Testimonianze dei Missionari Fidei Donum in Mozambico

Le storie dei missionari fidei donum (dal latino "dono di fede") sono testimonianze viventi di dedizione e servizio. Si tratta di sacerdoti che le diocesi italiane inviano ogni anno in terra di missione. Dall'Italia ne sono partiti circa 400. Tra questi, ci sono coloro che si spendono per alleviare la sete materiale e quella spirituale delle persone affidate alle loro cure in Mozambico.

La Visita a Namahaca: Vita Quotidiana e Realtà Missionaria

Il Viaggio e l'Accoglienza

Dal 27 giugno al 9 luglio, don Dario Vaona ha accompagnato il vicario generale, mons. Roberto Campostrini, in visita a don Fabio Gastaldelli e a don Francesco Castagna, missionari fidei donum della diocesi di Verona a Namahaca, in Mozambico. L’ultima visita era stata nel 2019, poi il Covid ha inciso sulle possibilità di visita ai missionari.

Dopo un viaggio "rocambolesco", che ha incluso sette lunghe ore di attesa della coincidenza dell’aereo a Johannesburg, in Sudafrica, con una temperatura di 6° C all’interno dell’aeroporto, i viaggiatori sono arrivati alla missione alla sera del secondo giorno, dopo trentasei ore dalla partenza da Verona. Ad accoglierli, con cartelli di benvenuto e molti canti, c’erano le ragazzine del Lar, il collegio della missione. Il tempo di fare una doccia, celebrare l’Eucarestia, cenare assieme alle suore e poi andare a dormire.

La Vita Quotidiana a Namahaca

La prima settimana è stata dedicata alla partecipazione alla vita quotidiana dei sacerdoti. Sono stati giorni "fraterni di dialogo, di preghiera comunitaria, di ascolto reciproco, di condivisione di alcuni lavori di casa, di riflessione sulla realtà missionaria ed ecclesiale che don Fabio e don Francesco vivono nella loro parrocchia e nella diocesi di Nacala". Questi sono stati definiti “giorni di gratuità” per il tempo che si sono presi e donati, e di riposo (non solo fisico) dagli impegni quotidiani, sotto l’incantevole cielo dell’emisfero sud che nella savana, alla sera senza nessuna luce, si mostrava in tutta la sua bellezza con il centro della galassia sopra la testa.

La giornata a Namahaca comincia presto, appena sorge il sole: si prega dalle 6 alle 7, poi, dopo la colazione, iniziano le attività. Normalmente al centro pastorale parrocchiale c’è ogni settimana una formazione di 4/5 giorni per animatori e animatrici delle varie pastorali della parrocchia. Le comunità della parrocchia sono 75 su un territorio esteso circa quanto la diocesi di Verona, e la gente si sposta sempre a piedi o con la moto (chi ce l’ha). Per questo le formazioni devono essere residenziali e durare più giorni.

Alla sera alle 18.30 c’è l’Eucarestia con i vespri pregati insieme alle suore, una volta nella cappellina a casa loro e una volta dai missionari; due volte la settimana la cena è pure assieme.

Celebrazioni e Comunità: São José Kopé e Cássamo

Il fine settimana è dedicato alle celebrazioni nelle diverse comunità, e anche i visitatori hanno partecipato a due Eucarestie locali.

Sabato 2 luglio, la comitiva è partita presto il mattino per la comunità di São José Kopé, a circa un’ora e mezza di distanza su una strada (o meglio, sulle buche!) in mezzo al paesaggio della savana arida costellato di baobab e anacardi sparsi, attraversando qualche terreno coltivato di manioca con capanne lungo il percorso. Arrivati alla comunità, dopo le presentazioni, i saluti e gli scambi di notizie, hanno iniziato la Messa che è durata solo un’ora e mezza, seguita da un pranzo offerto. Il ritorno a Namahaca è avvenuto nel pomeriggio.

Il giorno seguente è stato ancora più intenso. Alla Messa nella comunità di Cássamo, che si trova a poco più di mezz’ora da Namahaca, ci sono stati 39 tra battesimi e prime comunioni di giovani-adulti. La Messa, celebrata sotto un grande albero di anacardi, è iniziata poco dopo le 9 ed è finita dopo mezzogiorno. Le tre ore sono state gioiose, con molti canti, danze e preghiera. I sacramenti sono stati occasione di una grande festa per tutti: sia per chi li ha vissuti in prima persona, sia per tutta la gente e per i visitatori, che hanno respirato la gioia di questa giovane Chiesa.

Messa e celebrazioni dei sacramenti in una comunità rurale in Mozambico, sotto un grande albero

Incontri Diocesani e la Crescita della Chiesa Locale

La seconda settimana è stata dedicata a visite e incontri di persone nella diocesi di Nacala.

Lunedì 4, i missionari e i visitatori sono partiti alla volta di Itoculo, cittadina a circa 50 km prendendo la scorciatoia oppure circa 80 km prendendo la strada asfaltata. All’andata, la scorciatoia di 50 km ha richiesto 3 ore e mezza; tornando, la strada asfaltata ha richiesto quasi 4 ore.

L'incontro principale è stato con la provinciale delle suore dello Spirito Santo, la congregazione alla quale appartengono le suore di Namahaca, che sono subentrate alle Sorelle della Sacra Famiglia dopo dieci anni di presenza. Suor Tatiana, suor Dorcas e suor Elisa, con la postulante Natalia, formano la comunità religiosa di Namahaca. Aiutano nella pastorale parrocchiale: suor Dorcas è responsabile del collegio delle ragazze (il Lar) con 42 presenze, mentre suor Elisa è responsabile del Centro nutrizionale che segue quest’anno oltre 140 bambini con problemi di denutrizione. Dopo aver fatto visita anche ai padri dello Spirito Santo, sono rientrati a Namahaca.

Il giorno seguente hanno incontrato don Silvano Daldosso, prete fidei donum di Verona nella vicina parrocchia di Cavá-Memba, a una trentina di chilometri su una strada bianca ragionevole. Don Silvano lascerà la parrocchia in questo mese di luglio e rientrerà in Italia per un periodo sabbatico di studio.

Mercoledì 6, dopo aver fatto il tampone in vista del viaggio di ritorno, sono stati ospiti del vescovo di Nacala, mons. Alberto Vera Arejula, con il quale hanno parlato della missione che la diocesi di Verona sta portando avanti. La diocesi di Nacala in 4-5 anni ha raddoppiato il numero dei sacerdoti diocesani locali: da 11 che erano ora sono in 22 e tra qualche anno supereranno la trentina. Alcune vocazioni sacerdotali, sia diocesane che religiose, sono originarie di Namahaca, frutto del lavoro missionario della missione di Verona.

Dopo il pranzo hanno visitato il nuovo centro diocesano della Caritas e sono tornati alla missione per poi partire il mattino seguente per la città di Nampula, dove venerdì 8 avrebbero preso l’aereo di ritorno. Qui hanno incontrato Giovanna Fakes, laica fidei donum di Bovolone che presta servizio in un campo profughi alla periferia della città. A Nampula hanno dormito dai fratelli comboniani e da lì sono partiti per l’aeroporto e il viaggio di rientro.

I visitatori sono tornati contenti per aver visto i sacerdoti dedicati alla missione, soddisfatti di quello che stanno facendo pur in mezzo alle difficoltà che questa missione comporta. Di fatto è una missione impegnativa, soprattutto per le distanze delle comunità e per la scarsità di servizi che una città può offrire.

La missione in Mozambico di don Pietro Marchetti Brevi

La Storia di Antonio Cipriano: Un Faro per la Comunità di Namahaca

Antonio Cipriano, chiamato affettuosamente "papà Cipriano", era una vera istituzione per la parrocchia di Namahaca. Sebbene lo chiamassero segretario, il suo ruolo andava ben oltre. Era una "biblioteca viva", sguazzava tra libri e registri con meticolosità e si dimostrava esperto e capace in molteplici attività. Amava definirsi figlio della missione, salvato dalle suore da neonato, e si è sempre messo a servizio della Chiesa locale, in tutte le epoche della sua storia turbolenta.

Per lui, il punto di orientamento permanente era Gesù Cristo nella Chiesa cattolica, di cui amava parlare a grandi e piccoli nelle più diverse occasioni. Non aveva orari, poche volte si concedeva riposo o momenti in famiglia: la sua vita era la parrocchia.

Le distanze e le scarse risorse sanitarie del territorio non gli davano speranza di cure efficaci. Casualmente, nello stesso giorno in cui la sua chiesa è stata coperta e liberata dalle impalcature, permettendo di celebrare nella chiesa rinnovata (anche se acciaccata), è stato dato l'ultimo saluto a un uomo che ha dato tutto per la Chiesa locale.

Dopo tanto lavoro, "riposa in pace, papà Cipriano".

Don Pietro Parzani a Inhambane: La Sfida dell'Acqua e la Povertà

Tra i missionari fidei donum in Mozambico c'è anche don Pietro Parzani, 36 anni, originario di Brescia. Nel 2018 è stato destinato alla Diocesi di Inhambane, nel sud del Mozambico. Oggi è parroco a Mapihnane e guida i giovani seminaristi durante il loro anno propedeutico.

Don Pietro racconta: «È sempre stato un mio desiderio vivere un’esperienza missionaria, così appena il vescovo di Brescia mi ha convocato, ho subito accettato. Ho accolto questa missione con entusiasmo e desiderio. Arrivato sul posto, però, mi sono accorto che non è sempre facile passare dalle priorità di una parrocchia italiana alle difficoltà di un contesto segnato da profonde povertà. Resta il fatto che arrivi in una Chiesa che ha già la sua storia e tu sei chiamato solo a servirla».

Il popolo mozambicano ha molto sofferto, colonizzato fino al 1975 e reduce da una guerra durata trent’anni, in una terra ricchissima di materie prime. Don Pietro e la sua comunità devono scontrarsi ogni giorno con diverse emergenze, tra cui la più importante è quella idrica. «Qui a Mapihnane non ci sono molti fiumi e l’Oceano è distante circa 50 chilometri. Per noi italiani sembra impensabile non avere l’acqua corrente in casa, qui invece è normale che la gente percorra grandi distanze ogni giorno per rifornirsi di questo bene essenziale».

Le soluzioni per l'approvvigionamento idrico sono complesse: «Fare pozzi con pompe automatiche non conviene perché i cittadini non potrebbero pagare il carburante per alimentare i generatori e anche l’utilizzo dei pannelli solari è sconsigliato perché potrebbero essere rubati. L’unica soluzione è quella di investire sulle pompe manuali».

La cattiva gestione dei beni pubblici, tuttavia, non risparmia i pozzi e la loro manutenzione. Don Pietro prosegue: «L’urgenza qui non è solo quella di scavare nuove fonti d’acqua, ma anche di prendersi cura dopo. Per questo qui l’acqua si vende ad un prezzo simbolico di 2 metical (0,028 centesimi di euro). Può sembrare una formalità però questa modalità li aiuta a dar più valore a questo bene, e permette loro di accantonare una somma che li aiuterà a riparare la pompa in caso di danni».

Don Pietro Parzani con i giovani del Mozambico intorno a un pozzo d'acqua manuale

Fra Luca Santato a Boane: L'Importanza del Contatto Umano e la Formazione

Fra Luca Santato opera nella struttura della missione che si trova nella città di Boane, a circa 45 minuti dalla capitale. La missione è costituita da un piccolo ambulatorio pediatrico, gli alloggi per i volontari, un portico destinato ai pranzi e ai momenti di animazione con i bambini, un campo da calcio con lo stesso fine e un salone dove tenere dei corsi per la formazione, che è l’obiettivo principale della missione.

Durante la permanenza dei visitatori, circa metà del tempo è stata dedicata al lavoro con i più piccoli. «Con loro inizialmente cercavamo di rapportarci come con i bambini in Italia, cioè allo stesso modo dei giovani che frequentano generalmente i nostri grest e centri estivi, organizzando giochi e attività divisi per età. Ci siamo subito resi conto che, a loro non interessava poi così tanto fare ciò che veniva loro proposto (fare scooby doo, braccialetti, origami, ecc.), piuttosto preferivano stare con noi, toccare i nostri capelli, insegnarci i loro giochi, ecc.».

Fra Luca ha trovato molto interessanti gli scambi con i giovani della parrocchia, occasione che ha permesso di comprendere meglio il loro stile di vita, i loro obiettivi e i loro desideri, spesso molto diversi da quelli occidentali. Nell’incontro con bambini e giovani del territorio, ci si rende conto di cosa manca loro, che non è il superfluo, ma il necessario per vivere. Tuttavia, questo aspetto, ha insegnato una grande verità: «che per loro, i bambini in particolare, è molto più prezioso quello che tu hai da offrire come persona, piuttosto di ciò che puoi donare con beni materiali».

Volontari e missionari che interagiscono con i bambini in un centro missionario in Mozambico, durante attività di gioco

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