La figura dell'apostolo Tommaso, conosciuto anche come Dìdimo (dal greco, che significa "gemello"), è centrale nella storia della fede cristiana, spesso ricordato per la sua proverbiale "incredulità". Le sue vicende, narrate principalmente nel Vangelo di San Giovanni, offrono spunti profondi sulla natura della fede e sul rapporto personale con Gesù Cristo.

L'Apostolo Tommaso e le Catechesi di Benedetto XVI
La Proverbiale Incredulità e la Rivelazione
Nel brano evangelico, l'incontro dell'apostolo Tommaso con il Signore risorto è un momento cruciale. A Tommaso viene concesso di toccare le ferite di Gesù, permettendogli di riconoscere la sua vera e più profonda identità, al di là dell'identità umana del Gesù di Nazaret, esclamando: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28). Il Signore ha portato con sé le sue ferite nell’eternità, presentandosi come un Dio ferito che si è lasciato ferire per amore verso l'umanità. Queste ferite sono per i credenti il segno che Egli comprende e si lascia toccare dal loro amore, certezza della sua misericordia e consolazione quotidiana.
Benedetto XVI ha evidenziato come l'apostolo non si sia sbagliato nel ritenere che i segni qualificanti dell'identità di Gesù risorto siano ora soprattutto le piaghe, nelle quali si rivela fino a che punto Egli ci ha amati. La pretesa di Tommaso di "vedere" e "toccare" le piaghe del Risorto fu soddisfatta da Gesù, il quale, tuttavia, gli ricordò: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (Gv 20,29). Questa frase, che si può anche mettere al presente ("Beati quelli che non vedono eppure credono"), è un invito per tutti i tempi.
L'episodio dell'incredulità di Tommaso, avvenuto otto giorni dopo la Pasqua, è notissimo e persino proverbiale. Non avendo creduto a Gesù apparso in sua assenza, Tommaso aveva dichiarato: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò!" (Gv 20,25). La Chiesa ha sempre proposto la figura di Tommaso come un conforto a chi ha dubbi e incertezze, e le sue domande a Gesù danno "anche a noi il diritto di chiedere spiegazioni a Gesù". Il Pontefice ha aggiunto a braccio: "Spesso anche noi diciamo: Non ti comprendo Signore, aiutami a comprendere", esprimendo la pochezza della capacità di comprendere e ponendosi nell'atteggiamento fiducioso di chi si attende luce e forza da chi è in grado di donarle.
Gli Interventi di Tommaso nei Vangeli
Tommaso appare quattro volte nel Vangelo di Giovanni, e il suo nome è uno dei più menzionati tra gli apostoli.
- La Determinazione a Seguire Gesù: Il suo primo intervento manifesta la disponibilità a seguire Gesù fino alla morte. Quando il Maestro decise di tornare in Giudea, dopo la morte di Lazzaro, nonostante i Giudei lo cercassero per ucciderlo, Tommaso incitò il gruppo ad accompagnarlo con le parole: "Andiamo anche noi e moriamo con lui" (Gv 11,16). Questa sua determinazione è esemplare, rivelando la totale disponibilità ad aderire a Gesù, fino a identificare la propria sorte con quella di Lui.
- La Domanda alla Cena: Un secondo intervento di Tommaso è registrato nell’Ultima Cena. Gesù, annunciando la sua prossima dipartita, disse che andava a preparare un posto ai discepoli e che essi conoscevano la via. Tommaso, con il suo carattere pragmatico, intervenne chiedendo: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?" (Gv 14,5). Questa domanda fornì a Gesù l'occasione per pronunciare la celebre definizione: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6).
Le catechesi di Benedetto XVI sulle figure degli apostoli servono a capire non solo il passato della Chiesa, ma a comprendere al presente "cosa significa seguire Gesù, cosa sia vivere la Chiesa".
Il Significato del Nome e il "Gemello" in Ognuno di Noi
Il nome Tommaso deriva da una radice ebraica, ta’am, che significa "appaiato, gemello". Il Vangelo di Giovanni lo chiama più volte con il soprannome di "Didimo" (Gv 11,16; 20,24; 21,2), che in greco ha lo stesso significato. Questo fatto non solo gli conferisce il nome, ma lo etichetta anche nella sua vita di discepolo e apostolo. La figura di Tommaso è vista come un "gemello di ciascuno di noi" (Don Tonino Bello), confortandoci nei nostri dubbi di credenti. In lui ci specchiamo e, attraverso i suoi occhi e le sue mani, anche noi "vediamo" e "tocchiamo" il corpo del Risorto.
Tommaso porta dentro di sé l'antagonismo di questa dualità: capace di gesti di grande generosità e coraggio, ma anche incredulo e caparbio. Questo "gemello" interiore, come descritto anche da San Paolo ("non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio" - Rm 7,15), rappresenta la convivenza tra l'eredità dell'"antico Adamo" e la nuova creatura in Cristo. Tommaso ha il coraggio di affrontare questa realtà, permettendo al suo lato oscuro e "incredulo" di manifestarsi e confrontarsi con Gesù, portando le sue sfide alla fede direttamente al Maestro.
La Chiesa, come corpo risorto di Cristo, è l'unico luogo dove ricevere la virtù soprannaturale della fede, dove toccare e vedere Cristo risorto, e sperimentare il suo amore più forte della morte. Gesù ha pazienza e, come un fratello maggiore, prende per mano nella Chiesa Madre e Maestra, insegnando a camminare con la Parola e i Sacramenti, per diventare "un credente" che vive appoggiato al suo amore incorruttibile.
La Missione e il Martirio in India
Secondo un'antica e consolidata tradizione, Tommaso evangelizzò prima la Siria e la Persia, per poi spingersi fino all'India occidentale, da dove infine raggiunse anche l'India meridionale. Questa tradizione è accolta dagli apocrifi Atti di Tommaso (Siria, metà del III secolo) e corroborata da San Gregorio Nazianzeno († 390 ca.) e Origene. Si ritiene che Tommaso abbia subito il martirio in India, probabilmente su una collina nei pressi dell'attuale città di Chennai, nel Tamil Nadu, nell'anno 72, ucciso a colpi di spada o di lancia.
Ancora nel 1292, Marco Polo visitò il sepolcro di Tommaso nell'India meridionale. La locale comunità cristiana, che non ebbe contatti con l'Occidente fino all'arrivo dei portoghesi nel 1517, ha sempre conservato viva nei secoli la tradizione della propria origine dalla predicazione di Tommaso. I portoghesi edificarono una chiesa sul luogo identificato come il suo sepolcro, sostituita nel XIX secolo dall'attuale cattedrale intitolata all'apostolo.

Le Reliquie dell'Apostolo Tommaso
Il 13 dicembre 1144, prima della definitiva conquista musulmana di Edessa, le reliquie di Tommaso furono portate via, probabilmente nell'isola di Chios. Da qui pervennero alla cittadina di Ortona, in Abruzzo, insieme alla pietra tombale. Questo è attestato da una pergamena del 22 settembre 1259, che riporta le testimonianze giurate degli ortonesi che asportarono le reliquie da Chios. La traslazione avvenne il 6 settembre 1258, a opera di Leone Acciaiuoli. Nel 1566, in occasione dell'incendio dei Turchi a Ortona, le reliquie furono toccate dal fuoco.
Nel 1984, una ricognizione scientifica evidenziò le tracce della combustione e attribuì le ossa a un individuo di sesso maschile, morto tra i 50 e i 70 anni, con uno zigomo fratturato da un colpo di lama affilata, forse causa della sua morte. Un'altra reliquia di Tommaso, donata dalla chiesa di Ortona, è dal 1953 custodita nella chiesa di San Tommaso apostolo a Chennai-Madras.
San Tommaso d'Aquino: Il Doctor Communis e il Suo Pensiero
Accanto alla figura dell'Apostolo, la storia della Chiesa venera un altro grande "Tommaso": San Tommaso d'Aquino, il Doctor communis, di cui Papa Giovanni Paolo II nell'Enciclica Fides et ratio ha ricordato che è "sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia" (n. 43).
Biografia e Formazione
Tommaso nacque tra il 1224 e il 1225 nel castello di Roccasecca, nei pressi di Aquino, in una famiglia nobile e facoltosa. Fu inviato dai genitori all'abbazia di Montecassino per la sua prima istruzione. Successivamente, si trasferì a Napoli, dove studiò presso l'Università fondata da Federico II, un ambiente che permetteva lo studio del pensiero del filosofo greco Aristotele senza le limitazioni vigenti altrove. In questi anni napoletani, Tommaso intuì il grande valore di Aristotele e, soprattutto, maturò la sua vocazione domenicana, attratto dall'ideale dell'Ordine fondato da San Domenico.
Nel 1245, fu inviato a Parigi per studiare teologia sotto la guida di Sant'Alberto Magno. Tra Alberto e Tommaso nacque una profonda amicizia, tanto che Alberto volle che il suo discepolo lo seguisse a Colonia, dove era stato inviato per fondare uno studio teologico.

L'Incontro con la Filosofia Aristotelica
In quel periodo, la cultura latina era profondamente stimolata dall'incontro con le opere di Aristotele, rimaste ignote per molto tempo. Questi scritti, ricchi di intuizioni sulla conoscenza, le scienze naturali, la metafisica, l'anima e l'etica, presentavano una visione completa del mondo sviluppata con la pura ragione, prima di Cristo. Molti accolsero con entusiasmo questo sapere antico, mentre altri temevano che il pensiero pagano di Aristotele fosse in opposizione alla fede cristiana, rifiutandosi di studiarlo. Si scontrarono così due culture: quella pre-cristiana di Aristotele, con la sua radicale razionalità, e la classica cultura cristiana.
La situazione era complicata anche dalla presentazione di Aristotele fatta dai commentatori arabi Avicenna e Averroè, che avevano trasmesso la filosofia aristotelica al mondo latino. Essi avevano introdotto idee problematiche, come quella di un unico intelletto universale comune a tutti gli uomini, che comportava una depersonalizzazione dell'uomo, e l'idea che il mondo fosse eterno come Dio. Queste interpretazioni scatenarono dispute nel mondo universitario ed ecclesiastico.
L'Armonia tra Fede e Ragione
Tommaso d'Aquino, alla scuola di Alberto Magno, svolse un'operazione di fondamentale importanza per la storia della filosofia, della teologia e della cultura. Studiò a fondo Aristotele e i suoi interpreti, procurandosi nuove traduzioni latine dei testi originali in greco. Non si basò più solo sui commentatori arabi, ma poté leggere personalmente i testi originali, commentando gran parte delle opere aristoteliche. Egli distinse ciò che era valido da ciò che era dubbio o da rifiutare, mostrando la consonanza del pensiero aristotelico con i dati della Rivelazione cristiana e utilizzandolo acutamente nell'esposizione dei suoi scritti teologici. In definitiva, Tommaso d'Aquino mostrò che tra fede cristiana e ragione sussiste una naturale armonia.
Vita di san Tommaso d'Aquino
Le Opere e l'Insegnamento
Per le sue eccellenti doti intellettuali, Tommaso fu richiamato a Parigi come professore di teologia sulla cattedra domenicana. Qui iniziò la sua prodigiosa produzione letteraria, che proseguì fino alla morte. Le sue opere includono commenti alla Sacra Scrittura (essendo il professore di teologia primariamente interprete della Scrittura), commenti agli scritti di Aristotele e poderose opere sistematiche, tra cui eccelle la Summa Theologiae. Per la composizione dei suoi scritti, fu coadiuvato da alcuni segretari, tra cui il confratello Reginaldo di Piperno, al quale fu legato da fraterna amicizia.
La carità, per Tommaso, è l'amicizia dell'uomo con Dio e con gli esseri che a Lui appartengono (cfr. Summa Theologiae, II, q. 23, a. 1). Non rimase stabilmente a Parigi; dal 1261 al 1265 fu ad Orvieto, dove il Pontefice Urbano IV gli commissionò la composizione dei testi liturgici per la festa del Corpus Domini, istituita in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena. Tommaso ebbe un'anima squisitamente eucaristica, e i bellissimi inni che la liturgia canta per celebrare il mistero della presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore nell'Eucaristia sono attribuiti alla sua fede e alla sua sapienza teologica.
Dal 1265 al 1268, Tommaso risiedette a Roma, dove probabilmente dirigeva uno Studium, e dove iniziò a scrivere la sua Summa Theologiae. Richiamato a Parigi nel 1269 per un secondo ciclo di insegnamento, gli studenti erano entusiasti delle sue lezioni. Oltre allo studio e all'insegnamento, si dedicò anche alla predicazione al popolo, che volentieri andava ad ascoltarlo, dimostrando la grazia di teologi che sanno parlare con semplicità e fervore ai fedeli.
Nel suo Opuscolo sul Simbolo degli Apostoli, Tommaso spiega il valore della fede, per mezzo della quale l'anima si unisce a Dio e si produce un germoglio di vita eterna. La vita riceve un orientamento sicuro, e le tentazioni si superano agevolmente. Alla critica che la fede sia stoltezza, Tommaso risponde che l'intelligenza umana è limitata e non può conoscere tutto. È ragionevole, quindi, prestare fede a Dio che si rivela e alla testimonianza degli Apostoli, i quali, sebbene pochi, semplici e poveri, convertirono molte persone sapienti, nobili e ricche con la loro predicazione.
Gli Ultimi Mesi e il Dialogo con il Crocifisso
Gli ultimi mesi della vita terrena di Tommaso sono avvolti da un'atmosfera misteriosa. Nel dicembre del 1273, chiamò il suo amico e segretario Reginaldo per comunicargli la decisione di interrompere ogni lavoro, poiché, durante la celebrazione della Messa, aveva compreso, in seguito a una rivelazione soprannaturale, che quanto aveva scritto fino ad allora era solo "un mucchio di paglia". Questo episodio misterioso rivela non solo l'umiltà di Tommaso, ma anche il fatto che tutto ciò che si può pensare e dire sulla fede è infinitamente superato dalla grandezza e bellezza di Dio, che sarà rivelata in pienezza in Paradiso.
Qualche mese dopo, sempre più assorto in pensosa meditazione, Tommaso morì mentre era in viaggio verso Lione per prendere parte al Concilio Ecumenico indetto da Papa Gregorio X. La sua vita e il suo insegnamento si riassumono in un episodio tramandato: mentre il Santo era in preghiera davanti al Crocifisso nella Cappella di San Nicola a Napoli, il sacrestano sentì un dialogo. Tommaso chiedeva se quanto aveva scritto sui misteri della fede cristiana fosse giusto, e il Crocifisso rispose: "Tu hai parlato bene di me, Tommaso. Quale sarà la tua ricompensa?". La risposta di Tommaso, che ogni discepolo di Gesù vorrebbe dire, fu: "Nient'altro che Te, Signore!".