La Flagellazione di Cristo è un tema iconografico di profonda risonanza spirituale e artistica, che invita a contemplare la sofferenza e il sacrificio di Gesù per l'umanità. Questo evento, descritto nei Vangeli, rappresenta un momento cruciale della Passione.
Il Contesto Biblico della Flagellazione
La flagellazione di Gesù è narrata in tutti e quattro i Vangeli:
- Matteo 27:26: “Allora Pilato rilasciò loro Barabba; e dopo aver flagellato Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso”.
- Marco 15:15: “Pilato, volendo accontentare la folla, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò per farlo crocifiggere”.
- Luca 23:16: “Lo rilascerò dunque, dopo averlo fatto flagellare”.
- Giovanni 19:1: “Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare”.
Questo atto di tortura, ordinato da Ponzio Pilato, dimostra la resistenza di Gesù di fronte a un'immensa sofferenza fisica e segna una tappa fondamentale nel suo cammino verso la crocifissione.
Significato Spirituale della Flagellazione
La flagellazione di Gesù possiede un profondo significato spirituale per la fede cristiana:
- Sacrificio e sofferenza: Gesù accetta volontariamente questa immensa sofferenza come parte integrante del suo sacrificio per l'umanità.
- Amore e compassione: La flagellazione è una dimostrazione del grande amore di Gesù, disposto a sopportare la tortura per la salvezza dei peccatori.
- Redenzione: Attraverso le sue sofferenze, Gesù redime i peccati dell'umanità, offrendo a tutti la possibilità di redenzione.
La flagellazione di Piero della Francesca - tratto da Il libro di arte e immagine
"La Flagellazione di Cristo" di Piero della Francesca: Un Enigma Rinascimentale
Tra le opere d'arte che hanno immortalato questo evento, spicca il capolavoro di Piero della Francesca (1415/20-1492), uno dei più celebrati maestri della pittura quattrocentesca. Dipinta, secondo le ultime ipotesi, tra il 1460 e il 1461, "La Flagellazione" è considerata una delle opere più controverse e affascinanti del Rinascimento, un vero e proprio enigma che attraversa i secoli.
Origine e Collocazione dell'Opera
Il dipinto fu quasi certamente eseguito a Urbino, dove il pittore si era trasferito dalla fine degli anni Cinquanta e dove visse, a più riprese, per un lungo periodo. Committente del quadro potrebbe essere stato Federico da Montefeltro, duca di Urbino e grande ammiratore di Piero. Oggi si trova nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino.
Di questo capolavoro urbinate del Gesù torturato si conosce ben poco: né il committente, né la collocazione originaria, né la destinazione, ma soprattutto il suo recondito significato. Gli anni della sua realizzazione oscillano per la critica fra il 1459 e il 1461, il 1459-64 o infine il 1469-72. L'unica certezza è l'autore, poiché sotto il seggio di uno dei protagonisti compare, quasi invisibile, la scritta: “Opus Petri de Burgo S(an)c(t)i Sepulcri”. Il borgo Sansepolcro, in Toscana, è la culla di Piero.
Descrizione e Composizione
L'opera è una tempera su tavola di 59 x 81,5 cm. A sinistra, Cristo legato alla colonna è flagellato al cospetto di Pilato, che osserva la scena seduto sul trono. La pavimentazione in cotto della piazza è percorsa da lunghe strisce di marmo bianco; il pavimento della loggia, invece, è riccamente decorato con grandi tarsie marmoree bianche e nere.
Il quadro è di indubbia originalità per diversi motivi, tra cui l'interpretazione singolare ed eccentrica di un episodio biblico derivato dai Salmi e la frattura in due scene, separate da una colonna come una riga di divisione: una scena in primo piano, l'altra di sfondo, quasi come in un fumetto. Il tutto è avvolto in un'aura sospesa nell'immobilità e nel silenzio, come in un museo delle cere.

Il "Sogno Matematico" e la Sezione Aurea
L'opera è stata definita un “sogno matematico”, poiché le due rappresentazioni sono inscrivibili in un rettangolo i cui lati si relazionano fra loro secondo la formula proporzionale della sezione aurea, pari al numero 1,618, un principio amato e applicato in architettura sin dai tempi dell’antica Grecia e rilanciato nel Rinascimento. Questa complessità prospettica è la vera protagonista della tavola. I rapporti numerici, le figure geometriche e le corrispondenze sono stati analizzati anche da Sandra Marraghini, con conclusioni diverse. Tutto è concepito secondo i principi architettonici dell'amico Leon Battista Alberti.
In una ambientazione, riferita alla parte sinistra, dove, se si fanno sparire gli attori, pare di entrare in un “sogno metafisico” alla De Chirico: una loggia, un soffitto a cassettoni, un pavimento di riquadri bianchi e neri, come nei templi oggi massonici, due porte - una chiusa e l’altra aperta su una scala che non si sa dove comincia né tanto meno dove finisce - e una statua, un nudo dorato, una sorta di manichino sopra una colonna.
Interpretazioni e Simbolismi
Nel corso del tempo sono state formulate almeno dieci ipotesi interpretative differenti per decodificare il significato recondito dell'opera. "La Flagellazione" ha costituito e continua a costituire uno degli enigmi più avvincenti della storia dell'arte.
L'Allegoria della Chiesa Tribolata
Una delle ipotesi più recenti e attendibili suggerisce che il dipinto sia un’allegoria della Chiesa tribolata dai Turchi, con un chiaro riferimento alla presa di Costantinopoli, avvenuta otto anni prima della realizzazione del dipinto, nel 1453. In questa interpretazione, Ponzio Pilato, che assiste impotente alla tortura, sarebbe in realtà l'imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo. I flagellatori sarebbero gli infedeli, e in effetti sia gli atteggiamenti sia le fisionomie richiamano le figure dei pirati turchi e mongoli.
Il quadro di Urbino taglia il tempo in due fasi distinte, dalla flagellazione alla resurrezione, che però si coniugano perfettamente fra loro, unendosi in un’unica parabola. Come nella scritta oggi coperta da una striscia di nero: “convenerunt in unum”. Da una parte Bessarione in ricordo della chiesa greca, la Chiesa d’Oriente, dall’altra il futuro pontefice cattolico, Innocenzo VIII, oriundo greco, la chiesa d’Occidente, fronte a fronte per una riconciliazione.
La Statua sulla Colonna: Simbolo e Mistero
La flagellazione, mentre altri grandi artisti si focalizzano sul Cristo in croce, acquista un senso, una sorta di umiliazione che si concentra nello scudiscio, che sta per offendere la carne del Cristo incatenato ad una colonna classica sulla cui sommità compare un mistero nel mistero: la statua di un uomo nudo, dorato, che nel braccio disteso ha la sfera del mondo nelle mani. La critica opta per una somiglianza con le statue di Costantino. Un riferimento al divulgatore, a colui che ha contribuito al successo della religione cristiana? Un riferimento al tempo anche dell’oro? Che il globo terraqueo da completare di lì a poco con Cristoforo Colombo potrebbe rinnovare? Con un Nuovo Mondo-cornucopia di cui nessuno parla, ma del quale sono parecchi ad averne la nozione.
I Tre Personaggi in Primo Piano: Speranza e Redenzione
Cristo mortificato si perde, sfuma nella prospettiva. Di lì a poco sul monte Golgota si esaurirà il supplizio e il sacrificio. Il passato appartiene al secondo piano, ad un tempo di sconfitta da cancellare per il cristianesimo. L’oggi si affaccia prepotente nel riquadro di destra fra edifici antichi e rinascimentali. Tre uomini, il numero perfetto per un Piero della Francesca imbevuto di platonismo, saltano in primo piano. Sono loro i prescelti chiamati a ridare smalto ad una Chiesa di Roma oltraggiata.
Il Personaggio di Sinistra: Il Cardinale Bessarione
Il personaggio di sinistra con la barba e che indossa una veste e i calzari del viaggiatore è identificato da molti con il cardinale Bessarione, venuto dalla Grecia con testi antichi, comprese antiche carte geografiche. Del prelato si fece un altro ritratto, destinato ai personaggi della raccolta di Paolo Giovio, nella cui collezione è presente anche il ritratto di Colombo. Il cardinale premeva per una crociata contro i Turchi, per la riconquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro.
Il Personaggio di Destra: Papa Innocenzo VIII
A destra, un personaggio calvo, vestito di un prezioso abito orientale, un broccato azzurro e oro, può ricordare quello che poi diventerà papa Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, genovese. Di origine greca, da qui il gusto bizantino e l’amore per il broccato. Il pontefice sognava di essere il nuovo Costantino, come la statua sulla colonna del Cristo flagellato, e aveva progettato di mettersi alla testa di una crociata per la riconquista della Terrasanta e del Santo Sepolcro. Forse il Santo Sepolcro è la chiave che apre lo scrigno dei misteri. Il futuro pontefice morì pochi giorni prima che Cristoforo Colombo, di cui era stato lo “sponsor”, spiegasse le vele da Palos, apparentemente verso l’ignoto, ma con le carte della biblioteca vaticana risalenti pare a quella di Alessandria, carte che indicavano perfettamente il nuovo continente da “scoprire” e le rotte per andare da casello a casello. Il piano dichiarato di Cristoforo Colombo era la riconquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro.
Il Giovane al Centro: Cristoforo Colombo o un "Alter Christus"?
Il vero protagonista al centro, vestito di rosso e a piedi nudi, un’usanza quest’ultima monacale, in particolare dei Francescani, è l'unico ritratto di fronte. È forse lui, il giovane, la speranza, l’ideale, la sublimazione, l’allegoria di un venturo Colombo, terziario francescano ed espressione della colomba dello Spirito Santo? Un “atleta della virtù”, in una visione angelicata. Il rosso del vestito rimanda anche al rosso Adamo, l’uomo nuovo che dovrebbe nascere nel Nuovo Mondo. Un colore infine che simboleggia anche l’amore divino. Non a caso forse il suo braccio sinistro ha la stessa posizione di quello di Gesù alla colonna. È l’“alter Christus”? Una sorta di creazione, ancora in fieri, che dovrà adottare un nome d’arte perfetto “Christo Ferens”, portatore di Cristo? Come avverrà per Colombo, devoto di San Francesco di cui indosserà il saio, con l’approdo nel Mondo Nuovo e la prevista evangelizzazione, con l’avvento nelle Americhe della colomba dello Spirito Santo. E come si firma il navigatore nel misterioso criptogramma di sette lettere che formano un triangolo come l’occhio di Dio.
Il predestinato è biondo, Colombo in gioventù era biondo, ma incanutirà presto. Lo scopo del suo viaggio prevedeva anche per lui il rientro trionfante a Gerusalemme e il ritorno in mani cristiane del Santo Sepolcro. Con una eventuale crociata, di cui fa persino il numero di fanti e cavalieri, se una pace non fosse stata possibile. L’esercito dei crociati è identico nelle cifre a quello profetizzato da San Bernardo di Chiaravalle, il fondatore dei Templari.
La Luce e la Speranza
Così il notturno in cui, secondo i Vangeli, si svolse la flagellazione del Signore per Piero è inondato di luce. Una luce della quale non si individua la provenienza e che sembra addirittura (a giudicare dal soffitto fortemente illuminato del Pretorio) provenire dalla statua del Sol Invictus posta in cima alla colonna del supplizio, chiaro riferimento alla risurrezione di Cristo. È, questa, la luce della speranza che ci viene dalla vittoria di Cristo sul dolore e sulle tragedie umane, più intensa e più forte della luce solare che risplende nella scena di destra. Solo a partire da questa luce può essere interpretata la storia.
Anche il giovane misterioso, che appare tra i due personaggi intenti a discutere sulla situazione "internazionale", ci ammonisce a non guardare la realtà con occhi troppo umani, come gli occhi degli uomini di potere, ma a porci di fronte alla realtà come vivi tornati dai morti. Insegna ad avere pensieri semplici, come è semplice il suo abito, ma profondi e nobili come è nobile il color della porpora. Il credente che medita la passione di Cristo sa che esiste una vittoria misteriosa sul male: la vittoria dell'amore, la quale scaturisce non già da strategie umane, ma dalla logica del chicco di grano che marcendo dà frutto.
La Statua de "La Colonna" nella Processione dei Misteri a Taranto
La Flagellazione di Cristo è anche un elemento centrale nelle processioni religiose, come dimostra la statua de "La Colonna", una delle immagini più intense e drammatiche della Processione dei Misteri del Venerdì Santo a Taranto. La statua raffigura Gesù legato a una colonna, il corpo segnato dai flagelli inflitti dai soldati romani.
Realizzata dal cartapestaio leccese Giuseppe Manzo nel 1901, "La Colonna" è la seconda statua a varcare la soglia della chiesa del Carmine durante la processione, seguendo Cristo all’Orto. L'immagine di Cristo flagellato invita i fedeli a meditare sul significato del sacrificio e della sofferenza nella vita cristiana, richiamando la testimonianza misteriosa e sublime della rilettura dei dolori della Chiesa alla luce dei dolori di Cristo, proprio come nell'opera di Piero della Francesca.
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