La grammatologia è la scienza che studia la scrittura, non solo in quanto conoscenza dei segni grafici ma anche, e soprattutto, della teoria e della filosofia connesse alla prassi dello scrivere. Suo oggetto sono le rappresentazioni dei significati dei singoli segni, i tipi e le funzioni della scrittura, e il significato generale della scrittura quale istituzione divina.
Origini e Evoluzione della Scrittura Egizia
La Scrittura Geroglifica: Nascita e Caratteristiche
Le origini della scrittura geroglifica possono essere rintracciate fino nell'Epoca Tardo Preistorica (3300 ca.). Essa non è una scrittura pittografica in senso stretto, in quanto non riproduce gli oggetti rappresentati, ma consente di annotare fedelmente i suoni delle parole dei testi tramandati oralmente. I segni si riferiscono a suoni e a classi semantiche oppure a entrambi. L'aspetto figurativo realistico permane nella scrittura epigrafica monumentale fino al suo termine (IV sec. d.C.).

Dalla Geroglifica alla Ieratica e Demotica
Per i pennelli di giunco e i relativi supporti (papiro, cuoio, legno, cocci, frammenti di pietra calcarea) era usata una scrittura corsiva, la scrittura ieratica. Dalla scrittura ieratica si sviluppò, verso la fine del II millennio, la forma estremamente raffinata detta "ieratico anormale", accanto alla quale, tuttavia, si continuò a utilizzare lo ieratico. In Egitto, il processo di sviluppo della scrittura avvenne come una differenziazione progressiva. Fra tutte le scritture, nel corso del VII sec. (Basso Egitto) e del VI (Alto Egitto), soltanto lo ieratico anormale si trasformò nel demotico.
La Contemporaneità e Specializzazione delle Scritture
L'intera storia della scrittura egizia è caratterizzata dall'esistenza contemporanea di diversi tipi di scrittura. Dai geroglifici derivò presto (forse contemporaneamente) una scrittura corsiva utilizzata per redigere libri, ancora vicina a quella figurativa (i "geroglifici corsivi"), accanto alla quale continuò a sussistere la scrittura geroglifica vera e propria per le iscrizioni epigrafiche. I geroglifici corsivi si svilupparono poi ulteriormente nella scrittura corsiva ieratica, ormai lontana da quella figurativa, ma restarono in uso, a loro volta, per determinati scopi. Fino alla fine del II millennio, l'ambito delle scritture corsive si presenta come uno spettro ampio e fluido, i cui poli sono costituiti, da un lato, dai geroglifici corsivi e dalle scritture librarie di spiccata leggibilità, e, dall'altro lato, da corsivi vicini al demotico. È possibile individuare questi diversi tipi, per esempio, nei testi di esecrazione dell'Antico Regno (2750-2190).
Con la nascita del demotico si produsse una netta demarcazione tra le scritture che sarebbero state trascrivibili in geroglifici (ieratico) e quelle che non lo sarebbero state (il demotico); a tale linea di demarcazione corrispose una differenziazione tra lingua classica e lingua parlata. Nell'Egitto greco-romano, a prescindere dalla scrittura e dalla lingua greca, conosciute dagli scribi colti e dai sacerdoti, erano in uso tre scritture: la demotica, la ieratica e la geroglifica. Queste, da Clemente Alessandrino e Porfirio, vennero messe in corrispondenza con tre generi distinti: l'epistol[ograf]ico, lo ieratico e il geroglifico. Le denominazioni egizie erano: sh̠ n šct ("scrittura epistolare") per il demotico (il concetto greco "epistol[ograf]ico" ne rappresenta l'esatta traduzione); sh̠ʒ n mdw nṯr ("scrittura delle parole divine"), per il geroglifico e, probabilmente, anche per lo ieratico. Su un piano diverso si colloca invece la scrittura sillabica che si sviluppa nel Nuovo Regno per la resa di parole straniere.
Interpretazioni e Classificazioni della Scrittura Geroglifica
Il Contributo di Orapollo e l'Approccio Simbolico
I due libri in greco sui geroglifici, tramandati sotto il nome di Orapollo (Hieroglyphica I, II), formano una trattazione sistematica del significato dei singoli segni grafici. Il primo libro contiene segni, significati e spiegazioni, mentre il secondo fornisce soltanto segni e significati, ma non spiegazioni e, con ogni probabilità, non è dello stesso Orapollo ma rappresenta un'aggiunta tardiva (Sbordone 1940). Il primo libro contiene 70 didascalie che rispettano lo schema seguente: "quando [gli Egizi] intendono rappresentare (b) disegnano (a) a causa di (c)"; (a) riporta il segno geroglifico, (b) il significato e (c) la spiegazione. Così si legge, per esempio: "Per indicare l'eternità [gli Egizi] rappresentano il Sole e la Luna: essi sono infatti elementi eterni". Nella scrittura di epoca tardiva i segni di Sole e Luna significano i concetti apparentati "giorno dopo giorno" oppure "sempre" (rc nb).
Orapollo inverte la sequenza e inizia indicando il concetto denotato (b). Egli, pertanto, non segue un repertorio di segni (comunque ordinati), ma un universo di concetti. Nel caso di segni provvisti di molteplici significati ciò porta a combinazioni singolari: "Quando vogliono indicare la madre, la vista, i confini, la preveggenza, l'anno, il cielo, la compassione, Atena, Era, oppure due dracme, rappresentano un avvoltoio". Tutte le spiegazioni derivano da idee sulla natura e sul comportamento dell'avvoltoio. I segni a forma di animale sono interpretati in base alle conoscenze zoologiche dell'epoca (Plinio il Vecchio, Eliano, Phisiologus). La lepre, per esempio, rappresenta l''aprire', poiché è un animale che non chiude mai gli occhi e, effettivamente, il verbo 'aprire' è scritto con il segno di una lepre.
Le Distinzioni di Clemente Alessandrino: Kyriologico, Simbolico e Allegorico
Mentre Orapollo conosce un solo tipo di spiegazioni, quello simbolico, Clemente Alessandrino (III sec.) distingue tra modello 'kyriologico' e modello simbolico (Stromata, V, 4, 20.3). Il modello kyriologico procede "mediante le lettere elementari" (dià tõn prṓtōn stoicheíōn); quello simbolico, invece, designa il concetto significato mediante "semplice immagine" (katà mímēsin), "figurativamente" (tropikõs) oppure, in terzo luogo, allegoricamente, attraverso "certi enigmi" (katà tinas ainigmoús). Designazione kyriologica (katà mímēsin) e allegorica (katà ainigmoús) sono distinte anche nella Vita di Pitagora di Porfirio (234 d.C.-inizio IV sec.).
Anche all'interno della spiegazione (c) si distinguono diversi modelli di designazione. Mentre le interpretazioni di Orapollo si limitano al modello figurativo e allegorico (quello 'kyriologico', del tipo: "quando vogliono raffigurare il Sole disegnano un cerchio", non compare, forse perché ritenuto banale), è possibile che in Clemente Alessandrino si sia conservata la conoscenza di un significato puramente fonetico, se la formula "dià tõn prṓtōn stoicheíōn" si riferisce realmente ai segni geroglifici monoconsonantici e, pertanto, a fonemi.
La "Crittografia" o Scrittura Enigmatica
Ciò vale soprattutto per il modello di designazione allegorica, che poggia su una determinata forma di enigma detta dagli egittologi 'crittografia', 'scrittura enigmatica' o écriture figurative. Questa è una scrittura che fino all'epoca greco-romana rimane a sé stante, chiaramente distinta dalla geroglifica normale.

La Scrittura Sacra e Segreta nell'Egitto Tardo
Fusione tra Scrittura Normale e Crittografia
In Età Tarda, la netta separazione tra scrittura normale e crittografia scompare. Il sistema geroglifico incorpora i principî della crittografia sviluppando vari gradi di difficoltà, collegati tra loro da passaggi continui, e rendendo possibili sottosistemi, tanto che ciascun tempio poteva elaborare le proprie convenzioni grafiche. In questo modo viene usato sistematicamente un sistema aperto, il quale, anche se già esistente - visto il carattere figurativo dei segni - fino a quel momento era stato controllato in vista di una più agevole leggibilità. Il patrimonio grafico aumenta da circa 700 a circa 7000 segni, trasformando la scrittura geroglifica in una forma di arte superiore, padroneggiata soltanto da pochi. È a questa situazione che si riferisce la descrizione di Clemente Alessandrino quando definisce la scrittura geroglifica come il tipo di scrittura "imparata per ultima e suprema" (hystátēn kaì teleutaĩan).
La Scrittura Geroglifica come Conoscenza Sacerdotale
La scomparsa del confine tra scrittura geroglifica normale e crittografia, il corrispondente arricchimento delle iscrizioni e l'aumento della loro 'cifratura' trovano espressione nell'idea, attestata da numerosi autori greci, che gli Egizi avessero usato, oltre alla scrittura corsiva appresa da tutti gli scribi, quella geroglifica come una scrittura segreta tramandata soltanto nella casta sacerdotale. Tale interpretazione cognitivo-sociologica della di- o trigrafia, in riferimento alla differenza tra carattere pubblico e segreto, è stata determinante per l'immagine dell'Egitto propria dell'Occidente.
Manuali Grammatologici Egizi: Papiro Carlsberg 7 e Papiro di Tanis
Un manuale grammatologico egizio dell'epoca, il Papiro Carlsberg 7, si caratterizza già nel titolo come Rivelazione di segreti: "La soluzione [spiegazione] dell'uso dei geroglifici. La soluzione delle loro difficoltà, la rivelazione dei loro segreti, la soluzione delle loro oscurità" (Iversen 1958). Il testo, purtroppo in pessimo stato di conservazione, contiene geroglifici accuratamente disegnati (a) e, in scrittura ieratica, indicazioni sul valore fonetico (b) e sul significato (c). Come molti elenchi di parole demotiche, il papiro segue un evidente ordine alfabetico nel quale 'h' è la prima lettera dell'alfabeto egizio e "ibis" (hʒb) il primo segno (secondo Plutarco, gli Egizi l'avrebbero posto all'inizio dell'alfabeto per onorare Thot, dio della scrittura, di cui l'ibis era l'animale sacro). I commenti (c) spiegano la parola (per es., popolo celeste, aratro), oppure l'immagine (per es., casa in un campo). Nel caso del primo segno, ibis, la parola è interpretata attraverso un gioco di parole etimologico: hʒb ("ibis") deriva da hʒı̓ ı̓b, "il cuore discende" (oppure "entra").
Un manuale grammatologico strutturato in maniera differente è costituito dal Papiro di Tanis (I-II sec. d.C.; Griffith 1889). Il testo contiene la forma geroglifica, disegnata anche qui in modo molto accurato (A) e il significato (B). Cheremone (I sec. d.C.) fa uso di una lista di segni concepita in modo simile. L'estensione complessiva del papiro, conservato frammentariamente, è valutata in 462 segni, che costituiscono solo una piccola parte di quelli effettivamente esistiti. È possibile che il libro appartenesse a un'opera in più volumi. I segni non sono allineati in ordine alfabetico, ma secondo il loro contenuto iconografico, in accordo con lo schema seguente, che è ricostruibile soltanto approssimativamente:
- L'uomo (figure maschili, femminili, sedute, a forma di mummia);
- Rettili, altri animali;
- Segni monoconsonantici;
- Parti del corpo umano, dall'alto in basso;
- Parti del corpo di animali;
- Il cielo e i suoi simboli;
- La Terra e i suoi simboli;
- Oggetti rotondi e ovali;
- Recipienti e piante;
- Armi, utensili.
Anche nel primo libro di Orapollo sembra individuabile una suddivisione dei geroglifici in categorie, affine alla struttura degli onomastiká. Il metodo esplicativo allegorico dei segni è documentato anche nel Mito dell'occhio del Sole dove compare la combinazione di anno e di avvoltoio (papiro Leiden I 384 r IX, 10-11), nonché il grifone quale simbolo della morte (papiro Leiden I 384, XV, 1). Ulteriori spiegazioni di geroglifici si trovano nel Decreto di Canopo, nel papiro Jumilhac VI, 7 (sui segni monoconsonatici ı̓/n/p del nome divino "Anubis": "Quanto alla I, essa è il vento; la N è l'acqua; la P il monte"; Vandier 1962, p. 155, n.133) e XIV, 20 (Baba, il nemico degli dèi, si uccide con un colpo d'ascia).
Apprendimento e Funzioni delle Scritture Egizie
Il Percorso Formativo dello Scriba e la Specializzazione
In ogni epoca lo scriba egizio imparava dapprima la scrittura commerciale corsiva (quindi in Età Tarda, come riferito da Clemente, il demotico) e, in seguito, scritture corsive particolari come il geroglifico corsivo e un accurato corsivo librario per i testi letterari. Alla fase di apprendimento della scrittura era pertanto abbinata un'istruzione relativa ai generi e alle funzioni principali della cultura dello scrivere. Nel Nuovo Regno (1540-1076) il geroglifico corsivo era studiato e praticato con l'aiuto di un testo scolastico del Medio Regno (2000-1630), il Kemit. Si ritiene, però, che tale scrittura fosse usata essenzialmente per il Libro dei morti, considerato particolarmente sacro.

Lo Ieratico e il Geroglifico Corsivo come Scritture Sacre
A partire dalla XXI dinastia (1080-945), con la differenziazione progressiva dello ieratico anormale e, successivamente, del demotico, lo ieratico diventò una scrittura sacra, tanto da essere utilizzato anche per il Libro dei morti; ciò determinò la scomparsa del geroglifico corsivo. In epoca tolemaica (332-30) si sviluppò inoltre una scrittura libraria geroglifica a colonne, usata insieme allo ieratico per i Libri dei morti. Con l'introduzione del greco come scrittura corrente, d'altro canto, lo stesso demotico fu poi riservato per usi letterari e, alla fine, religiosi (per le liturgie funerarie e anche per il Libro dei morti).
L'Organizzazione Spaziale del Testo e i Simbolismi
Disposizione dei Geroglifici e dello Ieratico
Della grammatologia facevano parte anche le conoscenze relative alla disposizione della scrittura e all'impostazione della pagina. I geroglifici corsivi erano sempre allineati in righe verticali o colonne, mentre lo ieratico, dalla metà del Medio Regno (XIX sec. a.C.), era disposto in righe orizzontali. La flessibilità eccezionale della scrittura egizia, che consentiva un allineamento in colonne orizzontali e verticali, andò a vantaggio soprattutto di atti e documenti. A questo riguardo esistevano modelli prestabiliti nella disposizione del testo, che lo scriba era tenuto a conoscere.
Strutture Testuali Funzionali e L'Uso del Colore
Nei decreti regali, per esempio, il nome di Horo del re (cioè il nome del re inserito in un elemento rettangolare ornato da un falco) formava la prima riga verticale cui seguivano, tra due righe orizzontali che costituivano il margine, rispettivamente, superiore (nome del destinatario) e inferiore (impronta del sigillo), righe verticali con il testo del decreto. Analogamente, nei manoscritti di culto, nelle litanie gli elementi che si ripetevano erano disposti in righe orizzontali, mentre gli elementi che variavano erano disposti in righe verticali.
Una struttura tabellare fu sviluppata nella contabilità (per es., nei papiri di Abusir della V dinastia, datati intorno al 2470 a.C.). Mediante allineamenti verticali e orizzontali le voci erano disposte in righe (giorni) e colonne (oggetti, persone, ecc.). Molte formule della letteratura funeraria (Testi dei sarcofagi, Libro dei morti) riflettono nella loro composizione a elenco tecniche di registrazione burocratica; ne sono esempio le formule del traghettatore (de Buck 1935-61, cap. 398) e della rete (de Buck 1935-61, cap. 474); la divinizzazione delle membra (Libro dei morti, cap. 42); la confessione negativa dei peccati (Libro dei morti, cap. 125). La disposizione era funzionale al reperimento di determinate unità e aveva valore, di conseguenza, soprattutto per la consultazione e la recitazione nel tempio di determinati manoscritti. Testi da imparare a memoria, come le opere letterarie, erano composti in forma più semplice. Anche l'uso di inchiostri rossi o neri era soggetto a regole precise. Si distinguevano quattro funzioni della scrittura rossa.