Il dialogo ecumenico e la ricerca dell'unità dei cristiani rappresentano un pilastro fondamentale del pontificato di Papa Francesco. Questa visione è costantemente alimentata da un approccio che valorizza il concetto di scambio di doni tra le diverse tradizioni cristiane, come evidenziato anche nei rapporti con le Antiche Chiese dell’Oriente, tra cui spicca la figura di Sua Santità Mar Gewargis III, già Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente.
Il Contesto Ecumenico e lo Scambio di Doni
La visione di Papa Francesco sull'unità dei cristiani è profondamente radicata nell'idea dello «scambio di doni». Questo concetto è strettamente legato al mistero dell'Epifania, richiamando l'adorazione dei Magi a Gesù Bambino (Matteo, 2, 1-12). Già Giovanni Paolo II menzionò per la prima volta questo principio, commentando l’adorazione dei Magi nel 1979 e riferendosi alla Lumen gentium, che descrive la cattolicità della Chiesa come un processo in cui «le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescano per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell’unità» (Lumen gentium, 13).
Dall'inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha fatto proprio questo approccio, affermando nell'Evangelii gaudium che «attraverso uno scambio di doni, lo Spirito può condurci sempre di più alla verità e al bene» (Evangelii gaudium, 246). Per il Pontefice, questo scambio non si realizza solo tramite il dialogo teologico, ma in ogni incontro fraterno: «Una visita è sempre uno scambio di doni», come affermato in riferimento alla visita di Maria ad Elisabetta.
Mar Gewargis III: Elezione e Profilo

Nel 2015 è stato eletto Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente Mar Gewargis III, con il nome completo di Mar Gewargis Sliwa III. La sua elezione è avvenuta a seguito della scomparsa di Mar Dinkha IV, che aveva guidato la Chiesa per 39 anni.
Mar Gewargis Sliwa III è nato il 23 novembre 1941 ad Habbaniya, in Iraq. Ha compiuto i suoi studi prima a Baghdad e successivamente negli Stati Uniti. È stato ordinato sacerdote nel giugno 1980 e Arcivescovo metropolita per l’Iraq l’anno successivo. Al momento della sua elezione, era l’unico vescovo assiro residente in territorio iracheno, Metropolita di Iraq, Giordania e Russia, il che ha sollevato la speranza di un ritorno della sede patriarcale in Iraq. La sede patriarcale assira, infatti, aveva lasciato il Medio Oriente nel 1933 a seguito dell’esilio del Patriarca Mar Eshai Shimun XXIII, stabilendosi negli Stati Uniti a Chicago dal 1940.
Immediatamente dopo l'elezione di Mar Gewargis III, Papa Francesco ha inviato un messaggio, ricordando i cristiani e le altre minoranze religiose in Iraq e in Siria, e chiedendo al Signore di concedere loro la forza per perseverare nella loro testimonianza cristiana.
Incontri e Collaborazioni Ecumeniche
Il pontificato di Mar Gewargis III è stato caratterizzato da importanti incontri ecumenici con Papa Francesco, rafforzando i legami tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Assira dell'Oriente. Si può menzionare il primo viaggio pontificio in Iraq di Papa Francesco, dove il 7 marzo 2021, a Erbil, ha incontrato il Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira, Mar Gewargis III. Al termine della Santa Messa nello stadio “Franso Hariri” di Erbil, il Santo Padre ha salutato affettuosamente Mar Gewargis III, abbracciando in lui i cristiani delle varie confessioni.
Abraham Skorka, "Il contributo al dialogo interreligioso"
In quell'occasione, Papa Francesco ha dichiarato: «In tanti qui hanno versato il sangue sullo stesso suolo! Ma i nostri martiri risplendono insieme, stelle nello stesso cielo! Da lassù ci chiedono di camminare insieme, senza esitare, verso la pienezza dell’unità». Questa visita è stata anche un'opportunità per il cardinale Koch di rappresentare il Santo Padre il 13 settembre 2021 a Erbil, in occasione dell'intronizzazione del successore di Mar Gewargis III, Mar Awa III, con numerose visite ecumeniche nella Piana di Ninive e a Baghdad.
Nel novembre 2018, Papa Francesco e Mar Gewargis III hanno firmato una Dichiarazione congiunta sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente. Nel testo, in 8 punti, hanno espresso gratitudine al Signore "per la crescente vicinanza nella fede e nell'amore tra la Chiesa Assira dell'Oriente e la Chiesa cattolica", sottolineando come "negli ultimi decenni, le nostre Chiese si sono avvicinate più di quanto non lo siano mai state nel corso dei secoli". La dichiarazione ha ribadito l'intenzione di "andare avanti nel riconoscimento reciproco e nella testimonianza condivisa del Vangelo", pur nell'attesa del giorno in cui sarà possibile celebrare insieme sullo stesso altare.
La dichiarazione ha anche evidenziato una "sofferenza comune, derivante dalla drammatica situazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani in Medio Oriente, specialmente in Iraq e Siria", con "centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti" che soffrono a causa di "conflitti violenti che nulla può giustificare", i quali hanno "aumentato l'esodo dei cristiani dalle terre dove hanno vissuto fianco a fianco con altre comunità religiose sin dai tempi degli Apostoli". Il testo si è concluso con un forte invito al dialogo interreligioso, "fondato su un atteggiamento di apertura, verità e amore", ritenuto ancora più necessario "quanto più la situazione è difficile".
La Chiesa Assira dell'Oriente: Storia e Patrimonio

La Chiesa Assira dell’Oriente è una Chiesa antica, presente nel Medio Oriente sin dalle origini del cristianesimo. Gli Atti degli Apostoli riportano che “Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia” erano presenti nei pressi del Cenacolo il giorno di Pentecoste. Furono i primi cristiani della Persia, dove, secondo la tradizione, predicarono l’apostolo San Tommaso e i suoi discepoli Addai e Mari. Nel corso della sua storia plurisecolare, la Chiesa Assira dell’Oriente ha maturato, in un contesto culturale prevalentemente semitico e siriaco molto vicino alle prime comunità apostoliche, una originale tradizione teologica e spirituale.
Nell’alto Medioevo, la Chiesa Assira dell'Oriente ha sviluppato uno straordinario dinamismo missionario, seguendo le varie vie della seta attraverso l’Asia centrale, l’India e anche la Cina. Essa condivide lo stesso patrimonio teologico e liturgico della Chiesa Caldea e di quella Siro-Malabarese in India, entrambe entrate in comunione con la Chiesa di Roma nel XVI secolo.
Sin dalle origini, la storia della Chiesa Assira dell'Oriente è stata tragicamente segnata dalla persecuzione. Pagine drammatiche si intrecciano con i periodi dell’impero persiano, poi dell’impero mongolo e infine di quello ottomano. In particolare, dopo la strage avvenuta tra il 1914 e il 1924, conosciuta anche come “Seyfo” (che in siriaco significa letteralmente “spada”), la maggior parte dei suoi fedeli è emigrata in Occidente, portando con sé una tradizione secolare. Anche se rimangono grandi comunità in Medio Oriente, soprattutto nel nord dell’Iraq, in Siria, in Iran e nel Libano, quasi la metà dei 450 mila fedeli di questa antica Chiesa si trova negli Stati Uniti, con una significativa diaspora in Canada, in Europa e in Australia.
Il Dialogo Teologico e le Dichiarazioni Cristologiche
Il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Assira d'Oriente ha avuto un momento cruciale nel 1994 con la firma di una Dichiarazione Cristologica Comune. In questo documento, Papa Giovanni Paolo II e il Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell'Oriente Mar Dinkha IV riconobbero di condividere la stessa fede in Gesù Cristo. Il testo afferma: “Quali eredi e custodi della fede ricevuta dagli Apostoli, noi confessiamo un solo Signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, il quale, giunta la pienezza dei tempi, è disceso dal cielo e si è fatto uomo per la nostra salvezza”.
La dichiarazione ha inoltre sottolineato: “Prescindendo dalle divergenze cristologiche che ci sono state, oggi noi confessiamo uniti la stessa fede nel Figlio di Dio che è diventato uomo perché noi, per mezzo della sua grazia, diventassimo figli di Dio”. Questo mistero dell’Incarnazione, professato insieme, non è una verità astratta, ma riguarda il Figlio di Dio inviato per salvare l'umanità.
Nel 2014, ricevendo in Vaticano Mar Dinkha IV, Papa Francesco ha definito la Dichiarazione cristologica comune del 1994 “una pietra miliare” nel cammino “verso la piena comunione”. Francesco ha detto: “Con essa abbiamo riconosciuto di confessare l’unica fede degli apostoli, la fede nella divinità ed umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, unite in un’unica persona, senza confusione né cambiamento, senza divisione né separazione”.
Molto significativo, da questo punto di vista, è l'attuale dialogo teologico internazionale tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’Oriente, che dal 2017 verte sulla costituzione della Chiesa. A differenza di altri dialoghi ecumenici, questo si incentra non sulle diverse note o sulle istituzioni della Chiesa, ma sulle sue immagini. L’ecclesiologia dei Padri siriaci, espressa per mezzo di inni e omelie, è formulata in un linguaggio tipologico e simbolico, procedendo per inclusione piuttosto che per dimostrazione. Fedele alle categorie bibliche e alle tradizioni della prima Chiesa giudeo-cristiana, intende il mistero della Chiesa a partire dalle immagini dell’Antico Testamento. Lo scopo è mostrare che queste immagini, spesso comuni alla tradizione latina e a quella assira, possono aiutare a trovare insieme i fondamenti di una comune ecclesiologia e ad esprimerla in un modo che possa maggiormente parlare ai nostri contemporanei rispetto al linguaggio concettuale.
Doni dalle Antiche Chiese dell'Oriente: Sinodalità e Santità
Le Antiche Chiese dell’Oriente, e in particolare la Chiesa Assira dell'Oriente, offrono alla Chiesa Cattolica doni preziosi. Tra questi vi sono le loro ricche esperienze di sinodalità e le loro diverse espressioni di santità.
La Sinodalità
Nel dialogo con i fratelli ortodossi, Papa Francesco riconosce che i cattolici hanno la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità (Evangelii gaudium, 246). Se la prassi sinodale delle Chiese ortodosse di tradizione bizantina è ben nota, è meno conosciuta la ricca esperienza delle Antiche Chiese dell’Oriente. Il processo sinodale della Chiesa cattolica, avviato nel 2021, potrebbe essere un’opportunità per consultare queste Chiese sulle loro diverse istituzioni e procedure sinodali a tutti i livelli, in particolare per quanto riguarda la partecipazione dei laici alla vita e alla missione della Chiesa.
Iniziative come la consultazione pre-sinodale «All’ascolto dell’Oriente», organizzata a Roma nel novembre 2022 dalla Fondazione Pro Oriente e dall’Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum, con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, mirano proprio ad ascoltare e apprendere dalle Chiese ortodosse orientali le loro diverse concezioni ed esperienze di sinodalità, nella convinzione che «non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi» (Evangelii gaudium, 246).
La Santità e il Martirio Comune
Un altro dono che la Chiesa cattolica può ricevere dalle Antiche Chiese d’Oriente è senz’altro quello delle loro diverse espressioni di santità. L’anno 2021 è stato particolarmente ricco di eventi che hanno testimoniato che, come afferma la Ut unum sint, «in una visione teocentrica, noi cristiani già abbiamo un Martirologio comune» (84).
In un videomessaggio del 15 febbraio 2021 per la memoria dei martiri copti uccisi in Libia nel 2015, Papa Francesco ha dichiarato: «Sono i nostri Santi, Santi di tutti i cristiani, Santi di tutte le confessioni e tradizioni cristiane». Pochi giorni dopo, il 7 marzo a Erbil, il Santo Padre ha ricordato il martirio dei cristiani iracheni delle varie confessioni: «in tanti qui hanno versato il sangue sullo stesso suolo! Ma i nostri martiri risplendono insieme, stelle nello stesso cielo! Da lassù ci chiedono di camminare insieme, senza esitare, verso la pienezza dell’unità».
Il 25 aprile 2021, presso la basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, si è tenuta una celebrazione ecumenica in occasione dell’anniversario del Metz Yegern, il «Grande Male» che ha colpito il popolo armeno nel 1915, e della canonizzazione da parte della Chiesa apostolica armena di seicento martiri il 23 aprile 2015 a Etchmiadzin. In tale occasione, nella sua omelia, il cardinale Koch ha affermato che «il martirio oggi è ecumenico, e si deve parlare di un vero e proprio ecumenismo dei martiri».
Oltre al martirio, la sapienza dei dottori delle Antiche Chiese dell’Oriente costituisce una preziosa testimonianza di santità. La prima memoria liturgica di San Gregorio di Narek come dottore della Chiesa secondo il Calendario Romano Generale ha testimoniato i frutti del riconoscimento dei dottori delle altre Chiese per la promozione dell’unità dei cristiani. In questo spirito, si potrebbe valutare l’opportunità di altri possibili riconoscimenti della santità fiorita in Chiese non in piena comunione con la Chiesa cattolica, come ad esempio: Afraate il Saggio per la tradizione siriaca, Narsai ("la lingua dell’Oriente") e Isacco di Ninive per la Chiesa assira, e il catholicos Nerses il Grazioso per la tradizione armena, lodato da Papa Francesco per il suo impegno a favore dell’unità dei cristiani. Come dichiarò Giovanni Paolo II, «la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione» (Tertio millennio adveniente, 37).