La Chiesa cattolica è spesso definita una "fabbrica di santi", un luogo in cui la dedizione alla fede e al servizio può condurre al riconoscimento della santità. Questo percorso, tuttavia, è una faccenda serissima, che richiede anni di studio e impegno. Ne sono testimonianza non solo le figure elevate agli altari, come San Giovanni Antonio Farina, ma anche le vite di coloro che a questa causa si sono dedicate con instancabile fervore o che hanno vissuto un'esistenza esemplare all'ombra della sua eredità spirituale.
Suor Albarosa Ines Bassani: Custode della Memoria di San Giovanni Antonio Farina
La vicentina suor Albarosa Ines Bassani, appartenente alla congregazione delle suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, ha dedicato trent'anni della sua vita a un vero e proprio "matrimonio" spirituale con il vescovo Giovanni Antonio Farina. Tanto è durata, infatti, la complessa fase di studio per la sua beatificazione e, successivamente, per la canonizzazione.
Il percorso di Suor Albarosa è stato poliedrico: da storica a postulatore, fino al ruolo di consultore della Congregazione delle Cause dei Santi. Il suo curriculum professionale è di tutto rispetto: laureata in Scienze naturali, con una formazione specifica come archivista e postulatore, è anche presidente della classe di Lettere e Arti dell’Accademia Olimpica. Papa Francesco l'ha chiamata a questo servizio insieme a suor Grazia Loparco, delle Salesiane di don Bosco.
Suor Albarosa sottolinea come un lungo tempo sia necessario per la certezza di quanto si afferma nelle cause di canonizzazione, essendo essa un atto che implica il Magistero pontificio. La sua vocazione è nata frequentando l'Istituto Farina di Vicenza, dove ha potuto toccare con mano un clima affettuoso e una grande apertura culturale. Fu lì che comprese la chiamata del Signore a seguire l'esempio di quelle suore.
L'inizio del suo studio come postulatore avvenne quasi per caso. Mentre era ancora studente, essendo nota la sua passione nel decifrare testi difficili, le consorelle le chiesero aiuto per leggere le lettere del fondatore, quasi incomprensibili per la grafia. Questo la portò ad avere "le mani in pasta" nella causa di Farina.
La spinta decisiva per promuovere la causa di beatificazione venne dalla guarigione miracolosa, alla fine degli anni Settanta, di una consorella ecuadoriana, suor Torres Cordova, da un tumore maligno all’utero, dopo aver appoggiato sul ventre alcuni capelli del Farina. La causa iniziò nel 1981, quasi cento anni dopo la morte del fondatore. In quel contesto, fu naturale nominarla nella Commissione storica, dove dedicò dieci anni esclusivamente alla ricerca archivistica, consultando 34 archivi tra Italia, Austria e Vaticano. La mole dei documenti la rese consapevole dell'impegno richiesto, non gestibile solo dalle suore.

La Causa di Canonizzazione di San Giovanni Antonio Farina
La figura del vescovo Giovanni Antonio Farina era stata oggetto di contestazioni per vari motivi. Era stato etichettato come "austriacante" per aver fondato l'Istituto con un forte appoggio dell'Austria, in un periodo di fermento risorgimentale nel Lombardo-Veneto. Questa scelta venne interpretata come politica. Inoltre, Farina aveva insegnato al seminario di Vicenza, che formava l'élite cittadina. Quando appoggiò una riforma per ridurre l'aspetto letterario in favore di materie più specifiche per la formazione dei sacerdoti, questo fu letto dall'intellighenzia del clero vicentino come un segno di regressione culturale.
Il processo di canonizzazione prevedeva la presentazione di una documentazione imponente: 66 volumi per l'equivalente di 20.000 pagine, oltre a una ventina di testimoni. A Roma, la sede giudiziale presso la Congregazione dei Santi, esamina la positio, un volume di 2.000 pagine che ricostruisce la biografia e la fama di santità, che deve essere ininterrotta dalla morte all'inizio del processo. Suor Albarosa ha trovato innumerevoli lettere di persone che si erano rivolte a Farina per chiedere grazie.
Nel 2001, Giovanni Antonio Farina è stato proclamato beato. Per la canonizzazione, è necessario un secondo miracolo, avvenuto dopo la beatificazione, inteso come la "firma di Dio", qualcosa al di fuori delle possibilità umane. Teologicamente, tra beato e santo esiste un salto significativo: per il beato il culto è limitato alla Chiesa locale e non è obbligatorio crederne alla santità; il santo, invece, è riconosciuto universalmente come un amico che si fa portavoce presso Dio.
La carità e' paziente. La storia di san Giovanni Antonio Farina
Suor Rosa Candida Cazzolaro: Una Vita Centenaria al Servizio dell'Educazione
Domenica, nello storico istituto Beato Giovanni Antonio Farina a Cittadella, si è celebrato il 102° compleanno di suor Rosa Candida Cazzolaro. La festa, sebbene limitata a 32 consorelle e pochi altri, ha visto giungere numerosi auguri. L'istituto, che ospita anche una scuola per l'infanzia e una primaria paritaria, è stato teatro di brindisi e del taglio di un'ottima crostata.
Suor Rosa Candida, perfettamente autonoma, in salute e in forze, ha rivelato un desiderio: «avrei voluto andare a Monte Berico perché a 12 anni proprio la Madonna mi ha chiamata e da allora mi tiene per mano», ma ha diligentemente obbedito al consiglio del medico che glielo ha sconsigliato. La sua giornata è scandita da una routine semplice: «Mi sveglio alle sei, prego con le consorelle per tutta l'umanità, colazione, passeggiata, poi pranzo. Al pomeriggio un po' di riposo, altre attività e verso le 21 mi ritiro».
La sua vita è stata sempre improntata alla semplicità e alla sobrietà; fino a poche settimane fa continuava a lavorare all'uncinetto e a ricamare. Il sindaco Luca Pierobon le ha fatto pervenire un attestato di auguri, rispettando le disposizioni pur desiderando consegnarlo personalmente.
Per ben 82 anni, suor Rosa Candida è stata insegnante, dedicandosi all'educazione dei giovanissimi in diverse sedi, tra cui Pozzelengo (Brescia) e per nove anni in Friuli Venezia Giulia. Originaria di San Giorgio in Bosco, vive da 14 anni a Cittadella, dove ha operato anche nel centro educativo Santina Bertollo.
