Il Terzo Sogno Missionario di Don Bosco: Visione Profetica e Dettagli Rivelatori

Nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 1885, a pochi giorni dall'imminente spedizione missionaria che avrebbe visto partire 18 Salesiani e 6 Figlie di Maria Ausiliatrice, Don Bosco ricevette una consolazione divina attraverso un terzo sogno missionario. Afflitto dal pensiero di non poter dare il suo addio paterno nella chiesa di Maria Ausiliatrice a causa di un riposo forzato prescritto dai medici, fu in questa visione che il Signore gli rivelò dettagli straordinari sul futuro delle missioni salesiane. Il sogno, definito un "fantastico volo aereo" in un'epoca in cui non si parlava ancora di vie aeree, si configura come un evento ricco di significato spirituale e simbolico per la Congregazione Salesiana.

Il Viaggio Visionario in America Latina

Nel suo sogno, a Don Bosco parve di accompagnare i missionari nel loro viaggio. Essi lo circondavano, chiedendogli consigli. Don Bosco li esortò con queste parole: "Non con la scienza, non con la sanità, non con le ricchezze, ma con lo zelo e la pietà farete del gran bene, promovendo la gloria di Dio e la salvezza delle anime."

Senza sapere come e con quali mezzi, Don Bosco e i missionari si trovarono quasi subito in America. Giunto al termine di questo viaggio, si ritrovò solo in mezzo a una vastissima pianura, situata tra il Cile e la Repubblica Argentina. I suoi missionari si erano sparsi "qua e là per quello spazio senza limiti". Osservandoli, Don Bosco si meravigliò per il loro numero esiguo, ma riflettendo comprese che, sebbene pochi, si erano dispersi in molti luoghi, come una "seminagione che doveva trasportarsi altrove ad essere coltivata e moltiplicata".

Le Vie Misteriose e i Trasporti Aerei

In quell'immensa pianura apparivano molte e lunghissime vie, lungo le quali si vedevano sparse numerose case. Tuttavia, queste strade e case non erano come quelle del mondo terreno, ma piuttosto "oggetti misteriosi e direi quasi, spirituali". Le strade erano percorse da "veicoli, o da mezzi di trasporto che correndo prendevano successivamente mille aspetti fantastici e mille forme tutte diverse, benché magnifiche e stupende". Don Bosco osservò con stupore che questi veicoli, giunti presso i villaggi e le città, passavano in alto, sicché chi viaggiava vedeva sotto di sé i tetti delle case. Le case, sebbene molto elevate, rimanevano molto al di sotto di quelle vie che, mentre nel deserto aderivano al suolo, vicino ai luoghi abitati diventavano aeree, quasi formando un ponte magico. Da lassù si potevano vedere gli abitanti muoversi nelle vie, nei cortili e nelle campagne, occupati a lavorare i loro poderi.

illustrazione aerea della pianura tra Cile e Argentina con strade sopraelevate e veicoli futuristici

La Visione delle Missioni Salesiane

Ciascuna di quelle strade faceva capo a una Missione. Don Bosco, con un colpo d'occhio, vide tutte le case salesiane dell'Argentina, dell'Uruguay e del Brasile. Verso il Cile, in fondo a una lunghissima via, vide una casa (che sembra indicare Fortìn Mercedes) con molti confratelli salesiani intenti a esercitarsi nella scienza, nella pietà, in varie arti e mestieri e nell'agricoltura. Nella parte opposta, scorgeva in un solo sguardo tutte le case salesiane nella Repubblica Argentina, quindi in Uruguay (Paysandú, Las Piedras, Villa Colón) e in Brasile (il Collegio di Nicteroy e molti altri ospizi). Un'altra strada, a occidente, attraversava fiumi, mari e laghi, conducendo a paesi sconosciuti dove vide pochi Salesiani.

In quell'istante, apparve vicino a Don Bosco un personaggio di nobile e vago aspetto, che egli riconobbe come la sua Guida. Don Bosco chiese: "Perché i Salesiani che vedo qui sono così pochi?". La Guida rispose con profondità: "Ciò che non è, sarà".

Don Bosco, sempre fermo in quella pianura, percorreva con lo sguardo tutte quelle interminabili vie e contemplava in modo chiarissimo, ma inesplicabile, "i luoghi che sono e saranno occupati dai Salesiani". Visse come in un punto solo "il passato, il presente e l'avvenire" delle missioni salesiane, riconoscendo l'impossibilità di descrivere pienamente un tale spettacolo.

Mappa dell'America del Sud con punti salienti delle missioni salesiane (Cile, Argentina, Uruguay, Brasile)

La Messe Futura e l'Espansione Salesiana

La visione si estese a comprendere la grande quantità di "selvaggi" sparsi nel Pacifico, fino al Golfo di Ancud, nello stretto di Magellano, al Capo Horn e nelle Isole Malvine. Don Bosco capì che questa era "tutta messe destinata per i Salesiani". Egli vide che in quel momento i Salesiani stavano solo seminando, ma "i nostri posteri raccoglieranno". Predisse che uomini e donne avrebbero rinforzato l'opera e sarebbero divenuti predicatori. Persino i figli di coloro che sembravano irraggiungibili alla fede sarebbero diventati gli evangelizzatori dei propri parenti e amici.

Il successo dei Salesiani, spiegò la visione, sarebbe dipeso da "umiltà, lavoro e temperanza". Don Bosco intuì un "meraviglioso aumento" della Congregazione in quei paesi e la conversione di "tanti indigeni e di tanti europei". Previsto fu anche il fenomeno dell'immigrazione: "L'Europa si riverserà nell'America del Sud" poiché la miseria avrebbe spinto operai e famiglie a cercare rifugio in quelle nuove terre ospitali.

Il Ritorno a Torino e la Visione dell'Oratorio

Dopo aver visto il campo assegnato dal Signore e il glorioso avvenire della Congregazione Salesiana, a Don Bosco parve di mettersi in viaggio per il ritorno in Italia. Fu trasportato con rapidissimo volo per una via strana e altissima, giungendo in un attimo sopra l'Oratorio. "Tutta Torino era sotto i miei piedi: le case, i palazzi, le torri mi sembravano basse casupole, tanto io mi trovavo in alto". Piazze, strade, giardini, ferrovie, mura di cinta, campagne e le colline circostanti, le città e i villaggi della provincia, persino la gigantesca catena delle Alpi coperta di neve si estendevano sotto i suoi occhi, offrendo un panorama stupendo.

Guardando giù, Don Bosco vide i giovani nell'Oratorio che sembravano "tanti topolini", ma il loro numero era "straordinariamente grande": preti, chierici, studenti e capi d'arte riempivano ogni spazio. Molti partivano in processione e altri subentravano, in una "continuata processione" che si dirigeva verso la vastissima pianura tra il Cile e la Repubblica Argentina.

Mentre Don Bosco li osservava, un giovane prete, di aspetto candido e carnagione fanciullesca, gli si avvicinò e, con aria affabile e parola cortese, disse: "Ecco le anime e i paesi destinati ai figliuoli di San Francesco di Sales."

La Trasformazione nella Grande Sala Celeste

In un momento di profonda meraviglia, Don Bosco assistette alla scomparsa della moltitudine e alla successiva trasformazione della vasta pianura in una grande sala. Egli descrive la sua magnificenza e ricchezza come indescrivibili, tanto che "nessun uomo potrebbe sostenerne lo splendore neppure con l'immaginazione". L'ampiezza era tale da perdersi a vista d'occhio, l'altezza inaccessibile. La volta era formata da archi altissimi e splendidissimi che non poggiavano su alcun sostegno. Non vi erano pilastri né colonne; la cupola sembrava di "candidissimo lino a guisa di tappezzeria", come pure il pavimento. Non c'erano luci comuni (sole, luna, stelle), ma uno "splendore generale diffuso ugualmente in ogni parte". Una "soavissima fragranza" pervadeva l'ambiente, "una mescolanza di tutti i profumi più graditi".

Nella sala, immense tavole a forma di mensa si estendevano in ogni direzione, convergendo verso un centro. Erano coperte da eleganti tovaglie con "bellissimi vasi cristallini" pieni di fiori. Monsignor Cagliero, al fianco di Don Bosco, notò l'assenza di cibo e bevande. L'interprete rispose: "Quelli che vengono qui neque sitient neque esurient amplius" (Quelli che vengono qui non avranno più né sete né fame, Ap 7,16).

illustrazione di una sala celeste magnifica con tavole adornate e luce diffusa

La Processione dei Beati e i Canti di Trionfo

Improvvisamente, la sala cominciò a riempirsi di gente vestita di bianco, con una collana color rosa ricamata a fili d'oro. I primi erano in numero limitato, sedendosi attorno a una mensa cantando "Evviva!". Poi, "altre schiere più numerose" avanzavano cantando "Trionfo!". Seguì una grande varietà di persone: "grandi e piccole, uomini e donne di ogni generazione, diversi di colore, di forme, di atteggiamenti", e da ogni parte risuonavano cantici. Don Bosco riconobbe tra loro molte suore e confratelli salesiani, anch'essi in veste bianca e pallio color rosa, senza distintivi di clero.

La sua meraviglia crebbe nel vedere "uomini dall'aspetto ruvido" con lo stesso vestito cantare "Evviva! Trionfo!". L'interprete spiegò: "Gli stranieri, i selvaggi che bevettero la parola di Dio dai loro educatori, divennero banditori della parola di Dio." Don Bosco osservò anche schiere di ragazzi "dall'aspetto rozzo e strano", con una pelle "ruvido, ma pure così bella e di un colore così risplendente". L'interprete rivelò: "Questi sono i figliuoli di Cam che non hanno rinunciato all'eredità di Levi. Il regno di Dio è giunto finalmente anche tra loro." Questi giovani, seppur pochi inizialmente, avrebbero visto la loro discendenza accrescersi e provenivano dalla Patagonia e dall'Africa Meridionale.

Le file di coloro che entravano in quella straordinaria sala si ingrossarono a tal punto che ogni sedia sembrava occupata. Le sedie prendevano la forma desiderata da ciascuno, e tutti erano contenti del proprio posto. Mentre tutti cantavano "Alleluia! Trionfo!", sopraggiunse una grande moltitudine cantando "Alleluia, Gloria, Trionfo!".

L'Armonia Celeste e l'Estasi

Quando la sala fu piena e la moltitudine innumerevole, si fece un profondo silenzio. La folla cominciò a cantare divisa in vari cori. Il primo coro intonava: "Appropinquavit in nos regnum Dei; Laetentur coeli et exultet terra; Dominus regnavi! super nos, alleluia" (È venuto a noi il regno di Dio; si rallegrino i cieli ed esulti la terra; il Signore regna sopra di noi, alleluia). Un terzo coro cantava: "Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi" (Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti).

Dopo un secondo profondo silenzio, risuonarono voci lontane dall'alto con un cantico dall'armonia inesprimibile: "Soli Deo honor et gloria in saecula saeculorum" (A Dio solo l'onore e la gloria nei secoli dei secoli). Altri cori, dall'alto, rispondevano: "Semper gratiarum actio illi qui era!, est et qui venturus est. Illi eucharistia, illi soli honor sempiternus" (Siano sempre rese grazie a colui che era, è e sarà. A lui rendimento di grazie, a lui solo onore eterno).

I cori si abbassarono e si avvicinarono, e tra quei "musici celesti" c'era anche Luigi Colle. Le voci della sala si unirono, formando un coro unico, una sola armonia con tale gusto e bellezza che Don Bosco cadde in ginocchio ai piedi di Monsignor Cagliero, esclamando: "Oh, Cagliero! Noi siamo in paradiso!" Cagliero, prendendolo per mano, rispose: "Non è il paradiso, ma una semplice debolissima figura di ciò che in realtà c'è in paradiso." Le voci dei due cori proseguirono unanimi, cantando con inesprimibile armonia: "Soli Deo honor et gloria, et triumphus, alleluia, in aeternum, in aeternum!" In quel momento, Don Bosco si perse nell'estasi.

L'Importanza del Sogno e il Suo Impatto

Al mattino, Don Bosco stentò a levarsi dal letto, tanto era rimasto colpito dalla visione. Il pensiero principale che gli rimase impresso fu l'importanza di dare a Monsignor Cagliero e ai missionari un avviso cruciale per le sorti future delle missioni: "Tutte le sollecitudini dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice siano rivolte a promuovere le vocazioni ecclesiastiche e religiose."

Questo sogno missionario del 1885, insieme ad altri avuti negli anni precedenti (come quello del 1883), ha avuto un'influenza profonda nell'ambiente salesiano, assumendo il "sapore delle previsioni" pur senza anticipare il corso esatto degli eventi futuri. Nonostante Don Bosco stesso, in un'occasione, avesse invitato Monsignor Cagliero alla prudenza ("non si dia gran retta ai sogni" ma "solo se servono moralmente"), per molti Salesiani i suoi sogni erano un vero e proprio "itinerario da seguire quasi obbligatoriamente".

Monsignor Giovanni Cagliero, capo della prima spedizione missionaria del 1875 e futuro cardinale, li considerava "semplici ideali da perseguire". Don Giacomo Costamagna, missionario della terza spedizione (1877) e futuro ispettore e vescovo, chiedeva costantemente aggiornamenti sul contenuto di questi sogni. Don Giuseppe Fagnano, missionario della prima ora e futuro Prefetto apostolico, li vedeva come l'espressione di un desiderio dell'intera Congregazione, che doveva sentirsi responsabile di realizzarli. Don Luigi Lasagna, missionario della seconda spedizione (1876) e futuro vescovo, li interpretava come una chiave per conoscere il futuro salesiano in missione. Infine, Don Alberto Maria De Agostini nella prima metà del XX secolo si sarebbe lanciato in numerose e pericolose escursioni in America australe, proprio sulla scia dei sogni di Don Bosco.

Questi sogni, ricchi di riferimenti antropologici, geografici ed economici, e privi di significati puramente simbolici, hanno costituito un incentivo potente per i missionari salesiani ad agire, orientando la storia e tracciando un programma di lavoro per la società salesiana.

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