La Veglia di Pentecoste: Storia, Rito Antico e Rinnovamento Liturgico

La Veglia di Pentecoste, pur trovando un consenso crescente nell'attuale prassi ecclesiale, si manifesta spesso in forme diverse e con grande creatività, spaziando da celebrazioni liturgiche a momenti di spettacolo, conferenze o testimonianze personali. Tuttavia, una raccomandazione ricorrente in vari libri liturgici e documenti della Chiesa sottolinea l'importanza di questa Veglia, concepita ad immagine della Veglia pasquale e celebrata nelle ore serali della vigilia.

Illustrazione della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli nel Cenacolo

Origini e Evoluzione Storica della Veglia di Pentecoste

Si sa che la Chiesa fin dalla più remota antichità ebbe una Veglia anche a Pentecoste. Essa era fondamentalmente una riduzione di quella pasquale e serviva come sede supplementare per conferire i sacramenti dell’Iniziazione cristiana a coloro che non avevano potuto riceverli nella notte di Pasqua. Tale Veglia, celebrata in seguito al mattino della vigilia di Pentecoste (come del resto avvenne per la Veglia pasquale), fu soppressa con la riforma delle rubriche del 1960. La riforma liturgica successiva ha ripreso l’invito a celebrare questa Veglia, naturalmente in tempi e con criteri del tutto rinnovati, in analogia alla Veglia pasquale.

La Pentecoste Ebraica e l'Effusione dello Spirito Santo

La Pentecoste ebraica, corrispondente alla "festa delle settimane" o "festa della mietitura" di cui si parla nell'Antico Testamento, era nata come ringraziamento a Dio per le primizie della terra. Questa festa cadeva il cinquantesimo giorno dal "giorno dopo il sabato" di Pasqua, secondo quanto dice Lv 23,11. Come l'offerta di un covone d'orzo segnava l'inizio della stagione del raccolto, così l'offerta di un pane prodotto con il grano nuovo ne segnava il termine. L'offerta sacrificale consisteva in due forme di pane lievitato fatto con due decimi di efa, oppure farina prodotta con il grano nuovo (Lv 23,17; Es 24,22). Venivano offerti anche due agnelli dell'anno, come sacrificio di pace, e un capro per l'espiazione dei peccati, insieme con l'olocausto di sette agnelli senza difetto, un vitello e due arieti (Lv 23,18-19). Seguendo questa interpretazione, gli ebrei moderni passano la vigilia della festa leggendo la Legge o altre Scritture appropriate. Nell'ottica cristiana, Siracide 24,23 afferma che nella legge mosaica viene consegnato all'uomo il dono della Sapienza divina, che è lo Spirito Santo.

Tavole della Legge sul Monte Sinai

Al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua, lo Spirito Santo promesso da Gesù scese copiosamente sui discepoli radunati nel Cenacolo, dando inizio alla missione salvifica della Chiesa tra i popoli di ogni lingua e nazione. Questo battesimo in Spirito Santo e fuoco, profetizzato già dal Battista (Mt 3, 11-12), si compì con dei segni straordinari, descritti negli Atti degli Apostoli: "Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" (At 2,1-4).

La potenza con la quale lo Spirito Santo discese a Pentecoste richiama i segni che accompagnarono la manifestazione divina sul Sinai per la consegna della Legge a Mosè, quando "vi furono tuoni e lampi" e il monte "era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco" (Es 19, 16-19), a indicare la maestà di Dio e l’unico disegno divino che lega l’Antica e la Nuova Alleanza, il vecchio e il nuovo Israele. Migliaia di Giudei, giunti in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pentecoste, provenienti dalle più varie nazioni, rimasero sbalorditi nel constatare che gli apostoli riuscivano a parlare qualsiasi lingua ("Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?").

La nuova Pentecoste, al culmine dei giorni di intensa preghiera seguiti all’Ascensione, manifestò invece i primi frutti visibili della Chiesa nascente, chiamata ad annunciare la necessità della conversione a Cristo e guidata dal Suo vicario in terra, Pietro. Il quale confutò subito coloro che preferivano deridere ("si sono ubriacati di mosto") anziché accogliere i segni e convertirsi, e spiegò a tutti i Giudei presenti che i prodigi operati dagli apostoli non erano altro che un dono di Gesù crocifisso e risorto, nonché compimento delle profezie. Molti credettero. La predicazione degli apostoli in altre lingue è un elemento nuovo e significa che il messaggio di Gesù non è destinato solo agli ebrei ma è universale. In seguito, lo Spirito Santo è donato anche agli stranieri non circoncisi che nella dimora del centurione Cornelio ascoltano il Verbo, prima di essere battezzati nel Suo nome (Atti 10).

Nel Vangelo di Giovanni è lo stesso Gesù risorto che trasmette lo Spirito Santo agli apostoli, alitando su di loro durante la sua apparizione nel cenacolo avvenuta la sera di Pasqua. L'episodio viene chiamato Pentecoste giovannea, per distinguerlo dalla Pentecoste lucana descritta negli Atti degli Apostoli. Secondo alcuni studiosi si tratta dello stesso evento, ambientato dai due evangelisti in due momenti diversi.

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Il Rito Antico della Veglia di Pentecoste (Pre-1960)

La celebrazione liturgica della Pentecoste, solennità che conclude il Tempo Pasquale, risale al periodo apostolico, come scriveva già sant’Ireneo (c. 130-202). In Tertulliano (De bapt. xix) la festa appare già ben definita. Almeno a partire dal IV secolo si diffuse l’uso di battezzare alla vigilia di Pentecoste quei catecumeni che non erano riusciti a ricevere il Battesimo la notte di Pasqua. Le Costituzioni Apostoliche (V, xx, 17) dicono che Pentecoste durava una settimana, ma in Occidente l'ottava si cominciò a celebrare in periodo più tardivo. Con la riforma liturgica del 1969 è stata soppressa l’Ottava di Pentecoste, ma non mancano le istanze di sacerdoti e gruppi ecclesiali che ne chiedono il pieno ripristino per la forma ordinaria del Rito romano (nei libri liturgici della forma straordinaria è invece sempre indicata).

Il rito vigiliare della Pentecoste, secondo il tipo originario romano, constava, come nella notte pasquale, di dodici lezioni scritturali. Queste venivano ripetute tanto in greco che in latino, ed erano intercalate dal canto delle Odi profetiche e delle collette pontificali. La prima lezione di questa notte corrispondeva alla terza della veglia pasquale e descriveva il sacrificio d’Abramo (Gen 22,1-19). Isacco si offrì in olocausto, ma non perdé la vita sull’ara, perché il Signore fu soddisfatto del suo pio proposito e lo costituì padre d’un popolo sterminato. Così Gesù non rimase vittima della morte nel sepolcro, ché il Padre lo richiamò a vita gloriosa il terzo giorno, e lo costituì primogenito dei redenti e capo dell’immensa famiglia.

Le collette che seguivano le letture erano quelle stesse del Sacramentario Gregoriano. Dopo la prima lettura, il sacerdote prendeva la parola e recitava la colletta seguente: "O Signore, che nell’atto di fede energica praticato da Abramo, hai offerto un esempio al genere umano; ci concedi altresì di dissipare la malizia della nostra volontà, e di compiere sempre rettamente i tuoi precetti."

La seconda lezione corrispondeva alla quarta della veglia di Pasqua (Es 14,24-31). La preghiera associata diceva: "O Dio, che mediante i fulgori del nuovo patto disvelasti il mistero che si celava nei prodigi compiuti negli inizi della creazione; cosicché il Mar Rosso esprime il tipo del sacro fonte, ed il popolo liberato dalla schiavitù d’Egitto preannunzia il sacro mistero del popolo cristiano..."

La terza lezione corrispondeva all'undicesima della vigilia pasquale e faceva da introduzione alla grande Ode del Deuteronomio (Dt 32,1-43). La preghiera recitava: "O Dio, gloria dei tuoi fedeli e vita dei giusti, tu che per mezzo del tuo servo Mosè mediante il canto del sacro Carme ti proponesti per iscopo il nostro ammaestramento, deh! compi ora l’opera della tua misericordia verso tutti i popoli; ci concedi la vita beata, allontana da noi il terrore; affinché quello che era stato minacciato in senso di condanna, ridondi adesso in rimedio onde conseguire l’eternità."

Seguiva una preghiera che illustrava il senso devoto: "O Dio eterno ed onnipotente, che per mezzo dell’unigenito Figlio tuo dimostrasti d’essere tu stesso il coltivatore della tua Chiesa; mentre nella tua bontà, d’ogni tralcio che reca frutto nel medesimo tuo Cristo, il quale è la vera vite, tu ti prendi sollecita cura, perché fruttifichi copiosamente; deh! non permettere che le spine dei peccati ricoprano i tuoi fedeli, quelli cioè che, al pari d’un vigneto, tu trasferisti d’Egitto in grazia del fonte battesimale; affinché, santificati ed agguerriti dal tuo Spirito, rechino frutto copioso di buone opere."

Una graziosa colletta, con uno spiccato carattere battesimale, era pronunciata dopo altre letture (come Gioele 3,1-5 o Baruc 4,36-5,9 o Ezechiele 36,23-38): "O Signore, Dio di fortezza, che risollevi ciò che è abbattuto, e dopo d’averlo risollevato lo conservi; deh! accresci il numero dei popoli che debbono essere rigenerati nel tuo santo nome; onde quanti verranno ora mondati mercé il sacro lavacro, siano sempre indirizzati al bene delle tue ispirazioni." Questa orazione, da principio, precedeva immediatamente il canto delle litanie che si eseguiva "discendendo" in processione al battistero, accompagnato dal salmo 41: "Siccome cervo, ecc."

Rappresentazione storica di una processione battesimale

Dopo il battesimo, si risaliva nella basilica a celebrare la Messa vigiliare, che era priva d’Introito. La preghiera d'inizio aveva un carattere battesimale: "Risplenda su di noi, o Dio onnipotente, il tuo fulgore, e lo Spirito Santo rischiari col raggio del tuo lume i cuori di coloro che testé sono stati rigenerati alla tua grazia". Segue la narrazione degli Atti degli Apostoli (At 19,1-8), in cui Paolo battezza alcuni discepoli di Giovanni a Efeso. Il Vangelo (Giov 14, 15-21) era tutto sulla venuta dello Spirito Santo, e sull’ufficio suo di consolatore e di maestro delle anime nella via della verità. A differenza delle messe ordinarie, al Vangelo non si recavano i soliti candelabri, perché la cerimonia si svolgeva di notte, quando l’ambone era tuttavia rischiarato dal grande cereo (Eucharistia lucernaris), benedetto ed acceso dal diacono al tramontare del sole del sabato precedente, allorché incominciava l’ufficio vigiliare.

Nell’anafora, giusto l’uso tradizionale romano, s’inseriva la commemorazione dell’odierna festa, che si ripeteva pure durante l’intera ottava di Pentecoste: "Gesù, asceso che fu al più alto dei cieli ed assiso alla tua destra, in questo giorno diffuse sopra i tuoi figli di adozione quello Spirito divino che Egli aveva loro promesso. E la terra se giubila, ne ha ben ragione." Il verso offertoriale era derivato dal salmo 103: "Tu invierai il tuo Spirito, ed essi saranno tratti all’essere. Tu allora rinnoverai la faccia della terra." L’antifona della Comunione, "Se alcuno ha sete, venga a me, e beva", era ben appropriata, richiamando il grido di Gesù nell’ultimo giorno della solennità dei Tabernacoli. L'acqua della grazia simboleggia lo Spirito Santo e le onde battesimali da lui fecondate. Nella colletta dopo la Comunione si supplicava il Signore che il suo Spirito purificasse i cuori con i suoi ardori di amore, penitenza e fervido zelo.

Manoscritto antico di un Sacramentario Gregoriano

La Struttura della Veglia nella Riforma Liturgica Attuale

La riforma liturgica riprende l’invito a celebrare la Veglia di Pentecoste, offrendo un ricco lezionario per celebrare un’autentica Veglia, non più al mattino, ma nell’ora più consona dopo i primi vespri. L'attuale Messa vigiliare, infatti, offre un ricco lezionario per celebrare un’autentica Veglia di Pentecoste, non più al mattino, ma nell’ora più consona dopo i primi vespri. Il lezionario prevede 6 letture: 4 letture sono tratte dall’Antico Testamento, un brano dal Nuovo Testamento (dalla Lettera ai Romani) e uno dal Vangelo di Giovanni. Le classiche quattro parti della Veglia pasquale possono così rispecchiarsi anche nella Veglia di Pentecoste:

  • Liturgia della Luce: Anche se non viene esplicitamente affermato, la Veglia potrà essere arricchita da un adeguato lucernale, essendo celebrazione notturna.
  • Liturgia della Parola:
    • Introduzione alle letture: "Fratelli carissimi, entrati nella vigilia di Pentecoste, sull’esempio de­gli apostoli e dei discepoli che con Maria, Madre di Gesù, persevera­vano nella preghiera nell’attesa dello Spirito promesso dal Signore, ascoltiamo ora, con cuore disponibile, la parola di Dio. Meditiamo sulle opere realizzate da Dio per il suo popolo e preghiamo affinché lo Spirito Santo, che il Padre ha inviato ai credenti come anticipa­zione, porti a compimento la sua opera nel mondo." (Messale Romano, p. 252)
    • Primo "luogo": Libro della Genesi (Gen 11,1-9) - La Torre di Babele: "La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra." Seguono silenzio, riflessione, Salmo 33,10-15 o canto di lode, e l'orazione: "Venga su di noi, o Padre, il tuo santo Spirito, e con la sua potenza abbatta le barriere che dividono i popoli: sulla terra si formi una sola famiglia e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen." (Messale Romano, p. 253)
    • Secondo "luogo": Libro dell’Esodo (Es 19, 3-8a.16-20b) - Il Signore sul Sinai: "Il Signore scese sul monte Sinai davanti a tutto il popolo." Seguono silenzio, riflessione, Salmo 19,8-12 o Daniele 3,52-56 o canto di lode, e l'orazione: "O Dio dell’alleanza antica e nuova, che ti sei rivelato sulla santa montagna e nel fuoco della Pentecoste, accendi in noi la fiamma del tuo amore, perché la Chiesa, radunata da tutti i popoli, accolga con gioia la legge eterna del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen." (Messale Romano, p. 253)
    • Terzo "luogo": Libro di Ezechiele (Ez 37,1-14) - Le ossa inaridite: "Ossa inaridite, infonderò in voi il mio spirito e rivivrete." Seguono silenzio, riflessione, Salmo 107,2-9 o canto di lode, e l'orazione: "Esulti sempre il tuo popolo, o Dio, per la rinnovata giovinezza nello Spirito Santo, e come ora si allieta per la dignità filiale ritrovata, così attenda nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen." (Messale Romano, p. 254)
    • Quarto "luogo": Libro di Gioele (Joël 3,1-5) - Effusione dello Spirito: "Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo." Seguono silenzio, riflessione, Salmo 104,1-2.24-25.27-30 o canto di lode, e l'orazione: "Compi, o Signore, la tua promessa su di noi, perché lo Spirito Santo con la sua venuta ci renda davanti al mondo testimoni del Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen." (Messale Romano, p. 253)
    • Gloria e Colletta: "Dio onnipotente ed eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta giorni, rinnova il prodigio della Pentecoste: fa’ che i popoli dispersi si raccolgano insieme e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen." (Messale Romano, p. 251)
    • Quinto "luogo": Epistola (Rm 8,22-27) - Lo Spirito intercede: "Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili."
    • Sesto "luogo": Vangelo (Gv 7,37-39a) - Fiumi di acqua viva: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva."
    Per mantenere il carattere della celebrazione vigiliare, si può omettere non più di una lettura tratta dall’Antico Testamento. Ogni lettura può essere seguita da un momento di riflessione (con un breve commento o riflessioni preparate/spontanee), il salmo responsoriale previsto o un canto/preghiera di lode, e conclusa con una preghiera.
  • Liturgia Crismale: In analogia con la liturgia battesimale della Veglia pasquale, si potrà pensare ad una liturgia crismale, che mediante una solenne professione di fede rinnovi nei fedeli il dono dello Spirito Santo ricevuto nel sacramento della Confermazione.
  • Liturgia Eucaristica.
Schema delle quattro parti della Veglia di Pentecoste

Il Ruolo della Beata Vergine Maria nella Pentecoste

La missione materna di Maria era iniziata già allora, presente al Cenacolo insieme agli apostoli. Dal 2018, per decisione di papa Francesco, il Lunedì di Pentecoste viene celebrato liturgicamente come "Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa".

Secondo il precetto di iperdulia, la venerazione dell'Immacolata Vergine Madre di Dio precede, per potere intercessorio presso Cristo e presso lo Spirito Santo, quello di san Giuseppe, degli Apostoli e degli altri Santi. Secondo la narrazione biblica, Maria non ricevette lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste come gli apostoli, essendo già ricolmata della sua divina presenza e dei Suoi doni dal tempo dell'Annunciazione dell'angelo (Luca 1:34: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo").

Maria fu "causa dispositiva" della discesa dello Spirito Santo sui Dodici, quel tipo di causa che rende possibile e facilita un determinato effetto, che in questo caso è la scelta di Dio Padre e di Dio Figlio di donare lo Spirito Santo agli apostoli. L'unica menzione di Maria nell'intero Libro degli Atti è in Atti 1:12-14 in merito alla "concorde" preghiera apostolica e con le altre donne. In questo modo, la presenza di Maria Vergine nel giorno di Pentecoste non risulta né confermata né esclusa esplicitamente dalla Scrittura. La sovrabbondanza dei Suoi carismi in Maria, già prima del giorno di Pentecoste, rese possibile il fatto che l'intercessione di una creatura umana convincesse Dio a concedere ai Dodici una grazia equivalente al sacrificio di croce del Redentore.

Icona della Vergine Maria in preghiera con gli Apostoli

Sfide e Prospettive per la Celebrazione

La libertà che attualmente la Chiesa permette con indicazioni alquanto generali potrebbe offrire l’occasione per determinare con più precisione e competenza una Veglia di Pentecoste che possa stare all’altezza qualitativa della Veglia pasquale ed edificare così i fedeli con una ritualità degna della solennità del mistero celebrato.

Il pericolo che può insidiare la pastorale odierna è duplice: da un lato, quello di lasciar perdere queste indicazioni liturgiche, abbassando la Pentecoste ad una normale domenica priva della tipicità dei riti previsti dalla tradizione; dall’altro lato, quello di sostituire alla Veglia celebrazioni fragili di composizione privata e continuamente variabili secondo gli umori del momento, che sarebbero prive del valore e dell’efficacia propri di un’azione liturgica.

Ancora nel XIX secolo esisteva in Italia l'uso di far piovere dall'alto sui fedeli, durante la messa di Pentecoste, dei petali di rose rosse, per evocare la discesa dello Spirito Santo, una tradizione suggestiva che evidenziava il significato profondo della festa.

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