Ripensare alla propria vocazione, specialmente a distanza di molti anni, è come ripercorrere e rileggere una storia d’amore. Quando si riflette su come si è giunti a comprendere la chiamata alla vita religiosa, in particolare quella claustrale, si ammette spesso che non si può spiegare con parole umane il mistero di quella voce interiore. Ogni chiamato l'ha sentita e captata attraverso tante circostanze, vicende, fatti e persone che hanno attraversato la sua vita e ne hanno determinato l’orientamento.
A distanza di anni si capisce di più il perché di certe circostanze e l’intreccio di certe situazioni, che al momento sembravano inspiegabili, e che ora si rivelano come il disegno sapiente di Dio per realizzare il suo progetto di amore. Tanti "perché" rimangono ancora senza risposta, come "Perché ha chiamato me? Perché proprio io?". Per alcuni, dopo aver sognato, come tutte le ragazze, di formarsi una famiglia, a un certo punto l'orizzonte è diventato troppo limitato, spingendo a desiderare qualcosa d’altro: amare di più, dedicare la vita a Dio e agli altri, allargando i confini del cuore con la generosità tipica dei giovani. Non si è scelta la via, si è solo risposto a una chiamata irresistibile. La conoscenza di figure come San Francesco può essere una rivelazione di un modo di sentire e vivere il cristianesimo che già si aveva dentro, forse inconsciamente, e che si esprime nel desiderio di semplicità, umiltà, letizia, povertà, contemplazione della natura e sete di preghiera. Non si cercano neppure altre spiritualità, bastando quella in cui si trova tutto ciò a cui si aspira, il Vangelo vivo che i Santi hanno vissuto nella sua totalità e che continuano a proporre a chi vuole seguire le loro orme. Questa è la storia di una vocazione semplice, senza nulla di eccezionale o di clamoroso, una storia che cambia la vita, perché l’amore di Dio è esigente.

Nel corso della storia, diverse figure di religiose hanno portato il nome di Suor Maria Cristina, lasciando un'impronta significativa nelle loro comunità e nella Chiesa. Di seguito, vengono presentate alcune di queste testimonianze di fede e servizio.
Santa Maria Cristina Brando (1856-1906): Fondatrice e Vittima Espiatrice
La Nascita e la Vocazione Giovanile
Ultima di quattro sorelle, la santa Maria Cristina Brando nasce a Napoli il 1° maggio 1856 da genitori agiati ma profondamente cristiani: Giovanni Brando e Maria Concetta Marrazzo. Battezzata con il nome di Adelaide, rimane ben presto orfana di madre. Dotata di una spiccata sensibilità religiosa, è attratta fortemente dal mistero della sofferenza del Crocifisso, vissuta e continuata nell’Eucaristia e letta nel volto dei poveri e dei sofferenti. Desiderosa di piacere unicamente a Gesù e di conformarsi a Lui, ad appena dodici anni, davanti all’immagine di Gesù Bambino, fa voto di castità perpetua, mostrando così il proprio orientamento per la vita consacrata. Già da bambina manifestò il suo programma di vita: “Voglio farmi santa a qualunque costo”. Le piacevano le immagini sacre, soprattutto quelle di Gesù Bambino. Ricevette l’Eucaristia per la prima volta l’8 dicembre 1864, a 8 anni. Da allora l’Eucaristia fu al centro dei suoi pensieri, iniziando così una vita di Eucaristia.
La Fondazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato
La sua scelta iniziale è per il monastero delle Adoratrici Perpetue di Gesù Sacramentato, ma problemi e difficoltà la dirottano dalle Clarisse Fiorentine, dove è novizia la sorella maggiore Maria Pia che, peraltro, ne uscirà per fondare un Istituto dedito alla carità verso gli orfani. Anche per Adelaide i disegni di Dio sono diversi. Gravi motivi di salute la costringono ad uscire due volte, ma appena ristabilita chiede ed ottiene di entrare nel monastero delle Adoratrici Perpetue. Nel 1876 veste l’abito religioso e prende il nome di suor Maria Cristina dell’Immacolata. Ancora una volta, la salute cagionevole la costringe ad uscire dal monastero. Va dalle Teresiane a Torre del Greco e nel 1878 dà inizio alla Congregazione delle Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, opera che, nonostante le ristrettezze economiche, troverà terreno fertile a Casoria, dove Madre Cristina si trasferisce su consiglio del servo di Dio Michelangelo da Marigliano e del Santo Ludovico da Casoria. Forte aiuto e conforto trovò nel Beato Ludovico da Casoria e nel Ven. Dopo alterne vicende, il 22 novembre 1884, su invito del preposito curato di Casoria, il canonico Domenico Maglione (fratello del cardinal Luigi Maglione, Segretario di Stato di Pio XII), la Santa si trasferì a Casoria, con le sue compagne, presso la proprietà Maglione. L’Istituto ottiene l’approvazione canonica il 20 luglio 1903 e il 2 novembre dello stesso anno la Fondatrice, con molte altre suore, emette la professione perpetua.
Carisma, Spiritualità Eucaristica ed Espiatrice
La vita di Madre Cristina è stata sempre illuminata da una fede semplice, ferma e viva, che alimentò con l'ascolto della parola di Dio, con la fruttuosa partecipazione ai sacramenti, con l'assidua meditazione delle verità eterne e con la fervida preghiera. Coltivò particolarmente la devozione verso l'Incarnazione, verso la Passione e Morte di Cristo e verso l'Eucaristia. Per essere più vicina con lo spirito e con il corpo al tabernacolo fece costruire una cella, chiamata, a imitazione del presepe, “grotticella”, contigua alla Chiesa, che aveva fatto edificare a Casoria. Forte fu la sua spiritualità espiatrice, tanto da divenire il carisma dell'Istituto. Madre Cristina diceva: “Oh!, potessi fondare un’opera diretta a risarcire le offese, gli insulti, che Gesù riceve dalla ingratitudine degli uomini ... Oh! se Gesù lo volesse!”. Il suo stile di vita è spiegabile solo alla luce dell’Eucarestia; ha voluto la sua comunità essenzialmente come “comunità eucaristica”. Visse, perciò, la povertà, castità, obbedienza per esprimere la perfetta sequela di Cristo. Insegnava alle novizie: “Fatevi sante e pregate per me che ne ho tanto bisogno”. La Beata era maestra di umiltà e compiva il giovedì santo la lavanda dei piedi alle consorelle, dicendo: “Abbiate sempre in mente che l’umiltà, figlie mie, è la base su cui poggia l’edificio spirituale; non vi può essere santità in un’anima senza l’umiltà. Le anime umili formano la compiacenza di Dio”. La Beata si mortificava con digiuni e penitenze per mantenere la temperanza. Il suo carisma è riassunto nel principio che “lo scopo principale dell'opera è la riparazione agli oltraggi che riceve il Sacro Cuore di Gesù nel Santissimo Sacramento, specialmente tante irriverenze e noncuranze, comunioni sacrileghe, sacramenti malamente ricevuti, Sante Messe pessimamente ascoltate, e, quel che amaramente trafigge quel Cuore Santissimo, è che tanti suoi ministri e tante anime consacrate a lui si uniscono a questi sconoscenti e maggiormente trafiggono il suo cuore”. A questo scopo si aggiunsero poi opere come conservatori femminili, educandati, orfanotrofi, scuole interne ed esterne, tutto per riparare.
Il Processo di Canonizzazione e la Proclamazione a Santa
Suor Maria Cristina Brando morì il 20 gennaio 1906, raccomandando alle suore della comunità di essere sante, di osservare esattamente la Regola e le virtù, esortando: “Figlie mie, dovete aiutarvi, compatirvi, scusarvi le une con le altre”. E aggiungeva: “Dobbiamo essere Vittime di fatto, fino a dare la vita per Gesù”. L’inchiesta diocesana fu celebrata a Manila nel 1995. La Consulta Medica del 15 febbraio 2001, affermò che una guarigione a lei attribuita era stata rapida, completa e duratura, scientificamente inspiegabile. Il 20 dicembre 2001 venne promulgato il decreto sul miracolo alla presenza del Papa Giovanni Paolo II. Il 24 giugno del 2014 si è riunito il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi per discutere gli aspetti teologici del presunto miracolo. Papa Giovanni Paolo II, in occasione di una Domenica della Divina Misericordia, la menzionò tra i sei nuovi Beati, sottolineando come “sorprendente è quanto Iddio ha compiuto attraverso Maria Cristina Brando. La sua è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come "due rami che partono dallo stesso tronco": l'amore di Dio e quello del prossimo”. Il suo esempio luminoso interroga la vita cristiana su come essere testimoni di Cristo risorto e dimorare nel Suo amore. Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità fra i discepoli e la carità verso tutti, è ciò che ha fatto Santa Maria Cristina Brando.

Suor Maria Cristina Alovisio (1930-2024): L'Educatrice delle Suore Albertine di Lanzo
Una Vita al Servizio di Dio e della Scuola
All’alba di sabato 25 maggio si è spenta a Lanzo Suor Maria Cristina della Comunità delle Suore Albertine. Nata a Torino il 20 febbraio 1930 da Mario Alovisio e Teresa Fantino, al secolo Pierina Alovisio, all'età di 94 anni ha lasciato questa terra, dopo aver dedicato 72 anni a lavorare e servire Dio nella Casa Madre fondata nell’Ottocento dal Beato Federico Albert. Proprio il 25 maggio 1952, a soli 22 anni, aveva fatto il suo ingresso nella Casa religiosa lanzese. Negli anni della guerra era stata allieva presso la scuola media del Collegio delle suore Albertine di Lanzo, proseguendo poi gli studi superiori a Torino. Suor Maria Cristina fece la sua prima professione nel 1955, confermando quella perpetua nel 1960. Laureatasi in Lettere presso l’Università torinese, nell’anno scolastico 1957/58 entrò ufficialmente nel mondo della scuola, insegnando Lettere e Francese.
L'Impatto sull'Educazione e sulla Comunità Locale
Figura storica della scuola paritaria Federico Albert, Suor Maria Cristina ha educato, formato e preparato intere generazioni di ragazze e ragazzi a cui ha profuso a piene mani i suoi saperi e i valori religiosi e civili che la contraddistinguevano. Per alcuni anni, a partire dal 1975, fu docente anche al corso serale per gli adulti che volevano conseguire il diploma di scuola media. Fino al 2012 svolse il suo amato lavoro nelle classi della media paritaria intitolata al fondatore Federico Albert; poi, con la nascita della Cooperativa Federico Albert, si impegnò ancora per anni nel prescuola, in ore di supplenza e nel preparare allievi in difficoltà. La preside della Scuola media paritaria Federico Albert, professoressa Domenica Calza, sottolinea: “Il suo attaccamento alla scuola è un esempio, soprattutto per chi oggi svolge il lavoro di insegnante. Ricordo il suo desiderio di stare accanto ai giovani, e in particolare ai nostri allievi ed allieve: ogni mattina li accoglieva per il prescuola e in quella mezz’ora raccoglieva le loro confidenze, i loro dolori e le loro gioie. Spesso gli studenti le chiedevano di ripassare la lezione e lei, sempre disponibile, li accontentava. Di Suor Maria Cristina serberò per sempre l’indelebile ricordo di una persona di grande umanità, colta, sensibile, affabile e cordiale con tutti e porterò nel cuore quei preziosi insegnamenti che mi ha trasmesso.”
Passioni, Servizio Sociale e Ultimi Anni
Oltre alla docenza, nel corso degli anni, la sua attività instancabile la portò ad operare in diverse associazioni lanzesi, tra cui il gruppo scout femminile dal 1967 e il gruppo dei lavoratori cristiani, insieme a don Matteo Lepori. Con Ester Borla fu promotrice e cofondatrice del Centro Sociale, in cui si impegnò in prima persona per oltre 40 anni. Anche nella Comunità delle Albertine ricoprì diversi incarichi. Suor Maria Cristina era molto amante della natura e prediligeva in particolar modo fiori e piante che coltivava con cura e dedizione, regalandone spesso ad amici e conoscenti. La lettura era un’altra sua grande passione, fino in tarda età leggeva continuamente libri e giornali per essere sempre informata e al passo con i tempi. Per tutta la vita coltivò anche il suo entusiasmo per la sua squadra del cuore, il Toro, e conservava nei corridoi della scuola una grande immagine del Grande Torino. Il Covid, purtroppo, cominciò a rallentare a malincuore la sua attività, ma lei continuava a mantenersi in contatto con i tanti amici e conoscenti grazie alle moderne tecnologie. Daniela Majrano, Sindaco di Viù, ex allieva e poi docente della media paritaria Federico Albert, la ricorda con affetto: “Raramente ho incontrato una persona così aperta, così vicina ai giovani, così attenta al mondo intero, al sociale, alla politica, alle ingiustizie socio-economiche, agli anziani. Ogni volta che dialogavi con lei ne uscivi arricchito, riusciva sempre a farti cogliere sfumature a cui non saresti mai arrivato e a portarti nel merito di quei contenuti che danno un senso alla nostra esistenza”. I suoi funerali si sono svolti lunedì 27 maggio, nella chiesa parrocchiale gremita di allievi, ex allievi e tanti amici. Gli studenti della media paritaria Federico Albert hanno fatto ala al feretro della religiosa sulla piazza della chiesa, come segno di affetto e di riconoscenza per questa donna, religiosa ed insegnante che tanto ha dato al mondo della scuola locale. Ora riposa, accanto alle consorelle defunte, nel cimitero di Lanzo.

Suor Maria Cristina Marinelli (d. 2005): Maestra di Fede e Maternità Responsabile
La Scelta Radicale e l'Apostolato per la Famiglia
Ricorrono vent’anni da quando suor Maria Cristina Marinelli ha lasciato questa terra per entrare nella pienezza della Vita, il 7 settembre 2005. Vent’anni non sono pochi, eppure il suo ricordo non è sbiadito, anzi, continua a brillare come una luce discreta e calda che ancora oggi guida e conforta tante persone. Suor Cristina non è stata soltanto una religiosa zelante e appassionata, ma un incontro provvidenziale per molti. Aveva compiuto gli studi con la specializzazione in Ostetricia e iniziò il suo servizio all’Ospedale Civile di Cetraro (CS), dove incontrò le Suore di San Giovanni Battista, comunemente chiamate Battistine. Entrò nella Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista nel 1987. Fece la prima professione l’8 settembre 1990 e, proprio alcuni giorni prima, aveva ricevuto la comunicazione di essere vincitrice di un concorso all’Ospedale, con assunzione immediata in un ruolo stabile. Liberamente restò ferma nella decisione di rinunciare al posto, che le offriva prestigio professionale e sicurezza economica, e di darsi completamente a Dio e alla missione apostolica che le sarebbe stata affidata. “Alleluia”, esclamò allora, colma di felicità. Il primo anno della sua vita religiosa lo trascorse a Casatori (Sa). Il 20 agosto 1991 fu trasferita nella Comunità di Casa Madre ad Angri. Raggiante e grata a Dio emise la sua Professione Perpetua l’8 settembre 1995. Svolgeva il suo apostolato presso la Curia Vescovile della Diocesi Nocera - Sarno e contemporaneamente era in collaborazione con don Silvio Longobardi al Centro Progetto Famiglia a San Lorenzo (Sa). In molte parrocchie teneva incontri di formazione, di catechesi, di preparazione al matrimonio. Nello stesso tempo faceva le consulenze alle coppie guidandole a vivere la paternità e la maternità responsabile. Era anche in stretta collaborazione con il Centro per la Vita “Rossotto” a Pozzuoli come insegnante del Metodo Billings e come formatrice. A Cetraro, contribuì alla nascita del Centro “Sorgenti di Vita”, preparandone gli operatori. Suor Maria Cristina, seguace attenta dello Spirito Santo e del carisma del Padre Fondatore, il Beato Alfonso Maria Fusco, intuì che il Signore le chiedeva qualcosa di più.
La Testimonianza nella Malattia e l'Eredità Spirituale
Suor Cristina era una donna innamorata di Dio, una figlia fedele della Chiesa, ma anche una madre spirituale capace di generare alla vita nuova tante persone che le si avvicinavano. La sua forza era la preghiera, la sua missione la difesa della vita, il suo ideale la volontà del Padre. Non aveva paura di rinunciare a prestigio e sicurezza pur di seguire con radicalità il Signore. La sua vita è stata davvero un inno all’Amore, e la sua arma invincibile era la preghiera. Quando la malattia - un brutto tumore - bussò alla sua porta, non fu la rassegnazione a vincere, ma la fede. Seppe trasformare la sofferenza in offerta, fino a consegnare con serenità la sua vita nelle mani di Dio. Vent’anni dopo la sua scomparsa, il suo insegnamento non appartiene al passato: è vivo. La sua testimonianza invita a non lasciarsi prendere dalla paura, a credere nella Provvidenza, a difendere la vita in ogni circostanza, a cercare sempre e solo la volontà del Padre. Suor Cristina, dal Cielo, continua a essere una madre, una sorella, un’amica.

Suor Maria Cristina della Trinità Santissima (1947-2024): Dalla Tanzania alla Clausura Passionista
Il Percorso Vocazionale Intercontinentale
Suor Maria Cristina, al secolo Caterina Mwatano Kiyanga, è nata a Mpawapwa in Tanzania (Africa) il 24 aprile 1947 da una fervente famiglia cristiana. Giovanissima, entrò nelle Suore di Santa Gemma di Dodoma il 14 dicembre 1964, fondate da Mons. Stanislao Ambrosini dell’Addolorata, Passionista e prefetto apostolico in Tanzania, assumendo il nome di Suor Gaetana. Donna energica e dotata di tanti doni, nella Congregazione ha ricoperto incarichi di responsabilità e governo come superiora ed economa. Pur felice della sua scelta, avvertiva nel cuore un senso di insoddisfazione. Alcuni eventi spirituali la portarono a conoscere sempre meglio San Paolo della Croce e le Claustrali Passioniste e, in modo inequivocabile, orientarono la sua scelta alla Clausura, dove trovò il posto agognato. Pellegrina in Italia nel Centenario della morte di Santa Gemma Galgani (1903-2003), fu anche a Lucca dove conobbe le Monache Passioniste. Ritornata in Tanzania, riprese le sue ordinarie occupazioni con la solita insoddisfazione interiore.
La Vita Monastica e la Testimonianza di Preghiera
Fu determinante un fatto avvenutole in un giorno di Adorazione Eucaristica per la sua comunità. Si sentì attirare fortemente in cappella. Passata di fronte alla statua di Santa Gemma, udì la voce di Gemma che con un segno del braccio le diceva: “Và in Clausura!”. Così Suor Gaetana il 22 ottobre 2005 entrò nel monastero di Lucca assumendo il nome di Suor Maria Cristina della Trinità Santissima, e dove fece la professione religiosa l’11 aprile 2010. Nel 2011 ha chiesto il trasferimento per il monastero di Tarquinia, dove ha dato la sua bella testimonianza di vita religiosa esemplare, sempre disponibile ad ogni sacrificio e con una vita intessuta di preghiera e donazione.
La Malattia e la Serene Partenza
La malattia ha minato presto la sua robusta corporatura. L’artrite reumatoide l’ha distrutta gradualmente e gravemente. L’edema polmonare ha stroncato definitivamente poi la sua vita. Ha vissuto la sua malattia con paziente accettazione e generosità, offrendo tutto per la Chiesa, per il Papa, per i sacerdoti, per la Congregazione, per la sua amata Comunità, offrendo anche la sua ardente preghiera per la Pace in un mondo dilaniato da guerre e conflitti. Trasportata all’Ospedale di Tarquinia, lì si è spenta serenamente il venerdì 1 febbraio 2024, nell’ora in cui si fa memoria dell’Agonia di Gesù. Trasportato subito il corpo al monastero, i funerali si sono tenuti sabato 3 febbraio con la presenza di numerosi sacerdoti e fedeli.
