Commento al Vangelo della Domenica: Il Pane e la Condivisione

Il pane è il motivo che domina le letture di questa domenica, racchiudendo in sé un profondo mistero. Esso rappresenta sia il bisogno primario dell’uomo che la sua sete di potere, la sua necessità e la sua tentazione. Per il pane l’uomo geme e s’affatica, lotta con la terra e con i suoi simili, a volte vende la sua reputazione e la sua libertà. Esiste il pane della discordia e dell’ignominia, poiché la lotta per il pane - e per ciò che esso rappresenta - divide gli uomini in amici e nemici, sfruttatori e sfruttati. Ma esiste anche il pane condiviso: il pane della fratellanza e dell’amicizia, della fiducia e dell’appagamento.

Un campo di grano maturo al tramonto, simbolo del pane e del raccolto

La Prima Lettura: Il Profeta Eliseo e la Fiducia in Dio

Il racconto della prima lettura appartiene a un ciclo taumaturgico che riguarda il profeta Eliseo. Questi miracoli hanno una funzione importante: vogliono suscitare nei lettori una riflessione profonda sull’uomo di Dio, il quale - pur nella povertà dei mezzi di cui dispone - si affida al Signore della vita, con la certezza che sarà Dio stesso a farsi responsabile dei deboli e dei poveri. Il profeta rappresenta l’uomo di fede che, nello scarto tra il poco che possiede e l’enorme quantità necessaria, si affida alla potenza di Dio. Il racconto della moltiplicazione dei pani si inserisce proprio in questo ciclo.

L'Offerta delle Primizie e il Gesto di Condivisione

Secondo un antico rito, divenuto legge del Signore (Levitico c. 23), le primizie del raccolto dovevano essere offerte al Signore, come riconoscimento che tutto viene da Lui e tutto gli appartiene. Seguendo questo comandamento, un possidente terriero porta le primizie a Eliseo come gesto di devozione. In un tempo di carestia, Eliseo decide di condividere i venti pani d’orzo ricevuti in dono con la gente del posto. Un servitore gli fa notare l’inadeguatezza del gesto: «Cosa sono venti pani per cento persone?».

Eliseo, tuttavia, parte da un altro punto di vista: ciò che è insufficiente allo sguardo umano non è detto che lo sia anche davanti a Dio. L’uomo ha sempre poco tra le mani, perché - nonostante le apparenze - è la carenza e l’incertezza che dominano l’esistenza umana. È la situazione umana, un messaggio profetico, data la situazione odierna che vede più della metà della popolazione mondiale vivere con meno di due dollari al giorno.

Il gesto di Eliseo diventa metafora non di un atto di elemosina - che sarebbe insufficiente per tanta gente affamata - ma di una scelta di condivisione volontaria e radicale. Il passaggio dall’elemosina alla condivisione di ciò che abbiamo è il gesto profetico che siamo chiamati a porre come cristiani nel mondo di oggi. I poveri della terra non hanno più bisogno di elemosine e di prestiti mercenari, ma di scelte di giustizia. Questo dato fondamentale non esaurisce il messaggio del testo biblico.

Il Vangelo di Giovanni (Gv 6,1-15): La Moltiplicazione dei Pani

Il brano desunto dal Vangelo di Giovanni (Gv 6,1-15) è la prima parte di un lungo capitolo. Il narratore segnala subito che la festa di Pasqua era ormai vicina. Gesù si trovava con una grande folla sul monte, dopo aver passato all’altra riva del mare di Galilea, e la gente lo seguiva per i segni che compiva sugli infermi.

In quel tempo, Gesù alzò gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Gesù che benedice il pane e i pesci con i discepoli e la folla

La Logica Umana vs. la Logica Divina

Filippo e Andrea si limitano a usare le armi della ragionevolezza e del buonsenso, evidenziando la «pochezza umana». La logica umana dice «non basta», e questo è vero, perché la comprensione umana degli eventi si basa sul calcolo e, spesso, anche questo calcolo è viziato da un tornaconto. I discepoli sono abituati a vedere i prodigi del Maestro, ma non hanno ancora imparato a compiere i miracoli; quella sera Gesù chiede proprio a loro di sfamare la folla. Le parole di Andrea, pur esprimendo l'amarezza di chi vorrebbe rispondere ma ammette di non avere le risorse, possono diventare il gioioso punto di partenza per partecipare all’opera di Dio. Quando siamo pieni di noi stessi e confidiamo esclusivamente nelle nostre capacità, non c’è spazio per Dio. Essere adulti nella fede significa riconoscersi figli e bisognosi di tutto.

Gesù mostra un’altra logica, un’altra strada. La sua domanda «Da dove possiamo comprare il pane?» sottolinea l'avverbio greco pothen (da dove), che nel Quarto Vangelo rimanda a un mistero che non si esaurisce nei calcoli e nella visibilità: il mistero di Dio da cui Gesù è disceso. Chi parte dalla logica di Dio, dal suo mistero, non eccede in trionfalismi presuntuosi quando le cose vanno bene e non crolla nella disperazione quando vanno male. Ancorati al punto di vista di Dio, i credenti sanno che cinque pani d’orzo e due pesci possono bastare quando non sono sottoposti al calcolo del tornaconto e del possesso.

La sterilità di tante opere e istituzioni potrebbe non essere dovuta alla mancanza di uomini e mezzi, ma alla perdita di una dimensione di fede che sa osare. Quando viene meno la fede rimangono solo gli involucri e le formule vuote, senz’anima.

Il Gesto del Ragazzo: L'Amore che Osa

Solo un ragazzo ha il «pranzo al sacco», e quel poco che possiede - cinque pani d’orzo e due pesci - appare insignificante per tanta gente. Eppure, proprio da quel gesto del ragazzo che condivide in modo utopico il suo cibo avviene il grande miracolo della moltiplicazione dei pani. La condivisione, in senso pieno, perché quello era tutto ciò che aveva il ragazzo, è il modo con cui avviene il miracolo. Mosso anche lui da compassione, offre ciò che ha, e pazienza se è solo questo. Su cinquemila uomini, solo questo ragazzo esce allo scoperto, si lascia coinvolgere dalla compassione di Gesù e ha il coraggio di rischiare per l’altro.

Il Signore non vuole risolvere il problema da solo, ma desidera che mettiamo con lui, condividendo, quel poco che abbiamo. Messo dentro la persona di Gesù, il pane si moltiplica. L’amore non pianifica le sue azioni, l’amore osa. Gesù mette in gioco tutto quello che ha, anche se apparentemente inutile e insufficiente. Egli non ci chiede come sfamare la folla, ma da dove, indicando una fonte che va oltre i calcoli umani.

Il Miracolo della Condivisione e il Mistero Eucaristico

I gesti che Giovanni attribuisce a Gesù - «prese i pani, rese grazie, li distribuì…» - rimandano chiaramente al mistero eucaristico: il vero mistero dal quale nasce la Chiesa e ogni sua opera. L’evangelista annota che c’era molta erba in quel luogo, richiamando i tempi ultimi dell’abbondanza (cfr Sal 72). L'omissione del lavaggio rituale delle mani da parte di Gesù è un dettaglio importante.

The Chosen | LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI

Abbondanza e Comunità

Dopo che tutti ebbero mangiato e si furono saziati, vengono raccolti dodici canestri di pezzi avanzati, come dodici erano le tribù d’Israele. Questa abbondanza richiama la comunità ecclesiale, dove si celebra l’Eucaristia, un'esperienza che troverà il suo apice in Gesù, Colui che sazia le folle e anticipa il «pane del cielo». A noi sta soltanto «fare eucaristia» (dal greco), cioè ringraziare per il dono della Sua Presenza. La Pasqua, come i miracoli profeticamente sono, sarà una gratuita presenza di Cristo Salvatore nel pane eucaristico.

L'Equivoco della Folla e la Vera Ricerca

Il racconto si chiude con un equivoco sensazionale, ma comune nella storia: di fronte a tale portento, la gente crede di aver trovato finalmente la soluzione ai problemi quotidiani, il capo che cercava. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. Questo miracolo segna un discrimine e mette a nudo la nostra approssimativa idea di Dio e di noi stessi, ponendoci davanti a una scelta: vogliamo un Dio che ci sfama o uno che ci insegna la condivisione? Come scrive Sant'Agostino, «Tanti sono alla ricerca di Gesù, guidati soltanto da interessi temporali! (...) Appena si cerca Gesù per Gesù».

Il vero senso dei miracoli non è l'ostentazione, ma sono segni profetici, gesti concreti che hanno valore di profezia. Ciò che Gesù annuncia ai poveri ha senso solo se i ciechi vedono e gli zoppi camminano; la sua parola è verità e deve mostrare efficacia tra gli infelici. La gente, abituata a prendere il necessario e poi sparire, a volte non coglie il senso profondo. Non ha capito niente, pensando: «ecco uno che ci sfama gratis».

La Logica Illogica del Vangelo: Fede, Dono e Trasformazione

Basta entrare nella «logica illogica» del Vangelo per poter passare dalla condivisione al miracolo. Una celebrazione dell’Eucaristia che non impegna alla comunione con il prossimo è una forma di religione solo cultuale ma non cristiana. Saper condividere quel poco che abbiamo, che è il nostro tutto come il ragazzo del Vangelo, significa sperimentare la realtà della comunione divina. Il cristiano autentico condivide la sua vita, quel poco che ha, con gli altri, con la comunità, con chi ha bisogno di condivisione.

Spesso le nostre comunità scivolano nell’individualismo e in un criticismo diabolico, che divide invece di unire. La partecipazione all’Eucaristia può diventare peccaminosa se non si è in comunione con il fratello. La condivisione non è di qualcosina, ma il Vangelo ci esorta a condividere tutto quel che abbiamo. Tenerci qualcosa significa non fidarsi del Signore. Nell’Eucaristia Dio condivide la nostra stessa vita con noi affinché noi la condividiamo tra noi e con il mondo. A volte si vedono cristiani che condividono il superfluo, che hanno paura di condividere la verità, che non condividono i loro malesseri ma preferiscono far sprofondare gli altri: cristiani superficiali. Invece, l’offerta del ragazzo è stata «il tutto», fondamentale per la comunione, altrimenti sarebbe finzione.

Il Fascino di Gesù e l'Amore Oblativo

Possiamo contemplare come si forgia in noi l'amore umano e soprannaturale quando scopriamo il fascino di Gesù. Il ragazzo ha dato tutto a Gesù perché si è lasciato conquistare dal suo fascino. Gesù ascoltava la folla, le faceva caso, perché sapeva che ne avevano bisogno. Gesù sente una forte attrazione per noi e vuole la nostra realizzazione umana e soprannaturale. Lui ci ama così come siamo, con le nostre miserie, perché gli chiediamo perdono e, con il suo aiuto, continuiamo a sforzarci. La pienezza dell'amore è amore oblativo: quando cerchiamo il bene della persona amata, senza aspettarsi nulla in cambio, anche a costo del sacrificio personale.

Il Signore ancora una volta non guarda all’apparenza, ma al cuore. Non guarda a quanto abbiamo, ma a quanto siamo capaci di mettere nelle sue mani, fidandoci di Lui, di «sorella provvidenza». È la logica dell’incarnazione, del rischio. Ciò che conta è che tutto passi per le mani di Gesù, che non si stendono per prendere e possedere, ma per donare, per condividere. L’Eucaristia è il sacramento del pane di vita eterna, della condivisione, del rendere grazie. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà.

Se ripensiamo alla vita dei Santi - come San Francesco d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, San Giovanni Bosco o Santa Teresa di Calcutta - vediamo che essi non agirono in base alle loro sole forze o possibilità economiche, ma ponendo in Dio la loro fiducia e speranza, lasciandosi guidare dagli slanci del cuore. Gesù è «il pane della vita» (Gv 6,35), l’unico pane capace di sfamare per la vita eterna (Gv 6,51). A noi spetta rompere gli schemi, uscire dalla paura di domandarci: «Chi sono io? Come posso con i miei limiti aiutare Gesù oggi?». Se facciamo conto su noi stessi non ne usciremo, ma se ci lasceremo guidare dagli slanci del cuore ispirati da Dio, Lui stesso provvederà.

Questo tempo presente di prova e preoccupazione, che ha rivoluzionato la nostra quotidianità, ci obbliga a rivedere i nostri tempi e le nostre priorità. In esso, la fede ci ricorda che «il Signore ci guiderà sempre» (cfr Is 58,11), invitandoci a una continua conversione e cambiamento, anziché alla semplice sistemazione dei problemi.

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