Angela Basarocco, conosciuta universalmente come Suor Cecilia, l'Angelo Bianco o l'eroina di Niscemi, è stata una religiosa italiana che con grande spirito di dedizione ed eroicità svolse la sua opera infermieristica presso l'ospedale di Niscemi. Nata a Racalmuto (Ag) il 17 novembre 1914, Suor Cecilia si spense a Niscemi (Cl) il 20 ottobre 1986, lasciando un'eredità di coraggio, carità e servizio.

La Vocazione e l'Arrivo a Niscemi
Poco più che maggiorenne, Angela Basarocco decise di entrare in convento e farsi suora, prendendo il nome di Suor Cecilia. Il 20 marzo 1935, a ventun anni, emise i voti religiosi tra le Suore della Sacra Famiglia di Spoleto. Nello stesso anno fu mandata a Niscemi per far parte della comunità dell'Ospedale Civile, che era stata aperta nel 1901. Qui, Suor Cecilia svolse il suo servizio di consacrazione a contatto con quella parte di umanità provata dal dolore. Per oltre cinquant'anni, l'ospedale fu la sua casa, la sua missione di cristiana e religiosa.
L'Ospedale Civile e il Suo Impegno Instancabile
Quando Suor Cecilia arrivò a Niscemi, l'ospedale non era altro che una infermeria male equipaggiata e tale comunque da dover far fronte ad ogni eventualità. L'acqua per il bucato si traeva a secchi da un pozzo profondo; si cucinava su due pietre all'aperto; di peso per una scala angusta si portavano gli infermi al piano superiore nelle camerate del convento adibite a corsie (nel piano inferiore aveva sede un carcere fino a non tanti anni fa). In quel periodo, gli ospedali erano identificati come "opere pie" e fruivano di qualche sussidio pubblico precario; le suore vivevano della carità della gente e della loro dedizione volontaria. Suor Cecilia conosceva bene la miseria che attanagliava le famiglie di umili contadini.

A queste fatiche, che oggi appaiono quasi inverosimili, Suor Cecilia con consueta intraprendenza ed energia, aggiungeva giri, più o meno fortunati, per questuare dalle famiglie abbienti qualche po' di farina, qualche po' di lana e rari centesimi per venire incontro alle più elementari esigenze dei malati. Era una garanzia in tutte le emergenze e anche una sicurezza di corretta gestione per il servizio agli infermi. Suor Cecilia costituiva un riferimento naturale e permanente per qualsiasi persona ammalata e per i loro familiari. Molti testimoniano la sua prontezza a correre in aiuto, ovunque, con disponibilità e senza discriminazione di persona.
Lei stessa, dopo alcuni anni, confessava di aver seguito dei banditi di notte. Questi, chiamandola con la scusa di soccorrere un'infermiera che conosceva, la obbligarono ad andare su una cavalcatura per curare clandestinamente un loro compagno, ferito in un agguato. Ma per lei non importava chi fosse, bastava sapere che avesse bisogno di cure; si trattava di un essere umano, nel quale vedeva Gesù stesso.
L'Atto Eroico del 1943: Il Salvataggio dei Soldati Tedeschi
Suor Cecilia Basarocco viene ricordata soprattutto per un episodio occorso durante lo sbarco degli Alleati in Sicilia nell'estate del 1943. Tra l'11 e il 12 luglio, dopo il 10 luglio in cui gli Anglo-Americani misero piede sull'isola, quasi tutto il personale medico aveva evacuato l'ospedale, lasciando Suor Cecilia praticamente sola a prendersi cura dei soldati feriti. Tra questi figuravano anche dodici soldati tedeschi, che si erano rifugiati nell'ospedale di Niscemi non sapendo dove dirigersi. Suor Cecilia andò loro incontro, promettendo assistenza e offrendo loro asilo. Giunti a Niscemi, gli Americani cominciarono a effettuare perquisizioni e interrogatori. Su mediazione della religiosa, il comando americano predispose che tutti gli italiani potessero fare ritorno liberamente alle proprie abitazioni. Tuttavia, le cose si aggravarono per i militari tedeschi che, considerati spie, furono condannati all'immediata fucilazione.
1943. Lo sbarco in Sicilia - Alessandro Barbero (Nel secolo breve, 18 maggio 2023)
Ed è qui che la storia di Suor Cecilia prese una svolta inaspettata. Quando ormai per i dodici soldati sembrava non ci fosse più nulla da fare, con il plotone ormai schierato e pronto a fare fuoco davanti all'ingresso dell'ospedale, Suor Cecilia "uscì dall'ospedale come una forsennata". Si pose con le braccia aperte dinanzi ai dodici condannati e gridò agli americani: «Sparate, sparate anche su di me, Iddio vi perdoni!» Nessuno degli Americani ebbe il coraggio di far fuoco. Il prof. Piero Banna, ex primario di chirurgia all'Ospedale di Niscemi che conobbe molto bene Suor Cecilia, in un articolo apparso sul quotidiano "La Sicilia" il 20 novembre 1986, sostiene che l'episodio sia vero: "Nessuna versione precisa è sovrapponibile dell'episodio, ma tutte concordano sul fatto che il plotone americano rimase come pietrificato, colpito certamente - non dalle parole incomprensibili e gridate in dialetto - ma dal comportamento inaspettato irruente, coraggioso e anche, a prima vista minaccioso, violento di quell'Angelo Bianco". Venne promesso alla suora che i tedeschi sarebbero stati portati a Caltagirone, e poi i feriti furono trasportati a Gela e imbarcati per raggiungere i luoghi di prigionia.

Riconoscimenti e Memoria Duratura
Il gesto di Suor Cecilia non è mai stato dimenticato. Il 12 luglio 1974, in occasione della 31ª ricorrenza dell'anniversario dello sbarco degli americani in Sicilia, Suor Cecilia fu invitata dal Comitato organizzatore nell'aula consiliare del Comune di Gela. Portata come in trionfo, ricevette una "medaglia d'oro" al valore civile per il suo gesto altamente significativo. Tra i ringraziamenti, c'erano anche due dei tedeschi da lei salvati.
La sua memoria è tenuta viva come la fiamma perpetua di un sacrario. A Niscemi, nel 1994, le è stato intitolato l'ospedale che l'ha vista energica operatrice per cinquant'anni. Anche il suo comune di origine, Racalmuto, su proposta del Lions Club di Niscemi e caldeggiata da Totò Ravalli, le ha intitolato una strada con pubblica e sentita manifestazione. Nel luglio 2021, nel 120º anno della presenza delle Suore della Sacra Famiglia a Niscemi, l'ASP (Aziende di Servizi alla Persona) di Caltanissetta ha reso omaggio al Presidio ospedaliero di Niscemi con un'opera d'arte. Ancora oggi, Niscemi, tra i comuni del distretto che intendono valorizzare i luoghi della memoria, ha ricordato il gesto di Suor Cecilia Basarocco con l'inaugurazione di una targa adiacente il Museo Civico e una mostra sullo sbarco.

Un Carattere Forte e Audace
Per la sua forza interiore e il suo coraggio, i suoi modi schietti, Suor Cecilia venne definita una "Virago", donna virile, dall'On. Giuseppe Alessi. Era capace di caricarsi gli ammalati e di trasportarli in braccio dal portone d'accoglienza al primo piano, poiché all'epoca lo stabile non aveva ascensore. Il suo animo era il suo volto. La sua audacia non conosceva barriere. Non si trovano in lei testimonianze di una fede semplicemente "parolaia", ma di gesti concreti. Molti gli episodi che testimoniano il suo costante comportamento ispirato dall'amore, dal senso della legalità, dal rispetto delle relazioni interpersonali; la sua "coerente protesta" per ogni forma di predominio e di prepotenza di cui erano spesso vittime le donne e i minori.
Un esempio significativo della sua carità è dato da un episodio in cui venne ricoverata in ospedale una ragazza, usata e abusata come prostituta. Suor Cecilia, venuta a conoscenza della confidenza della giovane, si adoperò perché le venisse prolungato il ricovero. Con ingegnosi pretesti, suggeriti dalla carità, illuse gli sfruttatori che ne pretendevano la dimissione, per sottrarla al loro iniquo disegno.
Gli Ultimi Anni
Il 25 marzo 1985, già con l'avvisaglia di un cancro ai polmoni, Suor Cecilia celebrò il 50º di professione religiosa, confortata dalle parole del profeta: «Ti ho chiamata per nome. Tu mi appartieni!». Dissimulava la sua malattia e, fino agli ultimi periodi, volle essere presenza vigile di carità nel reparto ospedaliero di Niscemi. Qui si spense alle ore 23 del 20 ottobre 1986, all'età di 71 anni.