Introduzione: Un Tema Centrale e Spesso Dimenticato
La benedizione è un tema bellissimo e centrale, non solo nella Bibbia, ma anche nell'esperienza umana. È una luce che illumina il mondo, una stella nella notte, una grazia preparata per noi. Eppure, in fondo, se ne parla poco, forse per un senso di pudore, ma più probabilmente perché dimentichiamo con facilità questo lato fondamentale della vita e della fede. Oggi viviamo in un tempo di scarsità percepita: non abbiamo mai abbastanza tempo, energie, certezze o senso. Questa sensazione attraversa anche la nostra vita di fede, lasciandoci spesso a percepire Dio lontano. In questo contesto, le parole dell'apostolo Paolo ci sorprendono e ci rincuorano: "Ci ha benedetti", indicando un'azione passata, compiuta, già realizzata da Dio. La benedizione non è un "vi benedirà se" o un "sarete benedetti quando", ma un "è già successo", prima ancora che potessimo trovare le parole per pregarlo. Questa consapevolezza ci spinge a esplorare il significato, l'origine e l'impatto di questa realtà così profonda.
1. Cos'è la Benedizione di Dio per l'Uomo?
La benedizione divina è un aspetto centrale della rivelazione di Dio, presente in oltre 260 passi biblici, dalla prima all'ultima pagina, in contesti storici e culturali, individuali e collettivi. Come in altre culture e religioni antiche, la benedizione è spesso espressa attraverso una parola o una formula, accompagnata da un gesto, come l'imposizione delle mani, ma nella Bibbia la benedizione sovrabbonda.
La Benedizione come Sorgente di Vita
Per molti, la benedizione si manifesta in momenti di gioia completa o in eventi specifici come la nascita di un figlio a lungo desiderato o la ripresa fisica di una persona cara dopo una lunga malattia. Tuttavia, la benedizione di Dio si estende oltre questi eventi eccezionali: essa è la nascita di ogni bambino, anche se inatteso o persino indesiderato. Non è un caso che nella Bibbia la prima benedizione di Dio sia direttamente collegata alla moltiplicazione della vita, prima di quella animale (Genesi 1, 22), poi di quella umana (Genesi 1, 28). Per tutti gli esseri viventi, la benedizione di Dio è la promessa e il dono di una posterità. Riprendendo una definizione di San Gregorio Magno, San Tommaso dice che "la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione". La benedizione biblica evoca quindi ricchezza, non solo materiale ma anche esistenziale.
La Benedizione oltre la Prosperità Materiale
La benedizione non è solo la guarigione da una lunga e grave malattia, ma lo è ogni guarigione, anche da piccoli malanni, ogni vittoria della vita, ogni palpito di vita. Ma non solo la vita terrena è benedizione, lo è anche la vita nuova, e ancora di più la vita eterna (Salmo 133, 3). Prosperità, felicità, benessere, protezione, aiuto, salvezza, forza e pace sono tutte espressioni della benedizione divina. Tutto ciò che di bello, buono, vero, giusto, amabile, santo c'è nella vita di una persona e nella storia del mondo; tutto ciò che favorisce, arricchisce e abbellisce la vita; tutte le relazioni di amicizia, amore, fraternità, condivisione, solidarietà; tutto ciò che suscita qualche gioia - tutto questo è segno e frutto della benedizione divina. La somma benedizione è il perdono dei nostri peccati, la conoscenza di Dio, la storia di Gesù dalla nascita all'ascensione e la sua attuale signoria in cielo e sulla terra.
Benedizione e Sofferenza: Un Ponte, Non un'Esclusione
Con la sua abituale profondità, Bonhoeffer descrive la benedizione come il ponte che collega Dio alla felicità umana. Tuttavia, egli ricorda anche che essere benedetti non significa essere esentati dalla prova e dalla sofferenza. Giobbe è benedetto, ma attraversa un lungo tunnel di sofferenza; Gesù è benedetto, ma finisce sulla croce. Nella Bibbia, dunque, non c'è una contrapposizione assoluta tra benedizione e croce, né nell'Antico né nel Nuovo Testamento. La croce non esclude la benedizione, che può, benché contraddetta ma non vinta, tornare a Dio come gratitudine e lode.

Il Significato Etimologico: "Dire Bene"
Dio è la fonte di ogni benedizione, Egli è la benedizione per eccellenza. Per capire bene che cos'è la benedizione, si osservi che benedire significa alla lettera «dire bene». Il termine latino "benedictio" deriva da "benedicere" ("dire bene"), mentre la parola ebraica "berâkâh" ha la stessa radice (brk) di "berekh", che significa "ginocchio", termine eufemisticamente usato per indicare i genitali, collegando così la benedizione alla fertilità e alla trasmissione della vita.
Dio infatti «dice bene» di noi quando afferma che siamo giusti benché peccatori, perdonati benché colpevoli, figli benché prodighi. Dio benedice, cioè dice bene, perché pensa bene: «Io so i pensieri che medito per voi, dice l'Eterno, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza» (Geremia 29, 11). Dio dice quello che pensa e fa quello che dice. Egli benedice, cioè dice bene, perché pensa bene e fa bene.
2. Chi Può Pronunciare, Conferire e Ricevere la Benedizione?
La Circolazione della Benedizione Divina
La Bibbia ci insegna che la benedizione di Dio circola liberamente all'interno del suo popolo e diventa in qualche modo patrimonio comune. Dal tempo dei patriarchi in avanti, le generazioni si susseguono di benedizione in benedizione. Anche Gesù ha benedetto: i pani da moltiplicare per sfamare la folla (Marco 6, 41), i bambini che ad altri davano fastidio (Marco 10, 41) e i discepoli, prima dell'Ascensione. È significativo che l'ultimo gesto di Gesù sulla terra, che riassume simbolicamente tutta la sua opera, sia stato un gesto di benedizione: «... mentre li benediceva, si dipartì da loro» (Luca 24, 51).
La Benedizione come Atto Umano nel Nome di Dio
La parola biblica più eloquente in risposta a questa domanda è: «In lui [cioè nel Re Messia preannunciato dal Salmista] gli uomini si benediranno a vicenda» (Salmo 72, 17). La benedizione di Dio non è più monopolio di qualcuno (a esempio di un clero o di un'autorità di qualunque tipo), ma diventa una parola di grazia e favore divino che gli uomini e le donne, nel nome di Dio, si scambiano a vicenda. Chiunque, purché sappia quello che fa e creda nel Dio che benedice, il Dio d'Israele e di Gesù, può pronunciare la benedizione.
Tuttavia, nessuno può conferire la benedizione, perché essa appartiene a Dio solo; è lui l'unico titolare di ogni benedizione. Noi possiamo solo invocarla nel nome di Dio, che è l'unico che può e vuole effettivamente darla. Questa benedizione, inoltre, travalica i confini della chiesa, perché Gesù dice ai discepoli: «Benedite quelli che vi maledicono» (Luca 6, 28), e l'apostolo Paolo dice di sé: «Ingiuriati, benediciamo» (I Corinzi 4, 12). Implicitamente, abbiamo già risposto a chi può ricevere la benedizione: chiunque, nel nome di Dio, può darla, e così chiunque può riceverla, se ha fede nel Dio che benedice.
L'Irrevocabilità e l'Efficacia della Benedizione
La benedizione è una parola efficace (Genesi 9, 25) e irrevocabile che, anche pronunciata da un uomo, trasmette l'effetto che vi si esprime, perché è Dio che benedice. L'irrevocabilità è riconosciuta da Isacco quando si accorge che Giacobbe gli ha carpito la benedizione al posto di Esaù: «Io l'ho benedetto e benedetto resterà» (Genesi 27, 33). Ciò evidenzia il potere intrinseco della benedizione, una volta proferita.
Benedire Cose e Luoghi
A volte vengono benedetti con appropriate benedizioni anche cose, come le abitazioni, il sale o l'olio. Questo significa che la benedizione non ha un potere immediato di per sé, ma dipende dalla grazia e dalla devozione dei soggetti che ne usano. La Chiesa ha redatto un libro liturgico con le benedizioni, chiamato Benedizionale, che stabilisce i riti delle benedizioni, normalmente impartite da presbiteri o diaconi. Queste possono comprendere formule verbali e spesso si accompagnano con gesti, come il segno di croce o l'aspersione di acqua benedetta. Esistono benedizioni costitutive (o consacratorie) che consacrano cose o persone, e benedizioni invocative (o comuni) che chiedono a Dio un particolare bene spirituale o materiale.

La Libertà Cristiana di Benedire nella Vita Quotidiana
Sarebbe bello che facessimo maggior uso della libertà cristiana di benedire e non lasciassimo la benedizione circoscritta all'ambito cultuale e liturgico, ma la innestassimo più frequentemente nella trama della vita quotidiana. Così sarebbe bello se, in particolari momenti, i padri e le madri benedicessero i loro figli, e se i figli, sempre in particolari momenti, benedicessero i loro genitori, il marito la moglie e la moglie il marito. Tutti noi abbiamo bisogno di benedirci a vicenda.
Un missionario ha raccontato di un anziano catechista che ogni mattina, per un'ora intera, in silenzio, percorreva mentalmente il villaggio, capanna per capanna, pensando alle persone, alle loro sofferenze e ai loro bisogni, e poi le benediceva. Quell'anziano aveva il senso di che cosa significa la benedizione e rese feconda la sua vecchiaia, diventando una benedizione per la gente del suo villaggio.
3. Cosa Significa "Io Benedico il Signore"?
La Gratitudine e la Lode: La Benedizione che Sale al Cielo
La risposta a questa domanda è facile: benedire il Signore significa «dire bene» di lui, sia a lui sia al nostro prossimo. E «dire bene» di lui vuol dire manifestare, con le parole e con la vita, i due sentimenti costitutivi del nostro rapporto con lui: la gratitudine e la lode. Così si conclude il lungo percorso della benedizione divina che scende, sì, dal cielo sulla terra - scende come vita, salvezza e felicità - ma poi sale dalla terra al cielo, come gratitudine e come lode.
Certo, lo sappiamo, non tutto, nella vita umana, è benedizione; c'è anche la sventura e la prova; non tutto è grazia, c'è anche la disgrazia; non tutto è dono, c'è anche la rapina; non tutto è felicità, c'è anche la tribolazione. Perciò, nella Bibbia come nella vita, non c'è solo gratitudine e lode, ma anche gemito e protesta. Ma, come diceva Bonhoeffer, benedizione e croce non si escludono. La croce non esclude la benedizione, che può, benché contraddetta ma non vinta, tornare a Dio come gratitudine e lode. Così possiamo dire, malgrado tutto e sempre tenendo presente la storia di Gesù: Dio benedice, Dio sia benedetto.
La Benedizione nella Rivelazione Biblica: Esempi e Implicazioni
La Benedizione di Adamo ed Eva: Fecondità e Creatività
La benedizione è uno dei temi centrali della Bibbia. Già al momento della creazione dell'essere umano Dio benedice Adamo ed Eva: «Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Genesi 1, 28). La benedizione qui è collegata alla fecondità, con la moltiplicazione e l'incremento della vita. L'intero creato è una benedizione di Dio da cima a fondo. Dio copre di doni l'essere umano e fa sì che la sua esistenza porti frutto. È in questo che consiste uno dei desideri primordiali dell'essere umano: che la sua esistenza non resti inutile e infeconda. Quando prospera, quando porta frutto nei figli o in un'opera, l'essere umano vede un senso nella propria esistenza.
Il grande cruccio dell'essere umano sta nel fatto che la sua vita gli appaia priva di significato e che rimanga senza frutto. Per raggiungere l'armonia con se stesso, l'essere umano ha bisogno della sensazione di generare qualcosa, di creare qualcosa che resta. Ciò che vale per una donna incinta è anche una promessa a ciascuno di noi: anche noi siamo fertili. Nel nostro corpo si esprime la benedizione di Dio, e attraverso il nostro corpo deve fluire benedizione in questo mondo, qualcosa che può prosperare e diventare visibile esclusivamente attraverso di noi. Lo psicologo americano Erik Erikson definisce questo fenomeno "generatività", espressione di una persona matura. Parte integrante della buona riuscita dell'esistenza umana è il fatto che si crei qualcosa che sopravviva e vada oltre la propria persona. In quanto benedetti, possiamo essere sorgente di benedizione per gli altri.
La Benedizione di Abramo: Elezione e Fonte di Benedizione per Altri
Il patriarca di Israele e padre della fede è Abramo. Dio gli promette: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione… In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12, 2s). Qui la benedizione non consiste soltanto nella fecondità, bensì anche nell'elezione. Abramo è una persona speciale, viene scelto da Dio come progenitore di un grande popolo. La benedizione è sempre collegata all'elezione, che significa essere voluti, accettati e approvati incondizionatamente da Dio. La Bibbia associa spesso la benedizione di Dio a un nuovo nome, che istituisce una nuova identità, liberando l'essere umano dall'onta e chiamandolo con un nome nuovo.
Elezione significa anche che Dio ritiene l'essere umano capace di compiere qualcosa. Dio pretende da Abramo che abbandoni la propria terra, i parenti e la casa paterna. Il rischio della partenza, però, può essere corso soltanto da chi sa di essere sotto la benedizione di Dio, confidando che in noi Dio crea qualcosa di nuovo e volge a buon fine la nostra esistenza. Abramo non è una persona priva di difetti, esattamente come noi, pur essendo benedetti, continuiamo a essere pieni di difetti e di debolezze. La benedizione di Dio può unire dentro di noi tutto ciò che talvolta minaccia di lacerarci.
La promessa «Diventerai una benedizione» è la più bella che possa essere fatta a una persona: essere una benedizione per gli altri, diventare sorgente di benedizione. Una persona benedetta porta speranza, ottimismo, nuove idee, calore e felicità; la sua influenza riconcilia, non divide, e la sua creatività nutre gli altri. Senza persone benedette, una comunità, come una famiglia, non può resistere. Basta essere interamente se stessi: nella propria unicità, si è una benedizione per gli altri.

La Benedizione di Isaia: Amore e Stima Divina
In Isaia, Dio promette a Israele: «Per me sei molto prezioso, io ti stimo e ti amo, darò uomini e popoli in cambio della tua vita» (Isaia 43, 4). Queste parole valgono per noi stessi e per ogni persona che benediciamo. Benedire equivale a dire: «Sei amato da Dio. Dio ti stima. Al suo cospetto sei prezioso e di grande valore». Le parole di benedizione fanno bene all'anima e devono soppiantare tutte le parole offensive che abbiamo sentito nel corso della vita, poiché la sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che quella di essere benedetti.
La Benedizione di Maria ed Elisabetta: Dignità e Trasmissione della Vita
Quando Maria visitò sua cugina Elisabetta, quest'ultima fu piena di Spirito Santo ed esclamò: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il bambino che avrai!» (Luca 1, 42). «Benedetta» significa che si ha una dignità infinita e inviolabile, garantita da Dio stesso. Milioni di persone, ogni giorno, ripetono questa benedizione per Maria e per tutte le donne. Ogni donna è sotto la benedizione di Dio, conosce la grande benedizione della creazione. In lei sboccia e fiorisce la vita, e attraverso la vita, le madri trasmettono la benedizione di Dio ai loro figli. L'incontro tra Maria ed Elisabetta è un esempio prodigioso della capacità delle donne di sentire che il nostro compito più importante è benedirci a vicenda e diventare una benedizione per gli altri.
La Benedizione di Giacobbe: La Lotta con l'Ombra e la Trasformazione
La Bibbia narra la storia singolare della benedizione notturna che Giacobbe riceve dall'uomo con cui ha lottato tutta la notte. Da giovane, Giacobbe aveva ottenuto con l'inganno da suo padre Isacco la benedizione del primogenito, suscitando così l'ira di suo fratello Esaù. La benedizione appare qui come qualcosa di tangibile e irrevocabile. Quando Giacobbe deve affrontare il fratello Esaù, si ritrova a fare i conti con la paura, incontrando quella che psicologicamente può essere vista come la propria ombra: la parte che imbroglia, la propria menzogna esistenziale. La lotta notturna con l'angelo di Dio si conclude con l'affermazione di Giacobbe: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!» (Genesi 32, 27). È un paradosso che proprio ciò che è pericoloso e combatte l'individuo debba benedirlo. L'incontro con l'ombra si trasforma in benedizione, e la vita di Giacobbe acquista una qualità nuova.
Spesso pensiamo di incontrare la benedizione di Dio nelle situazioni di successo, ma la storia di Giacobbe ci dimostra che la sperimentiamo proprio dove abbiamo toccato il fondo, dove incontriamo dolorosamente noi stessi, la nostra falsità, il nostro rifiuto della vita, il nostro sconfinato egoismo. Se diciamo di sì a noi stessi così come siamo, persino la parte debole e falsa di noi può trasformarsi in sorgente di benedizione. Dio non benedice ciò che è perfetto, ma ciò che è imperfetto; non ciò che è intero, ma ciò che è spezzato. Attraverso la benedizione, il ramoscello tagliato torna a rifiorire. Dio ti benedice anche dove ti senti fallito, dove soffri per le tue debolezze, dove sei circondato dall'oscurità. Non darti per vinto quando tutto sembra privo di vie d'uscita.

La Benedizione di Gesù: Gioia e Certezza
Luca conclude il suo vangelo con queste parole: «Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Luca 24, 50-52). Luca descrive l'effetto di questa benedizione sui discepoli: adorano Gesù e tornano a Gerusalemme con grande gioia. Non hanno più paura e la benedizione suscita in loro la certezza che la loro vita ha un esito positivo e porta frutto, e la fiducia di essere nelle mani buone di Dio, protetti e sostenuti da esse.
Benedizione vs. Maledizione: Scelta e Redenzione
Il Potere della Maledizione e la Forza della Benedizione
Nel Deuteronomio, Dio pone davanti al popolo la benedizione o la maledizione. Possiamo dunque essere noi a scegliere tra l'una o l'altra: se ci atteniamo ai comandamenti, se viviamo in conformità con la nostra natura di esseri umani, siamo benedetti. Se invece agiamo contro la nostra natura e ci lasciamo condizionare dalle nostre brame e pulsioni, scegliamo la maledizione. Per l'Antico Testamento, la maledizione è sempre un indebolirsi della vita. Tuttavia, chi è stato benedetto da Dio non può venire maledetto da un essere umano, come narrato nel libro dei Numeri, dove Dio impedisce all'indovino Balaam di maledire Israele perché esso è benedetto (Numeri 22, 12).
Molte persone si sentono maledette a causa di parole offensive o augurali pronunciate da altri in momenti di rabbia o amarezza. Anche se la ragione ci suggerisce che tali auguri malvagi nascono dalla malattia altrui, il loro potere può permanere nell'anima, creando un senso di blocco o "rosicchiamento" interiore. Queste persone anelano alla benedizione che scioglierà la maledizione che pesa sulla loro anima. Non basta dire loro che la maledizione non ha valore, perché essa dimora nell'anima; c'è bisogno di una potente benedizione, impartita nel nome di Dio, con la forza della croce, sulla quale Gesù ha sconfitto il potere dei demoni. Come san Paolo afferma, sulla croce Gesù è diventato maledizione per noi, per riscattarci dalla maledizione (cfr. Galati 3, 13). A queste parole oscure possiamo sovrapporre la Parola iniziale affidataci nel battesimo: «Tu sei il mio figlio diletto. In te mi sono compiaciuto».

La Benedizione oggi: Consapevolezza e Generatività
La Benedizione come Parola Creatrice di Dio in Cristo
Nella Bibbia, la benedizione è la parola creatrice di Dio che rende feconda la vita. Quando Dio benedice Abramo, gli dice: «Tu sei mio, io sono con te, attraverso di te agirò nella storia». La benedizione è Dio che ti costituisce, che ti dice chi sei, che ti colloca in una relazione con lui che niente può spezzare. È una parola che crea realtà. È Dio che prende posizione su di te e dice: «Sì». E Paolo afferma che questo è già avvenuto «nei luoghi celesti», non un futuro lontano, ma una dimensione della realtà che coesiste con questa, più profonda di ciò che vediamo. Questo è radicale: significa che la tua identità più vera non dipende da come ti senti oggi, da quanto sei riuscito a pregare, da quanto è forte la tua fede. Dipende da una parola che Dio ha già pronunciato su di te in Cristo. Siamo benedetti. È già compiuto. Resta da crederlo, o forse anche solo da lasciare che questa parola ci cerchi, ci trovi, ci costituisca, anche nella notte.
La Risvegliata Sensibilità alla Benedizione
Negli ultimi anni, soprattutto nella chiesa evangelica, si è destato un nuovo interesse per il tema della benedizione. Due sono gli argomenti su cui riflettono i teologi protestanti: da un lato la benedizione come gesto, qualcosa di più che pregare a parole, che si esprime attraverso i sensi e può essere sperimentata dalle persone. Dall'altro lato, si è riscoperto Dio come creatore, e la benedizione come uno dei temi centrali della Bibbia, collegata alla fecondità, alla moltiplicazione e all'incremento della vita, rendendo l'intera creazione una benedizione di Dio da cima a fondo.
La Generatività: Creare e Lasciare un'Impronta
È un desiderio primordiale che la vita porti frutto e che l'essere umano non si senta inutile o infecondo. Non devono per forza essere figli o una grande opera visibile a tutti, ma la sensazione di generare qualcosa, di creare qualcosa che resta. Attraverso il nostro corpo deve fluire benedizione in questo mondo, qualcosa che può prosperare e diventare visibile esclusivamente attraverso di noi. Quando si vive gli incontri con gli altri con la consapevolezza di essere fertili, lo si farà confidando nel fatto che da sé si sprigiona benedizione, che il proprio lavoro diventa una benedizione per gli altri e che il dialogo o lo sguardo amorevole fa scaturire la vita nell'altra persona. In quanto benedetti, possiamo essere sorgente di benedizione.
Ti auguro, caro lettore, cara lettrice, che tu ti senta benedetto/a da Dio fin dalla nascita. Su di te c'è sin dall'inizio la benedizione di Dio, che ti dice: «È bene che tu esista. Sei benvenuto/a su questa terra. Vivi la tua vita e sii fecondo/a!». Ringrazia Dio per averti creato così come sei e per tutto ciò che ti ha già donato in questa vita.

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