La Trasfigurazione: Un Cammino di Vita nella Quaresima

Le letture di questa seconda domenica di Quaresima proseguono la riflessione penitenziale, iniziata la scorsa settimana, proponendo un tema caro alla letteratura biblica e quaresimale: la trasfigurazione del cammino di morte in cammino di vita. Si tratta di un motivo ricorrente, che attraversa sia il Primo che il Nuovo Testamento.

La Storia della Salvezza tra Genesi e Trasfigurazione

Abramo e la Promessa di Vita

Nel capitolo 12 della Genesi inizia una storia nuova, dopo quella insensata dei primi undici capitoli, iniziata con la bontà della creazione e culminata con la sfida degli esseri umani che decidono di diventare essi stessi “dei”, costruendo una società a loro piacimento, asservita alla sete di potere e di successo, senza rispetto per Dio, per la terra e per gli altri esseri umani che la abitano. Una storia maledetta, non perché contrassegnata dalla volontà di progresso, ma perché spinta dall'illusione di un potere assoluto, che non si fa scrupolo di schiavizzare e distruggere, sfidando Dio e disprezzando l'uomo.

Un’auto-divinizzazione che assume di volta in volta forme varie e diverse, a seconda dei tempi e dei luoghi. Un potere che racchiude i germi della distruzione, perché fondato sull'illusione e sulla strumentalizzazione di ogni essere, considerato e gestito come piedistallo della propria affermazione. Un aneddoto rabbinico su Babele esprime bene questo parossismo, raccontando che gli uomini, nel portare il materiale per la costruzione della torre, si preoccupavano molto di più per il mattone rotto che per lo schiavo caduto a terra, stroncato dalla fatica.

All’improvviso, da questa storia di morte, che raggiunge il suo culmine con la torre di Babele, Dio chiama Abramo e la sua famiglia, per farne un segno di benedizione per il suo popolo e per tutti i popoli della terra. La storia inizia con un’espressione ebraica - "lek leka’" - che invita l’uomo di Dio a scoprire nella verità di sé stesso la strada della benedizione e della vita. Quasi a dire che è dentro di noi, dentro la nostra storia, qualunque essa sia, che dobbiamo cercare il tesoro nascosto.

Abramo parte senza padre e senza fratello (appena morti) e con sua moglie Sara, sterile. In questo contesto di sterilità estrema, l’invito di Dio sembrerebbe una beffa se, accanto all’imperativo, non vi fosse una promessa: «farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione». Per cinque volte, in due versetti, ricorre la radice benedire-benedizione, a significare che il cammino di morte sarebbe stato trasformato in vita. La risposta di Abramo che, in obbedienza al comando di Dio, se ne va sulla strada apertagli dalla promessa, è un messaggio forte per i lettori di ogni tempo, in continua lotta con il potere della distruzione e della morte che regnano sovrane anche oggi.

illustrazione di Abramo che lascia la sua terra con Sara

Il Sacrificio di Isacco e la Fede di Abramo

Il racconto conosciuto come “il sacrificio di Isacco” è uno dei testi più affascinanti e suggestivi della letteratura mondiale. Tutto inizia con una nota inquietante: «Dio mise alla prova Abramo». In realtà, tutta la vita di Abramo era stata una prova: la partenza dalla terra verso un paese sconosciuto, la sterilità di Sara, la promessa di una discendenza in vecchiaia, l’attesa… E, sempre, la risposta di Abramo era stata la stessa: credere: «il tempo passava, la possibilità rimaneva: Abramo credeva; il tempo passava, la possibilità svaniva: Abramo credeva.

Ci furono altri uomini che pure vissero nell’attesa… ma sprofondarono nello sconforto…. Di Abramo non abbiamo nessuna lamentazione. Non contava con malinconia i giorni, mentre il tempo passava veloce; non osservava sua moglie con occhio sospettoso, per vedere se invecchiava; non fermava la corsa del sole, per mantenere Sara giovane e la sua speranza possibile; non faceva assopire il suo sconforto con un triste canto. E Abramo divenne vecchio e Sara fu schernita nel paese… Che cosa significa essere l’eletto di Dio? Significa vedere svanire nella giovinezza l’attuazione dei desideri, per essere esauditi nella vecchiaia con grande difficoltà?

Ma un giorno venne il momento cruciale, la prova suprema: quando lo stesso Dio, che una notte lo aveva portato fuori della tenda per fargli ammirare il cielo stellato - metafora della futura ineguagliabile discendenza - lo condusse nella notte oscura, senza stelle e senza futuro, chiedendogli l’unico figlio che aveva. L’impensabile avviene: con l’ordine della partenza dalla terra ad Abramo era stato chiesto di immolare il suo passato, ora gli viene chiesto il sacrificio del futuro, della speranza riposta nel figlio. Come non vedere qui la storia di Giobbe, di Tobia, di Israele, di ogni credente… nei momenti della delusione cocente, quando la promessa va in frantumi?

Abramo non grida, non piange; va solo dove Dio lo conduce. Lo aveva notato già un grande esegeta, come von Rad: la prima parola del racconto è “Dio”. Colui che chiede di entrare nella notte non è un sovrano crudele e sadico, che si compiace nel tormentare l’uomo, ma colui che - nonostante tutto - mantiene la sua parola. Questa è la fede: dare credito alla promessa, anche quando essa viene smentita dai fatti; dar fiducia a Dio anche quando sembra contraddittorio e inaffidabile. Una tradizione riportata dal secondo libro delle Cronache identifica il territorio di Moria con il monte dove Salomone costruì il tempio. Ma non è proprio la fede il vero sacrificio gradito a Dio? Jhwh non vuole il sangue dei primogeniti, ma l’obbedienza della fede. E Abramo credette.

scena del sacrificio di Isacco, con Abramo e l'angelo

Il Mistero della Trasfigurazione di Gesù

Il Contesto e la Preghiera

Il Vangelo di questa II domenica di Quaresima ci presenta l'evento della Trasfigurazione di Gesù, narrato nel Vangelo di Luca (Lc 9,28-36). È la seconda tappa del cammino quaresimale: la prima, le tentazioni nel deserto, domenica scorsa; la seconda: la Trasfigurazione. Nel passo che precede il racconto della trasfigurazione, il lettore aveva imparato che la strada del figlio dell'uomo e dei suoi discepoli è la strada della croce. Gesù aveva detto: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34).

Alcuni giorni dopo aver annunciato ai suoi discepoli la necessità della sua morte e resurrezione (cf. Lc 9,22) e aver esposto loro con chiarezza le condizioni per seguirlo in tale cammino (cf. Lc 9,23-26), «Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo» - i tre discepoli a lui più intimi - «e sale sul monte a pregare». Il racconto inizia con un’espressione temporale che sembra superflua (viene tralasciata dalla lettura liturgica), ma in realtà racchiude un grande significato: «Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro Paolo e Giovanni…». È probabile che si faccia riferimento all’annuncio della passione, avvenuto sei giorni prima, ma è anche possibile che ci sia un’allusione implicita ai sei giorni della creazione (cfr. Gen 2).

Nella comprensione antica, il numero è un simbolo che mette in luce la natura delle cose, esprimendone il senso. La trasfigurazione, che avviene sei giorni dopo, sta a significare l’irrompere del mondo di Dio nelle strettoie dell’essere umano; la trasfigurazione della quotidianità segnata dal limite, dalla sofferenza e dalla morte. Questo spiega anche il riferimento alla risurrezione, a conclusione dell’episodio. Non è casuale, perché la trasfigurazione ha un rapporto diretto con la vittoria di Dio sulla morte e con la trasformazione della passione e morte del Figlio dell’uomo in un cammino di vita.

Luca è l’evangelista che insiste maggiormente sulla preghiera di Gesù: egli prega al momento del battesimo ricevuto da Giovanni (cf. Lc 3,21), prega prima di scegliere i Dodici (cf. Lc 6,12-13), prega nell’imminenza della sua passione (cf. Lc 22,39-46)… La trasfigurazione non avviene in un momento qualsiasi, ma mentre Gesù è in preghiera. Luca, più degli altri evangelisti, pone la preghiera come elemento centrale nei momenti cruciali della vita di Gesù. La montagna nella Bibbia rappresenta il luogo della vicinanza con Dio e dell'incontro intimo con Lui; il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore.

La trasfigurazione di Gesù - Video Vangelo per bambini e ragazzi - II Domenica di Quaresima - Anno A

La Rivelazione del Volto Divino

Mentre prega, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. In tal modo il Signore fece risplendere nella sua stessa persona quella gloria divina che si poteva cogliere con la fede nella sua predicazione e nei suoi gesti miracolosi. Un ulteriore segnale che la trasfigurazione va compresa in questa luce è l’insistenza di Matteo sul Volto. Mentre Marco dice che sul monte Gesù «fu trasfigurato», Matteo invece specifica concentrandosi sul volto: «il suo volto risplendette come il sole».

Il volto di Dio è il caso serio del credente, perché Dio - ma anche l'uomo - è anzitutto un volto. Cosa sarebbe Dio (e cosa sarebbe l'uomo) senza un volto? «Cercate il mio volto» è il comando di JHWH nel Salmo 27, che equivale a un altro ritornello della letteratura biblica: «cercate me, e vivrete!». Nella trasfigurazione Gesù rivela il volto misterioso di Dio e quello dell’essere umano: il volto di Dio che «nessun uomo può vedere rimanendo in vita» (Es 33,20), ma anche il volto dell’uomo, perché è il figlio dell’uomo sofferente e rigettato che, dopo la trasfigurazione, rimane «solo» (v. 36).

Questo ci mostra come la trasfigurazione sia parte della pedagogia divina per preparare i discepoli all’evento pasquale. La trasfigurazione, quindi, non è solo una rivelazione momentanea della gloria di Cristo, ma un segno della sua missione redentrice. Con il racconto della trasfigurazione, la rivelazione sulla strada di Cristo e dei discepoli diventa luminosa, perché viene detto che Dio ha il potere di trasfigurare la croce, trasformandola in resurrezione e vita. La menzione della trasfigurazione come opera di Dio («fu trasfigurato davanti a loro» ha Dio stesso come soggetto) offre al lettore la chiave interpretativa degli eventi che accadono sulla strada di Gerusalemme, sulla strada che porta alla croce.

Mosè ed Elia: La Legge e i Profeti

Appaiono Mosè ed Elia, che conversano con lui sul suo “esodo” imminente a Gerusalemme. La presenza di Mosè ed Elia, rappresentanti rispettivamente della Legge e dei Profeti, indica che tutta la storia della salvezza converge in Cristo. Essi parlano del “suo esodo”, riferendosi al cammino che Gesù sta per intraprendere verso la passione, morte e risurrezione a Gerusalemme. Questo “esodo” non è solo un evento personale di Gesù, ma rappresenta la liberazione definitiva dell’umanità dal peccato e dalla morte.

Vanno lette in questa luce anche le figure di Elia e Mosè, che appaiono accanto al Cristo splendente. La tradizione cristiana li ha compresi per lo più come rappresentanti della legge e dei profeti, ma forse è stato sorvolato il fatto che Mosè ed Elia sono profeti che hanno sofferto e, nella sofferenza, hanno fatto esperienza della salvezza di Dio. Nella tradizione ebraica non solo Elia, ma anche Mosè è visto come il profeta perseguitato. Le due figure testimoniano la presenza del Dio salvatore nel destino di morte inferto dagli uomini ai suoi inviati. In questo modo, il Vangelo si aggancia al racconto della notte di Abramo, affermando che il Dio della Bibbia è il Dio della vita.

icona della Trasfigurazione con Gesù, Mosè ed Elia

La Nube e la Voce: Ascoltate Lui!

I discepoli, oppressi dal sonno, si svegliano e vedono la sua gloria e i due uomini con lui. Pietro ne rimane folgorato, tanto che vorrebbe rimanere lì, quasi fermare quel momento: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Il voler costruire tre tende esprime il desiderio umano di trattenere le esperienze spirituali intense, ma la nube che li avvolge e la voce divina ricordano che la fede non si basa su visioni statiche, ma su un cammino dinamico di ascolto e sequela, un movimento.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Il Signore si fa presente - misteriosamente presente - con la nube e con la voce. Certo, la nube rimane ambigua, perché con la sua ombra ha il potere di nascondere, ma è pur sempre una «nube luminosa», perché nasconde una Presenza! Anche la voce è un segno fragile, perché affidato all’accoglienza di chi ascolta, ma è pur sempre una voce che chiama, interpella, incammina, conforta.

Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!». Questa parola è importante! Dio Padre dice anche a noi ciò che ha detto a questi apostoli: «Ascoltate Gesù, perché è il mio Figlio prediletto». In questa settimana meditiamo su questa parola: «Ascoltatelo!». Sì. Dobbiamo ascoltare Gesù! Per entrare nella vita eterna bisogna ascoltare Gesù, seguirlo sulla via della croce, portando nel cuore come Lui la speranza della risurrezione.

illustrazione della nube luminosa con la voce di Dio

Salita e Discesa: Il Cammino Quaresimale del Credente

L'Importanza dell'Ascolto

È molto importante questo invito del Padre. Noi, discepoli di Gesù, siamo chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole. Per ascoltare Gesù, bisogna essere vicino a Lui, seguirlo, come facevano le folle del Vangelo che lo rincorrevano per le strade della Palestina. Gesù non aveva una cattedra o un pulpito fissi, ma era un maestro itinerante, che proponeva i suoi insegnamenti, che erano gli insegnamenti che gli aveva dato il Padre, lungo le strade, percorrendo tragitti non sempre prevedibili e a volte poco agevoli.

Ma dobbiamo ascoltare Gesù anche nella sua Parola scritta, ossia nel Vangelo. Sorge una domanda: noi leggiamo tutti i giorni un passo del Vangelo? Leggiamo quotidiani, riviste culturali, scientifiche, di gossip, ma il Vangelo lo leggiamo? Sarebbe bello se ognuno di noi, ogni giorno, leggesse una paginetta del Vangelo. È attraverso la sua Parola che il Signore Gesù ci parla! In un mondo pieno di voci contrastanti, siamo chiamati a discernere e seguire la voce del Buon Pastore, che ci guida verso la vita eterna.

La trasfigurazione di Gesù - Video Vangelo per bambini e ragazzi - II Domenica di Quaresima - Anno A

La Dinamica della Salita e della Discesa

Da questo episodio della Trasfigurazione vorrei cogliere due elementi significativi, che sintetizzo in due parole: «salita» e «discesa». Oggi viviamo in un mondo frenetico, in una società chiassosa. Corriamo sempre! Non abbiamo mai tempo! Gesù, abbiamo ascoltato, prende in disparte tre dei suoi apostoli. Anche noi abbiamo bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna in uno spazio di silenzio, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore. Questa voce noi la possiamo percepire nella preghiera.

Ma non possiamo rimanere isolati per sempre! L'incontro con Dio nella preghiera ci spinge nuovamente a «scendere dalla montagna» e ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, povertà materiale e spirituale. A questi nostri fratelli che sono in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell'esperienza che abbiamo fatto con Dio, condividendo la grazia ricevuta. Quando noi ascoltiamo la Parola di Gesù, quella Parola deve penetrare nel nostro cuore e quella Parola deve crescere. E sapete come cresce? Annunciandola agli altri! La Parola di Cristo in noi cresce quando noi la proclamiamo, quando noi la mettiamo in pratica. Essere veri cristiani e vivere la vita cristiana significa mettere in pratica ciò che Gesù ha detto! Significa fare la volontà di Dio come l'ha fatta Gesù, la Madonna, i santi!

La Vergine Santa ci aiuti affinché possiamo proseguire con fede e generosità questo itinerario della Quaresima, nel «salire» sempre di più con la preghiera per ascoltare Gesù e a «scendere» con la carità fraterna, annunciando Gesù. Impariamo a salire e a scendere! La notte oscura dell’uomo, la notte del dubbio e dell’abbandono, è una notte abitata dalla Presenza. E proprio quando uno immagina di essere ormai solo e abbandonato, proprio allora Dio diventa la sua consolazione e il suo soccorso. La trasfigurazione della notte di Abramo in cammino verso il monte Moria, e della notte di Gesù sulla strada per Gerusalemme, ci dice che la Speranza raggiunge l’essere umano proprio là, dove egli si trova, sulla via che percorre, nella situazione che gli è data in sorte.

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