La comunità di Riotorto è stata al centro di una lunga e complicata vicenda che ha visto protagonista don Waldemar Choinski, il sacerdote polacco a cui il vescovo Carlo Ciattini aveva intimato di lasciare la parrocchia. La questione si è conclusa con lo sfratto dalla canonica, dopo una serie di conflitti con i successori di don Waldemar, in seguito alla sua decisione di non lasciare la sua sede.
La Cronaca dello Sfratto
La Vicenda di Don Waldemar Choinski
Don Waldemar era consapevole, grazie a due sentenze, che l’ufficiale giudiziario sarebbe arrivato il 28 maggio per l’esecuzione dello sfratto, e lo ha atteso in canonica. Ci è voluto un po’ perché si convincesse ad andarsene, ma alla fine ha caricato le sue cose sull’auto e ha lasciato il paese. «Non so dove andare - ha dichiarato, visibilmente scosso - stanotte dormirò in macchina».

I Tentativi di Mediazione
Questa situazione, che ha spesso diviso il paese sulle prediche di don Choinsky, la Chiesa ha cercato a lungo di risolverla in modo pacifico. Al sacerdote polacco sono state offerte numerose soluzioni, tutte rifiutate. Inizialmente, gli era stato proposto di trasferirsi in un’altra parrocchia. Successivamente, con l'acuirsi della controversia con il vescovo, gli era stato offerto di trasferirsi in un’abitazione a Piombino, con l’affitto pagato dalla Curia, ma anche questa soluzione non è stata gradita.
Le Origini del Conflitto: L'"Esame di Coscienza"
I problemi a Riotorto erano iniziati nel 2009, quando il parroco fece trovare in chiesa ai fedeli un “esame di coscienza”, due fogli contenenti un curioso decalogo sui comandamenti della religione cattolica. Questo materiale, ribattezzato polemicamente dai parrocchiani come una sorta di “Bignami dei peccati”, veniva utilizzato da don Choinsky anche durante il catechismo.

L'Escalation e lo Sfratto Definitivo
Don Waldemar sosteneva di combattere una guerra quotidiana col Diavolo ed era diventato un punto di riferimento per i Gruppi carismatici della Toscana, noti per applicare in maniera ortodossa i dettami del Vangelo e della Chiesa cattolica. Da queste premesse ha avuto inizio il braccio di ferro con una parte dei parrocchiani e con la Curia, culminato nel decreto di revoca firmato dal vescovo Ciattini nel 2015. Tale decreto non fu osservato e fu seguito, nel 2017, da una clamorosa lite in chiesa, durante la domenica delle Palme, quando don Waldemar salì sul pulpito per celebrare messa insieme al suo successore, il camerunense don Jacques Bakina.
La Posizione Legale
A 55 anni, don Choinsky non ha voluto accettare una sorta di pensionamento anticipato, affermando all’epoca: «chiedo giustizia, non misericordia». Riteneva infatti che nel suo caso fosse stato violato il diritto canonico. Per questo motivo è rimasto nella canonica di Riotorto fino allo sfratto. Il suo avvocato, Daniele Vincenti, ha commentato: «Credo che un epilogo del genere si potesse evitare. Il vescovo poteva e potrebbe ancora intervenire. Certo don Waldemar non è un uomo che può essere lasciato solo».
La Replica del Parroco: La Lettera al Tirreno
Don Waldemar Choinski, ex parroco di Riotorto, non si considera un problema per la Chiesa e per i fedeli. Dopo le polemiche sull’episodio accaduto la domenica delle Palme, quando gli è stato impedito di concelebrare la messa insieme al suo successore, ha spiegato la sua posizione in una lunga lettera inviata al quotidiano Il Tirreno, di cui pubblichiamo alcuni passi.
Il Segretario di Stato Usa Rubio è giunto in Vaticano
Il Giorno della Lite in Chiesa
Riferendosi all’episodio in questione, don Waldemar sostiene «che di fronte alle parole inesatte e provocatorie di don Jacques dirette ai fedeli, ho fatto seguito tentando solamente di proteggere la gente e la mia reputazione. Don Jacques non avrebbe dovuto usare toni, parole e riferimenti inadeguati (dati i trascorsi, l’avevo già preavvisato con una raccomandata A.R. rimasta totalmente disattesa). Dopo il suo discorso pronunciato dal pulpito - prosegue - alcune persone che si trovavano in chiesa hanno espresso la loro opinione sui fatti accaduti. Oltre ad uno scambio acceso di parole tra don Jacques e queste persone, non c’è stato nessun disordine e i carabinieri non sono intervenuti certamente a riportare la pace come si legge sul vostro giornale. Una volta terminata la breve diatriba, i carabinieri, hanno riscontrato la massima calma trovandomi seduto in fondo alla navata centrale al fine di ascoltare la messa».
Il Sostegno della Comunità
Per don Waldemar è «eccessivo dire che la comunità dei fedeli di Riotorto sia sconcertata per causa mia; evidenzio che, nelle circostanze di cui agli articoli, percepivo vicinanza nei miei confronti da parte dei presenti».
La Rilevanza del Male e del Demonio
«Con riferimento a quanto riportato nelle pubblicazioni - prosegue - è incontestabile che il demonio o il male abbiano una rilevanza nel mondo in cui viviamo. Del male ne parlano spesso i sacerdoti, i vescovi, i cardinali ed il Papa, dunque, non c’è da meravigliarsi se tali argomenti vengano trattati quotidianamente oltre che dal Sommo Pontefice anche dai sacerdoti».
Il Diritto di Celebrare la Messa
Sul tema della sua presenza in chiesa dopo che da molto tempo è stato formalmente sostituito in parrocchia, il sacerdote polacco spiega «che, a tutt’oggi, sono un sacerdote ed al contrario di ciò che ho potuto sentire, ribadisco, fermamente, che ho il diritto di celebrare la Santa Messa. Contrariamente a quanto riferito da don Jacques Bachina in mia presenza e confermato successivamente anche da don Mario Magni davanti ai Carabinieri, non esiste alcun documento scritto che mi proibisca la celebrazione della Santa Messa; addirittura, tre giorni dopo l’accaduto (il Mercoledì Santo) concelebravo la Santa Messa nella Cattedrale di Massa insieme a monsignor Vescovo Carlo Ciattini e in tale circostanza non mi risulta che qualcuno abbia chiamato i carabinieri per proibirmi di celebrare la Santa Messa».
Le Comunicazioni con il Vescovo Ciattini
Infine don Waldemar vuol evidenziare «che circa un mese prima del 9 aprile avevo preavvisato, senza ricevere alcuna risposta in merito, monsignor Carlo Ciattini con una raccomandata A.R. del fatto che avrei ripreso la celebrazione della Santa Messa. In linea con quanto appena evidenziato si pone la seguente circostanza: il 19 marzo monsignor Ciattini, dopo la celebrazione della Santa Messa nella parrocchia da San Giuseppe di Portoferraio, in un incontro con un gruppo di 9 persone, ribadiva che il sottoscritto poteva celebrare la Santa Messa e confessare. E allora come si giustifica l’accaduto nella sua interezza?».