La Porpora e i Colori: Simbolismo e Storia negli Abiti Religiosi e Civili

I colori hanno sempre rivestito un significato profondo nelle diverse culture e religioni, comunicando status, identità e simboli sacri. Tra questi, la porpora si distingue per la sua ricca storia e la sua costante presenza, dagli abiti sacerdotali dell'antico Israele fino ai paramenti liturgici della Chiesa Cattolica Romana e alle vesti degli imperatori romani, simboleggiando regalità, sacrificio e consacrazione.

Tessuti in porpora, viola e rosso, con simboli antichi

La Porpora nell'Antico Sacerdozio Ebraico

Fin dai tempi più antichi, la porpora era un colore distintivo per le vesti sacre. Come narrato nell'Esodo (39, 1), «Con porpora viola e porpora rossa e con scarlatto fecero vesti liturgiche per officiare nel santuario. Fecero le vesti sacre di Aronne come il Signore aveva ordinato a Mosè». Questo indica come la cura del dettaglio e lo sguardo d'insieme fossero aspetti fondamentali che conducevano l'uomo a comprendere la volontà di Dio per la salvezza. Anche il manto dell'efod era "tutto di porpora viola", impreziosito da melagrane di porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto, realizzate per officiare come il Signore aveva ordinato a Mosè.

Insieme all'oro, la porpora era il segno della consacrazione dei sacerdoti e la legittimazione del loro ministero: quello di "entrare alla presenza del Signore" nella Sua Dimora. I sacerdoti erano mediatori di quell'amore di Alleanza e della cura che Dio si prendeva del destino di un popolo in cammino verso la libertà e la felicità nella Terra Promessa. Il rosso dell'efod, gemmato d'oro, rendeva ai sacerdoti il segno del contatto col Santo. Anche alla beata Maria Maddalena dell’Incarnazione Gesù si è rivelato attraverso dei colori, mostrandole angeli in vesti bianche e rosse, ma nella grande liturgia del tempio il colore di chi officiava era la porpora, sia rossa che viola.

🐚🟥 I FENICI - Navigatori, Mercanti e Inventori (Rosso Porpora, Vetro Soffiato e Alfabeto Fonetico) 🔤

La Porpora nella Roma Antica: Abiti, Rango e Simbolismo

Per comprendere l'abbigliamento dei Romani, occorre anzitutto distinguere l'era monarchica e repubblicana da quella imperiale. La porpora, per i Romani, era il colore dei cavalieri e un simbolo di rango elevato. La passione per vesti sgargianti risale ad epoche lontanissime, e le fonti antiche offrono preziose informazioni su questo fenomeno.

Toga: L'Indumento del Cittadino Romano

La toga, generalmente di lana, era un pezzo unico a semicerchio, lunga tre volte e larga due volte l'altezza di chi la indossava. Le lane migliori italiane per la toga erano quella Apula e quella Tarentina; fuori dal suolo italico erano apprezzatissime la lana Attica, la Laconica, la Laodicea, la Betica e quella di Mileto. La toga veniva indossata, piegata orizzontalmente nel mezzo per formare spesse pieghe, poi poggiata sulla spalla sinistra, di modo che un terzo della lunghezza cadesse sul davanti. Il resto dell'indumento traversava diametralmente la schiena, coprendo la spalla destra, posato sul polso destro e risaliva avvolgendo la spalla sinistra.

La toga era l'abbigliamento ufficiale delle alte cariche, dal senatore al console, al magistrato, al politico e al ricco in genere. Era comunque vietata agli stranieri, agli schiavi e ai liberti. Per indossarla c'era uno schiavo specializzato, il vestiplicus, che sin dalla sera precedente ne disponeva le pieghe per facilitare il lavoro il giorno successivo. Sebbene la toga rimanesse l'abito formale per eccellenza e fosse obbligatoria per l'imperatore, cominciò a decadere per i dignitari, che la usavano solo ufficialmente, in senato, in tribunale, a corte, nei circhi e nei teatri. Per il resto, i Romani preferirono l'uso del più pratico pallium, molto simile all'himation greco, o della lacerna, un pallium colorato, o della paenula, un pallium con cappuccio.

  • La toga candida era una veste di lana bianca che portavano i pretensori dei magistrati, da cui il nome "candidati". Veniva sbiancata con un bagno in calce liquida, rovinandosi facilmente, ma era d'obbligo per l'immagine di una persona pulita e candida.
  • La toga pretesta, bordata di porpora, era riservata ai ragazzi fino all'età di 16 anni ed era la stessa toga usata dai senatori, solo che la porpora era un'imitazione e meno costosa. Prevalse l'uso di far indossare la pretesta ai ragazzi di condizione patrizia, in particolare quella dei figli di ex magistrati era bordata da una striscia di porpora.
  • La toga palmata era la veste del trionfo.
  • La toga picta presentava varie decorazioni ricamate, dal III secolo a.C.
  • La toga pura era quella che non aveva alcun lavoro né segno di porpora, e questa vestivano coloro che nel primo giorno comparivano nel foro.

La Tunica: Veste Quotidiana e Simbolo di Status

La tunica, in latino Tunica, era un vestimento che si portava immediatamente sotto la Pretesta o Toga. Inizialmente era senza maniche, poi con maniche corte che non superavano la cintura. La sua lunghezza sul davanti giungeva alle ginocchia, mentre dietro doveva essere più lunga fino ai polpacci. Chi usciva da queste misure e le usava più lunghe era stimato "vizioso e molle". Il basso volgo le usava bianche di lana o rosse, mentre le Persone nobili la portavano di Porpora. Serviva anche come camicia, e gli uomini la indossavano con una cintura di cuoio o stoffa alla vita. Col tempo, la tunica divenne lunga fino ai piedi.

Nel III secolo d.C. si usarono anche larghe maniche sino ai polsi, come la Dalmatica, in lino, lana o seta, che alcuni portavano al posto della toga. Augusto, notoriamente freddoloso, ne indossava anche quattro durante l'inverno. I clavi, due strisce color porpora, si cucivano su tunica e toga a indicare il rango e la ricchezza; erano carissimi, essendo il colore porpora costosissimo. I clavi venivano posti davanti e dietro, sopra le spalle, ricadendo perpendicolari sui piedi. I Senatori potevano indossare ampie clavi, gli equites clavi più strette.

Altre Vesti e Copricapi

Il Birro (in latino Byrrhus, vel Amphimallon aut Gausapia) era una veste non più lunga delle braccia con un cappuccio, foderata tutta di pelli pelosi. La Synthesis era la sostituzione delle toghe nei banchetti serali, che avrebbero dato impiccio durante la cenatio. La Paenula era un indumento invernale, una mantella di lana pesante o di pelle sottile, usata soprattutto per la pioggia, quasi sempre chiusa con l'unica apertura per la testa e un cappuccio cucito dietro. Il Paludamentum, usato nell'esercito, era un mantello simile alla clamide greca, riservato al comandante in capo. La Caracalla, o mantello gallico, in vari colori, o cocullus, si diffuse parecchio nell'esercito. Di solito gli uomini non indossavano cappelli, coprendo la testa con la toga quando faceva molto freddo. Gli ornamenti sul capo erano per l'imperatore, una corona di foglie d'alloro anche in oro, o per i trionfatori, una corona d'alloro semplice.

Ricostruzione storica di un patrizio romano in toga pretesta

La Porpora nel Cristianesimo Primitivo e il Sacerdozio di Cristo

La porpora assume un significato profondo anche nel contesto cristiano. Non essendo un "figlio di Levi", Gesù non aveva un ruolo né un'autorità sacerdotale come quelli descritti nel testo di Esodo. Tuttavia, anche lui, alla fine, indossò un abito di porpora. Furono i soldati romani che, per sbeffeggiarlo, vestirono di porpora Gesù; ma per i cristiani quella porpora è il segno di un sacerdozio perfetto, nuovo, unico: quello di chi fa del suo corpo e del suo sangue una "porpora" di grazia, d'amore, di salvezza e di redenzione per l'intera umanità.

La prima a tessere simbolicamente un mantello di porpora per quel "Sommo Sacerdote" che è Gesù, fu una donna originaria di Tiatira, di nome Lidia, che Paolo incontrò a Filippi, in Macedonia; a casa sua nacque la prima chiesa d'Europa. Anche lo scapolare di alcuni ordini religiosi, in una tinta di rosso che somiglia al moderno borgogna, evoca il sangue del Salvatore versato per la nostra salvezza, mentre l'abito candido rimanda al pane eucaristico, segno del Corpo che accompagna come viatico nel viaggio della vita.

I Colori Liturgici nella Chiesa Cattolica Romana

I colori degli abiti dei sacerdoti del Sinai ancora oggi richiamano quelli dei copricapi delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, come la porpora viola sul tricorno dei vescovi e quella rossa sulla berretta dei cardinali. La diversità dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati e il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell'anno liturgico, come stabilito dal Messale Romano nel capitolo VI.

Significato dei Colori Liturgici

  • Bianco: Si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo pasquale e natalizio, nelle celebrazioni del Signore (escluse quelle della Passione), nelle feste e nelle memorie della beata Vergine Maria, dei Santi Angeli, dei Santi non Martiri, nelle solennità di Tutti i Santi (1 novembre), di San Giovanni Battista (24 giugno), di San Giovanni Evangelista (27 dicembre), della Cattedra di San Pietro (22 febbraio) e della Conversione di San Paolo (25 gennaio).
  • Rosso: Si usa nella Domenica di Passione (o delle Palme) e nel Venerdì Santo, nella Domenica di Pentecoste, nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella festa natalizia degli Apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei Santi Martiri.
  • Verde: Si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo ordinario.
  • Viola: Si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima. Può essere usato negli Uffici e nelle Messe per i defunti. In Messico, i monaci adoratori che seguono le orme di Madre Maria Maddalena vestono la porpora viola, colore solenne della regalità.
  • Nero: Si può usare, dove è prassi consueta, nelle Messe per i defunti.
  • Rosaceo: Si può usare, dove è tradizione, nelle domeniche Gaudete (III di Avvento) e Laetare (IV di Quaresima).

Nei giorni più solenni si possono usare vesti festive più preziose, anche se non sono del colore del giorno. Le Conferenze Episcopali possono stabilire e proporre alla Sede Apostolica adattamenti conformi alle necessità e alla cultura dei singoli popoli.

L'Abito Talare: Storia e Variazioni cromatiche

L'abito talare (o veste talare, o più semplicemente, la talare) è la tipica veste ecclesiastica del clero cattolico romano e ambrosiano. La parola "talare" deriva dal latino talus, "tallone", proprio perché la veste scende fino ai piedi. Essa prende origine dalla veste dei sacerdoti ebraici che giungeva fino al tallone. Si abbina in genere a una cintura portata alla vita, del colore corrispondente alla dignità ecclesiastica.

  • I presbiteri usano la talare interamente nera sia quando indossano l'abito piano che l'abito corale. Quando indossano l'abito piano, possono aggiungere il ferraiolo di medesimo colore in occasioni civili di particolare solennità. I parroci che ne avessero diritto, in occasioni solenni, possono utilizzare una mantellina con bottoni rossi.
  • I Prelati d'onore di Sua Santità, i protonotari apostolici soprannumerari, i Prelati Superiori dei Dicasteri della Curia romana che non hanno la dignità episcopale, gli uditori della Sacra Rota Romana, il promotore generale di giustizia e il difensore del Vincolo presso il Supremo tribunale della Segnatura apostolica, i protonotari Apostolici de numero, i chierici della Camera apostolica, i prelati dell'Anticamera Pontificia e i vescovi indossano la talare nera con filettature, bordini, cuciture, asole e bottoni paonazzi per l'abito piano. Quando indossano l'abito piano, eccetto i prelati d'onore di Sua Santità, possono aggiungere il ferraiolo di colore paonazzo in occasioni civili di particolare solennità.
  • I cardinali usano la talare nera con filettature, bordini, cuciture, asole e bottoni rosso ponsò per l'abito piano. In occasioni civili di particolare solennità, possono aggiungere il ferraiolone di colore rosso marezzato. In alcune funzioni liturgiche indossano una talare tutta di colore rosso ponsò (porpora cardinalizia).
  • Il Papa usa la talare completamente bianca in lanetta, sia quando veste l'abito talare sia l'abito corale. Quando papa Benedetto XVI rinunciò al ministero petrino, decise di continuare a indossare l'abito talare bianco, omettendo l'uso della pellegrina e della fascia.

Quando l'abito talare è indossato fuori dalle funzioni liturgiche, è completato dalla pellegrina, dalla fascia, dallo zucchetto, dalla croce pettorale con catena e dall'anello episcopale. Tali accessori sono obbligatori per i vescovi, i cardinali e il papa, mentre per i presbiteri è richiesto l'impiego della sola veste talare, dato che non possiedono la facoltà di indossare la croce pettorale e l'anello episcopale; l'uso degli altri accessori rimane per loro facoltativo. Tutti i chierici, quando indossano l'abito piano, possono anche adoperare il saturno, un copricapo circolare, di colore rosso per il papa e nero per tutti gli altri. Il saturno del papa è dotato di ornamenti dorati, mentre quello di vescovi e cardinali può essere ornato con corde e fiocco (verde per i vescovi, rosso e dorato per i cardinali). Sul lato sinistro della tonaca, all'altezza del petto, i sacerdoti portano un distintivo con il nome di Cristo e il titolo della sua Passione (Jesu XPI Passio) inciso a lettere bianche su un cuore sormontato da una piccola croce bianca, e con i tre chiodi in basso.

Infografica con i vari abiti talari e accessori per presbiteri, monsignori, vescovi e cardinali

Produzione e Storia della Porpora

La porpora era un colore ricercatissimo e costosissimo fin dall'antichità, spesso utilizzato per sottolineare una condizione nobiliare o sacerdotale. Nella sua Historia Naturalis, Plinio il Vecchio riferisce numerosi dettagli su questa attività industriale. Il pigmento si ricavava da conchiglie tipiche del Mediterraneo: il murex trunculus, il murex brandaris e la thais haemastoma. Per procurarsi le conchiglie si sistemavano ceste di vimini con esche, si estraeva la parte carnosa dell’animale dal guscio (dove si trova una ghiandola che produce la tintura), la si metteva a decomporsi in una cavità scavata nel terreno, poi la si lasciava in acqua salata per una decina di giorni. Ne risultava un liquido giallo pallido che acquisiva il colore una volta esposto ad essiccare al sole. Dalla durata dell'esposizione e dalla tipologia di conchiglia dipendeva la varietà del colore.

I Fenici furono i maggiori produttori e commercianti storici di questo prodotto, tanto da elaborare una leggenda che attribuiva a loro la scoperta del pigmento. Si spingevano in luoghi lontanissimi, fino alle isole Canarie, per trovare le conchiglie più adatte. Tuttavia, l'archeologia tende a togliere il primato della scoperta agli abitanti di Tiro: tavolette minoiche dimostrano che i Micenei producevano questo materiale per tingere tessuti preziosi, come la tavoletta KN X976 di Cnosso che contiene l'espressione "porpora reale". Si hanno attestazioni di pitture minoiche con questo colore sul sarcofago di Aghia Triada, datato al 1450 a.C. Nei racconti omerici, l'uso della porpora ritorna più volte, ad esempio Elena che "tesseva una tela grande, doppia, di porpora" o Andromaca che "tesseva una tela doppia, di porpora". Secondo Platone, i re della civiltà atlantidea utilizzavano tessuti tinti con una varietà di porpora che tendeva al blu scuro in cerimonie importanti. Dagli imperatori dell’impero bizantino, che vietarono l'uso della porpora al di fuori della famiglia reale, le tonalità della porpora erano utilizzate per ottenere abiti e tessuti di grandissimo prestigio.

Illustrazione del mollusco Murex e il processo di estrazione del pigmento di porpora

Simbolismo Cromatico nell'Arte e nella Tradizione Cristiana

I colori assumono un forte simbolismo anche nell'arte e nella tradizione cristiana. L'Annunciazione musiva spesso rappresenta la Vergine nell’atto di filare la lana: nella mano sinistra regge una matassa di porpora e nella destra il filo rosso con cui sta tessendo la tenda per il Tempio del Signore. Secondo il Protoevangelo di Giacomo, dopo aver narrato la nascita e l’infanzia di Maria, il tema dell’annuncio della gravidanza miracolosa è introdotto con la convocazione delle vergini al cospetto del sacerdote, che chiede loro di tirare «a sorte chi filerà l’oro e l’amianto e il bisso e la seta e il giacinto e lo scarlatto e la vera porpora» per realizzare la tenda del Tempio. «A Maria toccano da filare la vera porpora e lo scarlatto», e mentre fila la porpora, l'angelo le annuncia: «hai trovato favore presso il Signore di tutte le cose, e concepirai per opera della sua parola».

I colori affiorano con una miriade di significati anche nei libri visionari dell'Apocalisse o di Daniele, e nella letteratura, come la Divina Commedia di Dante. Un'artista francese, Elisabeth Sonrel, rilegge l'incontro di Dante con Beatrice alla luce del simbolismo dei due colori: Dante veste un abito color borgogna (un rosso cupo, colore eucaristico che evoca il sangue del Salvatore) e incontra una Beatrice bianchissima e pura. La porpora, colore del sangue, è il segno di questa vita terrena che non si rassegna alla morte, desiderosa di raggiungere Colui che è l'amore per eccellenza. Il bianco, unione di tutti i colori, esprime la facoltà che Dio possiede di dare tutte le risposte cui l'uomo anela, essendo il colore dell'eternità. Nei colori degli abiti si declina dunque un abbraccio totale, dalle pagine infuocate della Bibbia a quelle della migliore letteratura, dall'amore umano a quello divino.

Significati Specifici dei Colori nell'Arte Sacra

  • Blu: Spiritualità e Regalità
    Per il blu si ricorreva all'utilizzo del lapislazzuli, molto costoso, o dell'azzurrite, che però tendeva a diventare verdastro. Nella rappresentazione della Madonna come regina, il blu rimanda alla spiritualità, mentre il rosso alla regalità e al sacrificio, alludendo alla futura passione di Cristo.
  • Rosso: Sacrificio e Regalità
    Il rosso è il colore del sangue e del sacrificio. Il colore borgogna, simile al vino, evoca il sangue di Cristo.
  • Giallo: Tradimento e Divinità
    L'ocra gialla, molto utilizzata e dalla storia antica, è composta prevalentemente da ossido di ferro idrato. Se "cotta", diventa ocra rossa (ematite). Nell'affresco di Giotto, il colore giallo identifica Giuda che, con un gesto ampio, avvolge Gesù nel suo mantello e lo bacia. Il Bambino, nel suo fulgido splendore dorato, rappresenta la potenza del divino a cui si rivolgono i committenti inginocchiati.
  • Bianco: Purezza e Resurrezione
    Il bianco si otteneva da argille e marne, farine fossili e cerussa (bianco di piombo o biacca). Un metodo comune per ottenere la biacca consisteva nell'immergere nell'aceto lastre di piombo e farle macerare per 10 giorni, grattando la patina superficiale. Nella scena dipinta da Giotto, Cristo vestito di bianco, colore della purezza, porta il vessillo crociato con l'iscrizione "VI[N]CI/TOR MOR/TIS", simboleggiando la Resurrezione.
  • Nero: Tenebre e Grazia Divina
    Il nero era ricavato dal carbone oppure dalle ossa e dall'avorio, triturando e calcinando questi materiali. Nel quadro di Caravaggio, il contrasto tra luce e ombra ha un forte significato spirituale: la luce rappresenta la grazia divina che squarcia il nero delle tenebre, come nel caso di Matteo, investito dal fascio di luce e dalla chiamata di Dio.

tags: #vestito #col #porpora #dei #sacerdoti #romani