La Chiesa di Santa Maria della Libera è il cuore spirituale e l’origine toponomastica della strada omonima, un tassello fondamentale nel tessuto storico e religioso del Vomero. Questa chiesa rappresenta l’eco di una devozione profondamente radicata nella cultura napoletana: il culto della Madonna della Libera, invocata storicamente come protettrice contro le grandi calamità, in particolare le epidemie di peste e la schiavitù. Pur sorgendo in un quartiere la cui architettura predominante è quella moderna e borghese dei primi del Novecento, l’edificio affonda le sue radici in epoche ben più remote.

Le Origini e la Fondazione
La chiesa fu fondata, assieme “ad un comodo monasterio” per 12 frati domenicani, dal notabile Annibale Cesareo. Egli, nel 1572, comprò il terreno e si adoperò per superare il divieto di costruzione allora vigente in quella parte “della montagna” vomerese. Nel 1590 fu posta la prima pietra per l'edificazione del complesso.
Un elemento cruciale della sua storia è legato alla comunità dei Domenicani, i quali, a partire dal 1585, ne assunsero la gestione, provenendo dalla soppressa cappella di San Domenico di Guzmán. Questa presenza monastica contribuì a consolidare l’importanza del luogo nel corso dei secoli, facendolo passare da semplice luogo di culto a punto di riferimento per la zona.
Poco dopo l'inizio dei lavori, il Cesareo, deluso dal fatto che i frati non rispettavano il patto di riservargli un monumento funerario nella Chiesa, sospese i finanziamenti. Nel 1601, dirottò i fondi verso la Chiesa detta, dal suo nome, della Cesarea, dove trovò sepoltura in un monumento scolpito da Michelangelo Naccherino.
Ruolo Storico e Ausiliario
Nei secoli successivi la chiesa funzionò da succursale (ausiliaria) della parrocchia di Santa Maria del Soccorso all’Arenella, che fino a metà Ottocento è stata l’unica parrocchia a curare le anime degli abitanti della collina, dai Camaldoli fino a Via Manzoni. In effetti, Santa Maria della Libera è stata nei secoli scorsi la Chiesa di riferimento della zona che da Belvedere arrivava a Villanova.

Espropri, Danneggiamenti e Restauri nel XIX e XX Secolo
Il convento dei Domenicani fu espropriato più volte, a cominciare dal 1809, fino al 1866, quando diventò di proprietà del Comune. Dopo l'esproprio, il complesso ha ospitato la scuola elementare "Giuseppe Quarati" e la scuola media "Andrea Belvedere". Nonostante questi cambiamenti, la chiesa continuò ad essere officiata.
Già malandata, la struttura fu danneggiata dal terremoto del 1930. Nel 1931 fu ceduta dai Domenicani alla Curia e, eretta a parrocchia nel 1932, fu restaurata e riaperta al culto il 5 maggio 1935. Un ulteriore restauro fu completato nel 1991.
La storia del Vomero e del Petraio raccontata in Vespa
Trasformazioni Architettoniche e Elementi Attuali
I restauri susseguitisi nel tempo hanno profondamente modificato la Chiesa originaria barocca. Di essa restano oggi solo due cappelle laterali e qualche arredo interno, come tele e balaustre marmoree. Nel secondo Novecento, la lunghezza originaria dell'edificio è stata raddoppiata, alterando ulteriormente la sua fisionomia storica.
La Congrega del Santissimo Rosario del Vomero
Dal portone situato a sinistra della facciata della chiesa si accede alla Congrega del Santissimo Rosario del Vomero. Questa istituzione, sebbene la sua architettura attuale sia ottocentesca, ha origini molto più antiche, comparendo già in un documento notarile del 1623. Nella Congrega sono custodite le quattro statue dei Personaggi Sacri, elementi fondamentali della tradizionale processione di Pasqua ad Antignano.
