Papa Francesco ha ripetutamente espresso la sua profonda preoccupazione per la preziosa terra amazzonica e i suoi popoli, sia prima che dopo la convocazione dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica nell'ottobre 2017. L'obiettivo principale del Sinodo era quello di "trovare nuove vie per l'evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta".
L'Amazzonia: un tesoro da custodire, non da sfruttare
Il Santo Padre ha sottolineato che la Chiesa non è in Amazzonia "come chi ha le valigie in mano per partire dopo aver sfruttato tutto ciò che ha potuto", ma è presente fin dall'inizio con missionari, congregazioni religiose, sacerdoti, laici e vescovi, ed è tuttora "presente e determinante per il futuro dell’area". Ha evidenziato l'accoglienza che la Chiesa in Amazzonia offre agli immigrati haitiani dopo il terribile terremoto che ha sconvolto il loro Paese. L'invito di Papa Francesco è a riflettere su quanto affermato ad Aparecida riguardo all'Amazzonia, inclusa la forte richiesta di rispetto e custodia dell'intera creazione che Dio ha affidato all'uomo "non perché lo sfrutti selvaggiamente, ma perché lo renda un giardino".

Nella sfida pastorale che rappresenta l'Amazzonia, Papa Francesco ha ringraziato la Chiesa in Brasile per il suo operato, menzionando la Commissione Episcopale per l'Amazzonia, istituita nel 1997, che ha già dato molti frutti. Molte diocesi hanno risposto in modo pronto e generoso alla richiesta di solidarietà, inviando missionari laici e sacerdoti. Ha ringraziato Mons. Jaime Chemelo, pioniere di questo lavoro, e il Card. Hummes, attuale Presidente della Commissione. Ha inoltre aggiunto che l'opera della Chiesa va "ulteriormente incentivata e rilanciata". Sono necessari "formatori qualificati, soprattutto formatori e professori di teologia", per consolidare i risultati ottenuti nel campo della formazione di un clero autoctono, anche per avere sacerdoti adattati alle condizioni locali e consolidare, per così dire, il "volto amazzonico" della Chiesa.
Le sfide della Chiesa in Amazzonia
Già nel settembre 2017, durante la sua visita in Colombia, Papa Francesco ha iniziato a parlare delle sfide che la Chiesa in Amazzonia deve affrontare. Ha definito l'Amazzonia come "una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e al pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente, non per saccheggiarlo, ma per renderlo fecondo". Ha espresso preoccupazione per "l'arcana sapienza dei popoli indigeni dell'Amazzonia" e si è chiesto se siamo ancora capaci di imparare da essi "la sacralità della vita, il rispetto per la natura, la consapevolezza che la ragione strumentale non è sufficiente per colmare la vita dell'uomo e rispondere alla ricerca profonda che lo interpella".
Per questo, il Papa ha invitato a non abbandonare a sé stessa la Chiesa in Amazzonia, sottolineando che "il rafforzamento, il consolidamento di un volto amazzonico per la Chiesa che qui è pellegrina è una sfida di tutti voi, che dipende dal crescente e consapevole appoggio missionario di tutte le diocesi colombiane e di tutto il suo clero". Ha ricordato un'espressione utilizzata in alcune lingue native amazzoniche per riferirsi alla parola "amico": "l'altro mio braccio", esortando i fedeli a essere "l'altro braccio dell'Amazzonia".
L'incontro con gli indigeni e la difesa dei loro diritti
Venerdì 19 gennaio 2018, durante il Viaggio Apostolico in Cile e Perù, Papa Francesco ha incontrato un gruppo di indigeni che vivono in Amazzonia a Puerto Maldonado, il cuore dell'Amazzonia peruviana. In quell'occasione, ha lanciato un appello per la difesa dei diritti, della dignità e della terra degli indigeni. Ha lodato "quest'opera meravigliosa dei popoli amazzonici e tutta la biodiversità che queste terre racchiudono", ma ha anche espresso il dolore per "le profonde ferite che porta con sé l'Amazzonia e i suoi popoli".

Il Papa ha sottolineato che "i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora". Ha identificato le minacce principali nel "neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici che dirigono la loro avidità sul petrolio, il gas, il legno, l’oro, le monocolture agro-industriali". Ha anche menzionato la "perversione di certe politiche che promuovono la 'conservazione' della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate". Ha denunciato movimenti che, "in nome della conservazione della foresta, si appropriano di grandi estensioni di boschi e negoziano su di esse generando situazioni di oppressione per i popoli originari", rendendo inaccessibili il territorio e le risorse naturali. Questa problematica "soffoca i vostri popoli e causa migrazioni delle nuove generazioni di fronte alla mancanza di alternative locali". Il Papa ha esortato a "rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti".
La saggezza dei popoli indigeni e la minaccia del colonialismo culturale
Papa Francesco ha definito la cultura dei popoli indigeni "un segno di vita", affermando che l'Amazzonia, oltre ad essere una riserva di biodiversità, "è anche una riserva culturale che deve essere preservata di fronte ai nuovi colonialismi". Ha evidenziato il ruolo fondamentale della famiglia nel mantenere vive le culture indigene e ha chiesto una "speciale cura per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che a poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico... e debole". Ha invitato ad ascoltare gli anziani, in quanto "essi dispongono di una saggezza che li pone a contatto con il trascendente e fa loro scoprire l’essenziale della vita". Ha ricordato che "la scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale", e che "l'unico modo per far sì che le culture non si perdano è che si mantengano in dinamismo, in costante movimento".
Il Sinodo per l'Amazzonia: "nuovi cammini per la Chiesa e per un'ecologia integrale"
Il Sinodo speciale per la regione Panamazzonica, con il tema "Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un'ecologia integrale", si è svolto in Vaticano dal 6 al 27 ottobre 2019. Papa Francesco lo aveva convocato con due anni di anticipo, mettendo in moto la fase preparatoria. In precedenza, nel giugno 2018, il Pontefice aveva incontrato i Direttori Nazionali delle Opere Pontificie Missionarie, sottolineando l'importanza del Sinodo per pregare e riflettere "sulle sfide dell’evangelizzazione di queste terre dell’America Meridionale in cui vivono importanti Chiese particolari". Ha espresso il desiderio che il Sinodo potesse "riqualificare evangelicamente la missione anche in questa regione del mondo tanto provata, ingiustamente sfruttata e bisognosa della salvezza di Gesù".
Sinodo Amazzonia, focus su ambiente e cura del creato
Nel corso dello stesso anno, il 6 luglio, Papa Francesco ha incontrato i partecipanti a un Convegno Internazionale organizzato in occasione del terzo anniversario della pubblicazione dell'Enciclica Laudato Si'. Ha affermato che il confronto e l'impegno per la nostra casa comune devono riservare uno spazio speciale a due gruppi di persone in prima linea nella sfida ecologica integrale: "i giovani e i popoli indigeni, in modo speciale quelli dell’Amazzonia".
Le fasi e il contesto del Sinodo
Il Sinodo dei Vescovi, a cui partecipano vescovi scelti da diverse regioni del mondo, rappresenta l'intero episcopato cattolico ed è un segno della partecipazione di tutti i vescovi alla sollecitudine della Chiesa universale. Ogni Sinodo si articola in tre fasi: la fase preparatoria (consultazione del Popolo di Dio), la fase celebrativa (raduno assembleare dei vescovi) e la fase attuativa (accoglienza delle conclusioni da parte delle Chiese). I documenti chiave del processo sinodale includono il documento preparatorio dell'8 giugno 2018, l'Instrumentum laboris del 17 giugno 2019 e il documento sinodale del 26 ottobre 2019. Papa Francesco ha poi annunciato la pubblicazione dell'Esortazione post-sinodale entro la fine dell'anno, molto prima del previsto.
Il documento finale del Sinodo ha sottolineato l'importanza del contesto in cui si è svolto l'evento, evidenziando "una notevole presenza di persone venute dal mondo amazzonico che hanno organizzato atti di appoggio in differenti attività e processioni come quella dell’apertura, che ha accompagnato con canti e danze il Santo Padre dalla tomba di Pietro all’aula Sinodale". Si è parlato di uno "spirito del Sinodo", simile allo "spirito" del Concilio Vaticano II, che ha accompagnato i suoi documenti e ne costituisce la chiave di lettura.
Il simbolo della Pachamama e le controversie
Simbolo di questo spirito amazzonico è stata l'immagine di Pachamama, la dea pagana della terra e della fertilità, che lo stesso papa Francesco ha voluto difendere contro le "offese". L'immagine di Pachamama ha fatto la sua apparizione nei Giardini Vaticani il 4 ottobre, alla vigilia dell'apertura del Sinodo, durante una cerimonia alla presenza del Papa e di cardinali e vescovi. Il 7 ottobre, il "feticcio" è entrato in processione nella Basilica di San Pietro, dove ha ricevuto un nuovo omaggio dal Papa e dai Padri sinodali. Il teologo tedesco-brasiliano Paulo Suess ha affermato che "anche se fosse stato un rito pagano, ciò che è accaduto è stato un servizio di adorazione".
Le statuette di Pachamama sono state quindi ospitate nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, dove ogni giorno si è svolto un rito intitolato "Momenti di spiritualità amazzonica". Il 21 ottobre, alcuni cattolici hanno rimosso le statuette dalla chiesa e le hanno gettate nel Tevere. Il cardinale Gerhard Müller ha affermato che "il grande errore è stato quello di portare gli idoli nella Chiesa" e che "l'idolatria è un peccato grave". Tuttavia, il 25 ottobre, Papa Francesco si è detto offeso non dalla profanazione, ma da chi l'ha interrotta, sostenendo che le statue erano lì "senza intenzioni idolatriche".
Le proposte del Sinodo
Il culto di Pachamama, secondo alcune interpretazioni, "oscura o meglio illumina di una luce sinistra" le richieste emerse dal Sinodo, tra cui la proposta di "ordinare sacerdoti uomini adatti e riconosciuti della comunità, che abbiano un proficuo diaconato permanente e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legalmente costituita". Altre richieste includono l'istituzione di un nuovo ministero di "donna dirigente di comunità" e la revisione del Motu Proprio di Paolo VI, Ministria Quaedam, sull'accesso delle donne ai ministeri femminili. Tra le proposte dei vescovi, il Papa è chiamato a tradurre in disposizioni ufficiali l'"elaborazione di un rito amazzonico" e la definizione di un nuovo peccato: quello "ecologico", con la creazione di un Osservatorio pastorale socio-ambientale e di un ufficio amazzonico collegato ad esso. Il Sinodo sull'Amazzonia si è tenuto a Roma per dare valenza universale alle sue proposte. Papa Francesco lascerà alle conferenze episcopali la concreta applicazione delle innovazioni.
Davi Kopenawa Yanomami: la voce dell'Amazzonia
Davi Kopenawa, sciamano e rappresentante degli Yanomami del Brasile, ha incontrato Papa Francesco il 10 aprile 2024, prima dell'udienza generale in Aula Paolo VI. In quell'occasione, ha espresso la sua profonda preoccupazione: "Non ho paura dell'uomo bianco, ma ho tanta paura delle macchine che distruggono la terra e buttano giù gli alberi e creano fossati nel suolo per prenderne i minerali. Ho paura che questa attività estrattiva rovini le nostre comunità, i fiumi, la salute, la nostra sopravvivenza e le nostre stesse ricchezze. Sono preoccupato per il nostro futuro, le prossime generazioni avranno bisogno della foresta".

Davi ha raccontato di aver parlato al Pontefice della "situazione di calamità" in cui vivono le comunità indigene dell'Amazzonia, una situazione peggiorata nonostante il riconoscimento internazionale della protezione dei loro territori. Ha denunciato che le autorità permettono, e a volte incentivano, le invasioni e ha chiesto al Papa di intercedere con il presidente del Brasile per far ritirare i cercatori d'oro e gli altri sfruttatori. L'etnografo francese Bruce Albert ha descritto il modo genuino di intendere il mondo degli Yanomami nel suo libro La caduta del cielo.
Fratel Carlo Zacquini, dei Missionari della Consolata, che vive con gli Yanomami dalla fine degli anni Sessanta, accompagna Davi nelle sue visite in Italia. Ha espresso grande ammirazione per la fede e la saggezza del popolo Yanomami, fatta di "spontaneità, profonda fiducia, senso di comunità, capacità di superare le difficoltà". Ha lamentato che, nonostante la Chiesa locale abbia offerto molti orientamenti per la tutela di questo patrimonio dell'umanità, molto resta da fare per attuare gli auspici del Papa espressi nell'Esortazione apostolica Querida Amazonia.
Davi Kopenawa ha osservato che "i politici locali e nazionali non permettono che la salute del popolo Yanomami sia salvaguardata", e che "i possidenti terrieri, i commercianti di legname non permettono che le nostre terre siano rispettate". Ha criticato la Funai (Fondazione Nazionale dell'Indio), deputata a garantire i diritti indigeni, affermando che "è stata smontata a tal punto che non si riesce a farla funzionare per le esigenze per cui è nata". Dagli anni Ottanta, Davi si è fatto portavoce a livello internazionale della richiesta di tutela dei diritti indigeni e della salvaguardia della foresta pluviale. Nel 1989, ha ricevuto il prestigioso Right Livelihood Award, il "Nobel alternativo".
Alla domanda se la foresta può guarire, Davi ha risposto: "No, la foresta è già stata disboscata. Solo Dio può curarla. Le persone non ci riusciranno". Questa affermazione sottolinea la gravità della situazione e la percezione che il danno sia irreversibile a livello umano. La speranza è che ciò che resta possa essere salvato e che il grido degli indigeni sia accolto, rafforzando l'appello all'ecologia integrale di Papa Francesco. L'oro, nella lingua Yanomami, è indicato con "xavara", che significa "veleno", a testimonianza della percezione negativa delle attività estrattive.
"Querida Amazonia": i quattro sogni di Papa Francesco
L'Esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, pubblicata il 12 febbraio 2020, rappresenta il frutto del Sinodo speciale sull'Amazzonia. Il Pontefice, nei primi punti (2-4), spiega il "senso di questa Esortazione", ricca di riferimenti a documenti delle Conferenze episcopali dei Paesi amazzonici e a poesie di autori legati all'Amazzonia. Non intende sostituire o ripetere il Documento finale del Sinodo, ma esprimere le "risonanze" che il Sinodo ha provocato in lui, auspicando che tutta la Chiesa si lasci "arricchire e interpellare" da esso e che la Chiesa dell'Amazzonia si impegni "nella sua applicazione".

Francesco condivide i suoi "Quattro grandi sogni per l'Amazzonia" (5-7), la cui sorte deve preoccupare tutti perché questa terra è anche "nostra":
- Che l’Amazzonia "lotti per i diritti dei più poveri", dei popoli originari e degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità promossa.
- Che "difenda la ricchezza culturale" di questa regione.
- Che "custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale" del territorio.
- Che le comunità cristiane siano "capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia", fino al punto di donare alla Chiesa "nuovi volti con tratti amazzonici".
Il sogno sociale: la Chiesa al fianco degli oppressi
Il primo capitolo di Querida Amazonia è incentrato sul "Sogno sociale" (8). Sottolinea che "un vero approccio ecologico" è anche "approccio sociale" e, pur apprezzando il "buon vivere" degli indigeni, mette in guardia dal "conservazionismo" che si preoccupa solo dell'ambiente. Con toni vibranti, parla di "ingiustizia e crimine" (9-14), ricordando che già Benedetto XVI aveva denunciato "la devastazione ambientale dell’Amazzonia". I popoli originari, avverte, subiscono un "asservimento" sia da parte dei poteri locali che da quelli esterni. Per il Papa le operazioni economiche che alimentano devastazione, uccisioni e corruzione meritano il nome di "ingiustizia e crimine". Di fronte a tanta ingiustizia, il Pontefice chiede di "indignarsi e chiedere perdono" (15-19), e auspica la creazione di "reti di solidarietà e di sviluppo" che coinvolgano tutti, inclusi i leader politici. Sottolinea l'importanza del "senso comunitario" (20-22) dei popoli amazzonici e denuncia le "Istituzioni degradate" (23-25) dalla corruzione. Auspica che l'Amazzonia diventi "un luogo di dialogo sociale", in particolare con gli ultimi, la cui voce, ammonisce, deve essere "la più potente" sull'Amazzonia.
Il sogno culturale: la cura del poliedro amazzonico
Il secondo capitolo è dedicato al "sogno culturale". Francesco chiarisce che "promuovere l’Amazzonia" non significa "colonizzarla culturalmente" (28). Ricorre all'immagine del "poliedro amazzonico" (29-32) per illustrare la ricchezza della diversità culturale e la necessità di combattere la "colonizzazione postmoderna". Per Francesco, è urgente "custodire le radici" (33-35), e, citando Laudato Si' e Christus vivit, sottolinea che la "visione consumistica dell’essere umano" tende a "rendere omogenee le culture", con un impatto particolarmente negativo sui giovani. L'Esortazione si sofferma sull'"incontro interculturale" (36-38), affermando che anche le "culture apparentemente più evolute" possono apprendere dai popoli che hanno "sviluppato un tesoro culturale stando legate alla natura". La diversità, quindi, non deve essere "una frontiera" ma "un ponte", e il Papa dice no a un "indigenismo completamente chiuso". L'ultima parte del capitolo è dedicata a "culture minacciate, popoli a rischio" (39-40), raccomandando che qualsiasi progetto per l'Amazzonia "assuma la prospettiva dei diritti dei popoli".
Il sogno ecologico: unire cura dell'ambiente e cura delle persone
Il terzo capitolo, "Un sogno ecologico", è più direttamente collegato all'Enciclica Laudato si'. Sottolinea che in Amazzonia esiste una relazione stretta dell'essere umano con la natura, e che "il curarsi dei nostri fratelli come il Signore si cura di noi, è la prima ecologia di cui abbiamo bisogno". Cura dell'ambiente e cura dei poveri sono "inseparabili". Francesco rivolge poi l'attenzione al "sogno fatto di acqua" (43-46), citando Pablo Neruda e altri poeti locali sulla forza e bellezza del Rio delle Amazzoni. Per il Papa, urge ascoltare "il grido dell’Amazzonia" (47-52), ricordando che l'equilibrio planetario dipende dalla sua salute. La soluzione non è "l'internazionalizzazione" dell'Amazzonia, ma deve crescere "la responsabilità dei governi nazionali". Lo sviluppo sostenibile, prosegue, richiede che gli abitanti siano sempre informati sui progetti che li riguardano e auspica la creazione di "un sistema normativo" con "limiti inviolabili". Invita così alla "profezia della contemplazione" (53-57), affermando che ascoltando i popoli originari possiamo amare l'Amazzonia "e non solo utilizzarla", trovando in essa "un luogo teologico". L'ultima parte del capitolo è incentrata su "educazione e abitudini ecologiche" (58-60), rimarcando che l'ecologia non è questione tecnica, ma comprende sempre "un aspetto educativo".
Il sogno ecclesiale: sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico
L'ultimo capitolo, il più corposo, è dedicato "più direttamente" ai pastori e ai fedeli cattolici e si concentra sul "sogno ecclesiale". Il Papa invita a "sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico" attraverso un "grande annuncio missionario" (61), un "annuncio indispensabile in Amazzonia" (62-65). Per il Papa, non basta portare un "messaggio sociale"; questi popoli hanno "diritto all’annuncio del Vangelo", altrimenti "ogni struttura ecclesiale diventerà" una ONG. Una parte consistente è dedicata all'inculturazione (66-69), vista come un processo che porta "a pienezza alla luce del Vangelo" quanto di buono esiste nelle culture amazzoniche. I valori presenti nelle comunità originarie, scrive, vanno tenuti "in conto nell'evangelizzazione" (70-74). Il Papa evidenzia che, vista la condizione di povertà, l'inculturazione deve avere "un timbro fortemente sociale", integrata con la dimensione "spirituale" (75-76).
Accesso ai Sacramenti e ministerialità inculturata
L'Esortazione indica poi i "punti di partenza per una santità amazzonica" (77-80) che non devono copiare "modelli da altri luoghi". Sottolinea che "è possibile recepire in qualche modo un simbolo indigeno senza necessariamente qualificarlo come idolatrico" e valorizzare un mito "carico di senso spirituale" senza considerarlo "un errore pagano". L'Esortazione tocca l'inculturazione della liturgia (81-84), ricordando che già il Concilio Vaticano II aveva richiesto uno sforzo in tal senso. I Sacramenti, esorta, "devono essere accessibili, soprattutto ai poveri".
Legato a questo è il tema dell'"inculturazione della ministerialità" (85-90), su cui la Chiesa deve dare una risposta "coraggiosa". Per il Papa, va garantita "una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia", e ribadisce che "è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote". La risposta, si legge, è nel sacramento dell'Ordine Sacro che abilita solo il sacerdote a presiedere l'Eucaristia. Francesco esorta tutti i vescovi, specie latinoamericani, "a essere più generosi", orientando quanti "mostrano una vocazione missionaria" a scegliere l'Amazzonia e invita a rivedere la formazione dei presbiteri.
Protagonismo dei laici e ruolo delle donne
Dopo i Sacramenti, Querida Amazonia si sofferma sulle "comunità piene di vita" (91-98) in cui i laici devono assumere "responsabilità importanti". Per il Papa, infatti, non si tratta "solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati", ma di suscitare "una nuova vita nella comunità" attraverso "nuovi servizi laicali". Solo attraverso "un incisivo protagonismo dei laici", ribadisce, la Chiesa potrà rispondere alle "sfide dell'Amazzonia". Per il Pontefice un posto speciale hanno pure i consacrati, mentre ricorda il ruolo delle comunità di base e incoraggia in particolare l'attività della REPAM e dei "gruppi missionari itineranti".
Un posto a sé, il Papa lo dedica alla "forza e al dono delle donne" (99-103). Riconosce che in Amazzonia alcune comunità si sono sostenute solo "grazie alla presenza di donne forti e generose". Avverte però che non si deve ridurre "la Chiesa a strutture funzionali", rifiutando la clericalizzazione delle donne e accogliendo invece il contributo secondo il modo femminile che prolunga "la forza e la tenerezza di Maria". Incoraggia il sorgere di nuovi servizi femminili, che - con un riconoscimento pubblico dei vescovi - incidano nelle decisioni per le comunità.
Per il Papa, bisogna "ampliare orizzonti al di là dei conflitti" (104-105) e lasciarsi sfidare dall'Amazzonia a "superare prospettive limitate". Il IV capitolo termina con il tema della "convivenza ecumenica e interreligiosa" (106-110). Il Papa invita i credenti a "trovare spazi per dialogare e agire insieme per il bene comune", chiedendosi: "Come non lottare insieme? Come non pregare insieme e lavorare fianco a fianco per difendere i poveri dell’Amazzonia?" Francesco conclude la Querida Amazonia con una preghiera alla Madre dell'Amazzonia (111).