Un Tema Cruciale per la Famiglia Cristiana
Il tema della vocazione alla santità dei coniugi è stato scelto da Papa Francesco per il X Incontro Mondiale delle Famiglie, con il titolo “L’amore familiare: vocazione e via di santità”. Tale scelta intende far risaltare l’amore familiare come vocazione e via di santità, per comprendere e condividere il senso profondo e salvifico delle relazioni familiari nella vita quotidiana.
L’iniziativa si inserisce nel quinto anniversario dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e a tre anni dalla promulgazione di Gaudete et exsultate. L'obiettivo è rileggere *Amoris Laetitia* alla luce della chiamata alla santità di *Gaudete et exsultate*, partendo dalla consapevolezza che «l’amore coniugale e familiare rivela il dono prezioso del vivere insieme, alimentando la comunione e prevenendo la cultura dell’individualismo, del consumo e dello scarto».
Come si legge in *Amoris Laetitia*, «l’esperienza estetica dell’amore si esprime in uno sguardo che contempla l’altro come un fine in se stesso e che al tempo stesso riconosce l’altra persona nella sua sacra identità familiare, come marito, moglie, padre, madre, figlio/a, nonno/a».

La Chiamata Universale alla Santità e il Matrimonio
Tutta la vita del cristiano è vocazione, cioè appello, invito a realizzare il progetto che Dio ha su di lui. Con la grazia battesimale, ciascuno ha ricevuto la chiamata a seguire il Signore nella santità. Realizzare in pienezza, dunque, il disegno di Dio significa semplicemente diventare santi. La santità è un obiettivo normale, non un’eccezione. Il magistero del Concilio Vaticano II sulla vocazione universale alla santità, e in particolare sulla vocazione dei laici (cf. *Lumen Gentium*, capp. IV e V), permette oggi di considerare in una nuova luce la santità vissuta nel matrimonio.
Tradizionalmente si diceva: “Chi non ha vocazione… si sposa”, definendo il matrimonio in chiave negativa rispetto alla vocazione verginale. In realtà il Concilio Vaticano II ha espressamente parlato di vocazione per il matrimonio e per la famiglia: «Là i coniugi hanno la propria vocazione, per essere l’uno all’altro e ai figli testimoni della fede e dell’amore di Cristo» (*Lumen Gentium* 35c). Il sacramento del matrimonio, dunque, a partire dal battesimo, è il punto di arrivo di una vocazione. Come ricordava san Josemaría quasi un secolo fa: «Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? Ebbene, l’hai: proprio così, vocazione» (*Cammino*, n. 27).
Anteriormente al Concilio, la coscienza cattolica individuava le leggi fondamentali della vita matrimoniale nei termini di diritto e natura, con le direttive di rispettare i diritti e i doveri coniugali e conservare la vita matrimoniale secondo le indicazioni della natura. Tuttavia, emergevano altre istanze che chiedevano di innalzare la riflessione oltre una rappresentazione solo biologica degli scopi della vita coniugale. È con il Concilio Vaticano II e in particolare con la Costituzione pastorale *Gaudium et Spes* che si precisa come il matrimonio e la vita familiare siano strada e realizzazione di una specifica vocazione ad essere santi.
Al n. 48 di *Gaudium et Spes*, infatti, si legge: «I coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio».
La Natura della Santità Coniugale: Personale e Comunitaria
La vocazione al matrimonio è una chiamata a condurre una barca instabile - ma sicura per la realtà del sacramento - in un mare talvolta agitato. Il matrimonio e la famiglia manifestano il valore alto delle relazioni umane, nella condivisione di gioie e fatiche, nello svolgersi della vita quotidiana, orientando le persone all’incontro con Dio. Questo cammino, quando vissuto con fedeltà e perseveranza, rafforza l’amore e realizza quella vocazione alla santità propria di ogni persona, che si concretizza nei rapporti coniugali e familiari.
In *Gaudete et exsultate*, Papa Francesco afferma che «ci sono molte coppie di sposi sante, in cui ognuno dei coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro» (n. 141). La santità degli sposi è la santità di due persone distinte, la santità personale di un uomo e di una donna; allo stesso tempo, però, è la santità comunitaria della coppia. Si tratta di due aspetti inseparabili che debbono essere attentamente considerati: l’aspetto personale e l’aspetto comunitario. Pare giunto il tempo di elaborare una teologia della santità di coppia come moltiplicazione e non semplice addizione della santità personale di ciascuno dei coniugi. La famiglia umanizza le persone attraverso la relazione del “noi” e allo stesso tempo promuove le legittime differenze di ciascuno.
Papa Francesco nella sua lettera agli sposi del 26 dicembre 2021 ha scritto: «essere due in Cristo, due in uno. Un’unica vita, un “noi” nella comunione d’amore con Gesù, vivo e presente in ogni momento della vostra esistenza. Dio vi accompagna, vi ama incondizionatamente».
Il cuore della santità familiare è la perfezione della carità fra gli sposi, quell'unione e unità di Amore, nella grazia del sacramento del Matrimonio, vissuta in continua crescita sino alla più alta santità. È un amore umano totalmente trasformato, trasfigurato e sempre rinnovato dall’Amore di Cristo, lo Sposo della Chiesa. La santità cui tutti siamo chiamati è la perfezione della carità e «il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di lui» (*Lumen Gentium*, nn. 40 e 42). Queste sono le due dimensioni della carità, nelle quali è rispettivamente sperimentata una duplice presenza di Gesù:
- «dentro» l’anima (ossia la singola persona), come un "Castello Interiore" (Santa Teresa d'Avila).
- «in mezzo» ad una comunità di persone, il "Castello Esteriore" della comunità (Chiara Lubich), inseparabile dal Castello Interiore.
Il sacramento del matrimonio è anche riflesso dell’unità di Cristo e della Chiesa nello Spirito Santo, e della Santa Famiglia di Nazareth dove Gesù è contemplato «in mezzo», tra Maria e Giuseppe, nel loro verginale e vero matrimonio (cf. Giovanni Paolo II, *Redemptoris Custos* e Francesco, *Patris Corde*). In questa luce trinitaria e cristocentrica la carità matrimoniale dei santi sposi e genitori cristiani si mostra quale riflesso dell’Amore di Dio Padre, fonte di ogni paternità e maternità, e dell’Amore di Cristo Sposo, fonte di ogni sponsalità per l’uomo e per la donna.

Esempi Luminosi di Santità Familiare
Abbiamo, per il nostro tema, dei casi esemplari già riconosciuti dalla Chiesa, ossia di sposi che hanno vissuto tutta la loro vita matrimoniale nella più perfetta unione e unità di Amore, nella grazia del sacramento del Matrimonio vissuta in continua crescita sino alla più alta santità. Ecco alcuni esempi di sante coppie riconosciute dalla Chiesa che mostrano diverse realizzazioni della santità matrimoniale:
- Nel XIX secolo, i Santi Luigi e Zelia Martin, genitori di santa Teresa di Lisieux.
- I Venerabili Tancredi e Giulia, marchesi di Barolo.
- Nel XX secolo, i Beati Luigi e Maria Beltrame Quatrocchi e i Venerabili Sergio e Domenica Bernardini. Diversamente dai Marchesi di Barolo, gli sposi Bernardini erano dei poveri e semplici contadini, ma ebbero una grande ricchezza di dieci figli, rimasti tutti fedeli al Signore.
- Ci sono poi anche esempi di sposi e genitori martiri, uccisi insieme ai loro figli: i Servi di Dio Jozef e Wiktoria Ulma durante la seconda guerra mondiale e i Servi di Dio Cyprien e Daphrose Rugamba al momento del genocidio nel Rwanda.
Questi esempi evidenziano come la santità possa essere vissuta in contesti molto diversi, dalla vita agiata a quella contadina, fino al martirio, sempre nella fedeltà al sacramento del matrimonio. Il Concilio ha detto: «Gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza e coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo procreatore e si assumono generosamente le loro responsabilità umane e cristiane, glorificano il Creatore e tendono alla perfezione cristiana».

Vivere la Santità nel Quotidiano: Il Matrimonio come Cammino
Il sacramento del matrimonio non è un evento realizzato una volta per tutte, ma vocazione a essere sempre più «due in un solo essere» (Gen 2,24). Ne deriva che la vita matrimoniale è, per sua natura, un “cammino fatto insieme”. Affinché questo cammino non si esaurisca nella semplice convivenza, ma sia un fatto cristiano, è necessario che il legame di questo insieme nel cammino sia la persona di Cristo. In tale cammino emergono alcuni valori propri che sono cristiani ed umani, quali:
- La fedeltà, non solo all’altro, ma pure al progetto di Dio su entrambi.
- L'originalità, nel senso che la vocazione comune non esclude il volto personale di ciascuno.
- La solidarietà, che si manifesta nel portare ciascuno il peso dell’altro (cf. Gal 6,2).
- La laicità, poiché gli sposi sono fedeli laici chiamati pure a un’esperienza/testimonianza di vita laicale come intesa dal Vaticano II.
È così che la famiglia diventa una piccola Chiesa (Ekklesia mikrá, Crisostomo), dove ciascuno si santifica nell’amore quotidiano, nei gesti semplici, nella fedeltà ai propri doveri, nella preghiera condivisa, nel servizio reciproco. La santità non è fatta di atti straordinari, ma di fedeltà nell’ordinario, vissuta insieme. Camminare fianco a fianco, guardando alla stessa meta, significa che nella famiglia cristiana nessuno è lasciato indietro: i passi lenti dei più fragili diventano il ritmo di tutti, e i più forti si fanno sostegno.
Sant’Agostino nel *De bono coniugali* accosta l’esperienza di due sposi a quella di due viandanti: «Fianco a fianco si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta» (1,1). Questo è un ritratto essenziale della santità familiare: camminare fianco a fianco, uniti non solo dalla vicinanza quotidiana, ma da un cammino spirituale condiviso, da una meta comune, che è Dio. In questa prospettiva, anche il dono dei figli va guardato non come aggiunta ma come moltiplicazione della medesima ed unica santità, nella quale Cristo si fa manifesto.
L’amore coniugale diventa il perno attorno a cui prende vita tutta la famiglia e viene confermata nella certezza che solo un amore oblativo, un amore che si dona senza risparmio rende piena la vita di ognuno. Tutti i membri della famiglia ne sono contagiati ed edificati, fino a farne la struttura portante della vita e della propria esperienza di fede. La via per entrare in questa santità è viverla nella forma di una spiritualità familiare che è anzitutto una spiritualità di coppia, perché solo i due sposi sono uniti da un sacramento, che di due ha fatto uno!
La Santità nella Vita normale - Don Luigi Maria Epicoco
La preghiera è un modo per entrare nel vivo di questo cammino. In un’epoca caratterizzata da prove e difficoltà, dove la famiglia vive e affronta sfide e fatiche, parlare di santità familiare potrebbe sembrare anacronistico. Ecco allora l’importanza che riveste l’arma della preghiera per vivere in pienezza il sacramento nuziale. La relazione con Dio, infatti, consente ai coniugi cristiani di ravvivare ogni giorno la Grazia ricevuta che li sostiene nelle fatiche e nelle lotte quotidiane. La nostra vita può sempre essere un cammino di santità personale, di coppia o familiare, una via per crescere nell’amore verso l’altro. Ciascun componente della famiglia, bambino, giovane, genitore o nonno, è chiamato a riscoprire in sé una chiamata alla santità.

La "Piccola Via" di Santa Teresa di Lisieux e la Fiducia
Il percorso di conversione della mentalità ecclesiale sulla santità matrimoniale ha avuto contributi straordinari, tra cui quello di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, i Santi Luigi e Zelia Martin. Loro, prima di sposarsi, sentivano la chiamata alla radicalità del Vangelo nella vita consacrata, ma le circostanze manifestarono per loro una strada diversa: quella del matrimonio. Lì si ritrovarono a vivere l’eroismo delle virtù e la radicalità del Vangelo non in convento, ma nella comunione del matrimonio, formando una “Chiesa domestica”. Donarono così alla Chiesa la bellezza e la santità della famiglia nel matrimonio, mostrando che la comunione è il cuore del convento, e che l'unità e il dono reciproco della vita sono il cuore della carità.
La loro figlia, Santa Teresa, pur vivendo in clausura, con la sua "piccola via" afferma e esalta l’universalità della santità: «Nel cuore della Chiesa sarò l’amore». La sua spiritualità è fatta di confidenza e amore, un abbandono fiducioso a Dio. Ella non comprende le anime che hanno paura di un «così tenero Amico». Riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio è sufficiente. L'amore di Dio caccia ogni timore, e il ricordo delle proprie colpe, lungi dal bloccare, parla di misericordia e amore.
Teresa trae conseguenze di massima importanza per la santificazione: in primo luogo, l’esaltazione dell’amore di Dio al di sopra di ogni merito e di ogni opera umana, in cui risiede il segreto della grazia e della santità. In secondo luogo, l’importanza essenziale della confidenza audace e dell’abbandono al disegno di Dio, che contempla la santificazione dell’uomo più come un dono gratuito della misericordia di Dio che il frutto degli sforzi e delle iniziative umane.
Per percorrere questo cammino di santità è necessario liberarsi dall’orgoglio di voler fare da noi, di voler dividere a metà con Dio l’opera della nostra santificazione. La santità non è fortuna di pochi “superdotati” o “superuomini”, ma è un eroismo della fiducia che accompagna la vita di tutti i cristiani. «Se sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10), perché la nullità della creatura promuove il tutto di Dio. La sua creaturalità riconosciuta, amata e offerta muove l’onnipotenza del Creatore. La totale incapacità del bambino fa da piedistallo all’amore del papà. E nulla è piccolo di ciò che è fatto per amore.
Questo richiede una grande confidenza in Dio, saper perdere nel cuore di Gesù ogni preoccupazione. Questo abbandono in Dio, a volte non semplice, può essere eroico, e con questi atti di confidenza si attira l’aiuto divino. Teresa, trovando nel Vangelo tutto ciò che è necessario alla sua anima, comprendeva che «il regno di Dio è dentro di noi». Gesù non ha bisogno di libri o dottori per istruire le anime; Egli, il dottore dei dottori, insegna senza rumore di parole, guidando e ispirando in ogni istante. Vivere la Parola di Gesù è l'unica condizione della felicità e la prova dell'amore per Lui, perché «la parola di Gesù è lui stesso, lui Gesù, il Verbo, la parola di Dio».
