La Vergine Maria nell'arte pittorica del Cinquecento

La figura della Vergine Maria come leggente rappresenta un tema iconografico cristiano di notevole frequenza, in cui la Madonna è raffigurata immersa nella lettura. Il libro, infatti, costituisce uno degli attributi tipici di Maria in diverse rappresentazioni, tra cui l'Annunciazione.

Era tuttavia peculiare l'associazione della figura femminile a un'attività intellettuale come la lettura, un'attività a cui le donne non avevano un facile accesso e che rappresentava, pertanto, una prerogativa quasi esclusivamente maschile. Questo tema è stato declinato in varie forme, una delle quali interpreta la Madonna come figura solitaria, assorta in una lettura interiore, come nella celebre raffigurazione dell'Attesa dell'Annunciazione di Antonello da Messina (circa 1475).

Raffigurazione della Vergine Maria intenta alla lettura, con un libro in mano.

La Vergine Lettente e l'Annunciazione

Antonello da Messina ci offre esempi significativi di questa iconografia con opere come l'Annunziata di Palermo (circa 1475) e la Madonna Solly (ca. 1504), dove la Vergine è colta in un momento di profonda riflessione intellettuale.

La Madonna di Custonaci: tra Devozione e Leggenda

Nel Santuario di Custonaci (TP) si venera da secoli la sacra immagine di una Virgo lactans, nota come Madonna di Custonaci, raffigurata su una tavola del Cinquecento. La storia di questa immagine si intreccia tra devozione, leggenda e arte.

Nelle leggende popolari, non è raro l'arrivo di sacre immagini sulle coste del Mediterraneo a seguito di naufragi. Spesso, nel luogo del miracoloso approdo, venivano eretti chiese e santuari come ex voto per l'intercessione divina. Un documento del 1469, relativo ai trasporti marittimi di opere d'arte, specifica che una statua simile alla Madonna di Trapani, commissionata a Francesco Laurana, doveva essere trasportata via mare da Palermo per approdare sulla spiaggia di Bonagia, e successivamente trasferita sul monte.

Dell'originaria sacra immagine della Madonna di Custonaci, la data di arrivo e l'iconografia rimangono incerte. Tuttavia, documenti del 1422 menzionano la cappella di Linciasella come appartenente a Sancta Maria di Custonachi.

Vista esterna del Santuario di Custonaci.

La Virgo Lactans: Evoluzione Iconografica

Il tema della Virgo lactans, derivante dall'iconografia bizantina della galaktotròphusa, trova collegamenti stilistici con l'ambiente toscano di Coppo di Maccovaldo e con un dipinto su tavola di un maestro campano (fine XIII - inizio XIV secolo), oggi conservato nel Museo Diocesano di Gaeta. Un'altra immagine lacunosa, dipinta ad affresco nell'ex chiesa di Santa Caterina ad Erice, sembra anch'essa collegabile al tema bizantino.

Ambrogio Lorenzetti, nel 1324-1325, propose un nuovo modo di rappresentare la Virgo lactans con la sua Madonna del latte (Museo Diocesano di Siena). Quest'opera segna un punto cruciale nella trasformazione dell'iconografia: la Madonna perde la frontalità tipica delle icone bizantine e si rivolge verso il Bambino, che a sua volta la osserva.

Nel corso del Quattrocento, la Virgo lactans non solo cambia posizione, ma non si colloca più su uno sfondo oro, come nelle tavole precedenti, bensì su uno sfondo paesaggistico. La Vergine è seduta in trono, reggendo il Figlio con il braccio sinistro, mentre con la mano destra tiene il seno al quale il Bambino è attaccato.

Affresco di Ambrogio Lorenzetti raffigurante la Madonna del Latte.

La Tavola della Madonna di Custonaci: Analisi Iconografica

Nell'ambito cultuale e agrario, si inserisce la sacra immagine della Madonna di Custonaci, raffigurata nella tavola sull'altare del santuario. Un restauro del 2002 ha rivelato una data, letta come 1521 o 1471, posta nella predella che illustra episodi della vita dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna.

Dal punto di vista iconografico, la tavola presenta una Madonna seduta su un trono, simile a una regina, mentre tiene in braccio Gesù Bambino. Questo tipo di rappresentazione, denominata Maestà, ebbe particolare successo nella seconda metà del XIII e nel XIV secolo, sia come affresco che come pala d'altare lignea.

Il titolo di "Regina" è frequentemente usato dai Cristiani per invocare Maria, considerata sovrana di tutti i fedeli, del paradiso e delle schiere angeliche. L'alto schienale-tenda damascato simboleggia il ruolo di protezione e conforto della Madonna nei confronti dell'umanità, vista come regina di misericordia, corredentrice e avvocata presso Dio.

Maria, come ogni madre, tiene amorevolmente in braccio il Figlio che si nutre al suo seno. Questo gesto richiama l'antica preghiera *Ave maris stella, Dei Mater alma...* attribuita a Venanzio Fortunato o Paolo Diacono.

Dettaglio della tavola della Madonna di Custonaci con la Vergine e il Bambino.

Simbolismo e Significati nella Tavola di Custonaci

La tavola di Custonaci, durante il restauro del 2002, ha rivelato nuovi dettagli. È emersa una Madonna giovane, dal viso aggraziato, con un'espressione dolce e uno sguardo affettuoso verso il Figlio. Particolarmente appariscenti sono i decori del manto, stampigliati in oro, raffiguranti vasi rinascimentali contenenti sette spighe ciascuno.

Le spighe, nell'iconologia cristiana, alludono al pane e al corpo di Cristo. Anche il Bambino tiene in mano tre spighe, un riferimento alla Trinità, e una collana con un ciondolo di corallo rosso, allusione alla Passione. Spighe e corallo diventano simboli eucaristici, rappresentando pane e vino.

Il vaso, in cui sono contenute le sette spighe, è un simbolo mariano importante, presente nelle litanie lauretane come vas spirituale, vas honorabile, vas insignae devotionis. L'usanza popolare di appendere mazzetti di sette spighe dietro la porta di casa era un auspicio per la fertilità dei campi e un raccolto abbondante.

È probabile che l'inserimento delle spighe nella tavola di Custonaci, avvenuto successivamente alla realizzazione del dipinto, rappresentasse un'invocazione a Maria, regina e madre, affinché intercedesse per la fertilità dei campi e un raccolto abbondante.

Vasi con spighe e dettaglio del corallo nella tavola della Madonna di Custonaci.

Autore e Fonti Iconografiche

L'autore della tavola di Custonaci rimane ignoto. Tuttavia, il confronto con un'altra tavola conservata nello stesso santuario, datata 1541, che riproduce verosimilmente l'originale dipinto, suggerisce possibili paternità. L'ipotesi più accreditata attribuisce l'opera al pittore Antonello Crescenzio (Palermo, 1467-1538 o 1542).

Nella tavola di Custonaci sono evidenti gli echi della pittura romana di fine Quattrocento e della cultura umbra di origine peruginesca e pinturicchiesca. L'ignoto autore attinge alle opere che rappresentano la Vergine incoronata da angeli, un tema diffuso nel Quattrocento italiano e siciliano, con esempi di Antonello da Messina e Giuliano Mancino.

Un altro riferimento iconografico siciliano è la Madonna in trono del polittico dell'Assunta di Castelbuono (secondo decennio del XVI secolo). La tavola riprende in particolare l'iconografia dell'altarolo ligneo conservato nello stesso santuario di Custonaci, databile tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, che conferma la presenza del culto della Madonna lactans nel territorio già prima della diffusione del dipinto.

Altarolo ligneo della Madonna di Custonaci.

Altre Testimonianze Iconografiche

Interessante è la presenza di un dipinto con la Madonna della Grazia, ora al Museo Cordici di Erice, che ripropone la stessa iconografia della Virgo lactans. In questo dipinto, il pavimento riprodotto riporta tre date: 1518, 1619 e 1786. La prima data si riferisce alla realizzazione dell'opera.

Fonti d'archivio documentano l'esistenza a Trapani, nella chiesetta della Congregazione dedicata alla Madonna di Custonaci, di una tavola del 1520 raffigurante la Madonna della pioggia, ossia di Custonaci. Questa immagine, riprodotta in un'incisione del 1848, ripeteva l'iconografia dell'altarolo ligneo e la Madonna portava il velo sui capelli.

Il titolo "Madonna della pioggia" sottolinea il legame con il mondo agreste e i riti propiziatori per invocare l'intervento divino durante i periodi di siccità. L'invocazione contro folgori e tuoni può essere interpretata come un adattamento al contesto marinaro trapanese.

La tavola del 1520 fu distrutta nell'agosto 1817 a causa di un incendio.

Incisione della Madonna della Pioggia di Trapani.

Conclusione Iconografica

La Virgo lactans di Custonaci rappresenta un'attestazione di iconografie consolidate e la continuazione di un culto radicato nel territorio locale, siciliano e nazionale. Le sue origini risalgono alla galaktotròphusa bizantina, sviluppandosi nel Duecento e nel Trecento, fino a quando il Concilio di Trento non ne limitò la diffusione.

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