Reliquie Religiose: Tracce di Dio nella Storia

Le reliquie religiose rappresentano un ponte tangibile tra il divino e l'umano, una ricerca incessante delle "tracce di Dio" nei giorni in cui Egli camminò sulla terra come uomo. Questo viaggio attraverso il tempo ci porta alla scoperta di Gesù attraverso le testimonianze della devozione, dai reperti dell'infanzia, come il latte della Madre di Dio, ai prodigi della vita pubblica, come le anfore di Cana dove l'acqua divenne vino. Si prosegue poi verso le drammatiche "sopravvivenze fisiche" della Passione, includendo il sacro calice, i chiodi della croce, la veste non divisa e le spine della corona, fino ai teli che fungono da silenziosi testimoni della risurrezione.

La Venerazione delle Reliquie e il Silenzio della Croce

Gli oggetti sacri che invitano a contemplare e meditare sull'amore di Dio per l'umanità sono numerosi e la loro venerazione ha radici profonde. Il silenzio davanti alla Croce, specialmente nel Venerdì Santo, il secondo giorno del Triduo pasquale, è un momento di profonda riflessione prima della Resurrezione. Lo sguardo è rivolto a quella Croce, "segno di contraddizione" e simbolo di un amore gratuito donato a tutta l'umanità da Dio. Quella Croce, seppur un segno semplice composto da due assi di legno che si intersecano, è il luogo dove è morto Gesù Cristo, il Re dell'universo. Nella storia della Chiesa, è stato inevitabile che nascesse una particolare venerazione per questo simbolo.

La Vera Croce Focus TV 2007

Il Ritrovamento della Vera Croce e Sant'Elena

La Scoperta di Flavia Giulia Elena

La narrazione del ritrovamento della Croce ci riporta indietro nel tempo, ai primi secoli cristiani. Tutto ebbe inizio a Gerusalemme intorno al 327-328, quando la reliquia del Sacro Legno venne ritrovata dalla madre dell'imperatore romano Costantino I, Flavia Giulia Elena, conosciuta come Sant'Elena. Secondo la tradizione cristiana, la Croce sarebbe stata in parte conservata a Gerusalemme, in parte a Costantinopoli e in parte a Roma.

Questa pagina di storia, troppe volte ridotta a leggenda, andrebbe riletta con attenzione. La ricerca e il ritrovamento di tali reperti non è un sogno, una fiaba o un'idea, ma un fatto storico verificabile che attesta l'esistenza di Gesù e la credibilità della sua pretesa di essere vero uomo e vero Dio. Le tracce delle altre divinità sfuggono alla legge storica del fatto concreto e verificabile, mentre la verifica dell'esistenza di Gesù è l'inizio della più radicale verifica della sua pretesa. La Regina Elena, con la conversione di Costantino e la libertà dei cristiani divenuta pubblica, iniziò a cercare, a scavare e a trovare.

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, già nel nome, rivela la sua importanza. Entrando, si è subito catturati dall'affresco absidale di Antoniazzo Romano, che rappresenta il ritrovamento delle reliquie della Croce secondo il racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Al centro, Sant'Elena è raffigurata accanto alla Croce di Cristo, mentre sopra, in un ovale, è rappresentato Gesù risorto, circondato da una moltitudine di angeli.

affresco di Antoniazzo Romano sulla scoperta della Croce

È proprio in questa basilica che sono custodite importanti reliquie, portate a Roma da Sant'Elena. Prima dell'attuale collocazione nella Cappella delle Reliquie, queste sacre testimonianze della Passione erano conservate nella Cappella di Sant'Elena, un luogo sotterraneo che ha subito molti restauri e rifacimenti nel corso della storia della basilica romana. La Cappella delle Reliquie invita il fedele a contemplare la Passione e Morte di Cristo. In questo luogo sono conservati:

  • Tre frammenti della Santa Croce
  • Uno dei chiodi della Crocifissione
  • Due spine della Corona di Gesù
  • Una parte del cosiddetto titulus crucis, la tavoletta che, come riporta il Vangelo di Giovanni, Pilato fece mettere sulla Croce del Signore con l'iscrizione in ebraico, greco e latino: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

La Croce è custodita in una preziosissima stauroteca, opera di Giuseppe Valadier, degli inizi del XIX secolo.

Reliquie della Passione nel Mondo

La Basilica di San Pietro e la Croce di Giustino II

Non solo la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme custodisce le reliquie della Passione. Anche la Basilica di San Pietro, nel museo del tesoro, conserva due frammenti della Croce di Cristo, custoditi nella Croce di Giustino II, detta anche Crux Vaticana.

Parigi e Notre-Dame

Tra le città del mondo più famose per la conservazione di importanti reliquie della Passione, c'è Parigi. Fino all'incendio divampato nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2019, queste erano conservate nella Cattedrale di Notre-Dame. Tra le reliquie più importanti, acquisite dalla monarchia francese nel Medioevo, vanno ricordate:

  • La corona di spine di Gesù (un cerchio intrecciato tenuto insieme da un filo dorato con 70 spine attaccate)
  • Un pezzo della Santa Croce
  • La Sacra Spugna

Prima di essere collocate nella cattedrale parigina, questi preziosi oggetti sacri erano conservati nella famosa Sainte-Chapelle, fatta costruire per volere di San Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei re di Francia. Questi oggetti sacri conservano le tracce della Passione.

foto della corona di spine conservata a Parigi

La Questione delle Immagini e la Nascita delle Reliquie

Non si può dimenticare che la questione delle immagini ha spaccato la cristianità nel primo millennio. Eppure, la Chiesa (a quel tempo unita) ha saputo distinguere tra l'immagine e il culto verso Colui che essa rappresenta, contro uno spiritualismo che poco è vicino alla "carne" in cui Dio stesso si è rivelato. Per l'Oriente, è il nascere e lo svilupparsi dell'ICONA, finestra privilegiata perché tutto sia ricondotto a Dio. Accendere la candela di fronte ad essa, meditare - nel percorso suggerito dalle sue linee e colori - la gloria di Dio Invisibile eppure mostrata proprio nella Santa Umanità di Gesù Cristo, è guida all'evitare quell'idolatria dell'uomo e delle sue capacità che è il vero scopo della proibizione Mosaica di farsi immagini. No all'idolatria, non "no" al desiderio totale (e dunque anche fisico) di fissare lo sguardo e la vita su di Lui per non correre il rischio di rivolgersi alla creatura dimenticando il Creatore.

La reliquia nasce nel momento in cui, con la Conversione di Costantino, la libertà dei cristiani diviene pubblica: si può parlare, predicare, annunciare la Salvezza compiuta in Cristo. Gesù non è presentato come una divinità al pari di tante altre, ma come un fatto nella storia. È verificabile la sua esistenza e dunque credibile la sua pretesa di essere vero uomo e vero Dio. Non si possono trovare tracce delle altre divinità perché sfuggono alla legge storica del fatto, concreto e verificabile. La verifica della sua esistenza è inizio della più radicale verifica della sua pretesa. Non è un sogno, una fiaba, un'idea, un messaggio... ma un fatto.

La Venerazione dei Martiri e l'Inflazione delle Reliquie

Già nel II secolo, i corpi dei martiri, coloro che hanno affermato la loro fede a prezzo della vita, erano oggetto di una venerazione particolare. Le autorità ufficiali ne erano consapevoli al punto che nell'anno 155, rifiutarono ai cristiani di Smirne il corpo di san Policarpo. Da questa data si celebra l'inizio della vita eterna del santo vescovo, ossia la sua morte. Non perché Policarpo fosse considerato una "divinità inferiore" o il suo corpo un "talismano prezioso", ma perché lui e i suoi simili avevano realizzato perfettamente l'osservazione evangelica: «Nessuno può avere amore più grande che di dare la vita per i suoi amici», e perché il loro martirio li aveva resi, per sempre, un'imitazione di Gesù Cristo. Così san Cipriano raccomandava al clero e ai fedeli di segnare con precisione la data della morte dei martiri. Il culto delle reliquie è legato intrinsecamente alla vita stessa della Chiesa, al suo sviluppo e alla diffusione del Vangelo, sempre e ovunque. Questo è stato così attraverso i tempi, fino ai martiri vicinissimi a noi, come quelli dell'Uganda, morti fra il 1885 e il 1887. Come si celebrava la messa sulla tomba dei martiri nelle catacombe, così nel nostro secolo XX, dentro ogni altare su cui oggi si celebra la messa sono chiuse e sigillate reliquie.

È incontestabile che, nel frattempo, le reliquie sono state soggette a una certa inflazione. Tutto ciò a cui si tiene, tutto quello che si ritiene abbia un prezzo, fosse anche da un punto di vista strettamente spirituale, è così esposto ai misfatti del commercio, dell'incanto e dell'inflazione, persino le indulgenze. I capelli di Cristo, i denti di san Giovanni Battista, le gocce di latte della Vergine hanno alimentato di volta in volta un traffico lucroso e una letteratura non meno proficua in età recente. Ciò ha fornito agli "storici del Medioevo" del XIX secolo una fonte facile e abbondante di spiritosaggini per stigmatizzare l'"ingenuità" dell'epoca e la buia ignoranza da cui era avvolta.

Critiche e Autocritica sul Commercio delle Reliquie

Quello che si conosce meno è che in buona parte questi esempi del commercio delle reliquie, non necessariamente ingenuo, ma sempre fruttuoso, sono tratti da un'opera di Gilberto di Nogent (morto nel 1124) intitolata Pignora Sanctorum (Le reliquie dei santi). L'opera biasima questa frenesia di comprare o vendere reliquie, accumulando gli esempi più ridicoli per mostrare chiaramente la stoltezza di tale commercio e soprattutto l'errore che sarebbe la confusione delle reliquie venerabili dei santi con qualsiasi talismano che guarirebbe come per magia. Questa deviazione del sentimento religioso è una tentazione inerente alla natura umana e non oseremmo dire sia scomparsa ai nostri giorni, ma ciò non significa che siano scomparse la preghiera e la venerazione delle reliquie, e, aggiungeremmo, per fortuna!

Gilberto di Nogent non è il solo testimone di questa autocritica fatta in nome della ragione, del buon senso e, più ancora, del sentimento della fede, che invita a superare sempre le apparenze sensibili, ma non rifiuta in nessun caso (anzi!) il ricorso ai santi, i quali hanno saputo superare le apparenze sensibili persino quando chiedevano l'intercessione di altri santi.

Sempre nel XII secolo, persino prima di Gilberto di Nogent, un allegro chierico di Toledo, Garcias, aveva composto verso l'anno 1100 la Storia faceta e parodistica dei santi Albino e Rufino, delle loro reliquie e del potere che esse avevano di aprire tutte le porte. I santi Albino e Rufino, il loro martirio e le loro reliquie bastano a convincerci del fatto che l'autocritica non è mai mancata, e nei termini più feroci, per ridare una visione più giusta delle cose a coloro che erano ingannati dalla passione delle reliquie o fuorviati dal loro commercio. Quasi duecento anni dopo, lo spirito di Rutebeuf farà loro eco, provando come durante i secoli feudali non si sia mai estinta quella vena parodistica che, condannando gli eccessi, rivela l'equilibrio e la salute generale.

L'Arte dei Reliquiari: Testimonianza di Fede e Bellezza

Non si può più parlare di "ingenuità" quando si considera la straordinaria bellezza dei reliquiari nati dalla venerazione che circonda le reliquie. Basterà ricordare le mirabili teche decorate di smalti incisi, in genere su rame, come quella che conserva il tesoro della basilica di Saint-Sernin a Tolosa. Questo tipo di reliquiario, molto diffuso, ha la forma di una casetta con il tetto a quattro spioventi, con lo smalto dipinto mirabilmente di azzurro, verde, bianco, rosso. L'arte consumata con cui si svolge, sulle pareti e sui lati del tetto, la storia della scoperta della vera Croce è un esempio magnifico. Sant'Elena, madre di Costantino, giunta a Gerusalemme, chiede a un abitante del luogo, Giuda, di scavare il suolo nel luogo che secondo una tradizione tenace è quello dove fu nascosta la Croce del Golgota. Si scopre effettivamente quello che è chiamato "il Santo Legno", e un altro pannello mostra un pellegrino di Tolosa, non altrimenti conosciuto, ma che l'iscrizione chiama Raimondo Botardel, mentre riceve dalle mani dell'abate Giovanni, di Giosafat, un frammento della Croce, che porta con sé, riattraversando il mare, per andare a offrirlo all'abate di Saint-Sernin, Ponzio di Montpezat, che è menzionato nel cartulario dell'abbazia, che governa dal 1176 al 1198. La scena della teca è dunque datata con precisione, e la reliquia è così identificata nella maniera più soddisfacente, sia per lo storico che per l'amatore d'arte.

illustrazione di reliquiari medievali

Si possono citare numerosi reliquiari dello stesso genere, quello che divenne una specialità della città di Limoges che racchiudevano reliquie spesso databili da un punto di vista storico. Così si conservano non meno di quarantacinque casse di modello analogo per le reliquie di Tommaso Becket, l'arcivescovo di Canterbury ucciso nella sua cattedrale il 29 dicembre 1170 e canonizzato tre anni dopo: si trovano in parecchie chiese d'Inghilterra ma anche a Utrecht, a Paderborn, a San Giovanni in Laterano a Roma, e persino in Castiglia o in Svezia. Oggi il tesoro di Sens ne conserva un esemplare molto bello.

Il Sacco di Costantinopoli e la Dispersione dei Tesori

Alcuni anni dopo, un episodio molto conosciuto avrebbe moltiplicato, attraverso la cristianità, casse e reliquiari di indicibile bellezza: quelli che provengono dal sacco di Costantinopoli del 1204, una pagina certamente poco gloriosa della storia delle crociate, che è stata narrata più volte e dapprima da due di coloro che vi presero parte, Goffredo di Villehardouin e Roberto di Clary. Entrambi hanno descritto la meraviglia dei crociati di fronte a quella città favolosa di cui si diceva che comprendesse due terzi delle ricchezze del mondo. Una di queste ricchezze era costituita dall'abbondanza e bellezza dei reliquiari che racchiudevano le reliquie dei Luoghi Santi a cui la città era vicina, e che aveva tradizionalmente la missione di difendere e tutelare. «Il bottino fu così grande che nessuno ve ne potrebbe dire l'esatta misura: oro e argento, e vasellame, e pietre preziose e raso, e vesti di seta, e mantelli di vaio, di petit-gris e di ermellino, e tutti gli oggetti di pregio che si trovarono mai sulla terra...».

Oggi si prova un certo imbarazzo leggendo citazioni del genere, e dire che coloro che si indignano per il sacco di Costantinopoli da parte dei crociati non sempre sono esattamente informati sulle peripezie del secondo assedio che portò a questo saccheggio. Infatti era stato preceduto da un primo assedio condotto per richiesta dell'ex imperatore detronizzato, o piuttosto di suo figlio, il giovane Alessio. Era per lui che la città del Bosforo era stata presa d'assalto una prima volta, il 17 luglio 1203. Fu solo nell'anno successivo che i crociati, dopo avere vanamente atteso che Alessio e suo padre mantenessero gli impegni presi con loro, e anche esasperati di vedersi trattare con disprezzo, si rivoltarono proprio contro colui che li aveva indotti ad assaltare le mura di Costantinopoli. Decisero di installarsi al posto di Alessio. Non tardarono a farsi scomunicare dal papa, quando fu conosciuto questo colpo di forza ma, nel frattempo, i palazzi e le chiese erano stati svuotati dei loro tesori. In seguito sarebbero stati ritrovati, specialmente nella basilica di San Marco a Venezia, ma anche in tanti santuari della Champagne, del Belgio o della Piccardia. Così oggi è stato identificato, nella chiesa di San Giorgio di Limburgo sulla Lahn, in Germania, il mirabile quadro, o icona, proveniente da Costantinopoli e datato al secolo X, una specie di reliquiario collettivo che tra l'altro contiene un frammento della vera Croce.

Su un'anima di legno, preziose piastre d'oro lavorato in cui sono incastonate pietre e smalti a cellette mostrano al centro la divinità, Cristo in maestà, circondato dagli apostoli e dai santi le cui reliquie sono conservate. Borchie di perle e di smalti incorniciati da rotelle di smalto inciso, fini bande cesellate, iscrizioni in rilievo circondano e inquadrano l'insieme, portato da Costantinopoli dal cavaliere Enrico di Ullmen, che lo donò a un convento agostiniano di cui sua sorella era la badessa, a Stuben sulla Mosa. Certe reliquie particolarmente preziose, quelle della vera Croce di cui gli imperatori di Costantinopoli possedevano la maggior parte, furono rimontate e presentate in nuovi reliquiari. In particolare si conosce quello che Enrico di Fiandra fece eseguire da un orafo chiamato Gerardo, nel 1206, e che si trova sempre nel tesoro di San Marco di Venezia: è una specie di ostensorio fatto di lame di vetro incastonate in delicati fogliami di bronzo dorato tra cui è conservato il Santo Legno, in una montatura d'oro massiccio, col Cristo in croce, la colomba dello Spirito Santo e i due personaggi del Calvario, la Vergine e san Giovanni; il tutto montato su un tripode decorato di zampe di leone o di grifone.

Forme d'Arte e Reliquiari Speciali

È inutile intraprendere la descrizione dei reliquiari che magnifiche opere di specialisti hanno elencato, e che fanno parte del patrimonio più prezioso dell'Europa e del Vicino Oriente. Possiamo soffermarci un istante sulle forme d'arte suscitate dalle reliquie, che talvolta sono configurate secondo le ossa che contengono: testa di san Martino di Soudeilles, che rappresenta appunto una testa, o di san Calminio, reliquiario-braccio come quello di san Pantaleone (anch'esso nel tesoro di San Marco di Venezia). Invece, talvolta, molto più semplicemente, ma con una nobiltà che s'impone, sono «reliquiari a vista». Per esempio i due frammenti della Corona di Spine che san Luigi donò rispettivamente all'abbazia di Saint-Maurice d'Agaune, nel Vallese, e al tesoro della basilica di San Francesco d'Assisi. Essi consistono di un prezioso cristallo di rocca intagliato in modo da formare una specie di lente che permette di vedere il frammento di spina inserito all'interno, il tutto sostenuto da piedi d'argento di una meravigliosa eleganza, al centro il classico nodo che assolve a un ruolo funzionale, permettendo di tenere l'oggetto, ma al tempo stesso offre l'occasione di un ornamento supplementare, in un caso a coste, nell'altro a borchie.

Non possiamo lasciare il capitolo delle reliquie e dei reliquiari senza ricordare il più bel reliquiario che sia mai stato concepito ed eseguito: la Sainte-Chapelle. Esiste ancora l'atto con cui, il 4 settembre 1238, l'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II impegnava la reliquia della Corona di Spine, portata da Gerusalemme a Costantinopoli, in cambio del denaro che era disposto a prestargli.

Gestione e Richieste di Reliquie

La Postulazione Generale ha il compito della custodia e distribuzione delle reliquie dei Beati e dei Santi appartenenti alla Congregazione. Le richieste seguono un protocollo preciso:

  1. Ogni richiesta dovrà arrivare all’ufficio della Postulazione Generale tramite lettera intestata, con la firma dell’ufficiale responsabile e timbro dell’ufficio.
  2. Sono accettate, di norma, soltanto richieste pervenute da parroci o superiori/e di comunità religiose.
  3. Richieste di laici (incluso seminaristi) non vengono prese in considerazione se non per casi eccezionali. Non si prendono in considerazione richieste da parte di collezionisti di reliquie.
  4. Le richieste sono accolte per i luoghi dove già esiste un culto o dove si vuole incrementare la devozione (es. per la consacrazione di altari, si possono fare richieste di reliquie “insigni” che la Postulazione considererà caso per caso).

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