La Verginità Perpetua di Maria e la Spiegazione di San Girolamo

La dottrina della Verginità perpetua di Maria rappresenta una delle verità di fede più profonde e costantemente affermate dalla Chiesa, riconoscendo in Maria una verginità che abbraccia ogni fase della sua maternità divina: prima, durante e dopo il parto. Questa verità si comprende pienamente con la luce della fede e la grazia divina che illumina la mente umana.

Icona della Theotokos con le tre stelle

Fondamenti Teologici e Conciliari della Verginità Perpetua

La Verginità perpetua di Maria è stata solennemente definita dalla Chiesa in due importanti Concili dogmatici. Il Costantinopolitano II (553) dichiarò che Cristo «prese carne dalla gloriosa Theotόkos e semprevergine Maria». Successivamente, il Lateranense, convocato da Papa Martino I (648), ribadì con forza questo dogma, affermando: «Se qualcuno non confessa secondo i santi Padri che la santa e sempre vergine e immacolata Maria sia in senso proprio e secondo verità Madre di Dio, in quanto propriamente e veramente alla fine dei secoli ha concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità, lo stesso Dio Verbo, nato dal Padre prima di tutti i secoli, sia scomunicato» (Denz. 510).

Questa verità di fede è rispecchiata anche nelle Litanie Lauretane, dove dopo l’invocazione Santa Dei Genetrix, ora pro nobis (Santa Madre di Dio, prega per noi), segue immediatamente l’invocazione Santa Virgo Virginum, ora pro nobis (Santa Vergine delle vergini, prega per noi). Ciò è molto significativo, poiché dopo il suo titolo fondamentale di Madre di Dio, compare subito il titolo di Vergine delle vergini, evidenziando il legame indissolubile tra le due realtà.

Già la natività di Gesù fu un evento che non diminuì l'integrità verginale di Maria, bensì la consacrò. «Nella natività … la Madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità ma la consacrò». La perpetua verginità di Maria, così profondamente dimostrata dai Padri sulla base delle Scritture, è diventata parte integrante della fede della Chiesa e fu proclamata solennemente in un Sinodo tenuto a Roma nel 649, presieduto dal Papa del tempo, e poi costantemente riproposta dai Sommi Pontefici.

Le Basi Scritturistiche e la Tradizione Antica

La Chiesa ha costantemente ritenuto la verginità di Maria una verità di fede, cogliendo e approfondendo la testimonianza dei Vangeli di Luca, di Matteo e probabilmente anche di Giovanni. L’evangelista Luca, nell’episodio dell’Annunciazione, chiama Maria “vergine” e riferisce sia della sua intenzione di perseverare nella verginità, sia del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. Le parole di Maria all’Angelo: «Come è possibile questo poiché non conosco uomo» (Lc 1,34) mettono in evidenza sia l’attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine.

La struttura del testo lucano (cfr. Lc 1,26-38; 2,19.51) resiste ad ogni interpretazione riduttiva, non permettendo di sostenere validamente mutilazioni dei termini o delle espressioni che affermano il concepimento verginale operato dallo Spirito Santo. Anche l’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma al pari di Luca il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. Quando Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1,18) e, quando attesta «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1,25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione di Mt 1,25 sarebbe quindi più precisa: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio».

Va notato che nella storia di Israele, la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso, ma l'aspirazione massima per le donne era la maternità. Dunque, la Madonna non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla.

Le Prime Testimonianze nella Chiesa Primitiva

Già nel II secolo, i Padri della Chiesa riconoscevano la singolare verginità di Maria. Clemente di Alessandria, ad esempio, consolidava il vincolo mistico tra Maria e la Chiesa, vedendo nella funzione di questa unica-duplice Vergine-Madre il generare "figli-nel-Figlio", ossia il ricondurre l’umanità a Dio. All'alba del terzo secolo, Origene seguì questa traccia, e sempre in Oriente Basilio, nell’omelia in sollemnitatem Christi generationis 5, diede rilievo al sentimento popolare per il quale i cristiani non avrebbero tollerato di sentir parlare della fine della verginità di Maria.

Il dibattito sulla verginità di Maria è antichissimo, come dimostrano le polemiche tra il nascente cristianesimo e il giudaismo sulla traduzione di Is 7,14 ("Ecco, la vergine concepirà"). Giustino martire, nel suo Dialogo con Trifone, testimonia come i versetti isaiani fossero strenuamente utilizzati dai cristiani per difendere il fatto che Maria avesse partorito da Vergine.

Il Miracolo del Parto Indolore e Verginale

Il concepimento di Gesù non fu l’unico aspetto miracoloso della maternità di Maria; anche il parto fu verginale e, secondo molti Padri della Chiesa, avvenne senza dolori. Essi affermano che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito nemmeno le pene del travaglio nel partorirlo. Tra i Padri che hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine ricordiamo sant’Efrem il Siro, san Zeno di Verona, san Massimo di Torino, sant’Agostino, san Proclo di Costantinopoli, Antipatro di Bostra, Procopio di Gaza, Venanzio Fortunato, san Germano di Costantinopoli, sant’Andrea di Creta, S. Gregorio di Nissa, san Giovanni Damasceno. Sant’Efrem, negli Inni sulla Beata Vergine, dice che Maria partorì, rimanendo vergine e senza sofferenze.

Sull’assenza di dolore è eloquente l’evangelista san Luca quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l’ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne di questo mondo dopo un simile evento. Inoltre, Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcuno spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue, sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare non avrebbe potuto, come suo primo atto, rendere impura o contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre.

Per rappresentare il parto verginale di Maria, è molto bello l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Ora, Gesù è la luce del mondo (cf. Gv 9,5).

Raggio di luce attraversa il vetro senza romperlo

È abbastanza paradossale che si sia cominciato a contestare il parto indolore nel momento stesso in cui il progresso scientifico instaurava il “parto indolore” per tutte le donne. È strabiliante che certi teologi e predicatori abbiano cominciato a celebrare le sofferenze “crocifiggenti” di Maria alla nascita del Salvatore, nel momento in cui le cliniche ostetriche si applicano a denunciare i dolori del parto come un mito alienante e disumanizzante.

San Girolamo Difensore della Verginità di Maria

San Girolamo, Padre della Chiesa e profondo conoscitore della Bibbia, ha giocato un ruolo cruciale nella difesa della dottrina della Verginità perpetua di Maria. Nato a Stridone verso il 347, Girolamo dedicò la sua vita allo studio e alla traduzione delle Scritture, producendo la celebre Vulgata, il testo "ufficiale" della Chiesa latina. La sua profonda conoscenza del mondo semitico e delle lingue originali (greco ed ebraico) lo rese un'autorità indiscussa nelle questioni bibliche.

La Polemica contro Elvidio

A Roma, da giovane, San Girolamo trascorreva molto tempo a spiegare la Bibbia a un circolo di donne nobili, attratte dall'ideale della verginità. Non mancarono le "malelingue" che lo accusavano di instillare in loro l'idea della superiorità della verginità sul matrimonio. Tra i detrattori della verginità di Maria spiccava un teologo laico del IV secolo, Elvidio, il quale sosteneva che Maria, dopo aver concepito Gesù verginalmente, avesse avuto altri figli nati dal matrimonio con Giuseppe. Elvidio si appellava anche alle interpretazioni di Tertulliano e credeva che l'enfasi sulla verginità di Maria fosse dovuta all'ascesa del monachesimo cristiano.

Girolamo dedicò a Elvidio un trattato, l'Adversus Helvidium (383), considerato un capolavoro per illustrare il fondamento storico-biblico della verginità di Maria. Ferito al vivo da questo "insulto lanciato alla Madre di Dio", Girolamo affrontò l'eretico con un'eloquenza così veemente da fargli perdere il coraggio e la parola. In tale circostanza, il santo Dottore riportò l'aneddoto di un miserabile che, non potendo farsi un nome con le virtù, incendiò il tempio di Diana a Efeso per essere ricordato per un crimine, paragonando tale condotta a quella di Elvidio che cercava fama denigrando la Madre di Dio.

Gli Argomenti Biblici di San Girolamo

Girolamo smontò le idee sbagliate di Elvidio e di tutti i denigratori della verginità di Maria Santissima con argomenti filologici e teologici basati sulla sua profonda conoscenza della Bibbia:

  • L'interpretazione di "prima che" (Mt 1,18): Elvidio notava che il Vangelo affermava: «Prima di avere rapporti, fu trovata incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18), deducendo che Maria avesse avuto rapporti coniugali dopo il concepimento. Girolamo, con ironia e acutezza, ribatté: «La preposizione “prima”, benché sovente indichi una conseguenza, a volte, invece mostra solo le cose che si pensavano antecedentemente. Come se uno non potesse dire: prima di pranzo ho preso la nave per l’Africa. Oppure: Elvidio, prima di pentirsi, è stato colto dalla morte». La conclusione di Girolamo era chiarissima: «Quando l’evangelista afferma: “prima di avere rapporti”, vuole intendere che il tempo delle nozze è vicino e che le cose sono arrivate al punto tale che colei che prima era considerata sposa stava per diventare moglie».
  • Il significato di "primogenito" (Lc 2,7): Elvidio adduceva come argomento il termine “primogenito” in Luca 2,7: «Diede alla luce il suo figlio primogenito». Girolamo, esperto del mondo semitico, spiegò che nelle Divine Scritture si suole chiamare "primogenito" qualcuno non perché seguono dei fratelli, ma «perché è nato per primo». Nel giudaismo, anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito, e il titolo comportava particolari diritti e doveri, indipendentemente dalla nascita di altri figli.
  • La questione dei "fratelli e sorelle di Gesù": Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. Mt 12,46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), Girolamo spiegava che nel linguaggio ebraico contemporaneo di Gesù, il termine ha un significato molto ampio, riferendosi a cugini o congiunti a vario grado di parentela, e non necessariamente a fratelli di sangue. Il fatto che Gesù sia indicato come "il" Figlio di Maria (Mc 6,3) con l'articolo definito, rafforza questa interpretazione.
  • Il principio di fede: Tutti i suoi argomenti si riassumono in un principio formulato dallo stesso Girolamo: «Che Dio sia nato da una Vergine, lo crediamo perché lo leggiamo. Che Maria abbia consumato il matrimonio dopo il parto, non lo crediamo perché non lo leggiamo.».

La Visione Tipologica dell'Antico Testamento

Girolamo, avendo tradotto e commentato gran parte dell'Antico Testamento, comprese come i libri dell’Antica Alleanza parlassero della Madonna attraverso immagini delicate e simboliche che si illuminano di significato solo se applicate alla vita e alla santità della Vergine Maria. Egli riassunse questo metodo interpretativo con le parole latine: «Quod in vetere latet, in Novo patet», ovvero «Ciò che nell’Antico Testamento rimane nascosto, nel Nuovo viene alla luce».

Un esempio emblematico è la profezia di Ezechiele riguardante la porta orientale del Tempio di Gerusalemme che doveva rimanere chiusa per far passare il Messia. Questo passo, in sé oscuro, si illumina di significato se applicato alla Madonna perché «Soltanto Cristo ha aperto le porte chiuse del grembo verginale, le quali tuttavia continuarono a rimanere chiuse».

Il Matrimonio Verginale di Maria e Giuseppe

San Girolamo, nel difendere la verginità di Maria, estese questa purezza anche a San Giuseppe, affermando che quest'ultimo si mantenne vergine grazie alla compagnia di Maria: «Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria». Il matrimonio di Maria e Giuseppe, fondato sulla comune volontà di rimanere vergini, è un modello di castità coniugale e di reciproco aiuto. Il sesso, se vissuto rettamente e secondo la volontà di Dio, rende gloria a Dio, ma non è l'unica espressione dell'unione coniugale. La sessualità non si esaurisce nel rapporto fisico, né lo richiede se i coniugi di comune accordo vi rinunciano. Pertanto, il loro matrimonio era autentico, anche senza unione fisica.

Maria e Giuseppe, andando oltre gli schemi culturali dell’epoca, vissero insieme in perfetta castità, anche fisica. Chi insinua il dubbio sulla verginità di Maria e Giuseppe, come affermato da San Giovanni Paolo II, imita il diavolo, "il genio del sospetto". Assimilare la Madonna alle odierne femministe che promuovono l'autodeterminazione personale o l'emancipazione è blasfemo; Maria ha pensato solo ed esclusivamente ad accogliere pienamente la volontà di Dio per la sua gloria.

30 Settembre - L'affascinante vita e storia di San Girolamo

Maria, la Chiesa e l'Evento Salvifico

Nella sua divina maternità, Maria comprende l’intera opera di salvezza del Figlio. Il mistero della sua verginità svela sia la kènosi (l'abbassamento) che la gloria del Redentore. Gli eretici, non comprendendo il mistero del Figlio fatto uomo e la dimensione soteriologica della sua gloria, trovano scandaloso che «Dio sia nato attraverso i genitali di una vergine, giacché per loro è più vergognoso che Dio sia stato generato attraverso gli organi di una vergine del fatto che la vergine si sia unita al suo sposo dopo il parto».

Girolamo, in risposta ai Doceti che faticavano a comprendere il mistero del Figlio che si inabissa nelle "buie viscere di una Vergine", li invitava a considerare come avrebbero potuto poi capire l’obbrobrio ancora più grande e umiliante della sua passione e della sua morte. Con toni umili rispose: «non arrossiamo, non passiamole sotto silenzio. Quanto più grandi sono le umiliazioni che egli (il Signore) ha patito per me, tanto più gli dobbiamo. E passandole tutte in rassegna non si troverà nulla di più infiammante della croce».

Il termine "vergine", come usato da San Girolamo, sembra togliere ogni impurità attribuita alla femminilità, testimone della nuova realtà. Il concepimento verginale segna la fine della maledizione di Eva che gravita su tutto il genere umano. La grazia e la divina benedizione riversate sulla Vergine di Nazaret si riversano su tutto il "sesso debole", elevandolo a "nostra terra" e "nostra carne" di salvezza, perché, con Maria, partorisce il Salvatore del mondo, instaurando un rapporto kenotico tra Dio e l’umanità.

Dopo l'Ascensione di Cristo, Maria continuò il suo ruolo materno all'interno della comunità apostolica. «Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli” (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’annunciazione, l’aveva presa sotto la sua ombra. Infine, la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr Ap 19,16)». Gesù è l’unico Figlio di Maria.

L'Attualità della Verginità di Maria

L'attitudine teologica sulla verginità di Maria si consolidò in altri importanti atti magisteriali, come le sentenze del Concilio di Toledo I (400) e le condanne dei "Tre Capitoli" nel Costantinopolitano II (553). Il dato "nato dalla Vergine Maria" fu inserito nel Simbolo niceno-costantinopolitano nel 381, a testimonianza della sua centralità. Un secolo più tardi, il monaco visigoto Ildefonso di Toledo dedicò un libellus, De virginitate sanctæ Mariæ, per difendere polemicamente la verginità di Maria.

Anche San Tommaso d'Aquino confutò l'errore di Elvidio, affermando che il termine "fratello del Signore" non indicava un figlio della Beata Vergine, ma piuttosto un congiunto, spesso un cugino, o un figlio di Giuseppe da un precedente matrimonio. San Tommaso, in accordo con altri santi, riteneva inoltre che la bellezza della Beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano, evidenziando la sua capacità di infondere pensieri e desideri di purezza.

San Giovanni Paolo II, nell'enciclica Dominum et vivificantem, scrisse che «il diavolo è il genio del sospetto», mettendo in guardia da chi insinua dubbi sulla verginità di Maria e Giuseppe. Il Papa ribadì la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità. Si deve ritenere che a guidare Maria verso l’ideale della verginità sia stata un’ispirazione eccezionale dello Spirito Santo che, nel corso della storia della Chiesa, spingerà tante donne sulla via della consacrazione verginale. La presenza singolare della grazia nella vita di Maria porta a concludere per un impegno della giovane nella verginità.

Oggi, è necessario esaltare la verginità in un mondo in cui sembra così bistrattata, con la conseguenza di un calo di vocazioni e della distruzione dell'unità familiare. In questo contesto, il matrimonio verginale di Gesù, Maria e Giuseppe risplende come modello per tutti i matrimoni e le famiglie, invitando alla pratica della castità coniugale e all'osservanza della legge di Dio.

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