Il Significato del Discernimento e dei Verbi Sinodali

I termini "Sinodo" e "discernimento" sono intrinsecamente connessi, rappresentando rispettivamente lo stile e l'azione caratteristica dei processi di incontro tra il Vangelo e la storia a cui i cristiani sono chiamati. Questi concetti sono al centro della riflessione ecclesiale contemporanea, in particolare in riferimento al Sinodo dei Vescovi, un incontro fondamentale preceduto da un documento, l'"Instrumentum Laboris", destinato a orientare la discussione su una Chiesa "più accogliente e missionaria".

Il Sinodo come Esercizio di Discernimento Ecclesiale

Come è stato sottolineato, il Sinodo dei Vescovi, è un esercizio ecclesiale di discernimento. La franchezza nel parlare e l'apertura nell'ascoltare sono fondamentali affinché il Sinodo sia un processo di discernimento. Il discernimento non è uno slogan pubblicitario, né una tecnica organizzativa, né tantomeno una moda di questo pontificato, ma un atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede.

Il discernimento è il metodo e al tempo stesso l'obiettivo che la Chiesa si propone, fondandosi sulla convinzione che Dio è all'opera nella storia del mondo, negli eventi della vita e nelle persone. Per questo, siamo chiamati a metterci in ascolto di ciò che lo Spirito suggerisce, spesso con modalità e in direzioni imprevedibili. Il discernimento necessita di spazi e tempi, ed è per questo che, durante i lavori sinodali, dopo ogni cinque interventi si osserva un momento di silenzio, di circa tre minuti, per permettere a ognuno di prestare attenzione alle risonanze che le cose ascoltate suscitano nel cuore, per andare in profondità e cogliere ciò che colpisce di più.

Metodologia del Discernimento Sinodale

  • Silenzio e Preghiera: Il processo prevede un iniziale silenzio, la preghiera e l'ascolto della Parola di Dio.
  • Dialogo nello Spirito: Dopo un altro momento di preghiera e silenzio, si svolge il dialogo "sulla base di quanto emerso in precedenza, per discernere e raccogliere il frutto del dialogo nello Spirito".
  • Ascolto delle "Voci Periferiche": In questa fase devono emergere tutti i pareri e tutte le "voci periferiche", affinché tutti si sentano rappresentati.
  • Libertà di Espressione: Gli interventi non sono conferenze e non sono resi noti, per favorire una libera espressione senza condizionamenti.
schema con frecce e icone che mostrano il flusso del processo di discernimento comunitario (ascolto, riflessione, dialogo, decisione, verifica)

Etimologia e Significati del Termine "Sinodo"

L'etimologia del termine "sinodo" è comunemente ricondotta alla parola greca hodos, che significa "strada" o "via", e al prefisso sỳn, che vuol dire "insieme". Questo suggerisce l'idea di "camminare insieme". Tuttavia, l'uso linguistico del greco, sia profano che ecclesiastico, indica con "sinodo" sempre un "congiungersi", un riunirsi, un incontrarsi, che è ben diverso da un semplice e materiale "camminare insieme".

Il monumentale Thesaurus Graecae Linguae dello Stephanus, alla voce σύνοδος, riporta riunioni dai più diversi significati: dall'intima unione sessuale, alla congiunzione tra corpi celesti (come il ciclo lunare sinodico), alle riunioni di più persone per discutere e decidere (congressus) e altre forme di incontrarsi (conventus/convenire), anche conviviali. Lo stesso significato è conservato da autori di origine ebraica come Filone e Giuseppe Flavio, che usano "sinodo" prevalentemente come unione sessuale e come assemblea. Questo senso di incontro è opportunamente reso con il latino concilium, che significa "adunanza di persone", evocando il greco ek-klesia, "chiamati per riunirsi".

"Chiesa e Sinodo sono sinonimi": la prospettiva di San Giovanni Crisostomo

Secondo San Giovanni Crisostomo, "Chiesa e Sinodo sono sinonimi", perché la Chiesa non è altro che il "camminare insieme" del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore. Questa affermazione, fatta da Papa Francesco nel suo discorso del 17 ottobre 2015, richiama l'idea del Sinodo come liturgia, come aveva annotato il prof. Giuseppe Alberigo. Il Crisostomo accosta la parola "sinodo" a "sistema" (Ekklesía gar systématos kai synódou estìn ónoma: "Nome della Chiesa è sistema e sinodo"), suggerendo un significato di assemblea che deriva da quello principale di "congiunzione", con l'aggiunta delle qualità di armonia, ordine e bellezza.

La parola "sinodo", legata ad altri termini in gioco, acquista una valenza liturgica, con i caratteri del rendimento di grazie, dell'unanimità e della coralità, della gioia e della festa, della carità e dell'armonia. Questi elementi non devono mai mancare all'assemblea se essa vuole davvero meritare il nome di Chiesa.

Il "Camminare Insieme" e la Carovana

Il significato di "camminare insieme", pur non essendo primario, è comunque implicito nel termine "sinodo", ma necessita di una qualificazione. L'unica occorrenza neotestamentaria di un termine imparentato con synodus si trova in Lc 2,44, dove Gesù dodicenne non era, come i genitori pensavano, nella synodίa, ossia nella carovana. Questo suggerisce che "camminare insieme" non è sufficiente per essere espressione di sinodalità. La sinodalità non è solo un "camminare tutti insieme", ma un "camminando con Cristo".

Il concetto di carovana non è un semplice "camminare insieme", come un esercito o una gita turistica, ma un "vivere insieme". È un nome collettivo che designa una pluralità di persone che si mettono in viaggio insieme, ma che non solo viaggiano. La Synodia evoca il vagare desolato dei nomadi, le carovane chiassose dei mercanti, il viaggiare gioioso dei pellegrini. È anche una parola biblica che richiama il cammino periglioso di una fede che inquieta e rasserena, racchiudendo la paura di una perdita inattesa, l'ansia di una ricerca e lo stupore di un ritrovamento carico d'incomprensione (Lc 2,41-50). Sant'Ireneo di Lione ha usato il termine synodía per indicare la Chiesa come tôn adelphôn synodia, "una carovana di fratelli".

I Verbi Chiave del Sinodo: Incontrare, Ascoltare, Discernere

Mons. Franco Giulio Brambilla - La Chiesa italiana in cammino sinodale

Papa Francesco, nel discorso di apertura del Sinodo sulla sinodalità, ha evidenziato tre verbi fondamentali: incontrare, ascoltare, discernere. Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, insieme.

Incontrare

Il Signore è disponibile all'incontro; niente lo lascia indifferente, tutto lo appassiona. Anche noi siamo chiamati a diventare esperti nell'arte dell'incontro. Non si tratta di organizzare eventi o fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto di prendersi un tempo per incontrare il Signore e favorire l'incontro tra di noi. L'incontro richiede apertura, coraggio, disponibilità a lasciarsi interpellare dal volto e dalla storia dell'altro, uscendo dalle proprie abitudini stanche.

Ascoltare

Un vero incontro nasce solo dall'ascolto. Gesù non offre soluzioni preconfezionate, non ha paura di ascoltare con il cuore e non solo con le orecchie. Quando ascoltiamo con il cuore, l'altro si sente accolto, non giudicato, libero di narrare il proprio vissuto e il proprio percorso spirituale. Fare Sinodo è seguire le tracce del Verbo fatto uomo, ascoltando la sua Parola insieme alle parole degli altri, scoprendo con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente. È un esercizio lento e forse faticoso per imparare ad ascoltarsi a vicenda, mettendo in ascolto le domande, gli affanni, le speranze di ogni Chiesa, popolo e nazione, e anche del mondo, delle sue sfide e dei suoi cambiamenti.

Discernere

L'incontro e l'ascolto reciproco non sono fini a sé stessi. Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale ed ecclesiale che si fa nell'adorazione, nella preghiera e a contatto con la Parola di Dio, che apre e illumina il discernimento. Il rinnovamento della prassi ecclesiale in senso sinodale passa necessariamente per il discernimento comunitario, che ne è il cuore, la condizione e l'espressione. Il discernimento non è una mera somma di discernimenti individuali, né un dibattito democratico, ma emerge da una comunione dei cuori e da una carità fraterna che aprono alla conoscenza della volontà di Dio e alla creatività dello Spirito.

Il Concetto di Discernimento nella Tradizione Ecclesiale

Il discernimento è una realtà che appartiene all'esistenza umana e che ha acquisito maggiore tematizzazione e utilizzo nella cultura e nel linguaggio ecclesiale a partire dalla seconda metà del Novecento. Esso consiste in un processo decisionale, individuale o comunitario, in cui si ricerca la volontà di Dio, cioè il vero bene da farsi, in una data situazione storica, personale, sociale o comunitaria, vissuta sempre nella fede e nella sequela dello Spirito Santo, il quale illumina, muove e sostiene ogni buon processo di discernimento. Implica una responsabilità morale personale, sia della persona fisica, quando il discernimento è individuale, sia della persona giuridica, quando è comunitario.

Verbi Greci del Discernimento

Nell'antico linguaggio ecclesiale del Nuovo Testamento, la realtà del discernimento era indicata con due verbi greci:

  • δοκιμάζω (dokimázo): Implica la valutazione che distingue l'oggetto di valore, la preferenza per ciò che verrà preso tra altro che verrà lasciato.
  • διακρίνω (diakríno): Composto dalla preposizione dia (separazione) e dalla radice krìno (giudizio in un processo). Da questo termine deriva il verbo latino dis-cernere, dove cernere include l'osservazione dell'oggetto e la conoscenza che porta al giudizio e alla separazione di un oggetto da un altro, o della verità dalla falsità. Il prefisso dis indica il risultato dell'intero processo di osservazione e valutazione.

Prospettive Teologiche e Antropologiche

Le discipline che tradizionalmente hanno studiato il discernimento sono la Teologia morale e la Teologia spirituale. Ultimamente, anche la Teologia biblica, l'Antropologia teologica e la Teologia pastorale hanno dedicato attenzione a questa tematica. Il punto di partenza è l'uomo, con le sue multiformi esigenze e aspirazioni di crescita. L'essere umano è dotato di una coscienza di sé e di propri valori, un "sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio". La sua naturale capacità di scegliere fonda la sua responsabilità per la propria crescita e il proprio destino.

Il discernimento non può prescindere dalla realtà della rivelazione divina, che si presenta come insegnamento sapienziale e cura amorosa di Dio verso l'umanità. La tradizione cristiana insegna che Dio si rivela e opera continuamente nella storia, e la Sacra Scrittura custodisce le sue parole e i suoi eventi, con Gesù Cristo come pieno Rivelatore del progetto amoroso del Padre.

Il Discernimento nella Vita della Chiesa

Ogni discernimento inizia da una necessità storica, da un bisogno che produce disagio. L'uomo è un essere in relazione, e la sua relazione fondamentale è con il Creatore. Tutte le scelte responsabili avvengono di fronte alla trascendenza. L'accompagnamento è la modalità più autentica della relazione della Chiesa con l'umanità, un aiuto al discernimento personale. Questo non toglie che la relazione immediata con Dio, la "mozione spirituale", rimanga la più significativa.

La "vocazione divina" è una realtà documentata dalla Sacra Scrittura e presente nella storia della salvezza e della Chiesa. La teologia spirituale contemporanea ha approfondito il concetto di vocazione, distinguendo la vera vocazione divina dalle possibili illusioni umane o dalle tentazioni sotto forma di bene. Papa Francesco, nell'Esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013), ha posto l'attenzione sull'accompagnamento spirituale come nuovo modo di relazionarsi con le persone in situazione di bisogno e di discernimento. Questo documento propone anche quattro principi per il discernimento:

  1. Il tempo è superiore allo spazio.
  2. L'unità prevale sul conflitto.
  3. La realtà è superiore all'idea.
  4. Il tutto è superiore alla parte.

L'Esortazione Gaudete et exsultate (2018) di Papa Francesco, dedicata alla chiamata alla santità, dedica l'intero capitolo quinto al tema del combattimento e del discernimento. Qui il discernimento è visto come un dono carismatico e una capacità da acquisire per distinguere l'azione dello Spirito Santo da quella del mondo o del diavolo. Richiede il silenzio di una preghiera prolungata per interpretare le ispirazioni e non è solo autoanalisi, ma un'uscita da sé stessi verso Dio per vivere la missione.

Il Sinodo sui Giovani e il Discernimento Vocazionale

La XV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2018) si è focalizzata sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Il Documento finale definisce il discernimento come una "dinamica spirituale attraverso cui una persona, un gruppo o una comunità cercano di riconoscere e di accogliere la volontà di Dio nel concreto della loro situazione". È un atteggiamento radicato nell'atto di fede, inserito in un orizzonte comunitario, ma che richiama anche la coscienza personale e la Parola di Dio. Richiede l'ascolto del cuore, la consapevolezza, l'accettazione di sé, il pentimento, l'attenzione ai movimenti interiori, il coraggio della lotta spirituale e il confronto regolare con un accompagnatore spirituale, che rappresenta la mediazione della Chiesa.

L'Esortazione apostolica Christus vivit (2019) di Papa Francesco, che conclude il processo sinodale, riprende questi temi, ponendo il discernimento della vocazione all'interno di una relazione affettiva di amicizia con Gesù. La vocazione è interpretata come un dono interattivo che coinvolge la persona in una prospettiva migliorativa, come un "dialogo tra amici" in cui si ascoltano gli impulsi e le intenzioni ultime del cuore.

La Sinodalità come Stile e il Ruolo della Parresia

Il cammino sinodale implica mettere in discussione il proprio agire quotidiano, lasciare le certezze e le abitudini, uscire dalle zone di comfort e mettersi in cammino per rinnovare la vita nelle comunità, nelle famiglie e nella società. La Chiesa è chiamata a confrontarsi con il clericalismo e le forme di abuso, e questo richiede la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio. Non ci sono scorciatoie; la Chiesa non può rimanere immobile.

Il cammino sinodale è suddiviso in tre tappe:

  1. Narrativa: fatta di ascolto.
  2. Sapienziale: discernimento da condurre insieme.
  3. Profetica: per l'assunzione di impegni e scelte.

Significativa è la domanda: "Che spazio ha la voce delle minoranze, degli scartati e degli esclusi?". Tutti sono invitati a parlare con coraggio e parresia (libertà di parola), anche se questo può comportare prezzi da pagare. La parresia, intrisa di delicatezza e volontà di costruire, è indispensabile per non annullare il confronto e non svuotarsi di senso. Le decisioni dovranno emergere dal cammino sinodale, e ciò richiede di saper leggere i documenti e la Verità, anche se scomoda. L'atteggiamento fondamentale è quello della conversione, del voler sognare un'alba nuova, rimettendo al centro la relazione, uno stile di prossimità autentica, umile, disponibile e ospitale, capace di accogliere anche il dissenso.

Il discernimento comunitario non deve trasformarsi in dibattiti dialettici tra maggioranze e minoranze, ma deve ospitare tempi generosi di ascolto interiore, vissuto come un servizio verso la comunità. In un percorso di discernimento in comunità, ci sono modi diversi per valorizzare la condivisione e consentire alle intuizioni più autentiche di emergere, riordinarsi secondo priorità e trovare maggiore dettaglio e concretezza. La saggezza nel discernere è anzitutto un dono da chiedere al Signore nella preghiera, liberandosi dall'attaccamento alle proprie opinioni e desideri. Il discernimento si esercita su proposte concrete e moralmente buone, trattenendo ciò che è buono e cercando la volontà di Dio. Lo stile dello svolgimento del discernimento nei gruppi rimane quello dell'ascolto spirituale, con interventi pacati e concisi, argomentando le ragioni in modo obiettivo, senza riferimento alla persona.

tags: #verbi #discermento #sinodo