La Veglia Diocesana di Pentecoste: Un Momento di Attesa, Rinnovamento e Speranza

La Veglia di Pentecoste rappresenta un appuntamento di profonda spiritualità e attesa dello Spirito Santo, cardine della fede cristiana e linfa vitale per l’intera comunità ecclesiale. A livello diocesano, questo momento di preghiera e riflessione riunisce i fedeli in un percorso comune di preparazione alla solennità della Pentecoste.

Il Significato della Convocazione Ecclesiale

La Chiesa vive di convocazioni, a partire da quella eucaristica domenicale. Questi raduni rafforzano il senso di appartenenza e la guida pastorale, come sottolineato dal vescovo Mariano Crociata, che ha inviato una comunicazione al clero e ai fedeli evidenziando il valore di tali celebrazioni. Per noi cristiani, la grazia di credere e di vivere nella Trinità ci chiede di coglierne tutto il senso e la missione che ne scaturisce.

La responsabilità più grande che ne deriva è comprendere, vivere e testimoniare che ogni vero rinnovamento comincia dentro, dall’interiorità. Questo non deve essere indirizzato all’intimismo, ma è ciò che si riscontra proprio a Pentecoste: un gruppo di persone spaventate e smarrite si trasforma in una Chiesa focosamente missionaria solo dal momento che lo Spirito Santo scende su di loro, nel cuore di ciascuno e su tutti loro insieme.

illustrazione dello Spirito Santo che discende sugli Apostoli

La Rilevanza dello Spirito nella Società e nella Chiesa

Due segni di riscontro nell’attualità socio-politica ed ecclesiale evidenziano questa verità. I governi vivono nell’affanno di formulare riforme e leggi sempre più adeguate perché la vita delle società possa scorrere secondo giustizia, libertà, benessere. Si tratta di un’azione necessaria, ma se non ci sono cittadini che quelle leggi vogliono osservarle, difficilmente il risultato sarà quello sperato.

Negli ultimi anni, siamo stati richiesti di dedicare maggiore attenzione all’insegnamento sociale della Chiesa, che è in grado di suggerire e ispirare una visione della società e della sua organizzazione tale da assicurare una serena e giusta convivenza. Tuttavia, anche in questa prospettiva il problema rimane lo stesso, poiché una società strutturata secondo i principi cristiani non è automaticamente giusta e uguale, se non ci sono persone, compresi i cristiani, che sono convinte e motivate ad agire secondo quei principi. Tutto, dunque, comincia e ricomincia sempre dallo Spirito Santo.

La Sete dell'Infinito e le Sfide della Vita di Chiesa

La Pentecoste ci invita a richiamare alcune cose importanti, che riguardano le nostre persone di credenti, la nostra vita di Chiesa e il mondo di oggi. Per quanto ci tocca in prima persona, dobbiamo raccogliere l’invito di Gesù nel Vangelo: «Chi ha sete venga e beva chi crede in me» (Gv 7,37-39). Il problema è se siamo ancora capaci di percepire quella sete di cui parla Gesù, la sete del desiderio infinito che ci abita e plasma la nostra umanità. È quel desiderio che sta al fondo dei mille desideri di cui il più delle volte siamo prede predestinate senza alcuna capacità di sfuggirvi.

In realtà, siamo veramente umani perché strutturati attorno a una sete di infinito che ci spinge sempre oltre tutto ciò in cui possiamo trovare un momentaneo appagamento. E pure questa sete, per essere scoperta e assecondata secondo la sua adeguata destinazione divina, ha bisogno dello Spirito, ha bisogno che ci lasciamo educare da Lui, che ci rendiamo via via sempre più sensibili allo Spirito.

Proprio la vita di Chiesa ci vede talora preda di una molteplicità disordinata di desideri che oscurano l’unica sete che conta. Anche per noi vale la parola degli uomini della torre di Babele: «Facciamoci un nome» (Gen 11,1-9). Nelle cose spirituali, questa è la brama più insidiosa. Tra le parole di Gesù, a questo proposito troviamo una delle più pungenti: «E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?» (Gv 5,44). La tentazione più pericolosa è dentro la religione, quando in essa si perde la distinzione tra il fare e il trattare le cose sante per sé piuttosto che per Dio: ad maiorem Dei gloriam è uno di quei motti che bisognerebbe sempre tenere a mente. Il risultato inesorabile è la confusione delle lingue, la perdita della capacità di capirsi, fino all’incomunicabilità. Dobbiamo cercare lo Spirito e chiedergli di imparare a distinguere la ricerca sincera di Dio dalla ricerca di se stessi.

La Speranza e l'Invocazione della Pace nel Mondo di Oggi

La Veglia di Pentecoste invita a riflettere su un intreccio di temi e di preoccupazioni che, a partire dal motivo della speranza - posto al centro, ad esempio, dal Giubileo - si dispiega lungo un orizzonte che abbraccia la vita del mondo di oggi. Guardando al mondo contemporaneo, il bisogno e l’invocazione della pace stanno al centro della Veglia, raccogliendo la sollecitazione dei vescovi italiani.

Le notizie della cronaca quotidiana, fino a quelle più recenti, gettano tutti nello sconforto se non nella disperazione. Ci sentiamo bloccati in una situazione senza via d’uscita per l'incubo di guerre che coinvolgono il mondo intero. In questo contesto, due semplici indicazioni sono fondamentali. La prima e più importante viene dalle parole di Paolo (Rm 8,22-27): anche noi sentiamo e siamo convinti che la creazione geme e soffre le doglie del parto, e con essa la storia drammatica di questo tempo. Nella speranza, però, siamo salvati. Se vedessimo già le soluzioni, non avremmo nulla di meglio da sperare. Invece, proprio il non vedere ci fa sperare, poiché per la promessa di Dio noi sappiamo che la nostra destinazione e soprattutto la destinazione dei popoli direttamente in guerra è la pace. Ciò che dobbiamo fare è pregare e agire lasciandoci guidare dalla visione della destinazione di pace che è oggetto certo della nostra speranza e della nostra attesa. Per questo abbiamo bisogno dello Spirito, di invocarlo e di assecondarlo.

mappa stilizzata del mondo con simboli di pace e speranza

Di qui scaturisce il secondo consiglio: non lasciamoci ingannare da qualcuno che pretende di sapere già tutto, di avere la risposta per tutto e di indirizzare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre decisioni. Nessuno ci illuda che a questioni e situazioni così complesse si offrano risposte e soluzioni semplicistiche. Questo lo fanno i populismi di ogni colore. Ciò di cui abbiamo bisogno non è quello di schierarci, da una parte o dall’altra, se non altro perché sofferenze disumane sono dovunque.

Svolgimento e Struttura della Veglia

La Veglia di Pentecoste è una celebrazione articolata, che segue un lezionario specifico per mantenere il suo carattere vigiliare. Il lezionario prevede sei letture: quattro tratte dall’Antico Testamento, un brano dal Nuovo Testamento (dalla Lettera ai Romani) e uno dal Vangelo di Giovanni. Tramite l’ascolto e la contemplazione della Parola, le letture diventano un luogo dove si manifesta lo Spirito Santo. Per mantenere la ricchezza della celebrazione, è possibile, ad esempio, celebrare alternativamente ogni "luogo" in una lingua diversa, qualora la comunità sia composta da fedeli di diverse provenienze linguistiche. Si può omettere non più di una lettura tratta dall’Antico Testamento.

schematica rappresentazione della liturgia della Veglia di Pentecoste

Introduzione Liturgica

L’introduzione alle letture sottolinea il carattere della Veglia:

Fratelli carissimi, entrati nella vigilia di Pentecoste, sull’esempio degli apostoli e dei discepoli che con Maria, Madre di Gesù, perseveravano nella preghiera nell’attesa dello Spirito promesso dal Signore, ascoltiamo ora, con cuore disponibile, la parola di Dio. Meditiamo sulle opere realizzate da Dio per il suo popolo e preghiamo affinché lo Spirito Santo, che il Padre ha inviato ai credenti come anticipazione, porti a compimento la sua opera nel mondo. (Messale Romano, p. 252)

I "Luoghi" della Parola

I primi quattro "luoghi" hanno inizio con una lettura dall’Antico Testamento, letta dall’ambone. Ogni lettura è seguita da un momento di silenzio e riflessione, che può includere un breve commento, riflessioni preparate o spontanee, e la condivisione personale della Parola ascoltata. Può seguire un salmo responsoriale (cantato o recitato) o un canto di lode. Ciascuno di questi "luoghi" si conclude con una preghiera.

  • 1. Luogo: Libro della Genesi

    Prima lettura (Gen 11,1-9) - La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra.

    Orazione: Venga su di noi, o Padre, il tuo santo Spirito, e con la sua potenza abbatta le barriere che dividono i popoli: sulla terra si formi una sola famiglia e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. T: Amen. (Messale Romano, p. 253)

  • 2. Luogo: Libro dell’Esodo

    Seconda lettura (Es 19, 3-8a.16-20b) - Il Signore scese sul monte Sinai davanti a tutto il popolo.

    Orazione: O Dio dell’alleanza antica e nuova, che ti sei rivelato sulla santa montagna e nel fuoco della Pentecoste, accendi in noi la fiamma del tuo amore, perché la Chiesa, radunata da tutti i popoli, accolga con gioia la legge eterna del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. T: Amen. (Messale Romano, p. 253)

  • 3. Luogo: Libro di Ezechiele

    Terza lettura (Ez 37,1-14) - Ossa inaridite, infonderò in voi il mio spirito e rivivrete.

    Orazione: Esulti sempre il tuo popolo, o Dio, per la rinnovata giovinezza nello Spirito Santo, e come ora si allieta per la dignità filiale ritrovata, così attenda nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. T: Amen. (Messale Romano, p. 254)

  • 4. Luogo: Libro di Gioele

    Quarta lettura (Joël 3,1-5) - Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo.

    Orazione: Compi, o Signore, la tua promessa su di noi, perché lo Spirito Santo con la sua venuta ci renda davanti al mondo testimoni del Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. T: Amen. (Messale Romano, p. 253)

Gloria e Colletta

Dopo le letture dall'Antico Testamento, segue la recita del Gloria e la Colletta:

Dio onnipotente ed eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta giorni, rinnova il prodigio della Pentecoste: fa’ che i popoli dispersi si raccolgano insieme e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. T: Amen. (Messale Romano, p. 251)

Epistola e Vangelo

I "luoghi" 5 e 6 prevedono la Lettura dell’Apostolo (Rm 8,22-27), dove Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili, seguita dal Canto al Vangelo e la proclamazione del Vangelo.

La Chiesa, Unità nella Varietà, Guidata dallo Spirito

Come nel racconto degli Atti degli Apostoli, la Chiesa si ritrova in tutta la sua unità e varietà: laici e consacrati, preti e vescovi, comunità parrocchiali e movimenti ecclesiali, certi che è lo Spirito di Dio a creare la comunione nella Chiesa e «la concordia necessaria per far germogliare la comunione tra gli umani». Ad esempio, la Veglia può essere arricchita da celebrazioni significative, come l'Ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi o un ringraziamento per un’Assemblea diocesana.

Don Carlo Dalla Verde, referente del Servizio liturgia, spiega che nella Pentecoste si celebra il momento generativo della Chiesa, che con il dono dello Spirito Santo la costituisce luogo della perenne manifestazione del Risorto. La comunità cristiana, fin dalle origini, ha espresso con il vegliare la partecipazione agli eventi fondamentali della fede.

Momento culminante è spesso la professione di fede, in cui tutti, come la notte di Pasqua, accendono un lume al cero pasquale e fanno risplendere l’aula liturgica della luce nuova della Pasqua, che, nello Spirito, diventa guida e sostegno alla vita di ciascuno. Nel gesto dell’aspersione si ritrova la verità dell’espressione evangelica «rinati dall’acqua e dallo Spirito» che ben descrive gli effetti dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che abbiamo ricevuto. Nei vari momenti celebrativi, oltre ai presbiteri, ai diaconi, ai lettori e agli accoliti che rendono visibile l’indole ministeriale della Chiesa, sono coinvolti alcuni rappresentanti dei movimenti e delle associazioni ecclesiali a manifestazione dei molteplici carismi suscitati dallo Spirito e presenti nella realtà diocesana. Lo Spirito di comunione non permette separazioni e fratture: ed ecco perché, come segnalato dalla Conferenza Episcopale Italiana, la Veglia di Pentecoste è anche l’occasione per tutti per pregare per la pace.

Uniti con la preghiera (Itinerari Domenicali 25 gennaio 2025)

tags: #veglia #diocesana #pentecoste #concelebrazione