Il Conclave, l'Elezione del Papa e l'Arte dell'Oratoria

Il Conclave: Origine, Significato ed Evoluzione

Il Conclave è la riunione di cardinali elettori che termina con l'elezione di un nuovo papa. Il limite più importante che viene imposto durante quei giorni è il divieto assoluto di contatti con l'esterno: è proibito anche l'uso dei telefoni e la lettura dei giornali, per evitare qualsiasi influenza o interferenza nella scelta del nuovo capo della Chiesa Cattolica.

Il Significato del Termine "Conclave"

Il termine "conclave" deriva dal latino cum clave, cioè "chiuso con la chiave". E non è semplicemente un modo di dire, ma un'antica pratica volta a garantire l'indipendenza dell'elezione pontificia.

L'Origine e l'Evoluzione delle Regole

La storia ricorda il conclave più lungo della storia, i cui lavori iniziarono a Viterbo il 12 novembre del 1268 e durarono quasi tre anni. I cardinali non riuscivano a mettersi d'accordo, a causa soprattutto di questioni politiche e interferenze esterne, quindi decisero di rinchiudersi in una sala del palazzo papale di Viterbo. Trascorsa un anno, non uscì alcun nome e nel giugno del 1270 la popolazione, stanca di questa prolungata indecisione, fece irruzione nel palazzo scoperchiando il tetto. Dopo un conclave durato tre anni, Gregorio X decise di rivedere le regole con cui si riunivano i cardinali elettori e veniva scelto il nuovo papa.

Sebbene alcune regole oggi siano state allentate, il conclave rimane una procedura molto rigida e scandita da momenti ben precisi. Alcune regole del conclave sono state inserite o aggiornate proprio negli ultimi anni. Ad esempio, una modifica a opera di Benedetto XIV, nel 2007, ha modificato le novità introdotte da Giovanni Paolo II. Quest'ultimo, con la Costituzione Universi Dominici Gregis emanata il 22 febbraio 1996, ha riordinato l'elezione del Sommo Pontefice.

Mappa storica della Città del Vaticano o del Palazzo Apostolico

Il Processo di Elezione del Romano Pontefice

Cardinali Elettori e il Periodo di Sede Vacante

Dopo la morte o la valida rinuncia del Pontefice, hanno inizio i diritti della Sede Apostolica. I medesimi Dicasteri della Curia Romana cessano dall'esercizio del loro ufficio, a eccezione di quelli di cui al n. 3 e di quelli che sono affidati alla Congregazione particolare dei Cardinali.Elettori sono ormai per tradizione millenaria unicamente i Cardinali, e in particolare, in base alla Costituzione Universi Dominici Gregis, quelli che non hanno compiuto ottant'anni. Il numero massimo dei partecipanti a un conclave è 120, fissato da papa Paolo VI nel 1975, ma in occasione dell'elezione di papa Francesco si riunirono in 115.

Sono esclusi dal voto anche i cardinali canonicamente deposti o che abbiano rinunciato alla dignità cardinalizia. Il Collegio dei Cardinali nel periodo di sede vacante non può riammetterli né riabilitarli. Se deve essere eletto il Camerlengo, in base all'art. 6 della Costituzione apostolica Pastor Bonus, i membri del Collegio dei Cardinali di Santa Romana Chiesa, scelgono il loro Segretario ed il Maestro delle Liturgiche Pontificie. Al Collegio dei Cardinali di Santa Romana Chiesa spetta provvedere alla retta amministrazione della Sede Apostolica nel tempo della vacanza della Santa Sede.

Prima di tutto, bisogna attendere che i cardinali elettori che non abitano a Roma, raggiungano la Capitale per riunirsi nello Stato del Vaticano. Arriveranno da altre parti della terra e dalle più varie culture, e, in totale, servono circa una quindicina di giorni. Prima dell'inizio delle operazioni di elezione tutti i cardinali devono aver avuto una conveniente sistemazione nella Domus Sanctae Marthae, una struttura all'interno dello Stato del Vaticano ultimata in tempo per il conclave del 2005, che viene chiusa alle persone non autorizzate, così come la Cappella Sistina dove si tengono le procedure di voto.

È fatto divieto di avvicinare i cardinali durante il percorso da Casa Santa Marta al Palazzo Apostolico, ed è inibito ai porporati di ricevere corrispondenza epistolare, telefonica, di leggere i giornali e ascoltare trasmissioni. Le persone indicate nel n. N. N. che, in qualsiasi modo, secondo quanto previsto al n. N. N., comunichino con i Cardinali, sia prima che durante il tempo dell'elezione, sono punite con la pena di scomunica latae sententiae.

La Messa "Pro Eligendo Romano Pontefice" e l'Ingresso in Conclave

Il giorno di inizio del conclave, i cardinali si riuniscono nella Basilica di San Pietro in Vaticano per la messa pro eligendo Romano Pontefice, ovvero "per l'elezione del pontefice". L'inizio delle operazioni di voto è preceduta dalla Missa pro eligendo Papa, dopo la quale i cardinali in solenne processione e invocando il canto allo Spirito Santo, Veni Creator, si recano nella Cappella Sistina.

La Cappella Sistina è il luogo in cui avvengono gli scrutini, rigorosamente a porte chiuse: in quei giorni infatti i turisti non possono entrarvi. Non solo, ma anche le finestre vengono sigillate e l'intero ambiente viene controllato più volte per essere certi di eliminare qualsiasi possibilità di comunicazione con l'esterno, oltre che per ragioni di sicurezza. Una volta giunti nella Cappella Sistina, i cardinali devono pronunciare un giuramento in latino, la lingua ufficiale dello Stato del Vaticano e della Chiesa cattolica in generale. Alla fine del giuramento, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche dichiara "extra omnes", cioè "fuori tutti". Sono invitati a uscire tutti coloro che non appartengono all'assemblea dei cardinali elettori che da quel momento dovranno rimanere soli.

Interno della Cappella Sistina durante un conclave (rappresentazione artistica)

Le Forme Storiche e Attuali dell'Elezione

Arriviamo finalmente al cuore del conclave: le votazioni. Una volta il papa poteva essere eletto per tre vie: per acclamationem seu inspirationem, per compromissum e per scrutinium. L'unica forma di manifestazione del voto, dopo l'abolizione di quelle per acclamazione e per compromesso, è quella dello scrutinio segreto.

Elezione per Acclamazione o Ispirazione

Il primo modo, che si può chiamare per acclamazione o per ispirazione, si ha quando i Cardinali elettori, come ispirati dallo Spirito Santo, liberamente e spontaneamente proclamano uno, all'unanimità e a viva voce, Sommo Pontefice. Questa forma di elezione, però, poteva essere usata soltanto in Conclave e dopo la sua chiusura, e doveva esser fatta mediante la parola eligo, pronunciata in modo intelligibile o espressa per iscritto, se qualcuno non poteva proferirla. Si richiedeva, inoltre, che tale forma di elezione fosse accettata unanimemente da tutti e singoli i Cardinali elettori presenti in Conclave, compresi gli infermi che fossero degenti nelle loro celle, senza il dissenso di alcuno e con la precauzione che non ci fosse stata in precedenza nessuna speciale trattativa sul nome della persona da eleggere. Così, ad esempio, se qualcuno dei Cardinali elettori, spontaneamente e senza precedenti e speciali trattative, dicesse: "Eminentissimi Padri, attesa la singolare virtù e probità del Reverendissimo N. N., lo giudico degno di essere eletto Romano Pontefice e fin d'ora lo elego Papa", e tutti gli altri Padri, nessuno escluso, accedessero al suo parere, ripetendo in modo intelligibile la parola eligo o, nell'impossibilità, esprimendola per iscritto, la persona, unanimemente così indicata senza precedente trattativa, sarebbe il Papa canonicamente eletto secondo questa forma di elezione.

Elezione per Compromesso

Il secondo modo era quello che si chiamava per compromesso, quando cioè, in certe circostanze particolari, i Cardinali elettori affidavano ad un gruppo di loro il potere di eleggere, al posto di tutti, il Pastore della Chiesa Cattolica. Anche in questo caso, tutti e singoli i Cardinali elettori presenti nel Conclave già chiuso, decisi - nessuno dissenziente - a procedere per compromesso, affidavano l'elezione ad alcuni Padri, che fossero in numero dispari, da un minimo di nove a un massimo di quindici, sottoscrivendo una formula specifica. Si doveva inoltre precisare per quanto tempo i Cardinali elettori intendessero lasciare ai compromissari la potestà di eleggere. Ricevuto tale mandato con le dette prescrizioni, i compromissari si recavano in un luogo separato e chiuso. Dopo che i compromissari avessero proceduto all'elezione secondo la forma loro prescritta, ed essa fosse stata promulgata in Conclave, colui, che era stato così eletto, era canonicamente e veramente Papa.

Elezione per Scrutinio

Il terzo e ordinario modo di eleggere il Romano Pontefice è quello per scrutinio. Per la valida elezione del Sommo Pontefice sono necessari due terzi dei voti. Si vogliono mantenere in vigore la norma, stabilita dal Predecessore Pio XII, la quale prescrive che ai due terzi dei voti deve aggiungersi sempre un altro suffragio.

Si comincia distribuendo due o tre schede a ogni cardinale, sulla quale andrà scritto il nome del proprio candidato a papa. La scheda, che deve essere piegata, viene poi inserita in un'urna sul l'altare, attraverso il foro. Per raccogliere le schede, tre cardinali vengono estratti a sorte come scrutatori. Le schede vengono poi mescolate e conteggiate. Se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori vanno bruciate tutte, e si procede a una nuova votazione.

Se invece il numero corrisponde, ha inizio lo spoglio da parte dei tre scrutatori, che annotano i nomi su un foglio a parte, conteggiano poi la somma di tutti i voti per ciascun papabile. Se è tutto regolare si possono leggere i nomi a voce alta. Affinché un cardinale sia eletto papa, deve ottenere i voti di due terzi degli elettori presenti, ma difficilmente accade nei primi giorni di votazioni. Questo momento è diventato un rito collettivo, perché tutti possono conoscere l'esito della votazione.

Se infatti non è stato eletto nessuno, la fumata sarà nera. Per ottenere queste colorazioni in modo definito e non fraintendibile, vi si aggiungono alcune sostanze chimiche che rendono la sfumatura più evidente. Quando si arriva al nome di un papa, e questo accetta la sua elezione, la fumata è, appunto, bianca e nuove procedure vengono messe in atto.

Infografica sulla procedura di voto del Conclave e il significato delle fumate

L'Accettazione del Neo-Eletto: il "Significato Sì"

L'elezione canonica a Sommo Pontefice avviene con il consenso dell'eletto. Subito dopo l'elezione, il Cardinale Decano o il Cardinale primo dell'Ordine dei Vescovi, o ambedue non godessero più, a norma del n. 9, gli chiede: "Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?". Se l'eletto esprime il suo consenso, gli viene poi chiesto: "Come vuoi essere chiamato?". Il papa deve prima di tutto scegliere il suo nuovo nome da pontefice.

Come in ogni sacrestia, il luogo in cui vengono conservate le vesti del prete o, in questo caso, del papa, viene preparato con gli abiti papali. Solo alla fine del conclave, si annuncia alla comunità cristiana il nome del nuovo papa. Il balcone che viene inquadrato dalle telecamere è quello della loggia centrale della Basilica di San Pietro. Il nuovo papa fa dunque la sua prima apparizione pubblica, impartendo la benedizione Urbi et Orbi ("alla città, cioè Roma, e al mondo").

La Durata del Conclave e le Votazioni Successive

La durata del Conclave è molto variabile e dipende dal numero di scrutini necessari per arrivare alla maggioranza dei due terzi. Dopo la ripresa delle votazioni, ricominciano gli scrutini e se dopo altri sette tentativi non è ancora avvenuta l'elezione si farà un'altra pausa di preghiera. Si procede quindi ad un'altra serie di sette scrutini, e se l'esito non è raggiunto, ancora una nuova pausa di preghiera. Quindi riprendono le votazioni, che saranno sempre sette, se nel frattempo non arriva l'elezione. Dopo questo ulteriore tentativo, se ancora non è stato eletto il Papa, le successive votazioni avranno come voce passiva solo i due nomi che nel precedente scrutinio avevano il maggior numero di voti.

Proibizioni e Penali durante l'Elezione

Sotto pena di scomunica i cardinali elettori hanno divieto di ricevere incarico da qualsiasi autorità civile di proporre il veto o la cosiddetta esclusiva, anche sotto forma di semplice desiderio, oppure di palesarli all'intero collegio degli elettori riunito insieme o ai singoli elettori, per iscritto o a voce, direttamente o a mezzo terzi, prima dell'elezione e durante il suo svolgimento. Sono vietati patteggiamenti, accordi, promesse o impegni che possano costringere a dare o negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò venisse fatto, è prevista la scomunica. È vietato ai cardinali di fare "capitolazioni" cioè di prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato. Le eventuali promesse sono tutte nulle e invalide.

L'Oratoria: Arte e Strumento di Comunicazione

L'Oratoria nel Contesto Sociale e Culturale

Un'estrema attenzione ai rapporti tra determinati contesti sociali e particolari forme di comunicazione linguistica caratterizza molte società legate a modalità orali di trasmissione del sapere. In molte società non occidentali tale attenzione impone ai parlanti l'adozione di precise strategie oratorie e, quindi, la scelta di forme espressive diverse da evento a evento, soprattutto in contesti connotati da una maggiore formalità. Su tali contesti (rituali, riunioni politiche, sedute giudiziarie) si è maggiormente accentrata l'attenzione degli etnolinguisti. Per esempio, in alcune società australiane nelle quali vigono particolari restrizioni rituali alle interazioni tra cognati, nel momento in cui un uomo si rende conto della presenza di un suo cognato, adotta una variabile linguistica, definita 'lingua del cognato', che gli impone la scelta di parole diverse da quelle quotidianamente adoperate per indicare alcuni oggetti determinati. Altrettanto interessanti sono le lingue cerimoniali diffuse in molte società dell'Africa occidentale, parlate nel corso di determinati momenti rituali e spesso comprese solo dai diretti protagonisti del rito, dai detentori del potere politico e dai 'linguisti', veri specialisti della parola. Sempre legate al contesto politico sono le capacità oratorie particolari che sono richieste ai capi e ai linguisti delle Samoa, nel corso dei fono, consigli formali nei quali si discutono importanti questioni di potere.

Foto di un'assemblea tribale o rituale in una cultura non occidentale

L'Oratoria Greca

Presso i Greci, l'oratoria si sviluppò presto. Già nei poemi omerici appaiono ben delineate figure di oratori e grandi temi dell'oratoria politica sono già presenti nelle elegie di Tirteo e di Solone (7° e 6° sec. a.C.). Testimonianza indiretta dell'oratoria si ha dapprima con le opere degli storici del 5° sec., Erodoto e soprattutto Tucidide, il cui uso di inserire nella narrazione discorsi riflette certamente il valore che l'oratoria aveva nei conflitti politici e nelle decisioni. Atene è la città nella quale l'oratoria si sviluppa, e dalla quale sono giunte le più significative testimonianze. Dei maggiori uomini politici del 5° sec., Temistocle e Pericle, non ci sono pervenuti direttamente i discorsi pronunciati, ma dai biografi e dagli storici possiamo renderci conto dell'elevato e maturo livello artistico raggiunto dal discorso politico.

Da Corace e Tisia l'oratoria trasse gli artifici della retorica. La sofistica, con Gorgia e Trasimaco, introdusse nell'oratoria l'elemento propriamente artistico, teorizzando e attuando principi stilistici e compositivi che rimarranno fondamentali. Nel tardo 5° e nel 4° sec. a.C. Mentre Lisia, oratore soprattutto giudiziario, rimase modello insuperato di sobrietà, purezza di stile, forza semplice e stile tenue, perfetto narratore e rappresentatore di caratteri, Isocrate, Demostene ed Eschine abbracciano con la loro attività tutto il campo dei generi dell'oratoria, creando il modello definitivo per le generazioni successive e soprattutto per la grande oratoria romana. Isocrate (che non pronunciò mai le sue orazioni) portò a perfezione l'ideale di euritmia e di composizione sapiente, evitando però l'artificio troppo vistoso e perseguendo un ideale di composizione lontana da ogni eccesso. Si devono a Isocrate alcune leggi fondamentali del periodare oratorio. In Demostene e in Eschine, personalmente impegnati nella lotta politica e giudiziaria, l'oratoria è soprattutto strumento di convinzione dell'assemblea e del tribunale. Con il tramontare dei problemi che tormentano le ultime generazioni libere delle città greche, sotto il dominio macedone, la funzione dell'oratoria, che trova ancora in Demetrio Falereo un esponente di grande merito, si trasforma.

L'Oratoria Romana

Anche a Roma l'oratoria sorse presto nelle discussioni del Senato e del foro e nell'eloquenza giudiziaria. L'epoca nella quale l'arte oratoria si sviluppa e raggiunge il suo massimo valore e splendore è quella repubblicana; la decadenza delle istituzioni repubblicane di fronte all'affermarsi del potere imperiale fu già dai Romani riconosciuta (come si evince dal Dialogus de oratoribus) come causa della decadenza dell'oratoria. Dapprima l'oratoria fu prodotto spontaneo delle necessità del foro e delle assemblee. Nel 2° sec. a.C., poi, entrando Roma decisamente nell'orbita della cultura ellenistica, si prese a coltivare non soltanto lo studio del diritto e dei problemi della vita pubblica come fondamento dell'oratoria, ma anche l'arte retorica, introdotta dai retori greci. Nel generale processo di reazione all'influenza greca furono coinvolti soprattutto i maestri di retorica, già nel 161 a.C. cacciati da Roma, di cui ancora nel 92 a.C. un editto censorio chiudeva le scuole. Il processo di formazione dell'oratoria latina continuò tuttavia indisturbato.

L'oratoria latina repubblicana è per noi quasi interamente perduta, con l'unica eccezione di Cicerone e con gli scarsi frammenti di Catone il Censore e Gaio Gracco: gran parte del quadro della storia dell'oratoria romana repubblicana che possiamo ricostruire si fonda sulla rassegna che Cicerone ne fa nel Brutus. La prima orazione pubblicata sembra sia stata quella di Appio Claudio il Cieco contro le proposte di Pirro al Senato (280 a.C.); Appio Claudio, Fabio Massimo, Cecilio Metello, Marco Cornelio Cetego sono i precursori del primo periodo dell'oratoria latina. Segue Gaio Gracco, con il quale l'oratoria subisce l'influenza greca. Un terzo periodo è quello di Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio. L'età successiva è dominata da Cicerone, oltre che dalle figure di Licinio Calvo, Giulio Cesare, Asinio Pollione, Celio Rufo, Bruto. La nuova oratoria dell'età imperiale, fiorita nelle scuole retoriche, ha caratteri notevolmente diversi dalla grande oratoria repubblicana, come possiamo desumere dalle Controversiae e dalle Suasoriae di Seneca il Retore. Iniziatore della nuova oratoria era considerato Cassio Severo, fiorito sotto Augusto; della generazione successiva sono Gneo Domizio e Giulio Africano. Sotto i Flavi visse Marco Fabio Quintiliano, il teorico dell'institutio oratoria. Nell'età di Nerva e Traiano i maggiori oratori sono Plinio il Giovane e lo storico Tacito; del primo è l'unico discorso pervenuto intero di tutta l'oratoria del 1° sec. (il panegirico a Traiano). Del 2° sec. sono Frontone e Apuleio.

Rappresentazione di Cicerone che tiene un'orazione nel foro romano

L'Oratoria Civile

Nel Medioevo, l'oratoria continuò a essere considerata la più nobile delle arti, e la retorica è principale materia d'insegnamento. Non abbiamo trascrizioni testuali della viva oratoria esercitata nelle assemblee barbariche e negli arenghi comunali; numerosi sono invece i trattati di eloquenza (i più antichi, del 13° sec.). L'oratoria civile dell'età umanistica ebbe uno dei maggiori rappresentanti in Enea Silvio Piccolomini (Pio II), in latino; uno dei più begli esempi di oratoria in volgare è l'orazione del doge Tommaso Mocenigo contro il partito di Francesco Foscari (1421); dell'oratoria fiorentina restano protesti di Matteo Palmieri, Giannozzo Manetti, Donato Acciaiuoli, Leonardo Bruni ecc., e discorsi del capitano del popolo (16, attribuiti a Stefano Porcari). Con la fine della libertà politica, l'oratoria italiana divenne esercitazione scolastica e accademica, mentre nel 17° e 18° sec. crebbe d'importanza l'oratoria forense, specie a Napoli. Dopo la Rivoluzione francese cominciò l'eloquenza politica moderna (importantissima la funzione dell'oratoria nelle assemblee della rivoluzione); nei secoli 19° e 20° l'oratoria parlamentare e politica, l'oratoria forense e l'oratoria culturale, nella forma delle conferenze, hanno perduto ogni carattere di scuola.

L'Oratoria Sacra

Nei primi secoli della cristianità l'oratoria ebbe intenti esclusivamente religiosi e fu volta a interpretare, per lo più allegoricamente, passi delle Scritture o a fornire dissertazioni di carattere morale. Sebbene i sermoni avessero sempre carattere dotto, sin dall'8° sec. in alcuni paesi e almeno dal 10° in altri, come in Italia, i predicatori spesso si servivano dei volgari. Dopo un periodo di generale decadenza, nell'11° sec., al principio del 13° sec., la fondazione degli ordini dei domenicani e dei francescani diede grande impulso all'eloquenza sacra, sotto lo stimolo delle eresie e della necessità d'un rinnovamento interno della Chiesa. L'entusiasmo popolare accompagnava la predicazione, e per emulare i domenicani e i francescani si diedero con rinnovato fervore alla predicazione anche gli altri ordini religiosi. I predicatori erano a parte di ogni affare politico, chiamati dai Comuni e dai signori a preparare in vario senso l'opinione pubblica; molte volte furono essi stessi iniziatori di provvedimenti che, aiutati dalle masse, imponevano alle autorità. Questo ascendente politico toccò il suo vertice con Girolamo Savonarola. Dopo il Concilio tridentino, che confermò e rafforzò tali decreti, i gesuiti divennero i veri padroni dei pulpiti, oratori celebri ed efficacissimi, rendendo popolare, accanto alla predicazione della quaresima e dell'avvento, un altro genere di eloquenza sacra, quello delle 'lezioni'. Frequenti diventarono i trattati d'arte oratoria, volti a chiarificare le norme tridentine. Le grandi controversie religiose del 17° sec. diedero ulteriore impulso. Nell'Ottocento l'oratoria sacra ebbe fini quasi esclusivamente dottrinari: riaffermare la verità dei dogmi, la legittimità e santità della Chiesa, l'esistenza di Dio, lottare contro gli errori che il Sillabo di Pio IX elencherà (1864), mostrare legittima la conciliazione tra scienza e fede, prendere posizione nei grandi movimenti politici e sociali del tempo. Secondo lo spirito dell'eloquenza ottocentesca continuò, nel 20° sec., la tradizione di un'oratoria caritativa, sociale, impegnata nelle lotte del tempo, anche con intenti politici. Dopo il Vaticano II l'oratoria sacra ha continuato ad evolversi per rispondere alle esigenze odierne e agli orientamenti della cultura moderna.

L’oratoria greca

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