Il titolo di Corredentrice (in latino: Corredemptrix) è un'antica denominazione della Tradizione sacra, attribuita a Maria, madre del Signore Gesù, da parte di alcuni membri della Chiesa cattolica. Questo termine è riferito dai suoi utilizzatori alla partecipazione essenziale della Beata Vergine Maria all'opera redentiva, in modo subordinato a quella di Cristo.
Tale partecipazione si concretizzò in particolare con il suo libero assenso al concepimento di Gesù durante l'Annunciazione. Esso significò anche l'implicita accettazione della sua vita terrena, della sua Passione e morte redentrici per il mondo.
Origini e Sviluppo del Titolo
Contesto Storico e Teologico
Il termine "Corredentrice" è stato applicato alla Vergine Maria a partire dal XV secolo. Come ricostruisce Padre Paolo Maria Siano, negli Acta Apostolicae Sedis del 1913, la Suprema Congregatio S. Officii, a firma del Card. Rampolla, promulgò un Decretum con cui Papa Pio X in data 26 giugno 1913 concesse all’invocazione dei nomi «Laudetur Iesus et Maria - Hodie et semper» la stessa indulgenza concessa per l’invocazione del solo Nome di Gesù. In quel “Decretum” la sempre Vergine è chiamata Corredentrice: «corredemptricis nostrae, beatae Mariae».
Il termine non significa che la fede cattolica abbia due redentori, Gesù Cristo e Maria, bensì che esiste una subordinazione fra i due e che per tutti vi è un unico possibile Redentore in Gesù Cristo, la cui opera salvifica è oltremodo aiutata dalla Sua santa madre. La distinzione è ribadita dall'esistenza di due forme di culto: solo a Gesù Cristo spetta l'adorazione come "Redentore", mentre a Maria è dovuta la venerazione con il titolo di "Corredentrice".

Fondamenti Biblici e Patristici
Maria fu l'unica donna ad avere il privilegio di ospitare l'opera dello Spirito Santo Dio e il Verbo fatto carne, identificato con Gesù Cristo, nel proprio vergine grembo materno. Maria ebbe il merito di aver risposto affermativamente all'angelo dell'Annunciazione, fino a vivere il dolore di madre davanti alla Passione, Morte e Resurrezione del suo figlio. Le parole di Luca 1, 38: «Ecco la serva del Signore» implicano la cooperazione mediata e remota di Maria alla Redenzione.
Sant'Ambrogio insegna espressamente che «La Passione di Cristo non richiese alcun soccorso», sottolineando la perfetta autonomia della Redenzione operata da Cristo, alla quale Maria, tuttavia, ha partecipato in modo unico. Già nel II secolo, il Padre della Chiesa Ireneo di Lione, nella sua opera Contro le eresie, scrisse che: «Maria è diventata causa di salvezza per sé stessa e per tutto il genere umano» in conseguenza del suo aver risposto all'angelo dell'Annunciazione con la parola fiat.
La Vulgata di san Girolamo narra che la Donna schiaccia il capo del serpente infernale con Cristo e sotto Cristo. Il Concilio di Trento (8 aprile del 1546, sess. IV, EB 46) definì la Vulgata, “approvata nella Chiesa col suo uso plurisecolare”, “autentica”, ossia degna di fede e immune da ogni errore in materia di Fede e di Morale.

La Partecipazione di Maria all'Opera Redentiva
Cooperazione Oggettiva e Soggettiva
In forza della grazia della Redenzione meritata da Cristo, Maria, con il suo spirituale ingresso nel sacrificio del suo Figlio divino per gli uomini, ha fatto espiazione per i peccati degli uomini e ha meritato (de congruo) l’applicazione della grazia redentrice di Cristo. In questo modo ella coopera alla redenzione soggettiva dell’umanità. Nelle intenzioni dell'offertorio, i fedeli si preparano a offrire se stessi insieme a Cristo come parte della preghiera eucaristica, quali membra del suo Corpo mistico, nella consapevolezza che nemmeno il sacrificio più grande, se considerato di per sé e separatamente da Cristo, può avere alcun significato per Dio.
«Poiché Maria supera tutti nella santità e nell'unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell'opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie.» La proposizione secondo cui "Maria fu associata da Cristo all'opera della nostra Redenzione" è evidentemente prossima al titolo di Corredentrice. Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché “la grazia e la verità provengono da Cristo” (Gv 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria, per volere di Dio.
I sostenitori ritengono che il titolo di Corredentrice non implichi che Maria partecipi in modo paritario alla redenzione del genere umano, poiché Cristo è l'unico Redentore (1 Tim 2,5). In tempi più recenti, il titolo fu menzionato da papa Benedetto XV nella lettera apostolica Inter sodalicia del 1918.
La Vergine Maria e l'Unione Ipostatica
Il concetto e il culto di venerazione per Maria Corredentrice era molto noto durante il Medioevo, praticato e predicato in larga misura dall'Ordine francescano e da quello dei domenicani. Fra il XIX e il XX secolo, il dibattito teologico fu riproposto da padre Frederick William Faber e da Gabriele Roschini nel suo Compendium Mariologiae del 1946, nel quale spiegò che la salvezza divina, non essendo un fatto meramente di natura materiale, comporta anche un'unione spirituale e permanente con Cristo. Ancora negli anni Sessanta, tale tesi era condivisa dalla maggior parte dei mariologi.
Più precisamente, Roschini spiega che Maria non solamente partecipò all'Incarnazione di Gesù Cristo, ma in virtù dell'opera dello Spirito Santo Dio che operò il concepimento verginale e che la colmò della Sua grazia e dei Suoi carismi, fin dal primo istante del concepimento e per sempre ella divenne indissolubilmente legata all'intera persona umana e divina di Cristo, in corpo, anima e spirito. In questo modo, iniziò e fu ammessa da Dio a essere parte dell'unione ipostatica, secondo una modalità non ancora del tutto chiarita dal punto di vista teologico.
Maria è l'unica creatura di Dio della quale sia stata dogmaticamente definita l'assenza di peccato dell'origine e della persona, la maternità verginale e l'assunzione al cielo in anima e corpo. L'enciclica Adiutricem populi distingue la Redenzione e Corredenzione oggettiva o in se stessa (in atto primo o nell’essere) dalla Redenzione e Corredenzione soggettiva o applicazione dei meriti alle singole anime (in atto secondo o nell’azione). Maria cooperò sia alla Redenzione oggettiva che a quella soggettiva. Sant'Alfonso Maria de' Liguori nelle Glorie di Maria parla di Corredenzione senza tuttavia mai menzionare il titolo di Corredentrice, pur citando un'opera nella quale esso compare esplicitamente, Delle grandezze di Gesù Cristo e della gran Madre Maria SS., Lezioni sacre del gesuita Francesco Pepe.
Nel corso del XX secolo, la proclamazione del dogma fu sostenuta dal gesuita José María Bover (1877-1954), dal claretiano Fr. Narciso García Garcés (1904-1989) e da un presbitero carmelitano. I Dottori della Chiesa ritengono concordemente che, se la Beatissima Vergine non ha apparentemente avuto partecipazione alcuna alla vita pubblica di Gesù Cristo, e riappare, poi, all'improvviso, sulla via del Calvario e sotto la Croce, ella non vi può essere stata presente senza un disegno divino. Perché così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano.

La Maternità di Maria nell'Economia della Grazia
«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia - come si esprime il Concilio Vaticano II - perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna.»
I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15).
La beata Vergine, predestinata fin dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore. Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo con il Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime.
E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata con il Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. Il documento afferma che la mediazione mariana di tutte le grazie deve essere intesa «in modo tale che non toglie né aggiunge nulla alla dignità e all'efficacia di Cristo l'unico Mediatore»; viene ribadito il primato di Maria su tutte le altre creature di Dio: «la figlia di Sion per eccellenza» è la donna e madre del Salvatore profetizzata nell'Antico Testamento, che avrebbe vinto «sul serpente (cfr. Gen 3,15)».
Autonomia nella cooperazione al fine redentivo non significa che Maria non abbia avuto necessità, non abbia atteso né ricevuto il Salvatore. Al contrario, ella ebbe concepimento senza peccato originale in dono da Dio, nonché una vita terrena senza altra macchia di peccati personali, resa possibile da Dio nel suo essere e meritata dal libero esercizio della libertà umana al servizio del Redentore. Questi doni divini, intrecciati a meriti individuali di santità e virtù, furono finalizzati all'Incarnazione e alla Resurrezione dalla morte di croce del Salvatore, che Maria continuò a servire anche successivamente con una vita di virtù e santità, causa dei suoi doni spirituali.
La discesa dello Spirito Santo fu promessa da Cristo ai Dodici prima di spirare sulla croce: il ruolo che Pio XII le attribuì ufficialmente con riferimento al giorno di Pentecoste testimonia che la sua esistenza terrena rimase al servizio di Cristo, anche dopo la Sua Morte e Resurrezione. Tale vita di virtù e santità è finalizzata a preservare e ad accrescere i carismi dello Spirito Santo Dio che ella dispensò per primi agli apostoli. Anch'essi sono dati da Dio per l'economia della salvezza e per poter proseguire nelle generazioni successive l'opera di Redenzione iniziata da Cristo. Anche Maria necessitò di Gesù Cristo come Salvatore e Redentore, nel senso che, senza la Sua Incarnazione, Dio non l'avrebbe creata senza macchia di peccato e coi carismi che ricevette, caso nel quale, creatura umana come le altre, avrebbe avuto necessità del Salvatore e del Redentore per la propria vita eterna.
Dibattito e Diffusione del Titolo
Il Concilio Vaticano II e la Corredenzione
Il Concilio Vaticano II fu diviso in merito all'elaborazione di un documento specifico per la mariologia, che evidenziasse l'importanza dei titoli di Mediatrice e Corredentrice. Il 29 ottobre 1963 prevalse la linea del card. König contro il card. Santos di Manila (1114 contro 1097 voti). Si arrivò a inserire un capitolo, l'VIII, nella Lumen gentium, alla cui stesura importante fu il ruolo del francescano padre Carlo Balić; elencando i vari titoli mariani non è indicato quello di corredentrice. Durante e dopo il Concilio, si pronunciarono in modo contrario alla Corredenzione teologi come Yves Congar, E. Schillebeeckx, Karl Rahner, Hans Küng e Jean-Yves Lacoste.
Culto e Istituzioni
Durante il regno di Pio XII, una congregazione vietnamita di sacerdoti fu fondata con il nome di Congregazione della Madre Corredentrice (in lingua vietnamita: Dòng Đức Mẹ Đồng Công Cứu Chuộc o semplicemente Dòng Đồng Công; in latino: Congregatio Matris Coredemptricis, CMC). Il 4 aprile 1941, il reverendo Dominic Maria Trần Đình Thủ, insegnante presso il seminario di Quần Phương, ottenne il permesso di fondare la Congregazione della Madre Corredentrice nella frazione di Liên Thủy, provincia di Nam Định, nella Diocesi di Bùi Chu. Il 15 dicembre 1952, il Vaticano firmò la costituzione della Congregazione di Nostra Signora Redentrice. La congregazione fu ufficialmente fondata il 2 febbraio 1953, con padre Dominic Maria come superiore.
Rilevanza e Significato
«Ella fu che, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita con il Figlio suo, Lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore. Per tal modo, Colei che quanto al corpo era la madre del nostro Capo, poté divenire, quanto allo spirito, madre di tutte le sue membra, con nuovo titolo di dolore e di gloria.» Il titolo di Corredentrice viene associato alla preghiera di intercessione di Maria a Dio, che procura la grazia dell'effusione dello Spirito Santo Dio nei suoi figli spirituali. Nel corso dei secoli, ha avuto largo utilizzo la distinzione teologica fra meriti de condigno e meriti proprie de congruo. Sono entrambi meriti di salvezza.