e le opposizioni interne alla Chiesa che Padre Pio dovette affrontare.
Un altro aspetto che le agiografie spesso tralasciano è quello politico. Padre Pio non sarebbe diventato San Pio senza le giuste amicizie, e nel suo caso poté contare sul sostegno, morale e materiale, di molti esponenti del partito fascista. Luzzatto dimostra come, mentre il frate viveva nel suo monastero a San Giovanni Rotondo, l'Italia e il mondo intorno a lui si evolvevano, e lui ne era uno dei protagonisti.
La Canonizzazione e l'Eredità di San Pio
Il 23 settembre di 50 anni fa moriva Padre Pio da Pietrelcina. Grazie alle riforme di Giovanni Paolo II, il suo processo di canonizzazione ha scalato i livelli previsti piuttosto velocemente:
- Servo di Dio (1982)
- Venerabile (1990)
- Beato (1999)
- Santo (2002)
Oggi San Pio da Pietrelcina è una delle figure religiose più popolari in Italia. La sua santità, per la Chiesa, ha richiesto il riconoscimento di due miracoli a lui attribuiti, entrambi guarigioni per intercessione avvenute dopo la sua morte, che i testimoni raccontano siano state precedute o accompagnate da un "odore di santità", un profumo (di violette, rose e ciclamini) che si diceva si sprigionasse dalla sua persona.
Oltre ai miracoli "ufficiali", l'agiografia del religioso è ricca di altri presunti miracoli, dalla bilocazione alla lettura del pensiero, che hanno contribuito a consolidare la sua fama tra i fedeli. L'eredità di San Pio continua a influenzare milioni di persone, che in lui vedono un esempio di fede, sofferenza accettata per amore e profonda unione con Cristo crocifisso.
