Tra le opere del celebre drammaturgo Vittorio Alfieri, il Saul rappresenta un unicum nel suo repertorio tragico. Composta nel 1782, questa tragedia si distingue per essere l'unica ad avere come argomento vicende bibliche, traendo la sua materia dall'Antico Testamento, in particolare dal libro di Samuele. L'opera è unanimemente riconosciuta dalla critica come uno dei capolavori di Alfieri.

Contesto della tragedia alfieriana
Alfieri sosteneva che il contenuto di un'opera teatrale deve essere illustre e alto. I protagonisti delle tragedie alfieriane sono sempre personaggi di eccezione: re, tiranni, uomini politici. Gli eroi delle tragedie alfieriane sono uomini schiacciati da eventi fatali, in lotta per affermare la propria dignità e in cerca della libertà delle proprie passioni. Alfieri si colloca in posizione polemica nei confronti della grande tragedia classica francese.
Il modello adottato dall'autore è quello classico della tradizione aristotelica. Le tragedie di Alfieri sono tutte divise in cinque atti e seguono le tre unità aristoteliche di tempo, luogo e azione. I temi ricorrenti sono quelli dell'opposizione fra tirannia e libertà individuale e del dissidio interiore, spesso connotati da un titanismo, un atteggiamento che, sebbene tipico del Romanticismo, fa già la sua piena comparsa a fine Settecento nelle tendenze della cultura preromantica. Il pessimismo alfieriano nasce, inoltre, dalla constatazione dei limiti dell'uomo, sottoposto a forze superiori.
Lo stile alfieriano deve essere rapido, conciso, essenziale, capace quindi di esprimere tutto il calore passionale del nucleo drammatico. Lo stile e la metrica cooperano all'innalzamento della materia; il lessico è elevato e la sintassi è ardua, con il verso predominante che è l'endecasillabo sciolto. Il bisogno di disciplina si manifesta nel modo stesso di lavorare che è proprio di Alfieri, che seguiva un unico procedimento durante la sua creazione artistica: "ideare", "stendere" in prosa e "verseggiare", ossia mettere in versi la sua tragedia.
Genesi e trama del Saul
La tragedia Saul, composta nel 1782, trae il suo soggetto dal "Libro dei Re" della Bibbia, narrando la storia della morte del re Saul nella guerra contro i Filistei. Alfieri apporta alcune modifiche alla storia del Re d’Israele Saul e del suo successore Davide, per ragioni puramente letterarie.
Ambientazione e Incipit
La vicenda si svolge durante la guerra fra Ebrei e Filistei, precisamente nel campo degli ebrei. Saul, scelto da Dio per salvare Israele per mano del profeta Samuele, si mostra inizialmente sicuro della vittoria. Tuttavia, un'angoscia prossima alla follia lo tormenta, poiché ha esiliato David, il cui aiuto sarebbe stato decisivo. David, un giovane pastore e nuovo campione di Israele prescelto da Dio, arriva al campo, manifestando l'eroica intenzione di morire per il suo re pur di mostrargli la propria innocenza e fedeltà. In questo contesto, Saul è tormentato dalla gelosia per la fama di David, ma i suoi sentimenti verso il giovane sono ambigui, oscillando tra invidia, gelosia e ammirazione.

L'escalation del conflitto
Dapprima Saul si affida a David con affetto, poi torna a sospettarlo infido. David non aveva alcuna intenzione di prendere il potere di Saul, anche se quest’ultimo pensava ciò. In preda al delirio, Saul manda in esilio il genero con accuse ingiuste. Dopo una breve riappacificazione, rinasce nel suo animo un'angoscia che lo spinge ad ordinarne l’omicidio di David, che per lui è quasi un figlio, costringendo David a fuggire nuovamente.
Saul, accecato dalla rabbia, uccide il sacerdote Achimelech, che egli ritiene simpatizzi per David. Il re vede dappertutto nemici e congiure. La comparsa di un sacerdote che annuncia l'incoronazione di David e la condanna di Saul da parte di Dio porta l'empio sovrano al delirio, spingendolo ad ordinare la distruzione di tutto. Il ministro Abner, un essere ambiguo e viscido, cerca di fomentare ancora di più l’odio di Saul verso David per ricavare un tornaconto, aggravando la contorta psicologia del protagonista.
La caduta di Saul
In un incubo terribile, Saul prevede la sua morte e la sconfitta del suo esercito. Il profeta Samuele, morto anni prima, appare in fantasma a Saul, indirizzandogli parole molto dure e dando ulteriore spessore psicologico al personaggio. Quando i Filistei attaccano il campo degli Ebrei, l’esercito di Saul è ormai stanco e molti membri vengono uccisi. Il figlio Gionata viene ucciso nella battaglia, e i Filistei vincono. Saul, infine, rendendosi conto della sua crudeltà e del male che è dentro di lui, cerca la morte nella battaglia e si uccide trafiggendosi con la propria spada.
Il personaggio di Saul: un eroe moderno
Saul è il vero, assoluto protagonista della vicenda. Alfieri stesso afferma che questo personaggio gli è caro, in quanto uomo che vive da un lato impeti eroici e desideri di vendetta, mentre dall’altro prova un profondo desiderio di pace e quiete. Egli è un personaggio intensamente problematico: pur vecchio, egli vuole essere grande e incontrastato, imponendo a tutti la sua forza di re e di eroe titanico; d’altra parte è agitato dai rimorsi e dal bisogno di essere rassicurato.

Alfieri si concentra su come Saul viva l'ineluttabilità che viene dall'alto, dal volere di Dio, che non si manifesta mai in maniera oggettiva, ma viene sempre visto attraverso la fede dei sacerdoti. Saul è l’uomo che ha a che fare con Dio, ma non è il Dio dei cristiani, bensì Dio in quanto simbolo di una potenza che, comunque sia, schiaccia l’uomo. La morte solitaria di Saul, uomo vinto ma non piegato, testimonia il conflitto tra la grandezza dell’uomo e questa forza misteriosa, qui chiamata Dio, ma manifesta anche l’inesorabile tirannide che si oppone agli sforzi titanici dell’uomo.
L'interiorizzazione del conflitto
Il vero conflitto di Saul non è uno scontro con la potenza trascendente di Dio, ma è tutto dentro di lui. Quello che Saul chiama Dio non è che una funzione del suo animo, una parte di lui: il terribile senso di colpa, scaturito dalla sua smisurata volontà di potenza, che lo porta a travolgere e a calpestare senza pietà ogni ostacolo. La forza dominatrice ed orgogliosa si trasforma in un senso angoscioso e smarrito di insufficienza, di impotenza, di precarietà e di sfiducia. Per questo, il conflitto tragico, che tradizionalmente opponeva l’eroe a forze esterne, qui si interiorizza: la tragedia si svolge tutta entro la psiche dell’eroe. È questa una nozione del tragico profondamente nuova e moderna.
Il conflitto che agita Saul nasce dallo scontro di forze che si urtano nel profondo: smania di affermazione titanica e senso di colpa, tensione eroica e senso angoscioso della propria miseria, volontà di potenza e spinte autodistruttive, amore e odio, barbarica ferocia e tenera pietà, impulsi omicidi e ansia di purezza e di pace. Questa interiorizzazione del conflitto si manifesta anche nel rapporto con David, poiché il vecchio re non viene in urto con il David reale, che gli è devoto e fedele, ma con un David immaginario, un fantasma creato dalle sue ossessioni, che lo assilla angosciosamente. Saul ha un atteggiamento ambivalente verso David, fatto di amore e di odio: lo ama in quanto vede nel giovane guerriero se stesso, ma lo odia perché David rappresenta ciò che Saul non è più né mai potrà essere. La tragedia si presenta, quindi, nelle sue linee essenziali, come un grande monologo, che ci permette di scendere nella contorta psicologia del protagonista, sempre inquieto e mai in pace né con se stesso né con Dio. Saul è l’uomo che ricorda gli anni giovanili sentendosi solo, dal momento che il potere lo ha cambiato, trasformando la sua vita in un incubo.