Informazioni sui Secolari e la Spiritualità di Padre Pio

La figura di San Pio da Pietrelcina, pur essendo un frate cappuccino, ha avuto un impatto profondo e duraturo sul mondo dei laici, in particolare attraverso il suo ruolo di direttore spirituale, la sua influenza sul Terz'Ordine Francescano e l'ispirazione per diverse forme di consacrazione secolare e assistenza. Le testimonianze dei suoi contemporanei e le vicende legate alle sue opere ne evidenziano la portata.

Padre Pio e i suoi Figli Spirituali: Testimonianze e Insegnamenti

L'Umanità Profonda del Santo

Uno dei confratelli che meglio conobbero San Pio da Pietrelcina fu Padre Carmelo da Sessano, al secolo Giovanni Durante (1916-2000). Egli fu figlio spirituale di Padre Pio fin da bambino e, in seguito, ne divenne superiore, ricoprendo la carica di guardiano del convento di San Giovanni Rotondo dal 1953 al 1959.

Padre Carmelo espresse la difficoltà nel descrivere la statura spirituale e umana del Padre, affermando: “Un pochino, sì, lo conosco questo Padre, ma più lo conosco e più mi convinco di non conoscerlo”. A suo giudizio, la figura del Padre, nella sua interezza e completezza, sarebbe rimasta inesplorata per molto tempo, persino dopo il 2000, e la sua storia interiore, fatta di vertici mistici e sofferenza, non avrebbe potuto scriverla mai nessuno se non un altro Pio. Egli era convinto che per inquadrare la sua figura nella giusta luce, gli scrittori dei prossimi decenni avrebbero trovato le migliori parole in quelle con cui il Dottore Serafico iniziava la LEGENDA MAJOR: “È apparsa la grazia di Dio, nostro Salvatore, in questi ultimi tempi, nel Servo Suo Pio”.

Padre Carmelo ricordò l'episodio del suo arrivo a San Giovanni Rotondo come superiore, carica che aveva accettato con molta ripugnanza. Padre Pio, vedendo la sua esitazione, gli fece scrivere da Padre Mariano: “Ma vuol venire o non vuol venire? Digli che io gli sarò suddito fedele!”. Arrivato l'ultimo giorno stabilito, Padre Carmelo incontrò Padre Pio nel corridoio del primo piano. Appena il Santo lo vide, gli corse incontro presso la cella n. 5, e quando Padre Carmelo si inginocchiò per baciargli la mano, egli lo sollevò e lo abbracciò tutto sorridente, “come la mamma che rivede il suo figliolo”. In quel momento, Padre Pio, intuendo lo stato d'animo depresso di Padre Carmelo, gli rivolse queste precise parole: “Coraggio! Saremo felici insieme”. E, dovendo poi andare, aggiunse: “Permette che vada a firmare i vaglia?”. Quel “permesso” fu per Padre Carmelo “come una stilettata al [suo] cuore”, rivelando l'umiltà straordinaria di Padre Pio.

Padre Carmelo ribadì a Padre Pio: “Padre, io sono venuto qui, non come suo Superiore, ma come suo figliolo: solo a questa condizione sono venuto… Voglio fare quello che lei mi dirà e non altro. Come Superiore però la prego di una cosa sola, di dirmi sempre quello che le fa piacere o dispiacere: è questa la grazia che le chiedo”. Padre Pio rispose: “Ma sì, figlio mio, statti tranquillo, statti tranquillo!”.

Un'altra sera, lunedì 9 novembre, Padre Carmelo disse a Padre Pio in cella: “Padre, io non posso proprio acconsentire che i secolari spazzino la sua cella. Non mi va!… Non mi va!… Ci sono tanti frati in convento!… Ci sono io!…”. E Padre Pio replicò: “Ogni tanto, ora il Dottor Sanguinetti, ora l’assistente mi cambia le lenzuola e niente più! La cella la spazzo da me, ed a volte viene il frate”. Alla proposta di Padre Carmelo di occuparsene personalmente, Padre Pio lo guardò fisso e esclamò: “Senti, che un frate debba… servirmi, questo non posso sopportarlo assolutamente!… Che vuoi! Io son fatto così…”.

Padre Pio aggiunse: “E poi, senti: un’altra cosa non posso sopportare, assolutamente, ed è questa: se debbo fare io un rimprovero ad un altro, sono sempre pronto, ma vederlo fare da un altro, no, non posso soffrirlo! Così vedere un altro umiliato e mortificato è per me insopportabile”. Egli confidò anche a Padre Carmelo: “Senti - riprese egli - quando devi fare un rimprovero in pubblico refettorio (avevo rimproverato un santo fraticello), per favore, dimmi di venire dopo. Oggi, poi, nel vedere quei due giovani mangiare inginocchiati a terra, non ne potevo più!… Ho ancora il cibo nello stomaco!… Quello che ho mangiato l’ho ancora qui! Lo comprendo che è una cosa strana eppure non mi so vincere!…”. Padre Carmelo tentò di giustificarsi, spiegando che era per gli esercizi spirituali, ma Padre Pio rispose: “Vedi come sono sciocco! Lo comprendo, tu devi fare così, ma il cuore non mi regge. Io comprendo che durante gli esercizi spirituali i giovani devono fare quella mortificazione, eppure non posso vedere che la facciano!”. Questo rivelava una tenerezza profonda nascosta sotto una “corteccia, a volte dura”.

Il Discernimento nella Confessione: L'Assoluzione Negata

Un giorno, Padre Carmelo affrontò con Padre Pio la questione dell'assoluzione negata a penitenti. Padre Pio spiegò: “Senti, figlio mio, io uso questo sistema con determinate anime (le recidive), per dare ad esse una scossa, perché, specie per certi peccati, si passa facilmente dalla confessione al peccato e dal peccato alla confessione: si pecca e ci si confessa e si è assolti, si ritorna a peccare, a confessarsi e ad essere assolti… una routine, un’abitudine… Ora l’anima che non riceve l’assoluzione, subisce un trauma spirituale: questo un motivo. Secondo: - continuò il Padre - si sprona l’anima a mettersi sul serio sulla via retta e a cominciare una buona volta a usare tutti i mezzi per la sua redenzione”. Egli considerava che, anche se il penitente potesse non tornare, fosse meglio fargli conoscere di essere in disgrazia di Dio, piuttosto che abituarlo a confessioni potenzialmente sacrileghe. In questo modo, Padre Pio poneva l'anima di fronte alla sua responsabilità, alla scelta tra Dio e il demonio, tra la grazia e il peccato, anticipando la perdita del senso del peccato di cui avrebbe parlato Pio XII.

Ritratto di Padre Pio in confessionale con un penitente inginocchiato

Vita Quotidiana e Devozione

La vita quotidiana di Padre Pio era intrisa di profonda devozione. Padre Carmelo raccontò di aver chiesto a Padre Pio una delle sue coroncine indulgenziate, e Padre Pio, dopo aver saputo che era per lui, rispose: “Allora c’è; sì, sì ci sta!”.

Un episodio significativo fu quando, il 14 novembre 1953, Padre Pio chiamò Padre Carmelo alle 18:30 per andare a benedire la casa di una certa Pia, avventura svolta in gran segreto e con condizioni meteorologiche avverse. Lì, Padre Pio benedisse la casa e si intrattenne con i familiari, specialmente con i bambini.

La sua incredibile vita di preghiera fu rivelata una sera quando, trovandolo quasi pronto per coricarsi, Padre Carmelo gli chiese: “Padre, per favore, quanti rosari ha detto oggi?”. Ed egli rispose: “Beh, al mio Superiore devo dire la verità: ne ho detti 34”. Aggiungendo altri due rosari prima di dormire, si arrivava a un totale di 36 rosari in un solo giorno. In un altro contesto, Padre Pio espresse il suo forte apprezzamento per i Gruppi di Preghiera, affermando: “Saremmo Sciocchi, se ce li facessimo scappare. Sono una grande forza!”.

Nonostante la sua forza spirituale, Padre Pio soffriva enormemente. Padre Carmelo testimoniò che il Padre, in un periodo di grande prostrazione, gli confidò: “Mi sento rotto da capo ai piedi… da quella sera che mi portasti quella notizia… ho sentito una prostrazione di forze, come quando avvenne il terremoto. La stessa cosa ora: io non mi reggo in piedi”. Verso la fine di questo difficile colloquio, Padre Pio commosse Padre Carmelo chiedendogli: “Raccomandami alla Madonna!”.

In un'altra occasione, Padre Carmelo disse a Padre Pio, malato: “Padre, io prego tanto per la sua guarigione!”. Padre Pio rispose: “Voi lo potete fare, io no! Perché ho degli impegni innanzi a Dio, perciò faccia come Gli piace!”. Questa frase evidenziava la sua totale offerta a Dio.

Il 25 ottobre 1954, Padre Carmelo chiese il permesso di pulire la cella di Padre Pio. Egli inizialmente si oppose al "permesso" come superiore, ma accettò quando Padre Carmelo riformulò la richiesta come "figlio spirituale". Infine, prima di partire per un convegno, Padre Carmelo chiese a Padre Pio se lo avrebbe visitato in sogno, sapendo che Padre Pio visitava molte persone in questo modo. Padre Pio rispose: “Perché venire a svegliarti? basta vegliarti, basta vegliarti!”, e poi: “Sì, però la mamma veglia sul figlioletto, non lo sveglia quando dorme! E se poi vengo e tu non te ne accorgi?”. Padre Carmelo insistette: “Lei mi svegli e si faccia sentire!”, e Padre Pio acconsentì: “E va bene!”.

Padre Pio e le opere sociali.

Padre Pio Direttore Spirituale e la Fraternità del Terz'Ordine Francescano

L'Inizio e lo Sviluppo dell'Attività

Padre Pio è stato per molti anni un infaticabile direttore della fraternità del Terz'Ordine Francescano di San Giovanni Rotondo. I registri degli iscritti attestano l'inizio di questa sua attività a domenica 11 marzo del 1917, quando ricevette sei terziarie. Tuttavia, l'inizio effettivo potrebbe essere antecedente, data la necessità di una preparazione adeguata per i candidati che assumevano impegni morali seri. È certo che dall'11 maggio 1917, la firma di Padre Pio ricorre spesso sui registri, rivelando un intenso ministero sacerdotale in questo settore.

Questa attività fu esercitata ininterrottamente per oltre 12 anni, fino al 19 maggio 1929, domenica di Pentecoste, quando Padre Pio vestì tre terziarie con l'abito della Penitenza di San Francesco. Successivamente, ci fu un lungo periodo di pausa, le cui cause sono da ricercare nelle “tempestose vicende della tormentata vita” del frate stigmatizzato, inclusa la segregazione degli anni 1931-1933, che lo isolò completamente non solo dai terziari, ma anche dai figli spirituali e da tutti i fedeli.

L'attività riprese saltuariamente negli anni 1950-1955, per poi riesplodere nel periodo che va dall'8 dicembre 1956 all'11 marzo 1959. Riasunse un ritmo saltuario negli anni 1961-1964, per spegnersi negli ultimi quattro anni precedenti la sua morte (1965-1968).

Gli Insegnamenti per i Terziari

Gli argomenti trattati da Padre Pio nelle conferenze tenute alle anime che volevano militare tra le file del Terz'Ordine della Penitenza sono stati tramandati dalle relazioni di alcune sue figlie spirituali. L'insegnante Nina Campanile, vestita come terziaria francescana da Padre Pio l'11 marzo 1917, scrive nelle sue memorie: “Ci spiegò prima i principali mezzi di perfezione cristiana è cioè: la scelta di un santo e dotto direttore, la frequenza dei Santi Sacramenti, la meditazione, la lettura spirituale. Spiegava l’argomento e l’avvalorava sempre con esempi estratti dalla Sacra Scrittura, della vita dei santi”.

L'insegnante Maria Pompilio, divenuta terziaria per mano di Padre Pio l'8 dicembre 1918, ricorda con nostalgia: “parecchie di noi sorelle spirituali ogni giorno si andava a trovare il padre, e, riunita nella foresteria, egli ci parlava modestamente or delle virtù, or dei vizi delle debolezze da combattere e spesso delle parabole del Santo Vangelo. Noi pendevamo dal suo labbro e tutte domandavamo spiegazioni e consigli spirituali”.

Testimonianze di Vocazione nel Terz'Ordine

Un esempio significativo è la storia di Maria. Desiderosa di farsi religiosa in una congregazione francescana, chiese consiglio a Padre Pio, il quale le rispose in modo subitaneo e inequivocabile: “Il convento non è per te: iscriviti al Terz'Ordine!”. Maria vestì il saio francescano, ricevendolo dalle mani dello stesso Padre Pio il 24 agosto 1924, e il 6 settembre dell'anno seguente fu ammessa alla professione col nome di Suor Pia. Indossò il saio francescano fino alla morte, vivendo perfettamente i consigli evangelici e facendosi costruire nel 1925 una casa vicino al Convento di Santa Maria delle Grazie per essere più vicina al suo padre spirituale.

Incontro di Padre Pio con un gruppo di terziari francescani, foto d'epoca

L'Eredità di Padre Pio: Opere e Spiritualità per i Secolari

Casa Sollievo della Sofferenza e il Terz'Ordine

Il 25 agosto 1954 segnò l'erezione del Terz'Ordine della Casa Sollievo della Sofferenza. Di ritorno da Roma, il giorno dopo, Padre Carmelo raccontò il fatto a Padre Pio, che mostrò una gioia immensa nel leggere il decreto, compiacendosi della sua nomina a Direttore ed esclamando: “Per la masseria, si fa sul serio!… Dopo sette anni di lavoro ci siamo!”.

Il 7 dicembre 1955, questa data è significativa nella storia che lega Casa Sollievo della Sofferenza a Padre Pio, poiché il Padre Generale dell’Ordine dei Cappuccini, fr. Benigno da Sant’Ilario Milanese, si recò a San Giovanni Rotondo per procedere ufficialmente all’erezione del Terz’Ordine Francescano posto sotto l’invocazione e il patrocinio di Santa (probabilmente Maria).

I Gruppi di Preghiera

Padre Pio incoraggiò fortemente i Gruppi di Preghiera, considerandoli “una grande forza” per l'apostolato.

La Famiglia Spirituale dei Servi della Sofferenza

La Famiglia Spirituale dei Servi della Sofferenza fu fondata dal sacerdote diocesano don Pierino Galeone, seguendo il modello e l'ispirazione di Padre Pio. Questa Famiglia si ispira alle parole di S. Paolo: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col. 1, 24). La sofferenza, come insegnato e testimoniato da Gesù, è un valore redentivo. Giovanni Paolo II, nell'udienza particolare ai Servi della Sofferenza del 2 dicembre 2004, li esortò a seguire le orme di Padre Pio: “Siate apostoli, come lui, della preghiera e della sofferenza!”. Nel gennaio 2004, alcuni fedeli hanno espresso il desiderio di costituire un gruppo stabile per seguire più fedelmente questo carisma, impegnandosi a permeare il mondo di spirito evangelico con preghiera, penitenza, gioia e carità.

Schema organizzativo della Casa Sollievo della Sofferenza o del Terz'Ordine Francescano

La Secolarità Consacrata nel Contesto della Chiesa Contemporanea

Il Sacramento della Riconciliazione in un Mondo Secolarizzato

Il mondo attuale è “fortemente segnato dal processo di secolarizzazione che tende a cancellare Dio dall'orizzonte della vita e offusca un chiaro discernimento del bene e del male”. Questa situazione rende ancora più urgente il servizio degli amministratori della Misericordia Divina. I Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio, da cui trasmette Padre Pio TV da San Giovanni Rotondo, hanno promosso la Settimana internazionale della riconciliazione con il titolo “Il sacramento della riconciliazione in un mondo secolarizzato”. Svoltasi dal 14 al 18 marzo 2011 a San Giovanni Rotondo, nel luogo dove visse il più noto confessore cappuccino, San Pio da Pietrelcina, l'iniziativa ha offerto un tempo di riflessione e formazione a presbiteri religiosi e secolari, in lingua italiana, inglese o spagnola.

L'Importanza degli Istituti Secolari

La riflessione sulla secolarità e la consacrazione è di fondamentale importanza. A 75 anni dalla promulgazione del Motu proprio di Pio XII, Primo Feliciter, che il 12 marzo 1948 riconobbe gli Istituti secolari come una nuova forma di consacrazione, precisando e completando la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia, si è tenuto un convegno promosso dal vicariato per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi di Milano. L'Arcivescovo ha evidenziato come gli Istituti secolari siano “Laici capaci di scorgere Dio dentro le pieghe della storia, impegnati ad animarla dall’interno come lievito, capaci di valorizzare i germi di bene presenti nelle realtà terrene come preludio del Regno che viene”.

Monsignor Delpini ha sottolineato che “il costituirsi in Istituto secolare si deve intendere in funzione della consacrazione. La consacrazione, infatti, si può vivere in modi diversi… L’Istituto secolare si costituisce nella persuasione che la consacrazione a servizio del Regno che viene nella vita laicale chiede di essere alimentata dalla condivisione, dal confronto, dalla fraternità. La missione del laico consacrato non è per l’Istituto, ma l’Istituto è per il laico consacrato”. Ha ricordato il clima di entusiasmo per il fiorire degli Istituti secolari che si respirava con il Motu proprio e i discorsi di Paolo VI. Tuttavia, celebrando il 75° di Primo Feliciter, si percepisce un velo di scoraggiamento per la mancanza di vocazioni giovanili e l'età avanzata dei consacrati.

Nonostante ciò, Papa Francesco, nell’udienza del 22 aprile scorso, ha ribadito una visione di speranza: “Si è formato un tragico divorzio tra fede e vita vissuta, ma la Chiesa è ancora capace di verdeggiare, ad esempio, con gli Istituti secolari”. Ha inoltre affermato che “La consacrazione secolare è una vocazione, e una vocazione esigente. L’approvazione degli Istituti secolari da parte di Pio XII con la Provida Mater Ecclesia è stata una scelta rivoluzionaria nella Chiesa, un segno profetico”.

La Famiglia Francescana Secolare della cittadina garganica ha promosso una serie di incontri verso il centenario dell'arrivo di San Pio a San Giovanni Rotondo. Questi appuntamenti, aperti a tutti i fedeli, ma in modo particolare ai francescani secolari, ai devoti di San Pio e agli appassionati della spiritualità francescana, includevano temi come "Il Vangelo per una vita veramente Francescana" e "Laici e profezia francescana nella pastorale di Padre Pio", a testimonianza della continua rilevanza del carisma di Padre Pio per la vita secolare.

Infografica sulla storia e lo sviluppo degli Istituti Secolari nella Chiesa Cattolica

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