Lo Spirito Santo, attraverso la sua Chiesa, offre ai cristiani strumenti per raggiungere il cielo, tra i quali spicca l'indulgenza plenaria. Questo dono straordinario della Chiesa cattolica permette la remissione completa della pena temporale che rimane dopo che i peccati sono stati perdonati nel sacramento della confessione. Dal 1983, il Codice di Diritto Canonico (can. 992) e il Catechismo della Chiesa Cattolica ne definiscono il significato, presentandola come un'espressione dell'infinita misericordia di Dio.

Cos'è l'Indulgenza Plenaria e come si Differenzia
L'indulgenza plenaria è un concetto centrale della Chiesa Cattolica. Essa si riferisce alla remissione totale della pena temporale dovuta ai peccati già confessati e perdonati. Mentre la confessione sacramentale rimuove il peccato in sé e la colpa, l'indulgenza plenaria interviene per cancellare le conseguenze o le "pene" temporali che derivano dal peccato, aiutando il peccatore a recuperare la piena salute spirituale.
Nella tradizione cattolica, i peccati non solo arrecano danni spirituali ma creano una "pena temporale" che deve essere espiata, sia in questa vita sia in Purgatorio. L'indulgenza plenaria rappresenta una grazia che va oltre il semplice perdono dei peccati, eliminando completamente questo dolore temporaneo che permane anche dopo il pentimento sincero nel sacramento della Confessione.
L'indulgenza parziale, d'altra parte, rimette solo una parte di questo dolore, ma non è per questo meno significativa. Entrambe le forme di indulgenza sono espressioni dell'infinita misericordia di Dio, come ha sottolineato Papa Francesco nella sua Udienza Generale del 9 marzo 2016, spiegando che "L'indulgenza plenaria è un dono che ci aiuta ad avvicinarci a Dio e a vivere una vita più santa."
La Definizione della Penitenzieria Apostolica
La Penitenzieria Apostolica definisce l'indulgenza come "la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi." In altre parole, nel sacramento della riconciliazione si riceve il perdono di Dio per la colpa dei peccati commessi, mentre con l'indulgenza si cancellano "per sempre" anche le conseguenze del nostro peccato.
Papa Benedetto XVI, nel suo Messaggio per la Quaresima 2008, ha affermato che "L'indulgenza non può essere intesa come una sorta di 'sconto' sulla pena dovuta per il peccato, ma come un aiuto per una conversione più radicale." Ogni volta che ricorriamo alle indulgenze, rinnoviamo il nostro impegno alla conversione e confermiamo che l'amore di Dio è sempre pronto ad accoglierci e a darci una nuova possibilità.
Breve Storia e Sviluppo dell'Indulgenza
Le indulgenze si sono sviluppate nella Chiesa durante il Medioevo. Già nella Chiesa antica, la prassi penitenziale prevedeva prima la confessione, poi un lungo percorso di penitenza che poteva durare mesi o anni, e infine l'assoluzione. Nei monasteri, durante il Medioevo, si diffuse l'uso di confessare i peccati all'abate, che dava subito l'assoluzione e assegnava la penitenza, eliminando immediatamente la colpa e lasciando la pena da scontare successivamente.

Dalle Pene Canoniche alla "Sconto" della Penitenza
In origine, nelle comunità cristiane, i peccati gravi ammettevano un rientro nella Comunità solo a fronte di "Pene Canoniche" severe e prolungate, che cambiavano radicalmente la vita del peccatore pentito. Fino all'VIII secolo, l'indulgenza era uno "sconto" sulla Pena Canonica concesso per pietà nei confronti della sofferenza del penitente. Successivamente, si iniziò ad alleggerire il carico della penitenza chiedendo al peccatore di compiere un'opera meritevole, come un pellegrinaggio, una visita a un luogo Santo, o altre opere di mortificazione.
La possibilità di ottenere uno "sconto" sulla durata della penitenza in particolari occasioni come feste importanti ed eventi eccezionali, o in cambio di qualche opera buona, prese il nome di Indulgenza.
Le Indulgenze e i Giubilei
La prima indulgenza plenaria venne legata alla riconquista di Gerusalemme: nel 1096, Papa Urbano II promise il condono totale della pena a chi partiva per liberare la Città santa. L'ansia per tornare "in grazia di Dio" era forte nell'uomo medievale.
Nel 1300, Papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo, promettendo a tutti l'indulgenza plenaria in cambio di trenta giorni di preghiere a Roma. La città fu invasa da centinaia di migliaia di pellegrini. Sul modello della Perdonanza (istituita ad Aquila da Papa Celestino V solo sei anni prima), venne offerta l'indulgenza ai pellegrini che si fossero recati a Roma e avessero visitato le basiliche papali.
La Problematica della Vendita delle Indulgenze e la Riforma
Nei secoli dal XIV al XVI, l'uso delle indulgenze si diffuse moltissimo, e si introdusse la possibilità di ottenerle con un'offerta in denaro, detta oblatio, per supportare opere della Chiesa. Questa pratica, pur finanziando ospizi, scuole e ospedali, iniziò a pervertirsi in un vero e proprio commercio. Lo scandalo crebbe fino a generare la protesta di Martin Lutero, che nel 1515 si scagliò contro la vendita delle indulgenze, affermando che è meglio soffrire volentieri le pene dei peccati che non sottrarvisi mediante le indulgenze.
Il Concilio di Trento (1545-1563) usò grande rigore nel porre fine agli abusi, abolendo le questue e i quaestores di indulgenze. La pubblicazione di queste ultime fu riservata al vescovo.
Fu Paolo VI, nel 1967, ad abolire l'antica determinazione di giorni e di anni per la penitenza e ad introdurre il concetto di indulgenza parziale e plenaria, non legandole espressamente a oggetti o luoghi, ma ad azioni compiute dai fedeli. Dopo il Concilio Vaticano II, Paolo VI promulgò la Costituzione Apostolica "Indulgentiarum doctrina", riproponendo in forma rinnovata la dottrina sulle Indulgenze.
L'Indulgenza della Porziuncola
Un esempio storico significativo è l'Indulgenza della Porziuncola, o "Perdono di Assisi", profondamente legata a San Francesco. Secondo la tradizione, nella notte tra l'1 e il 2 agosto 1216, San Francesco ebbe una visione di Cristo e della Vergine Maria all'interno della cappella della Porziuncola. Chiese al Signore il dono dell'indulgenza plenaria per tutti coloro che avrebbero visitato la Porziuncola con cuore contrito. Cristo accolse la richiesta, e così l'indulgenza della Porziuncola fu concessa, con l'approvazione di Papa Onorio III.
Condizioni per Ottenere l'Indulgenza Plenaria
Per ottenere l'indulgenza plenaria, sono necessarie precise condizioni spirituali e il compimento di un'opera stabilita. La condizione indispensabile e previa è uno spirito penitente, umile, non arrogante, di chi domanda con devozione. Ogni indulgenza richiede un autentico distaccamento dai peccati e l'obbedienza alle condizioni che la Chiesa pone.
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Le Condizioni Generali
- Confessione sacramentale: Questo sacramento permette di essere in stato di grazia e di riconciliarsi con Dio.
- Comunione eucaristica: Ricevere l'Eucaristia con devozione.
- Preghiera per le intenzioni del Papa: Pregare un Padre Nostro e un'Ave Maria ci unisce alla Chiesa universale.
- Distacco totale dal peccato: Questo passo non richiede la perfezione, ma un desiderio sincero di rifiutare il peccato, anche quello veniale.
Poiché ogni indulgenza ottiene un ripristino della perfetta unità col Signore Gesù, attraverso l'intercessione della Chiesa e la volontà del Pontefice, si chiede ogni volta di accostarsi alla Comunione sacramentale e pregare per le intenzioni del Papa.
Le Opere Specifiche per l'Indulgenza
Assieme a queste condizioni generali, vi è un'opera che deve essere compiuta in un modo stabilito. L'opera può essere scelta tra quelle possibili ogni giorno come pure tra quelle speciali aggiunte con l'occasione del giubileo.
1. I Pellegrinaggi
Possono essere svolti da soli o assieme ad altri fedeli:
- Verso Roma, accedendo a una delle quattro Basiliche Papali Maggiori, dove ci sono le uniche Porte Sante: S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Paolo fuori le mura.
- Andando in Terra Santa e visitando il Santo Sepolcro in Gerusalemme o la Natività in Betlemme o l'Annunciazione in Nazareth.
- Verso la Chiesa Cattedrale o uno dei santuari mariani diocesani stabiliti (es. Cigoli, San Romano, la SS. Annunziata a Capannoli, la Madonna delle Grazie e San Rocco a S. Croce sull’Arno e S. Maria delle Vedute a Fucecchio).
Se non si va a Roma o in Terra Santa, è necessario che giunti nel luogo giubilare si partecipi devotamente a una celebrazione comunitaria, come la Santa Messa.
2. Le Visite ai Luoghi Sacri del Giubileo
Si tratta di qualcosa di simile ai pellegrinaggi ma senza la forma del viaggio lungo. Giunti in quei luoghi, è chiesto di intrattenersi col Signore o nell'adorazione eucaristica (possibile anche senza l'Esposizione solenne, rimanendo davanti al tabernacolo) o nella meditazione, per un tempo congruo che ognuno decide, concludendo con il Padre Nostro, il Credo e un'invocazione mariana, come l'Ave Maria.
3. Opere di Misericordia e di Penitenza
L'indulgenza è accessibile anche col devoto compimento di:
- Opere di misericordia corporali: dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti.
- Opere di misericordia spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.
Inoltre, è possibile la visita per un congruo tempo ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, diversamente abili), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro.
4. Il Venerdì Penitenziale
Un'ultima opera indulgenziata riguarda il venerdì, da sempre giorno penitenziale per i cristiani perché richiama il giorno del tradimento, passione e morte del Signore. Ciò che fa accedere all'indulgenza è lo spirito con cui vivere i venerdì dell'anno, ovvero di sacrificio, in unione ai patimenti di Cristo.
L'Indulgenza Plenaria Oggi e nel Giubileo 2025
Nel contesto attuale, in cui l'umanità è sottoposta a nuove e difficili prove, l'indulgenza plenaria assume un significato ancora più profondo. Papa Francesco, nella bolla di indizione del Giubileo, chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza, e il dono dell'Indulgenza apre a questa speranza perché permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio.
Non è un caso che nell'antichità il termine "misericordia" fosse interscambiabile con quello di "indulgenza", proprio perché intende esprimere la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini. L'Indulgenza, dunque, è una grazia giubilare, un "di più" di misericordia, una sovrabbondanza, che dopo il perdono sacramentale (Confessione), aiuta e sostiene ulteriormente ogni fedele a crescere nel bene e a vivere il Vangelo.

Disposizioni Speciali per il Giubileo Ordinario del 2025
Durante il Giubileo Ordinario del 2025, che invita a "spalancare ancora la Porta Santa per offrire l'esperienza viva dell'amore di Dio" (Spes non confundit, 6), restano in vigore ogni altra concessione di Indulgenza.
- I fedeli veramente pentiti che non potranno partecipare alle solenni celebrazioni, ai pellegrinaggi e alle pie visite per gravi motivi (come anzitutto tutte le monache e i monaci di clausura, gli anziani, gli infermi, i reclusi, come pure coloro che, in ospedale o in altri luoghi di cura, prestano servizio continuativo ai malati), conseguiranno l'Indulgenza giubilare, alle medesime condizioni se, uniti in spirito ai fedeli in presenza, particolarmente nei momenti in cui le parole del Sommo Pontefice o dei Vescovi diocesani verranno trasmesse attraverso i mezzi di comunicazione, reciteranno nella propria casa o là dove l'impedimento li trattiene, preghiere adatte.
- Nonostante la norma secondo cui si può conseguire una sola Indulgenza plenaria al giorno (cfr. Enchiridion Indulgentiarum, IV ed., norm. 18, § 1), i fedeli che avranno emesso l'atto di carità a favore delle anime del Purgatorio, se si accosteranno legittimamente al sacramento della Comunione una seconda volta nello stesso giorno, potranno conseguire due volte nel medesimo giorno l'Indulgenza plenaria, applicabile soltanto ai defunti (si intende all'interno di una celebrazione Eucaristica; cfr. can. 917).
- Nell'Anno Giubilare saremo chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio (Spes non confundit, 10): l'Indulgenza viene pertanto annessa anche alle opere di misericordia e di penitenza, con le quali si testimonia la conversione intrapresa.
Il Ruolo dei Sacerdoti e dei Vescovi
Per agevolare l'accesso al sacramento della Penitenza e il conseguimento del perdono divino, gli Ordinari locali sono invitati a concedere ai canonici e ai sacerdoti, che nelle Cattedrali e nelle Chiese designate per l'Anno Santo potranno ascoltare le confessioni dei fedeli, le facoltà limitatamente al foro interno. La Penitenzieria Apostolica esorta tutti i sacerdoti ad offrire con generosa disponibilità e dedizione la più ampia possibilità ai fedeli di usufruire dei mezzi della salvezza, adottando e pubblicando fasce d'orario per le confessioni, e programmando celebrazioni penitenziali.
Inoltre, i sacerdoti che accompagneranno o si uniranno a pellegrinaggi giubilari fuori della propria Diocesi, potranno avvalersi delle stesse facoltà di cui sono stati provvisti nella propria Diocesi. Infine, i Vescovi sono invitati a spiegare chiaramente le disposizioni e i principi proposti per la santificazione dei fedeli, tenendo conto delle circostanze locali, culturali e tradizionali.
Tempi per le Indulgenze Giubilari
- L'indulgenza per le opere di misericordia e per San Pietro è accessibile dall'inizio del giubileo alla sua conclusione, ovvero dalla Vigilia di Natale 2024 al 6 gennaio 2026.
- Per i pellegrinaggi e le visite negli altri luoghi del mondo, compresi quelli diocesani, dal 29 dicembre 2024 al 28 dicembre 2025.
La Teologia dell'Indulgenza e il suo Senso Profondo
Non si può comprendere il senso del Giubileo senza contemplare la meraviglia che è l'indulgenza plenaria. La sua complessa teologia va interpretata alla luce del sacramento della Penitenza, evitando di cadere in sbrigativi stereotipi polemici. Come cristiani, crediamo che al peccato corrisponda, qualora una persona non si converta, una pena eterna, cioè la rottura della comunione con Dio. C'è un'idea di fondo da tenere presente: il fatto che il nostro peccato produca ineluttabili conseguenze, che non si esauriscono entro i confini del singolo evento ma hanno ricadute personali, spirituali, sociali ed ecclesiali, tanto visibili quanto invisibili.
Per tale ragione il sacramento della Penitenza ha una virtù "medicinale" e sana sia l'anima del peccatore che le conseguenze del male compiuto. Il suo rituale si compone di tre elementi: l'accusa del peccato, la penitenza (che si sostanzia di opere di carità, preghiera, servizio, penitenze corporali, astinenza) e l'assoluzione con cui la Chiesa scioglie il fedele dalla colpa personale. A questo esercizio penitenziale il pensiero cristiano ha dato il nome di "pena temporale".
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1459 troviamo esplicitata la definizione di indulgenza e la sua differenza rispetto all'assoluzione: l'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve "soddisfare" in maniera adeguata o "espiare" i suoi peccati. In sostanza, il perdono dei peccati non toglie le conseguenze del peccato in noi, le cosiddette "pene temporali" per cui si esige un lavoro di purificazione. Come scrive Mons. Fisichella, l'origine dell'indulgenza non è dovuta a un fenomeno spontaneo, ma è stato preparato all'interno di quella prassi penitenziale che la Chiesa ha sempre conosciuto.
Secondo la teologia cattolica, la Chiesa può attingere a un proprio tesoro di meriti: i meriti della Vergine Maria, degli apostoli, dei martiri, delle anime del Purgatorio, e perfino di chi recita un Rosario in una pieve sperduta. Tutta questa santità vi confluisce, e in virtù della "comunione dei santi", questi meriti sono considerati capaci di supplire all'esiguità di quelli del peccatore contrito.
L'importante recupero che suggerisce l'Anno Santo è la coscienza che, perdonato il peccato, non possiamo non tenere conto che il male compiuto ha comunque delle conseguenze. In questo cammino di fede, il lavoro della Fondazione CARF è fondamentale, poiché con il suo sostegno forma sacerdoti e seminaristi per la Chiesa cattolica, che ci guideranno e accompagneranno nel nostro rapporto con Dio.
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