Orsanmichele: Storia, Significato e i Tabernacoli delle Arti Fiorentine

La chiesa di Orsanmichele, anticamente nota come chiesa di San Michele in Orto, rappresenta un edificio storico di notevole importanza nel cuore di Firenze. La sua posizione strategica, incastonata tra via Calzaiuoli, via Orsanmichele, via dell'Arte della Lana e via dei Lamberti, testimonia la sua evoluzione da un luogo di commercio a un simbolo religioso e civico.

Originariamente, l'area era occupata da una loggia destinata allo stoccaggio e al mercato delle granaglie. Questa struttura fu demolita intorno al 1240 per ampliare il vicino Mercato Vecchio, creando uno spazio più consono al commercio. Successivamente, verso il 1284-1290, si decise di edificare un nuovo edificio che non solo garantisse lo stoccaggio, ma offrisse anche uno spazio coperto per le contrattazioni, in linea con un progetto urbanistico volto a creare logge che animassero le vie cittadine, favorendo la sosta e l'interazione sociale.

La prima loggia, forse opera di Arnolfo di Cambio, ospitava un'immagine sacra, una Madonna del Popolo, ritenuta miracolosa e meta di profonda devozione popolare. È plausibile che questa immagine esistesse già prima della costruzione della loggia, dato che fin dai tempi di san Pietro Martire si menziona una confraternita dedicata al suo culto e alla gestione delle donazioni ex voto, la Compagnia dei Laudesi. L'origine del dipinto potrebbe quindi risalire a un antico monastero o a un altro edificio preesistente, oppure essere stata ridipinta in loco, mantenendo la continuità con un'immagine più antica.

Ricostruzione della prima loggia di Orsanmichele con la Madonna del Popolo

La Trasformazione in Chiesa e i Tabernacoli delle Arti

Una nuova loggia venne ricostruita su progetto di Simone Talenti, Neri di Fioravante e Benci di Cione Dami, con la posa della prima pietra il 29 luglio 1337. Questa struttura, a pianta rettangolare e a tre piani, presentava al piano terra una loggia aperta destinata al mercato del grano, custodendo l'immagine della Madonna delle Grazie, dipinta da Bernardo Daddi nel 1347 per sostituire la precedente. Un evento significativo avvenne il 26 luglio 1343, giorno di sant'Anna, quando una sollevazione popolare portò alla cacciata del Duca d'Atene, Gualtieri VI di Brienne. In omaggio alla santa, fu eretto un altare sotto la loggia. Il ruolo attivo delle Arti fiorentine in questo evento fece sì che, da allora, ogni 26 giugno la chiesa venisse addobbata con le bandiere delle corporazioni, conferendole un profondo significato simbolico per queste ultime.

I lavori, interrotti dalla peste del 1348, ripresero tra il 1360 e il 1366, superando la cornice del parapetto del primo piano. Contemporaneamente, si decise di tamponare le arcate perimetrali della loggia, mantenendo la struttura delle grandi trifore, e di destinare lo spazio a chiesa, funzione che conserva tutt'oggi. Nel 1359, Andrea Orcagna realizzò il tabernacolo marmoreo per l'immagine mariana all'interno. La fornitura di marmo bianco di Carrara per le bifore ai piani superiori è documentata nel 1380, mentre nel 1386 il legnaiolo Bartolo di Dino fu incaricato di realizzare le capriate per la copertura. In quell'occasione, Franco Sacchetti fece riutilizzare una serie di formelle con figure di mezzi apostoli, attribuite alla scuola di Giovanni Pisano, per adornare le arcate tamponate.

Il completamento dei lavori fino al coronamento a beccatelli risale al periodo tra il 1404 e il 1406. Nel frattempo, dal 1339, l'Arte della Seta aveva richiesto al Comune il permesso di realizzare una serie di tabernacoli con le statue dei santi protettori delle Arti. Tale permesso fu concesso solo nel 1404, sebbene alcune corporazioni avessero già commissionato le statue. Venne stabilito quali Arti avessero diritto a uno dei quattordici tabernacoli, con un termine di dieci anni per la decorazione, pena la perdita del diritto a favore di un'altra Arte. Tuttavia, i tempi di realizzazione furono spesso più lunghi.

Esterno di Orsanmichele con i tabernacoli delle Arti

Il Ruolo del Tribunale di Mercatanzia e i Tabernacoli delle Arti

Nel 1569, il granduca Cosimo I insediò ai piani superiori, mai utilizzati per lo stoccaggio delle granaglie, l'Archivio dei Contratti e dei Testamenti, affidando l'adattamento dei saloni a Giorgio Vasari. In quell'occasione, l'architetto granducale realizzò anche un pontile ad arco che collegava il primo piano dell'edificio con una scalinata nell'edificio adiacente al Palazzo dell'Arte della Lana, con ingresso su via Calimala. La stretta scala a chiocciola nel pilastro d'angolo nord-orientale di Orsanmichele risultava troppo angusta.

Tra il Settecento e l'Ottocento, le statue in marmo furono annerite con una patina scura per farle assomigliare al bronzo, cercando di uniformarle. Diverse statue in Orsanmichele si rivelarono essere in legno e vennero restaurate. La Madonna della Rosa, presente all'interno della chiesa dal 1628, non subì questo trattamento.

Le vicende conservative della struttura furono complesse. Tra il 1834 e il 1839, l'architetto Giuseppe Martelli diresse lavori di restauro alle coperture e alle facciate. Nel 1844, per i persistenti problemi statici, furono aggiunti due pilastri centrali al secondo piano per sostenere la copertura, su progetto di Pasquale Poccianti. Nel 1853 furono rinnovate le decorazioni delle finestre bifore e dell'attico. Nel 1883, si decise di trasferire l'archivio e di iniziare un restauro guidato da Giuseppe Castellazzi e Luigi Del Moro, che comportò la demolizione delle sovrastrutture interne al primo salone e la creazione di un nuovo solaio per sanare le lesioni nelle volte a crociera.

Durante l'epoca del "Risanamento", vennero scartati progetti più radicali, come la riapertura della loggia al piano terra o la demolizione dell'arco e del Palazzo dell'Arte della Lana per isolare Orsanmichele. Nel 1891, si ebbe la prima "musealizzazione" di una statua di Orsanmichele, il San Giorgio, destinato al Museo Nazionale del Bargello.

Nel 1941, Orsanmichele fu oggetto di particolari attenzioni in previsione del conflitto aereo, con la rimozione di parte delle statue e la protezione delle rimanenti. Attorno al 1960, a causa di una preoccupante situazione statica, si aprì un cantiere di restauro sotto la direzione della Soprintendenza ai Monumenti e del Genio Civile, che interessò sia le strutture statiche che l'apparato decorativo, concludendosi nel 1967. In questo periodo fu realizzata una moderna scala attorno a uno degli antichi pilastri tra il primo e il secondo piano.

Nel 1984, iniziarono lavori di revisione dei paramenti lapidei esterni, facilitati nel 1986 da un cospicuo finanziamento durante l'anno di "Firenze Capitale della cultura europea". Questo permise di affrontare anche il problema della conservazione delle statue delle Arti, portando alla decisione di allontanare le sculture dalla loro sede originaria per ricoverarle all'interno del monumento. La Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Firenze programmò il restauro di tutte le statue, affidandolo all'Opificio delle Pietre Dure e ad altri laboratori fiorentini, grazie anche a sponsorizzazioni che consentirono di concludere l'impresa nel 2005. Il nuovo Museo di Orsanmichele fu inaugurato nel giugno 1996.

Da tempo, Orsanmichele è utilizzata anche per concerti. Nel 2006, dal punto di vista religioso, è diventata rettoria, riprendendo regolare servizio liturgico.

Dettaglio di una delle trifore esterne di Orsanmichele

Il Significato dei Tabernacoli

La parola tabernacolo, dal latino Tabernaculum (diminutivo di Taberna, "dimora"), nella tradizione ebraica e cristiana indica il luogo della dimora di Dio tra gli uomini. Nelle lingue moderne, il termine si riferisce comunemente a una struttura a forma di scatola presente nelle chiese, dove sono conservate le ostie consacrate. Il termine è usato anche come sinonimo di edicole sacre o votive (chiamate anche capitelli o santelle), che proteggono immagini sacre all'esterno o all'interno degli edifici religiosi.

Nel contesto di Orsanmichele, i tabernacoli sono strutture architettoniche esterne che ospitano le statue dei santi protettori delle Arti fiorentine. Queste opere rappresentano un unicum nel panorama artistico e urbano, testimoniando il legame indissolubile tra la fede, il potere civico e l'attività economica della città.

La realizzazione di queste statue fu un'impresa monumentale, che vide la partecipazione dei più grandi artisti del tempo. L'Arte della Seta fu una delle prime a richiedere il permesso, ma fu solo nel 1404 che le Arti ottennero la possibilità di realizzare i propri tabernacoli. La decorazione doveva avvenire entro dieci anni, pena la perdita del diritto. In realtà, i tempi furono spesso più lunghi, ma il risultato fu un magnifico ciclo scultoreo che ancora oggi caratterizza l'esterno dell'edificio.

Tabernacolo con la statua di San Tommaso di Andrea del Verrocchio

L'Incredulità di San Tommaso di Andrea del Verrocchio

Tra i tabernacoli più celebri, spicca quello dell'Incredulità di San Tommaso, capolavoro di Andrea del Verrocchio, realizzato tra il 1466 e il 1483. Quest'opera, considerata il culmine della scultura in bronzo del maestro, raffigura il momento in cui San Tommaso, scettico, avvicina il dito alla ferita di Cristo per verificarne la resurrezione. Le due figure, di dimensioni maggiori del naturale, sono rappresentate in un dialogo silenzioso ma carico di emozione.

L'edicola che ospita questa scultura, progettata da Donatello e Michelozzo, era originariamente di proprietà della Parte Guelfa e conteneva la statua di San Ludovico di Tolosa, anch'essa di Donatello. Successivamente, nel 1463, fu acquistata dal Tribunale di Mercatanzia, l'istituzione che giudicava le cause tra i mercanti fiorentini.

La realizzazione dell'opera richiese quasi vent'anni, un tempo considerevole attribuibile ai numerosi impegni di Verrocchio, in particolare per i Medici, e forse alle difficoltà finanziarie del committente. La scelta di rappresentare l'episodio dell'Incredulità di San Tommaso era significativa per il Tribunale di Mercatanzia, poiché simboleggiava l'importanza dell'indagine e del giudizio per accertare la verità, compito fondamentale dell'istituzione. Inoltre, San Tommaso era un santo particolarmente caro alla famiglia Medici.

Una peculiarità dell'opera è la soluzione tecnica adottata da Verrocchio: solo le teste delle statue sono a tutto tondo, mentre il resto del corpo è vuoto sul retro. Questa scelta fu dettata dalla necessità di inserire due figure di tali dimensioni nella nicchia, ottimizzando la profondità. Un altro dettaglio distintivo è il piede destro di San Tommaso, proteso verso l'esterno, quasi a voler rompere i confini dello spazio sacro e interagire con lo spettatore.

Il bronzo utilizzato per la statua fu acquistato dall'Arte della Calimala nel 1464. Il primo pagamento a Verrocchio risale al 15 gennaio 1467, ma il Cristo fu fuso solo nel 1476 e completato tre anni dopo. Il San Tommaso fu realizzato successivamente, e solo il 21 giugno 1483 l'opera fu finalmente collocata nella sua nicchia.

Nel corso dei secoli, molte delle statue originali sono state sostituite da copie per preservarle, mentre gli originali sono conservati all'interno del museo. Solo tre statue originali sono in bronzo: quelle delle Arti più ricche (Calimala, del Cambio e della Lana), a causa dell'elevato costo delle fusioni bronzee rispetto alle sculture in marmo.

Sopra ciascun tabernacolo, in alto, si trovano grandi medaglioni con lo stemma dell'Arte proprietaria. Sul tabernacolo del Tribunale di Mercatanzia, ad esempio, campeggia un giglio di Firenze entro una ghirlanda, opera di Luca della Robbia del 1463.

L'altare di sinistra presenta il gruppo marmoreo di Sant'Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (circa 1526). Sul lato opposto si trova il tabernacolo realizzato da Andrea Orcagna tra il 1349 e il 1359 per ospitare la Vergine col Bambino e gli Angeli (dipinto di Bernardo Daddi del 1347), che sostituiva un'immagine miracolosa, la Madonna di Orsanmichele (di Ugolino di Nerio).

Il tabernacolo di Orcagna è un fastoso baldacchino con intarsi marmorei colorati, dorature e minute decorazioni geometriche. L'edicola è sorretta da quattro pilastri con colonnine tortili, archi a tutto sesto, cuspidi triangolari e pinnacoli. Il basamento è decorato da formelle a altorilievo con Virtù e storie di Maria; la parte posteriore presenta un grande bassorilievo con il Transito e Assunzione della Vergine, recante la firma dell'artista e la data 1359. Sui pilastri e sulla fascia orizzontale superiore si trovano statuette e mezze figure a rilievo.

All'interno, affreschi della fine del XIV secolo ornano i pilastri, le pareti e gli spicchi delle volte, raffigurando personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento, secondo un programma iconografico concepito da Franco Sacchetti. Le vetrate sulle lunette delle trifore compongono un ciclo con Storie e miracoli della Vergine.

La facciata di Orsanmichele, con le sue quattordici edicole esterne, rappresenta una straordinaria galleria d'arte a cielo aperto, dove ogni tabernacolo racconta la storia di una delle corporazioni che hanno plasmato il destino di Firenze.

Documentario sulla città di Firenze. (4K)

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