Per Padre Pio, la Messa rappresentava il fulcro della vita spirituale e il compimento del suo sacerdozio. Era molto più di una semplice celebrazione religiosa: il frate delle stimmate stava ore all'altare, dove riviveva la passione e la crocifissione di Cristo.
Il Profondo Significato della Messa per Padre Pio
Quando Padre Pio celebrava la Messa, il tempo si fermava per cedere il passo al Mistero. Il frate delle stigmate stava ore all’altare, dove riviveva misticamente la passione e la crocifissione di Gesù. Un saggio-inchiesta, scritto da due delle penne più note dell’apologetica cattolica, affronta gli aspetti più mistici della vita del santo di Pietrelcina, come le stigmate e la lotta contro il demonio, e li contrappone al contesto socioculturale degli anni Sessanta, caratterizzato da profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società.
Secondo Padre Pio, infatti, le forze del male cercavano di distruggere il sacrificio eucaristico. Da qui la sua avversione alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II e il suo desiderio di offrire ogni Messa in riparazione dell’indifferenza con cui era celebrata da altri sacerdoti. Padre Pio si era accorto presto di questo pericolo, avendo raccolto con dolore le confidenze di Cristo, che era costretto a chiamare "macellai" i sacerdoti che celebravano indegnamente la rinnovazione della sua morte in croce.
Con l'andare degli anni, il santo aveva compreso che il pericolo si sarebbe fatto sempre più incombente, concreto e diffuso. Le singole indegnità personali, per quanto numerose potessero essere, non bastavano più alla strategia del Nemico. Le antenne spirituali del santo captavano un disegno volto a mutare la natura stessa della Messa che, se fosse riuscito, avrebbe distolto anche i buoni sacerdoti dall'essenza del loro ministero, illudendoli di continuare a servire il Signore: zelanti ministri di Dio indotti in errore per virtù d’obbedienza con l'effetto di propagare l'infezione fino ai fedeli. Un vero e proprio colpo da maestro. Là dove non era riuscito il modernismo di inizio Novecento, che con i suoi libri e i suoi trattati era rimasto un fenomeno elitario, ce l’avrebbe fatta un neomodernismo che, grazie a una nuova liturgia, sarebbe divenuto un fenomeno popolare.

L'Ultima Celebrazione Eucaristica del 22 Settembre 1968
Il 20 settembre 1968 ricorreva il cinquantenario del doloroso dono delle stimmate al frate. La domenica 22 dello stesso mese, Padre Pio, seduto su una sedia a rotelle, scese a dire Messa nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, gremita di fedeli.
Il Superiore del convento volle che la Messa fosse solenne e cantata, ma Padre Pio non se la sentiva; ciò fu percepibile dal filo di voce sofferente durante la consacrazione del pane e del vino, e dalla penosa difficoltà con cui riuscì a cantare il Padre Nostro.
Al termine della Messa, quando provò ad alzarsi per impartire la benedizione ai fedeli, barcollò e poi s’afflosciò tra le braccia di padre Bill. Accorsero subito altri confratelli con la sedia a rotelle per accompagnarlo nella sua cella.
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La Notte Finale e il Transito
Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1968, andarono ad assisterlo dapprima padre Mariano e poi padre Pellegrino da San Giovanni Rotondo. Padre Pio era disteso supino, ma non dormiva e chiedeva sempre più frequentemente l'orario.
A mezzanotte, il vecchio frate chiamò padre Pellegrino per dirgli: "Guaglio', hai ditto 'a Messa?". Quello gli rispose che era ancora presto. Padre Pio replicò: "Vabbe', resta con me, figlio mio. Adesso è già domani, celebriamo insieme la Messa del Mattino". Poco dopo, continuò: "Figlio mio, se oggi il Signore mi chiama chiedi perdono per me ai confratelli di tutti i fastidi che ho dato".
All'una, volle alzarsi per sedersi sulla poltroncina, ma si diresse invece verso il terrazzino. Dopo cinque minuti tornò a sedersi con il rosario in mano. Frate Pellegrino, allarmato, lo rimise a letto e si mosse per chiedere aiuto, ma Padre Pio si oppose: "No, no, lascia stare, non svegliare nessuno". Poi il vecchio frate cominciò a tossire, il respiro si fece ansito e padre Pellegrino diede l'allarme: "Presto, Padre Pio sta male!". Arrivarono tutti, superiori, frati e medici. "Gesù, Maria..", mormorò il venerabile Padre, spirando poco dopo.
L'Indagine sul Mistero della Messa di Padre Pio
Che cosa accadeva veramente durante quelle estasi interminabili? Che frutti portava nel mondo quella straordinaria celebrazione del Sacrificio divino? Ma non sono solo questi gli interrogativi posti dalla sconvolgente vita terrena di Padre Pio. Che cosa voleva dire quando confidò a un figlio spirituale: "La mia missione finirà quando sulla terra non si celebrerà più la Messa"? Quale era questa misteriosa missione affidatagli dal Cielo? È vero che la risposta si troverebbe in un dipinto quasi sconosciuto custodito in una chiesa di Campobasso?
Partendo da queste domande, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro hanno condotto un paziente lavoro di indagine che li ha portati in luoghi inattesi, fino all’archivio inesplorato di un figlio spirituale del santo.
Gli Autori dell'Indagine
Gli autori Alessandro Gnocchi (1959) e Mario Palmaro (1968-2014) sono noti esponenti dell'apologetica cattolica e firme battagliere del panorama cattolico. Le loro collaborazioni includono testate come «Il Foglio», «Libero», «Il Timone», «Radici Cristiane» e «Il Settimanale di padre Pio», oltre a rubriche su Radio Maria. Specializzati rispettivamente nelle tematiche religiose nella letteratura moderna e contemporanea e nella filosofia del diritto, hanno sviluppato un genere apologetico incisivo, capace di mettere in luce vizi, tic, errori e tradimenti di un cattolicesimo talvolta arreso al mondo. Sono co-autori di saggi come Cattivi maestri. Inchiesta sui nemici della Verità e Cronache da Babele.