San Giuda Taddeo è una figura di grande venerazione, con molti devoti in tutto il mondo, dove naturalmente si osserva la religione cristiana. Egli è ampiamente riconosciuto come il patrono dei casi difficili e disperati, una devozione che si è diffusa molto. La sua figura ha ispirato le opere di numerosi artisti, che ne hanno immortalato l'immagine in diverse forme d'arte, tra cui le statue.

Rappresentazioni Artistiche di San Giuda Taddeo
Una Statua in Legno di Montagna
Esistono diverse tipologie di statue dedicate a San Giuda Taddeo, ognuna con le proprie peculiarità artistiche e tecniche. Ad esempio, alcune opere nascono dalla lavorazione del legno di montagna selezionato, tagliato ed essiccato all’aria aperta, secondo antiche tradizioni. Queste statue sono realizzate da abili artigiani del legno e dipinte da esperte decoratrici con l’utilizzo di colori ad olio e dorature in foglio oro, dimostrando una meticolosa cura per ogni dettaglio artigianale.

La Statua nella Basilica di San Giovanni in Laterano
Tra le rappresentazioni più significative, troviamo la statua di San Giuda Taddeo nella basilica di San Giovanni a Roma, uno dei luoghi più importanti della cristianità. Questa collocazione sottolinea l'importanza e la venerazione dell'apostolo all'interno del contesto ecclesiale romano.
Le Statuette del Duomo di Firenze: Un Complesso Percorso Attributivo
Un esempio notevole e complesso di rappresentazione scultorea che include figure di apostoli e santi, tra cui potenzialmente un San Giuda Taddeo, proviene dal Duomo di Firenze. Le vicende di queste opere sono state oggetto di un profondo studio critico.
Collocazione Originaria e Prime Attribuzioni
La statuetta in esame è stata identificata dalla critica come una delle sedici figure, ora conservate al Museo dell'Opera del Duomo, provenienti dal portale maggiore della cattedrale. Erano collocate, come si può osservare dal disegno del Poccetti, nelle nicchie degli strombi laterali. Le statuette del portale sono citate dal Vasari come opera di Andrea Pisano; tuttavia, la critica successiva non è concorde nell'attribuzione.

Le Due Serie di Sculture e i Maestri Coinvolti
Dall'analisi attenta fatta da Brunetti e Kreytenberg, sulla base delle ricerche documentarie pubblicate dal Poggi, sappiamo che in queste nicchie nell'arco di pochi anni si susseguirono due serie di statuette. La prima serie, comprendente sedici figure - i dodici apostoli e altri quattro santi - fu commissionata a Francesco di Neri Sellaio tra il 1362 e il 1367 e tra il 1376 e il 1377, inizialmente in aggiunta alle statuette di ambito arnolfiano che decoravano il portale dai primi del Trecento, e poi in sostituzione completa delle medesime. Alle serie del Sellaio collaborò per una scultura anche Simone Talenti. Circa dieci anni dopo, le statuette furono sostituite da una serie analoga commissionata dall'Opera del Duomo a Piero di Giovanni Tedesco, che la portò a termine tra il 1387 e il 1390.
Il Dibattito Critico sull'Attribuzione
Il Poggi, nel pubblicare i documenti e le statue giunte all'Opera del Duomo dal Bargello e dalla Villa della Petraia, che identificava come quelle facenti parte della decorazione del portale, non si pose il problema attributivo del gruppo. Le undici statuette del Bargello dalla critica ottocentesca erano generalmente riferite all'ambito di Andrea Pisano. L'attribuzione di questo ciclo di statuette a Piero di Giovanni Tedesco risale al Kauffmann, che vi vede una sostanziale omogeneità di mano; Kauffmann riconobbe il ciclo realizzato da Francesco Sellaio nella serie delle statuette dei pinnacoli delle finestre del coro. Il Wundram ritiene invece che il ciclo oggi nei depositi dell'Opera sia da considerare opera di Francesco di Neri Sellaio, riscontrandovi omogeneità di mano, ma anche una progressiva maturazione, dovuta al lungo arco di anni nel quale l'artista lavorò. Secondo lo studioso, anche la differenza delle cifre pagate a Piero di Giovanni Tedesco e il confronto con i compensi per altre sculture della facciata rafforza questa ipotesi. La Brunetti le riferisce nella totalità a Piero di Giovanni Tedesco, mentre Toesca riscontra la mano di Piero di Giovanni solo in alcune. Kreytenberg, sulla base soprattutto di confronti stilistici, ritiene di poter attribuire con sicurezza l'intero gruppo all'artista tedesco con l'eccezione di una statuetta (Bargello Sculture 125) identificata con San Bartolomeo, entrata a far parte del gruppo per ragioni ignote, appartenendo al ciclo di Francesco Sellaio. Un esame ravvicinato delle sculture dei pinnacoli delle finestre del coro conferma in parte l'attribuzione di esse al Sellaio e al Talenti e il loro spostamento.

Problematiche Iconografiche e Motivi di Sostituzione
I motivi per i quali le sculture furono sostituite in un così breve ciclo di anni sono da ricercare in ragioni di moda. Dal punto di vista iconografico, i santi non sono chiaramente e con sicurezza identificabili: il Kreytenberg e la Brunetti hanno avanzato alcune ipotesi in base alla capigliatura, alla barba e all'atteggiamento, sottolineando la difficoltà nell'identificazione precisa di ogni singola figura all'interno del ciclo.