Simeone l'Anziano Biblico: Fede, Attesa e Profezia al Tempio

I santi Simeone e Anna, secondo il racconto evangelico di Luca, furono due anziani che si trovavano al Tempio al momento della presentazione di Gesù. In quel bambino, nonostante l'assenza di qualsiasi segno esterno, essi videro la salvezza non solo per Israele ma per tutti i popoli. Questo è un messaggio di speranza che invita la Chiesa a saper cogliere l'azione dello Spirito in ogni dove, nella certezza che in Cristo si ritroveranno raccolti tutti coloro che hanno saputo essere strumenti della vita di Dio. L'annuncio del Vangelo ricorda all'uomo che la vera salvezza è quella che viene da Cristo, resa possibile dallo Spirito Santo. Simeone e Anna rimangono nella Parola di Dio quali fulgidi esempi di fede nel Signore e nelle sue promesse.

Chi era Simeone: un uomo "giusto e timorato di Dio"

Del nostro Simeone sappiamo pochissimo. Luca lo descrive solamente come un uomo "giusto e timorato di Dio, che aspetta il conforto d’Israele", cioè il Messia. Egli doveva essere uno dei molti pii israeliti raccolti nell’attesa e piuttosto distaccati dalle vicende del tempo, dal fervido dibattito religioso fra i dotti nel clima della dominazione romana. Viveva nel “timor di Dio”, conscio di trovarsi sempre alla sua presenza, dedicando la sua vita a Dio attraverso la preghiera, il culto e la fedeltà.

Alcuni testi apocrifi, ossia non canonici, lo dicono "sacerdote" (Protovangelo di Giacomo) e anche "grande maestro", "beato e giusto" (Vangelo di Nicodemo). La testimonianza che Simeone fosse un uomo giusto e pio non viene resa dagli uomini, ma da Dio stesso a mezzo della sua Parola. La sua vita e i suoi sentimenti si trovavano sul piano della volontà di Dio, egli viveva sotto l’azione dello Spirito. La giustizia di Simeone è la spiritualità, radice della sua vita: egli è giusto perché si lascia guidare dallo Spirito e si mette in ascolto dello Spirito. Simeone trascorreva il suo tempo all’ombra della casa di Dio, e la sua gioia non era riposta nel mondo, ma nel sostare ogni giorno alla presenza di Dio. È l'esempio vivente di una vita vissuta nell’adorazione e nella comunione con Dio.

L'attesa della consolazione d'Israele

Simeone era un Ebreo anziano che aspettava la consolazione d’Israele, ossia la salvezza messianica. È un esempio di speranza, poiché viveva una vita di speranza dettata dalla Promessa. I suoi occhi, spenti dalla vecchiaia, erano volti verso l’adempimento della promessa di Dio e la sua attesa era solidamente ancorata alla manifestazione del Cristo che il mondo attendeva. Non aveva sentito gli angeli annunciare la nascita di Gesù, ma già da prima sapeva che la venuta del Messia era imminente.

Il Vangelo di Luca, al capitolo 2, riferisce: "Lo Spirito Santo che era su di lui gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il Messia del Signore". Simeone sapeva che ogni passo della sua vecchiaia lo avvicinava a quel momento. Come la sentinella posta dal suo padrone in posizione d’attesa, così il buon Simeone aveva trascorso la sua vita aspettando il segnale decisivo. La sua attesa non era un’inerzia passiva, ma una vigilanza attiva, un "tenere gli occhi bene aperti" che spingeva l'uomo verso ciò che aspettava.

Presentazione di Gesù al Tempio con Simeone e Anna, stile iconografico o classico

L'Incontro al Tempio: Profezia e Riconoscimento

Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, giunse il giorno della sua presentazione al tempio, secondo la Legge ebraica. Maria e Giuseppe si avviarono col bambino nel fitto viavai intorno all’edificio sacro innalzato da Erode il Grande, e non ancora del tutto terminato. La Legge del tempo prescriveva che la circoncisione avvenisse otto giorni dopo la nascita; dopo trentatré giorni, la madre doveva celebrare il rito della purificazione mediante l'offerta di un agnello e di un colombo o di una tortora (Lv 12, 1-8). Infine, secondo quanto disposto nel libro dell’Esodo (13, 2.12), il primogenito doveva essere riscattato attraverso il pagamento di cinque sicli. Nel racconto di Luca, pur essendo presenti, queste prassi rituali sono descritte sovrapponendo il rito della purificazione a quello del riscatto. Sebbene la Legge non richiamasse la necessità che tali riti avvenissero al Tempio, l’evangelista li ambienta all’interno del santuario di Gerusalemme, una città che riveste un peso particolare nel pensiero di Luca.

Il Cantico di Simeone (Nunc Dimittis)

Ed ecco arrivare Simeone, "mosso dallo Spirito". Egli riconobbe in Gesù il Messia e lo prese tra le braccia, benedicendo il Signore. L'evangelista Luca dipinge l'icona dell'incontro tra Israele ed il suo Messia: Simeone riconosce nel bambino l'unto del Signore, il Cristo. Sentiva che ora poteva davvero morirsene in pace. È la scena dolce e notissima, tanto spesso narrata e raffigurata. Ma si può capirla solo tenendo presente il breve inciso di Luca al versetto 27: "Mosso dunque dallo Spirito...", dall’azione dello Spirito dipendeva ogni gesto di Simeone e tutto il suo discorso, che deborda vistosamente dalla tradizione, con parole che avrebbero fatto sobbalzare tanti maestri del tempo. Dalla bocca di Simeone proruppe un inno di benedizione al Signore, il celebre Nunc Dimittis:

  • «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Simeone, “mosso dallo Spirito”, contraddiceva il particolarismo del suo tempo, che aspettava un salvatore solo o soprattutto per Israele. Lui invece risaliva più indietro, rifacendosi all’universalismo dei profeti, a Isaia: "Ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra". Parole che stupirono molto anche Maria e Giuseppe. L'incontro con la consolazione d’Israele obbligherà i cuori a venire allo scoperto, donando direzione, illuminando il cammino e rendendo possibile il viaggio.

La Profezia a Maria: una "spada" per l'anima

Ma per la Madre di Gesù il vecchio Simeone aveva ancora un annuncio. Indirizzò a Maria parole che sembravano contraddire l'inno di gioia, preannunciando un futuro faticoso e di divisioni:

  • «Ecco, egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Così terminava Simeone, ancora “mosso dallo Spirito”, che aveva incoraggiato e illuminato la sua attesa. Il riferimento al gladio, una spada a doppio taglio capace di trafiggere il cuore, è stato normalmente interpretato come una profezia della sofferenza di Maria ai piedi della croce. Di fronte a simili affermazioni, nell’intenzione dell’evangelista, ciascuno è chiamato ad interrogarsi, ma soprattutto a prendere posizione rispetto alla figura di Gesù: ognuno deve decidere da che parte stare, se accogliere o rifiutare la strada che il Maestro per primo percorre.

Simeone come simbolo e l'importanza degli anziani

In questo singolare abbraccio tra un vecchio e un bambino, Luca permette al lettore di assistere ad un incontro speciale tra Antico e Nuovo Testamento, tra profezia e compimento. Sulla soglia del tempio si incontrano tre generazioni: Simeone, la generazione che rappresenta il passato e che vive nell’attesa della promessa; Maria e Giuseppe, la generazione che custodisce il presente, la promessa incarnata; Gesù Cristo, l’adempimento della promessa. Simeone rappresenta l’Antico Testamento, che accoglie e abbraccia il compimento della Promessa fatta ai padri. L’attesa è terminata: "È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini" (Tt 2, 11). Simbolicamente, in questo gesto, è rappresentata anche tutta l’umanità segnata dall’usura del tempo e del peccato. "È la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l'eterna giovinezza di Dio" (Ronchi).

Pensare che coloro che riconoscono e intuiscono l’identità di Gesù mentre è ancora neonato sono due anziani fa riflettere. Gli anziani, sovente chiamati semplicemente vecchi, costituiscono una categoria di persone che oggi non viene particolarmente ascoltata. Spesso si ha la sensazione che ciò che è davvero utile ed interessante sia recente, moderno, attuale, fuori dalla portata di queste donne e di questi uomini che tanti anni hanno vissuto. Eppure, il Vangelo ripropone l’incontro di Giuseppe e Maria con Simeone (Lc 2,22-35) per ricordarci la centralità che i vecchi hanno nella chiesa. Gli anziani, come Simeone e Anna, hanno "occhi capaci di vedere la salvezza" e la capacità di vivere il tempo dell’attesa e della preghiera, riempiendo di senso la vecchiaia e scoprendo la giovinezza della fede.

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Anna, la Profetessa: esempio di dedizione

Oltre a Simeone, al Tempio si trovava pure Anna, una vedova, l'unica profetessa che compare nel Nuovo Testamento, anch’ella ormai in età avanzata (aveva ottantaquattro anni) e che da molto tempo viveva nel santuario di Gerusalemme. Rimasta vedova dopo appena sette anni di matrimonio, questa profetessa proveniente dalla tribù di Aser non aveva altro scopo nella propria vita che quello di attendere l’evento messianico (“la redenzione di Gerusalemme”), «servendo a Dio notte e giorno». Anna, anch’essa in possesso dello Spirito Santo (nella storia religiosa ebraica si ricordano altre famose profetesse: Deborah, Hulda, Miriam), giunge a conoscere il Messia insieme a Simeone. La dovizia di particolari che la riguardano permette di riconoscerla come una fedele fervente, completamente dedicata a Dio e quindi capace di vedere ciò che ad altri è precluso. Questa anziana, appena sopraggiunge sulla scena, inizia a dar lode al Signore fedele alle sue promesse e riconosce in Gesù il Redentore atteso. Luca non riporta le parole esatte che ella pronuncia, ma la tratteggia come una discepola che, anzitempo, annuncia a tutti che l’ora della liberazione tanto attesa è arrivata. Quale esempio costituisce Anna per tutti i credenti d’ogni tempo e luogo!

Culto e Tradizione

Il 2 febbraio, quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra il ricordo della presentazione al tempio di Gesù bambino, comunemente chiamata anche “Candelora”. Secondo la religione ebraica, in ricordo della liberazione dall’Egitto, i genitori erano tenuti a presentarsi al tempio con un’offerta dopo quaranta giorni dalla nascita del figlio. Simeone è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa cristiana ortodossa, dalla Comunione anglicana e dalle Chiese Luterane. Nel calendario ecclesiastico i santi sono spesso ricordati nell'anniversario della morte e per questo la festa di Simeone è il 3 febbraio, giorno successivo al suo incontro con Gesù, giorno in cui secondo la tradizione sarebbe morto. Le chiese ortodosse che utilizzano ancora il calendario giuliano, celebrano il Natale il 7 gennaio e di conseguenza la festa della Presentazione di Gesù al Tempio e quindi san Simeone risultano ritardate. Nel VI secolo le reliquie di Simeone furono portate a Costantinopoli e da lì nel 1243 furono traslate a Zara, città che lo elesse come patrono.

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