Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Siculiana: Un Tesoro di Storia, Arte e Fede

portalcenter.cl

Il Santuario del Santissimo Crocifisso, nonché Chiesa Madre di Siculiana, rappresenta il principale edificio di culto e il fulcro spirituale di questo borgo in provincia di Agrigento. Da oltre quattro secoli, si erge con eleganza, dominando il paesaggio con la sua magnifica cupola che sormonta le case adagiate sulla collina. Meta di pellegrini da ogni parte del mondo e scelto da numerosi sposi per le loro celebrazioni, il Santuario custodisce al suo interno il prezioso simulacro ligneo nero del Cristo Crocifisso, oggetto di una profonda e sentita devozione popolare.

Veduta esterna del Santuario del SS. Crocifisso di Siculiana con la cupola che domina il paesaggio.

Le Origini e le Trasformazioni Storiche

La Fondazione Carmelitana e le Prime Strutture

Il Santuario fu edificato alla fine del XVI secolo per volere dei Padri Carmelitani, su concessione del terreno da parte del Barone Blasco Isfar e Corillas. In origine, la chiesa era dedicata a San Leonardo e alla Madonna del Carmelo. Alla chiesa fu, in un secondo momento, annesso il Collegio di Maria, conosciuto anche come la Batia.

Nel 1637, ai vecchi Carmelitani Conventuali subentrarono i Riformati, che ne proseguirono l’opera spirituale. Si pensa che divenne Matrice all’epoca dell’erezione dell’arcipretura, avvenuta il 27 agosto 1669, con il primo arciprete, don G. B. Lo Monaco.

Prima dell'attuale Santuario, la prima chiesa del paese fu quella di San Lorenzo, situata all’interno del castello e successivamente dedicata alla Madonna degli Angeli. Di essa si ha notizia ufficiale già nel 1540, quando l’amministrazione cittadina, allora denominata “Università”, era tenuta a versare tre onze al suo cappellano. L’Arciprete G. Moscato, nel 1910, descrisse la piccola chiesetta come “il sito più delizioso del castello al centro dell’ala sinistra con la porta d’ingresso nell’atrio a tramontana…”. Fu proprio lì che sorse il quartiere Casale, il nucleo originario di Siculiana, e qui fu custodito il simulacro del Santissimo Crocifisso fino al suo trasloco nell’attuale Matrice.

L’antica Matrice, nella sua configurazione iniziale, era costituita da un’unica navata con il tetto basso, senza volta ma con travi istoriate simili a quelle della cattedrale di Agrigento, priva di cupola, transetto e oratorio. Contava cinque altari dedicati alla Madonna del Carmelo, a Sant’Anna, alla Madonna del Lume, a San Leonardo Protettore del Paese e al Crocifisso, corrispondente all'odierno altare dell’Addolorata accanto al Battistero.

Gli Ampliamenti e i Restaurati tra il XVIII e il XIX Secolo

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, il Santuario fu oggetto di importanti lavori di rimaneggiamento e ampliamento. Un notevole impulso a questi interventi si ebbe grazie alla generosa donazione di 500.000 lire da parte di Don Vincenzo Alfani, un facoltoso notabile del luogo e suocero del Barone Stefano Agnello di Cefalù, e di tanti altri devoti. Questi lavori, iniziati nel 1750 e proseguiti da Alfani stesso a partire dal 1806, si conclusero nel 1813 con la realizzazione del transetto, della cupola, dell'abside, della sagrestia e dell'oratorio. In particolare, nel 1813 furono completati il coro, la cappella e la tribuna del Crocifisso, dove il simulacro fu definitivamente collocato.

Don Vincenzo Alfani, incoraggiato dai Padri Redentoristi giunti in missione nello stesso anno, continuò i lavori già iniziati negli anni precedenti. Non poté vedere l'opera compiuta, essendo deceduto il 6 luglio 1813 durante i lavori di decorazione. I lavori furono continuati e completati dallo “stucchiatore” don Salvatore Vinti e dai “marmorari di Trapani” per il pavimento, grazie a una clausola del testamento dell’Alfani che garantiva all’arciprete della Matrice un’eredità speciale di 4000 onze e lo sgravio delle spese per l’acquisto di materiali, a carico della moglie Anna Cusmano in Alfani.

Verso la metà del 1800, anche il vescovo di Agrigento, Monsignor Domenico Maria Lo Jacono, nativo di Siculiana, si adoperò per l'arricchimento e l'ampliamento della Chiesa del suo paese, contribuendo con 100.000 lire tra il 1850 e il 1860, anno della sua morte. Il suo stemma vescovile, scolpito su pietra, è ancora visibile in uno dei muri esterni dell'edificio, sul muro orientale della sagrestia.

Nel 1837, la figlia di Alfani, Caterina Alfani in Agnello, finanziò l'incatenamento del lato occidentale pericolante della navata. Nel 1841, con la manodopera del capomastro Saverio Vasile, fu rifatta la cupola, sostituendo il rivestimento di piombo con mattoni verdi disposti a lisca di pesce. Questo diede alla cupola un particolare e gradevole tocco estetico, anche se presto tutti si lamentarono per la poca resistenza. Nel 1884 nuovi lavori continuarono l’opera di ristrutturazione dell’edificio, con la cooperazione del Municipio (che diede 1000 lire) e delle casse delle tre principali feste (Santissimo Crocifisso, Immacolata, San Giuseppe, che donarono ognuna 793,90 lire). In questa occasione, i mattoni verdi della cupola furono rimossi e sostituiti con un rivestimento in forte malta di calce.

I Restaurati del XX Secolo e Oltre

La decorazione interna attuale fu progettata dall’arciprete Giuseppe Cagliano, che ne stilò il contratto. Dopo la sua tragica uccisione avvenuta in sagrestia nel 1938, i lavori furono proseguiti dal suo successore, l'arciprete Giuseppe Minnella (1938-1946), che completò la cupola e il transetto, e furono infine portati a termine dall’arciprete Gaetano Antona (1948-1959), al quale si deve anche il pavimento finale della navata.

Importanti interventi di restauro conservativo delle strutture murarie e degli interni sono stati compiuti dagli arcipreti Giuseppe Cuva (1960-1988) e Giuseppe Argento (dal 1989), avvalendosi della maestria di artigiani locali come A. Dinolfo, P. Di Mora, B. Pecorelli, A. Scimé, G. Siracusa ed E. Velia. Questi restauri sono stati possibili grazie alla generosità dei fedeli, al Comitato Santissimo Crocifisso e a finanziamenti pubblici.

Architettura e Opere d'Arte

L'Architettura Esterna: Facciata e Cupola

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Siculiana si presenta oggi come una chiesa a tre navate con pianta a croce latina e cupola su tamburo ottagonale. La facciata, pur essendo suddivisa in tre ordini, rimane incompiuta, mancando del fastigio in stile con la parte inferiore.

Al primo ordine si apre un grande portale affiancato da due colonne con capitelli in stile ionico, che sorreggono la trabeazione e la cornice marcapiano. Al secondo ordine, in posizione centrale, si trova una grande finestra rettangolare affiancata da due colonne tortili che sorreggono la trabeazione. Il terzo ordine, come accennato, è incompleto.

La facciata barocca è impreziosita da una maestosa scalinata e da un portone ligneo incorniciato da colonne bianche, sormontato da due ordini architettonici e dal campanile allineato alla cupola. Quest'ultima, che si erge all’incrocio del transetto con la navata, è sorretta da un tamburo ottagonale e riporta nella base le immagini di Abele, David, Giacobbe, Noè, Mosé, Giobbe, Abramo e Isacco, mentre più in basso sono raffigurati i quattro Evangelisti.

Dettaglio della facciata barocca del Santuario con scalinata e portale.

Gli Interni: Un Trionfo Barocco di Pitture e Sculture

L'interno del Santuario, caratterizzato da preziosismi decorativi in tenue stile barocco, accoglie una moltitudine di simulacri e numerose raffigurazioni pittoriche, sia su tela che su intonaco. Ferdinando II di Borbone, in visita a Siculiana il 18 ottobre 1838, esclamò alla vista della Matrice: “Che bel Tempio!”.

La Navata e gli Affreschi di Raffaello Politi

Nella volta della navata centrale spiccano gli affreschi dell’artista Raffaello Politi (1783-1870), che raffigurò "La creazione di Adamo" (sotto cui firmò Raffaello Politi Siracusano), "La creazione di Eva" e "Il peccato originale" (o la "Tentazione ad opera del serpente"). Questi tre stupendi affreschi sono celebri per essere una copia ispirata all'opera di Michelangelo nella Cappella Sistina in Vaticano. L'artista siracusano è inoltre autore di altre opere all'interno del Santuario, tra cui il "Sacro Cuore" e il "Cristo che guarisce il cieco nato", tele del transetto.

Entrando dall’ingresso principale, a sinistra si trovano l’altare di San Vincenzo (dipinto su una tela), l’altare dedicato alla Madonna Addolorata che piange il Cristo appena deposto dalla croce, e l’altare dedicato alla Madonna Annunziata. Dopo un monumento marmoreo raffigurante il benefattore Vincenzo Alfani, si trova la prima tela del transetto con la "Guarigione del Cieco nato", e di fronte, sul lato destro, la seconda tela con il "Sacro Cuore di Gesù". Proseguendo a destra lungo la navata, si incontrano l’altare con l’"Assunzione di Maria", quello dedicato a San Leonardo e, infine, l’altare con la raffigurazione pittorica della "Liberazione di San Pietro da parte dell’Angelo". Tutte queste opere dovrebbero appartenere a Raffaello Politi, sebbene siano state ritoccate da altra mano. Sotto il cornicione perimetrale superiore delle pareti, è sistemata una serie di pregevoli quadri raffiguranti la Via Crucis.

Affresco de

La Cappella del Battistero: Un Tesoro Ebraico

Sul lato sinistro per chi entra, dopo il primo altare, si apre l’accesso alla Cappella del Battistero, o Fonte Battesimale. A pianta rotonda, con otto colonne e sei nicchie ornamentali alle pareti, la cappella è stata restaurata nel 1966 grazie a finanziamenti di Emanuele Lo Giudice (USA), Gaspare Sciortino (USA) e Francesco Schembri.

All'interno è custodita una preziosissima vasca lustrale di origine ebraica del XV secolo d.C., oggi utilizzata come fonte battesimale. Questa vasca, detta “pileta” o “Kior”, è ricavata da un antico sarcofago di marmo e reca incisa un'epigrafe ebraica che recita: "Nell'anno 1475: Samuele, figlio di Rabbi Yôna Sib'ôn. Riposi in Paradiso". Sullo stesso sarcofago sono scolpiti in bassorilievo gli stemmi reali spagnoli: a destra quello della Reale Casa di Aragona in Sicilia (inquartato in croce di Sant'Andrea con quattro pali e aquile ai fianchi) e a sinistra quello della Reale Casa di Castiglia in Sicilia (con castello sormontato da tre torri, leone e pali).

La presenza di questi stemmi reali e la sobrietà delle linee di incisione suggeriscono che il sarcofago appartenesse a un personaggio molto importante e facoltoso, forse un medico ebreo con stretti rapporti con la famiglia reale. Questo reperto, oltre a essere un pezzo unico, testimonia l’esistenza di una comunità ebraica a Siculiana, forse meno conosciuta ma che godeva di particolari privilegi. Ciò si può ricavare da un dimenticato ma originale documento della prima metà del 1400, conservato nell’Archivio di Stato di Sciacca. Tali reperti archeologici medioevali lascerebbero pensare alla trascorsa esistenza a Siculiana di una sorta di piccola giudecca mai censita, favorita dal fatto che Siculiana fu porto franco e quindi zona di asilo per gente, come gli Ebrei, che poteva praticare lucrose attività commerciali.

A corredo della vasca, lungo le pareti della cappella, sono raffigurate otto bellissime formelle in pietra alabastrina, ritenute l’unico esempio pervenutoci di arte ebraica sacra in Sicilia. Esse ritraggono scene dell’Antico Testamento: "Davide che uccide Golia", "Il Trasporto dell’Arca a Gerusalemme mentre Davide suona la cetra", "Giuseppe e i fratelli", "Giuseppe che riceve il padre", "Giona vomitato dal mostro marino", "Giobbe su un letamaio con in prossimità la moglie e due amici", "Il Sacrifìcio di Isacco" e "Isacco che benedice Giacobbe".

La vasca lustrale ebraica nella Cappella del Battistero con dettagli degli stemmi reali.

L'Organo a Canne "Vincenzo Mascioni"

Nella loggia sovrastante l'ingresso della navata, un autentico pezzo d'arte domina imponente: il magnifico organo a canne "Vincenzo Mascioni" del 1939. Questo strumento, messo lì in occasione dell’incoronazione del Santissimo Crocifisso il 3 maggio 1939, ha ritrovato il suo antico splendore a seguito di un accurato restauro dopo decenni di silenzio ed è oggi perfettamente funzionante.

La Tribuna del Crocifisso e il Reliquiario

Nell’abside, sulla sommità di due scalinate laterali che abbracciano l’altare maggiore, si innalza la Tribuna del Crocifisso, dove è collocato il venerato simulacro. Accanto ad essa si trova un reliquiario che è rimasto fin dall'inizio senza reliquie. Tuttavia, sul retro della tribuna, un altro prezioso reliquiario con 32 formelle raffigura i volti di santi, con il teschio di Adamo posto ai piedi della croce.

Infine, nella volta dell’abside è rappresentata la suggestiva "Ascensione al Cielo di Gesù Cristo".

Il Culto e le Tradizioni del Santissimo Crocifisso

Il Simulacro Ligneo Nero e i Festeggiamenti

Il Santuario custodisce, da oltre quattro secoli, la statua lignea nera del Cristo Crocifisso, patrono di Siculiana. Questo simulacro è oggetto di una profonda venerazione da parte dei siculianesi, che lo festeggiano solennemente ogni anno il 3 maggio. Questa festa religiosa è carica di storia, fede e tradizione.

Un'antica e suggestiva consuetudine legata alla venerazione del Crocifisso è la "Calata del Velo". L'Arciprete Moscato afferma che, in occasione del completamento della cappella del Crocifisso nel 1813, "Davanti quella cappella fu collocato un velo per maggiore riverenza, ed è per ciò che si introdusse la costumanza della Calata, del Velo”, da allora sempre riproposta il 2 maggio di ogni anno, anticipando i solenni festeggiamenti.

Siculiana, festa del ss. crocifisso

tags: #tesi #santuario #crocifisso #dei #miracoli #siculiana