Tabernacoli Antichi da Appoggio: Storia, Caratteristiche ed Evoluzione Iconografica

Il termine tabernacolo deriva dal latino tardo tabernaculum, che significa “tenda”, a sua volta derivato da taberna, ovvero “casetta composta da tavole di legno”. Nel contesto religioso, il tabernacolo rappresenta la parte più importante della Chiesa, poiché custodisce il Corpo di Cristo consacrato.

La nostra azienda realizza tabernacoli da mensa (da appoggio) o da muro (incasso), con o senza esposizione, dotati di lunetta e sportellino che permette una visuale del Santissimo a 360°. Alcuni dei nostri pannelli sono realizzati da disegni unici del nostro cesellatore, studente dell'Accademia di Belle Arti di Brera. I materiali utilizzati sono bronzo, ferro e legno, con pareti interne in lastre di ottone dorato. Utilizziamo serrature di sicurezza per la porta e forniamo 3 chiavi. Le finiture possono essere argentate, dorate o bicolori. I nostri tabernacoli offrono un'ampia varietà di scelta di pannelli, casse e raggiere.

Diverse tipologie di tabernacoli da appoggio, con varie finiture e dettagli decorativi, realizzati in metallo e legno.

Origini e Significato Teologico del Tabernacolo

"Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi": questa bellissima porticina di tabernacolo, opera senese del secondo Settecento conservata nella chiesa di Sant'Agostino a Siena, può suggerire un tema centrale all'iconografia della custodia eucaristica dall'anno Mille in poi. L'attenzione si concentra sul ricollegare il Sacramento al suo contesto d'origine, la celebrazione comunitaria o Santa Messa.

Sebbene la pietà popolare abbia riservato all'adorazione dell'ostia un posto di particolare onore, focalizzando su di essa l'intimo fervore di una spiritualità incarnazionale e lo slancio del misticismo popolare tardo-medievale, la maniera in cui la Chiesa ha presentato le Sacre Specie ai credenti riporta quasi sempre al contesto liturgico originario. In questo caso, nonostante l'invito all'adorazione del panis angelicus e il realismo della crocifissione impressa sull'ostia, la configurazione del calice e dell'ostia evoca il momento prima della comunione, quando il celebrante invita i fedeli a vedere nel pane e vino il corpo e sangue di Cristo.

Il primo punto da sottolineare è quindi il rapporto fondamentale tra la custodia eucaristica e la celebrazione. Anche l'uso di collocare il tabernacolo sull'altare dai tempi della reazione contro Berengario in poi, così come l'insistenza sull'identità della specie custodita con il pane consacrato durante la Messa, ricollega la custodia stessa al momento celebrativo.

Il "domicilium Eucharistiae", come il tabernacolo viene chiamato in un inventario dell'Abbadia a Rofena, è il popolo che celebra: la "casa" che Dio promise di costruire per Davide, la discendenza che, in Cristo, innalza l'inno di lode al Padre, la Chiesa in festa, costituita come comunità precisamente nella celebrazione in cui esercita il suo carisma sacerdotale. La tradizione, a parte alcuni episodi aberranti, non dissocia mai la custodia eucaristica dalla celebrazione comunitaria.

Evoluzione Storica della Custodia Eucaristica

Sin dall'antichità, la prassi era di custodire l'Eucaristia nelle case private e comunicarsi individualmente o nel nucleo familiare. Tertulliano, commentando questa usanza, insisteva sul fatto che non dispensasse dall'obbligo di partecipare all'assemblea eucaristica della comunità, ma anzi, tale familiarità con il corpo e sangue custoditi in casa dovesse spingere i credenti a "stare anche presso l'altare di Dio".

Già nel II secolo, Giustino Martire conferma l'uso di mettere da parte e mandare l'Eucaristia ai malati, inviandola dunque dalla synaxis, dalla celebrazione comunitaria. Le Costituzioni Apostoliche parlano di un locale apposito della Chiesa dove i diaconi dovevano portare ciò che sopravanzava delle specie consacrate durante la Messa, chiamato Pastoforia, termine che San Girolamo spiega in senso mistico come la stanza nuziale preparata per la venuta dello Sposo. Si trattava di un semplice armadio, il conditorium: in Oriente si trovava al fianco dell'altare, in Occidente nel secretarium o sacristia.

Ricostruzione di un antico pannello di pavimento della Basilica di Aquileia, IV secolo, che suggerisce la semplicità della custodia antica: un paniere o il pane consacrato avvolto in un panno di lino o in una piccola teca d'uso domestico.

I Recipienti Antichi per l'Eucaristia

Nei primi secoli, l'Eucaristia veniva custodita in recipienti come calici più piccoli, utilizzati come pissidi per riservare il vino e forse anche il pane. Una "edicola" a cupola, bizantina, nel Tesoro di San Marco a Venezia, alta 63 cm, probabilmente serviva per l'esposizione del calice, con una modanatura posteriore ritagliata per poggiare sull'orlo rialzato di un altare.

Ottato di Milevi, nel tardo IV secolo, rimproverava ai Donatisti la distruzione degli altari, affermando che avevano offeso Cristo stesso, il cui corpo e sangue "abitavano sull'altare in certi momenti". La Regola di San Fruttuoso di Braga, nel VII secolo, prescrive preghiere da dirsi dopo i pasti, "coram altario, Cristo...", ovvero davanti a Cristo stesso sull'altare.

Il Tabernacolo nel Tardo Medioevo e Rinascimento

È solo dopo l'anno Mille che la custodia delle Sacre Specie assume forme canoniche. La massiccia reazione, soprattutto nell'ambito monastico, contro l'eresia di Berengario, accelera la tendenza a trasferire l'Eucaristia dalla Sagrestia nella Chiesa stessa, tendenza già in corso nel IX secolo. Lanfranco di Canturbury indice una sorta di processione eucaristica per la Domenica delle Palme, e a Bec e Cluny si introducono genuflessioni e incensazioni davanti all'Eucaristia riservata, e poco dopo, la lampada accesa.

I sinodi di Parigi e del Laterano, nel 1196 e 1215 rispettivamente, raccomandavano di vegliare "cum summa diligentia et honestate" alla custodia del Corpo del Signore, chiedendo che esso venga collocato "in pulcheriori parte altaris".

Le Pissidi e le Colombe Eucuristiche

Una bella pisside limosina del secondo Duecento, nel Museo della Cattedrale di Pienza, suggerisce la forma caratteristica della custodia all'epoca: derivata dalla teca antica, con un coperchio conico, che già nel Duecento viene "elevato" su un gambo. Esempi di pissidi del XIII, XV e XVI secolo mostrano varie forme, tra cui una pisside fiamminga del XIII secolo, una teca sopraelevata su un gambo, e un oggetto costituito da una noce di cocco su un gambo di argento dorato.

Simili custodie erano a loro volta conservate in una sorta di padiglione sospeso, normalmente chiuso ma apribile per l'uso. Questa sistemazione evocava la tenda dell'Incontro durante il cammino desertico (l'Eucaristia come panis viatoris e manna absconditum) e il velo del Santo dei Santi nel tempio gerosolimitano. Si trattava di "pissidi pensili", sospese sopra l'altare. Un sistema adoperato anche per la "colombina eucaristica", che lega ancora più strettamente la custodia del sacramento al momento celebrativo, rappresentando lo Spirito mandato sui doni.

Disegno di Viollet-le-Duc che illustra una

Un bellissimo esempio francese del XIII secolo, ora a New York, evidenzia la raffinatezza e preziosità di questi oggetti. La base su cui poggia la colomba normalmente abitava una tenda o padiglione. Lo Spirito Santo "scendeva" verso l'altare e dalla sua carne dava ai fedeli il corpo di Cristo. In cima all'asta di sostegno, si trova spesso la figura di Maria col bambino.

Iconografia e Simbolismo nei Tabernacoli Murali

Oltre alle associazioni bibliche e teologiche, l'iconografia più comune nella custodia eucaristica medievale associa le Sacre Specie all'Incarnazione, al corpo nato dalla Vergine Maria. Un tabernacolo a muro trecentesco in Badia a Ombrone, nel senese, colloca la porticina tra l'Arcangelo Gabriele e Maria, simboleggiando il Verbo che si fa pane.

Dal Duecento al Cinquecento, l'immagine più frequente sull'altare era Maria col Bambino. In Italia, si preferiva la solidità e sicurezza del tabernacolo a muro. Un esempio quattrocentesco di particolare interesse è il tabernacolo murale nella cappella di Cosimo Vecchio de' Medici nel Convento domenicano di San Marco a Firenze. L'affresco sovrastante rappresenta l'Adorazione dei Magi, un episodio neo-testamentario adatto alle devozioni del mecenate.

Nella nicchia scavata sopra il tabernacolo, si trova un Cristo morto ritto nel sepolcro, con gli strumenti della passione. L'immagine della passione interrompe l'episodio dell'Infanzia, rivelandosi come la sua realtà di base. Questo si articola pittoricamente nell'interpretazione dei Padri riguardo ai doni portati dai Magi: oro per un re, incenso per un Dio e mirra per la sepoltura - un re divino che dovrà morire.

Particolare di un affresco raffigurante l'Adorazione dei Magi, con una nicchia contenente un Cristo Morto sopra un tabernacolo murale.

Il recipiente in cui il re giovane reca al Bambino la sua donazione, la mirra, ha la forma tipica del Quattrocento per reliquiari e ostensori: un abitacolo trasparente di cristallo su un alto gambo. Il foro praticato nella mensola che separa il tabernacolo dalla nicchia poteva servire per collocare un ostensorio, permettendo a chi pregava di partecipare spiritualmente al sacramento "esposto" anche se invisibile.

Il Tabernacolo come Anticipazione della Pace Comunionale

Le immagini dell'uomo di dolori sulle porte dei tabernacoli del Quattrocento e Cinquecento evocano significati legati alla Passione e al momento prima della comunione. Ricordavano lo scambio di un gesto di pace, ma i nostri avi baciavano una pax con l'immagine di Cristo come uomo di dolori, deposto dalla croce e sorretto nel sepolcro.

Il tabernacolo diventava così un prolungamento ideale della pace comunionale vissuta nella celebrazione eucaristica, un luogo in cui quella pace si conserva e si rinnova, poiché "ipse est pax nostra". Diventava anticipazione visiva del dono nascosto al suo interno: il corpo stesso del Signore che si offre dal sepolcro come dall'altare.

In un tabernacolo ligneo a Asciano, il Cristo nel sepolcro occupa tutto lo spazio della piccola cappella gotica scolpita sulla porta. Aprendo la porta, l'interno conferma la lettura: l'Eucaristia custodita è ricollegata all'altare parato, alle candele, al calice e all'ostia, nell'istante in cui la potenza dello Spirito trasforma i doni nel dono di Cristo.

Un'analoga evocazione dell'epiclesi della Messa si trova nel tabernacolo a muro di Luca della Robbia per Sant'Egidio a Firenze. Sotto il Padre che benedice, vediamo Cristo morto compianto da Maria e i discepoli, e nel tondo di bronzo, lo Spirito che discende sul tabernacolo. Un altro tabernacolo "pneumatico" è quello della Cappella Castellani, in Santa Croce, opera di Mino da Fiesole, dove lo Spirito discende sopra la porticina lignea, con le parole: "hic est panis vivus quod de celo discendit".

Nel tabernacolo di Mino, la connessione visiva con la Passione di Cristo cede il passo all'aspetto metastorico, mistico: l'Eucaristia come manna spirituale, panis angelicus, adorato da angeli.

Nell'esempio più celebre del tabernacolo murale fiorentino, quello di Desiderio da Settignano per la Basilica di San Lorenzo, troviamo la gamma completa di questi riferimenti teologici: nella cimasa, il Bambino Gesù benedicente che emerge da una grande pisside; in basso, il corpo crocifisso e deposto, compianto dalla Madre e dall'amico. L'elemento centrale, il tabernacolo vero e proprio, privilegia l'adorazione mistica, con figure angeliche che si precipitano verso il Santissimo con gioia indicibile.

Il Tabernacolo nell'Ebraismo e la sua Evoluzione nel Cristianesimo

Nelle lingue moderne, con tabernacolo si intende una struttura a forma di scatola presente in tutte le chiese cattoliche e di altre confessioni cristiane, nella quale sono conservate le ostie consacrate dopo la celebrazione eucaristica. Le parole latine tabernaculum e taberna derivano da tabula, tavola di legno, e significavano capanna, accampamento mobile per i soldati, specialmente in campagna.

Il tabernacolo nell'ebraismo era un santuario trasportabile, eretto nel deserto, che accompagnava gli israeliti nel loro vagare dopo l'esodo. Descritto nel Libro dell'Esodo, era costituito da una recinzione fatta di teli e una tenda interna divisa in due parti: il "Luogo santo" e il "Luogo santissimo", dove era custodita l'Arca dell'Alleanza.

Dettaglio di un'antica miniatura quattrocentesca raffigurante un'edicola eucaristica sull'altare.

Il tabernacolo costituiva lo spazio per la presenza di Dio nella comunità ed era costruito sul modello del Santuario celeste dato in visione a Mosè. Con la sua costruzione in Terra si sancì l'esistenza del Tempio celeste.

Al tempo della Controriforma nel cattolicesimo, il tabernacolo divenne ancora più importante nell'edificio ecclesiastico, collocandolo sempre più centralmente o in vista. Accanto al tabernacolo, resta perpetuamente accesa una lampada, a ricordo della presenza del pane consacrato e, dunque, di Cristo.

Prescrizioni Artistico-Liturgiche

Nelle Instructiones fabricae di San Carlo Borromeo si trovano minute prescrizioni circa i tabernacoli: la costruzione doveva essere concepita ed eseguita diligentemente, adornata di sculture raffiguranti i misteri della passione di Cristo, dorata e nobilitata da ornati religiosi e venerandi. Doveva avere proporzioni convenienti alla dignità e grandezza della chiesa e collocato sull'altar maggiore.

Alla sommità del tabernacolo si poneva l'immagine di Cristo risorgente dal sepolcro o presentante le sacre piaghe. L'interno doveva essere rivestito e ornato di seta rossa per il rito ambrosiano, di seta bianca per il rito romano. La porta doveva essere adorna dell'immagine di Cristo crocifisso o risorto o presentante il petto vulnerato.

Le leggi liturgiche stabiliscono che almeno una lampada arda sempre davanti al tabernacolo e che questo sia coperto dal conopeo, un drappo del colore liturgico del tempo, salvo se si tratti di materia pregevole artisticamente lavorata.

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