Studi Biblici sulla Parabola del Figliol Prodigo

Contesto e Rilevanza della Parabola

I vangeli ci rivelano l'atteggiamento aperto e pieno di speranza di Gesù verso i peccatori e i pubblicani, un atteggiamento che spesso suscitava diffidenza e mormorazioni tra i farisei e gli scribi. Gesù, infatti, riceveva i peccatori e mangiava con loro. Per questo motivo, nel Vangelo secondo San Luca, Gesù pronuncia le famose parabole della misericordia, che rivelano l’immensa gioia di Dio quando ritorniamo a Lui contriti. Dopo aver narrato la parabola del pastore che ritrova la pecora perduta e della donna che ritrova la moneta smarrita, Gesù ci racconta la storia di un padre che aveva due figli: uno che si era perduto fuori, in un paese lontano, e l’altro che si era perduto dentro, nella sua stessa casa. Questa parabola, conosciuta come quella del Figliol Prodigo o del Padre Misericordioso, è di una geniale semplicità e ha la virtù di interpellare tutti in modo universale.

La Parabola del Figliol Prodigo (Luca 15, 1-3. 11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: - Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora Egli disse loro questa parabola:

  1. Un uomo aveva due figli.
  2. Il più giovane disse al Padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta». E il padre divise tra loro le sostanze.
  3. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
  4. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
  5. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
  6. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava.
  7. Allora rientrò in se stesso e disse: «Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
  8. Mi leverò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”».
  9. Si alzò e tornò da suo padre.
  10. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
  11. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».
  12. Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
  13. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.
  14. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
  15. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo».
  16. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.
  17. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici.
  18. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso».
  19. Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Analisi e Significato della Parabola

Il Contesto Teologico e l'Ascolto della Parola

Luca è stato chiamato da Dante «scriba mansuetudinis Christi», è l'evangelista che ama sottolineare la misericordia del Maestro per i peccatori e raccontare scene di perdono. Nel Vangelo di Luca, la misericordia di Dio si manifesta in Gesù Cristo, che è l'incarnazione della presenza misericordiosa di Dio tra noi. Egli insegna: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6, 36). Questa immagine di Dio, già rivelata nell'Antico Testamento (Es 34, 6), sembrava essere stata trascurata dagli scribi e dai farisei che enfatizzavano un Dio che "castiga la colpa dei padri nei figli" (Es 34, 7). Questi si vantavano di essere giusti agli occhi di Dio perché osservavano la legge, ma Gesù criticava questo atteggiamento sia con il suo insegnamento che con il suo modo di agire, ricevendo i peccatori e mangiando con loro (Lc 15, 2).
Gesù circondato da pubblicani e peccatori che lo ascoltano attentamente
È significativo notare l'uso del verbo "ascoltare", che richiama l'atteggiamento di Maria, lodata perché "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2, 19, 51), e proclamata beata da Elisabetta perché "ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1, 45). Luca sembra dare grande importanza a questo atteggiamento di ascolto contemplativo, riflessione e capacità di rientrare in se stessi, meditando e serbando la Parola nel proprio cuore.

Il Figlio Minore: L'Allontanamento e il Rientro in Sé

Il figlio più giovane, in un classico errore umano, confonde la felicità con il soddisfacimento dei desideri senza ostacoli. Consapevole del suo potere acquisitivo, accarezza la possibilità di dare sfogo a tutti i suoi desideri, senza i limiti della casa paterna. Questo cuore, privo di autodominio e senza sentirsi libero in casa, dimostra ben presto, sperperando la sua eredità in un paese lontano, di essere molto meno libero fuori casa. Questo figlio rappresenta il cuore naturale dell'uomo, pieno di orgoglio, che vuole gestire la propria vita allontanandosi da Dio per mettersi nelle tenebre, come pecore erranti che seguono la propria via (Isaia 53:6). Per natura, siamo spiritualmente ciechi e le verità di Dio sono follia per noi (1 Corinzi 2:14).
Il figlio prodigo lascia la casa con il suo patrimonio e si dirige verso un paese lontano
Quando il giovane sperpera tutto, in quel paese sopraggiunge una grave carestia ed egli comincia a trovarsi nel bisogno. Arriva al punto di mettersi a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo manda nei campi a pascolare i porci, desiderando le carrube che mangiavano gli animali, impuri per un ebreo. Questa dura schiavitù del peccato mostra che il peccato è un padrone difficile e cattivo. La via del peccato, sebbene possa iniziare con piaceri, porta a problemi gravi e alla rovina eterna (Galati 6:7-8). È allora che, come in un'illuminazione, tutto l'amore paterno, riversato per anni su quel figlio, fa luce nell'oscurità della sua anima sotto forma di nostalgia, che si trasforma in una umile conversione. Ed è in quel momento che "rientrò in se stesso". Riconosce i suoi problemi, che la sua condizione è dovuta all'allontanamento dal padre e di aver peccato contro di lui.

Il Padre Misericordioso: L'Amore Incondizionato e il Perdono

Il momento culminante della parabola è l'incontro con il padre. Quando il figlio era ancora lontano, suo padre lo vide e, commosso, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Questo è un ritratto commovente delle virtù divine e dei buoni educatori: il padre rispetta la libertà del figlio, senza cercare di controllarlo; con eroica pazienza confida nell'affetto e nella formazione che gli aveva dato. Egli aspetta ogni giorno il suo libero ritorno, scrutando amorevolmente l'orizzonte. Come premio al suo magnanimo comportamento, il padre ottiene nuovamente il suo amatissimo figlio e non gli permette neppure di scusarsi: lo copre di baci, organizza, felice, una gran festa e gli restituisce, senza rancori, la condizione perduta.
Il padre corre incontro al figlio prodigo e lo abbraccia con gioia
Il padre ordina ai servi di portare «il vestito più bello», simbolo di dignità; «l'anello al dito», segno di autorità e appartenenza alla famiglia; e «i sandali ai piedi», indicando che non è più un servo, ma un figlio. Il «vitello grasso» viene ammazzato per un banchetto di festa, perché «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». La gioia di Dio per l'uomo comincia al momento della sua conversione e durerà per tutta l’eternità. Nel "vitello grasso" ammazzato, possiamo riconoscere Cristo, l'agnello di Dio che si offre come vittima di espiazione per riscattarci dal peccato (Gv 3, 16). La vita umana, come spiega san Josemaría, è un continuo ritorno alla casa del Padre, un ritorno mediante la contrizione, la conversione del cuore, il desiderio di cambiare e la decisione ferma di migliorare la nostra vita. Questo ritorno avviene anche per mezzo del sacramento del perdono.

Il Figlio Maggiore: La Difficoltà di Comprendere la Misericordia

Il figlio maggiore, che si trovava nei campi, al ritorno udì musica e danze. Scoprendo la ragione della festa, si indignò e non voleva entrare. Il padre, come con il figlio minore, uscì a supplicarlo. Il figlio maggiore esprime la sua frustrazione: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Egli mostra un atteggiamento di arroganza non solo nei confronti del fratello, ma anche del padre, che definisce il fratello "questo tuo figlio" anziché "mio fratello". Questa intolleranza, piena di zelo amaro, è la stessa mancanza di libertà che aveva il fratello piccolo. L'atteggiamento del figlio maggiore riflette quello degli scribi e dei farisei che mormoravano contro Gesù, non mescolandosi con i "peccatori" considerati immondi. La parabola termina lasciando il finale sospeso, non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore, e questo è uno stimolo per noi, come spiega Papa Francesco.

Diventare come il Padre: La Chiamata alla Misericordia e al Perdono

Dalla storia dei due figli possiamo imparare a vivere la contrizione e la comprensione. Dalla misericordia del padre, poi, scopriamo l'amore magnanimo alla libertà degli altri e la speranza serena nella loro capacità di redimersi. Gesù ci invita a vivere la comprensione e la misericordia del padre della parabola. Dobbiamo imparare a "fare da figlio prodigo" ripetutamente per ricevere la misericordia divina e saperla poi praticare verso gli altri, amando la loro libertà. Eviteremo così di diventare come il figlio maggiore.
Una famiglia riunita attorno a un tavolo, che celebra con un banchetto
Il padre agisce nello stesso modo con entrambi i figli, uscendo incontro a loro per farli entrare in casa sua. Questa è l'immagine di Dio Padre che ci invita alla conversione e a ritornare da lui. La santità non sarà mai completa se non tendiamo a diventare come il Padre. Ciò si attua attraverso il perdono costante, un perdono che viene dal cuore, come insegnato: «Se ti pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai» (Luca 17, 4). Un cuore completamente libero dall'egoismo è quello che rende la vita un dono per gli altri. Far festa per il ritorno di qualcuno non è premiare il peccato, ma celebrare il ritrovamento di ciò che era perduto. Nessuno di noi può dire che un tale non è degno di essere riammesso alla Comunione con Gesù Cristo, dopo che si è pentito e ha fatto ritorno a casa, poiché il Signore ha riammesso noi tante volte. Vivere il perdono di Dio con il cuore significa non giudicare la storia di nessuno e non potrà che perdonare chi lo ha ferito, in risposta al perdono ricevuto da Dio.

Riflessione Personale e Meditazione: Domande per l'Attualizzazione

Per permettere alla Parola di Dio di entrare in noi ed illuminare la nostra vita, possiamo orientare la nostra meditazione con le seguenti domande:
  1. Quale immagine ho di Dio? Un Dio misericordioso o un Dio che castiga la colpa?
  2. Mi considero giusto più degli altri, forse perché cerco di osservare i comandamenti di Dio? Quali motivazioni mi spingono a vivere da "giusto": l'amore di Dio o il compiacimento personale?
  3. Quale posto occupa l'ascolto contemplativo della Parola di Dio nella mia vita quotidiana?
  4. Giudico gli altri, oppure cerco di trasmettere sentimenti di misericordia e perdono, che riflettono la tenerezza di Dio Padre-Madre?
  5. Partecipo al banchetto eucaristico con sentimenti di gratitudine per questo amore infinito di Dio che si dona a noi nel suo figlio diletto, crocifisso e risorto?

Preghiera: Oratio

Salmo 32 (31), 1-5,7,11

Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
E nel cui spirito non è inganno.
Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre gemevo tutto il giorno.
Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe" e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.
Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo, mi circondi di esultanza per la salvezza.
Gioite nel Signore ed esultate, giusti, giubilate, voi tutti, retti di cuore.

Preghiera

O Dio, che dai la ricompensa ai giusti e non rifiuti il perdono ai peccatori pentiti, ascolta la nostra supplica: l'umile confessione delle nostre colpe ci ottenga la tua misericordia.

Vieni, o Spirito creatore, a svelarci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Facci vedere il gran giorno di Dio splendente di santa luce: nasce nel sangue di Cristo l'aurora di un mondo nuovo. Torna alla casa il prodigo, splende la luce al cieco; il buon ladrone graziato dissolve l'antica paura. Morendo sopra il patibolo Cristo sconfigge la morte; la morte dona la vita, l'amore vince il timore, la colpa cerca il perdono. Amen.

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