La Crocifissione del Sodoma nella Cappella della Croce di Giorno a Volterra

A Volterra, tra i luoghi di culto di particolare interesse artistico, la Cappella della Croce di Giorno emerge per la sua storia e le opere che vi sono state associate, in particolare una Crocifissione attribuita al celebre artista Sodoma, oggetto di studio e dibattito.

La Cappella della Croce di Giorno: contesto e caratteristiche

La Cappella della Croce di Giorno è un piccolo luogo di culto di origini medievali, situato ai margini del centro storico di Volterra. La sua posizione testimonia il legame originario con l’ordine mendicante dei francescani, in quanto la cappella sorge adiacente alla Chiesa di San Francesco. È collegata alla chiesa da una porta interna, sebbene disponga di un proprio ingresso sulla piazza antistante.

La cappella si presenta interamente affrescata, decorata con colori vividi e brillanti, che contribuiscono a creare un'atmosfera suggestiva. L’impianto della struttura è costituito da due campate quadrangolari, divise da altrettanti pilastri. Su questi pilastri è possibile osservare le raffigurazioni di San Giovanni Battista e San Francesco stigmatizzato. La sezione della campata di fondo, dove è posto l’altare, termina in una geometria poligonale, interrompendo la linearità della sala e conferendole un'ulteriore particolarità architettonica.

Interno della Cappella della Croce di Giorno a Volterra con affreschi vividi e pilastri decorati

La Crocifissione attribuita al Sodoma: analisi e controversie critiche

Tra le opere d'arte presenti o storicamente collegate a questo contesto volterrano, spicca una Crocifissione che ha suscitato un acceso dibattito tra gli storici dell'arte. Il dipinto raffigura una mezza figura di Cristo con la croce sulla spalla; ai lati si intravedono le due teste dei persecutori. Il colore originale del dipinto non è più leggibile, e l'opera presenta oggi una tonalità rosso-brunastra dovuta all'ossidarsi delle vernici nel corso del tempo.

Sappiamo che il Sodoma (Giovanni Antonio Bazzi) dipinse almeno due volte questo soggetto. Un documento pubblicato da Hobart Cust nel 1906 fa riferimento a un "quadro di braccia I 1/8 in circha duv'S dipinto nostro Signore cho' la croce in collo", un'opera che il 31 ottobre 1544 fu data in pegno e, successivamente, venduta a un "amicho".

Sodoma. L'eccentrico conquistatore del Rinascimento

Tuttavia, gli studiosi hanno sempre mostrato grandi perplessità nell'identificare in modo definitivo tale quadro con l'opera conservata a Lucca, già dallo stesso Hobart Cust definita "debole e dolciastra". Anche il Carli, nel 1950, espresse i suoi dubbi riguardo a questa attribuzione. Al contrario, la Belli Barsali, nel 1970, l'attribuì senz'altro al pittore, pur classificandola come "opera tarda del periodo pisano" del Sodoma.

Più recentemente, il dipinto è stato escluso dal catalogo delle opere nella monografia di A. Hayum del 1976. Questa esclusione si basa sulla finitezza quasi "cerea" della superficie pittorica e sull'"espressione sentimentale" dell'opera, elementi che hanno portato a considerare l'ipotesi che si tratti di una replica di un originale perduto piuttosto che di un'opera autografa del maestro.

Dettaglio della Crocifissione del Sodoma con mezza figura di Cristo e i persecutori, mostrando lo stato attuale del colore

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