Sebastiano Isaia: Quando il Capitalismo Supera la Fantasia

Questo articolo affronta, in modo sintetico, la questione della primazia del capitalismo sulla politica, analizzando critiche a celebri studi economici e a fenomeni sociali contemporanei, inclusa la politica populista.

La Critica all'Impostazione di Piketty e la Primazia del Capitale

Grafico che mostra la relazione tra rendimento del capitale e tasso di crescita economica.

Il problema principale dell’impostazione di Thomas Piketty, secondo quanto emerge, è la sua pretesa che il funzionamento del modo di produzione capitalistico possa essere sottomesso alla politica. Paradossalmente, solo gli antiliberisti ideologici hanno continuato a dare credito alle teorie dogmaticamente liberiste, attribuendo alla loro maligna influenza sui governi i problemi che minano la convivenza civile basata sul Patto sociale.

Piketty e il "Capitale nel XXI Secolo"

Thomas Piketty, nel suo celebre studio "Il Capitale nel XXI secolo", scrive: «La crescita moderna e la diffusione delle conoscenze hanno permesso di evitare l’apocalisse marxista, ma non hanno modificato le strutture profonde del capitalismo e delle disuguaglianze». Viene messa in discussione la locuzione «apocalisse marxista» e ci si interroga su quando la democrazia e il cosiddetto «interesse generale» abbiano avuto «il controllo del capitalismo e degli interessi privati».

L’economista francese, come ogni intellettuale borghese, crede ancora alla primazia del politico sull’economico, che secondo lui avrebbe caratterizzato i mitici «Trente glorieuse» (1945-1975). Per Piketty, salvare il “lato buono” del Capitalismo (democrazia, diffusione delle conoscenze e delle competenze) e contrastare il suo lato cattivo, «potenzialmente minaccioso per le nostre società democratiche e per i valori di giustizia sociale sui quali esse si fondano», è una questione di «volontà politica» attraverso misure economiche che colpiscono la rendita finanziaria.

Il Concetto di "Interesse Generale" e la Critica a Marx

L'evocato «interesse generale» viene descritto come il più classico dei concetti borghesi, volto a nascondere il dominio degli interessi delle classi al Potere e a depotenziare l’antagonismo di classe attraverso l’individuazione di supposti valori comuni. L’essenza ultrareazionaria di tale concetto emerge nei momenti di acuta crisi economica, quando tutti gli interessi privati sono subordinati alla salute dell’economia, cioè del Capitale.

Piketty apre il suo libro con una citazione della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789: «Le distinzioni sociali non possono fondarsi che sull’utilità comune», e conclude che le attuali «disuguaglianze smisurate non sono di alcuna “utilità comune”». La sua «utopia» è una società con disuguaglianze misurate. Viene evidenziato quanto Piketty abbia compreso poco Marx, citando il passaggio in cui sostiene che Marx «ha del tutto trascurato l’eventualità di un progresso tecnico durevole e di un costante aumento della produttività», tesi giudicata infondata alla luce dei concetti marxiani di plusvalore relativo e di composizione organica del capitale. Questa infondatezza porterebbe a dubitare dell'affermazione di Piketty di non aver letto "Il Capitale".

La Concezione Volgare del Capitale

La concezione economica dell’economista francese è definita volgare, come testimonia la sua citazione: «In tutte le civiltà, il capitale svolge due grandi funzioni economiche. […] Storicamente, le prime forme di accumulazione capitalistica sembrano riguardare sia gli utensili (selce ecc.) sia rudimentali tipi di abitazione (grotte, tende, capanne, ecc.), prima di passare a forme sempre più sofisticate di capitale industriale e di investimento, e a soluzione abitative più sviluppate». Questa visione del capitalismo eterno contrasta con la critica di Marx, che evidenziava la natura storicamente peculiare del Capitalismo, i cui rapporti sociali di dominio e sfruttamento vengono trasformati in categorie eterne dall'economia politica volgare. Il Capitale, per Piketty, è uno strumento al servizio degli uomini, ai quali spetta la responsabilità del suo uso.

La Globalizzazione e le Nuove Forme di Populismo

Mappa del mondo con frecce che indicano i flussi della globalizzazione economica.

La tesi centrale di Piketty, che lega la crescita della disuguaglianza sociale al fatto che il rendimento del capitale è stabilmente superiore al tasso di crescita, non brilla per originalità e non spiega la causa strutturale del fenomeno. La sua analisi si concentra sulla distribuzione del reddito, tralasciando il rapporto con il processo di produzione della ricchezza sociale capitalistica, ripetendo «litanìe keynesiane già digerite e defecate dalla storia».

Già all'inizio del XX secolo, il partito liberale inglese sosteneva la necessità di limitati interventi dello Stato nell'economia, dimostrando che la prassi capitalistica non dava più peso al mito del laissez-faire. Paradossalmente, solo gli antiliberisti ideologici hanno continuato a dare credito alle teorie liberiste, attribuendo a esse le "magagne" che minano la convivenza civile. Ciò accade quando si coltiva l'idea che la realtà debba adeguarsi alle teorie politiche ed economiche, e non viceversa.

Il Fenomeno Salvini e la "Fabbrica della Paura"

Salvini viene descritto come un eccellente «imprenditore della paura». Sebbene i quotidiani progressisti lo definiscano una «vergogna dell’Italia» o «europea», l'autore, da internazionalista anticapitalista, non prova tale vergogna, ma piuttosto ripugnanza di classe verso il demagogo e frustrazione per l'inesistenza del proletariato come «classe per sé».

La globalizzazione capitalistica del XXI secolo ha posto i lavoratori in spietata concorrenza, con risultati disastrosi soprattutto in Occidente. Tuttavia, la «ricetta» anticapitalista non è la chiusura nazionale o la difesa del «prima gli italiani», ma la solidarietà e la lotta di classe, come nell'invito «Proletari di tutto il mondo, unitevi!». Si evidenzia la facilità di criticare il demagogo di turno, ma si invita a puntare i riflettori sulla «fabbrica della paura», ovvero la società che crea il mercato politico-elettorale della paura, della rabbia e dei pregiudizi, soprattutto nelle classi subalterne.

Populismo: la sfida e la risposta

La possibilità che alla fase democratica del regime segua quella fascista non sorprende. Le invettive contro il «capitalismo finanziario» da parte di figure come Fusaro sono ben accolte dai populisti, come già dimostrava l'atteggiamento di Bossi contro la globalizzazione negli anni Novanta. Oggi, Salvini si scaglia contro l'immigrazione e i prodotti asiatici, ma le sue posizioni sono radicate in contraddizioni sociali nazionali e nella competizione capitalistica mondiale.

Nazionalismo, Statalismo e la Borghesia Italiana

Le dichiarazioni di Fusaro sull'alto-basso, padrone-schiavo, e la Russia come unica resistenza all'imperialismo del dollaro, delineano un armamentario ideologico caro a fascisti, nazisti e stalinisti: nazionalismo, sovranismo, «nazionalsocialismo», statalismo, collaborazionismo di classe, corporativismo e difesa dei «ceti produttivi» contro la grande finanza. I leghisti predicano da decenni la collaborazione tra i «ceti produttivi», e in passato anche il PCI ha sostenuto l'alleanza contro la rendita finanziaria.

La borghesia italiana è descritta come non liberale, sempre incline a usare la politica per ottenere favori. Oggi, i pentastellati, con il reddito di cittadinanza, cercano di crearsi un'area di consenso, ma senza una congiuntura economica favorevole o rendite, a differenza della Democrazia Cristiana del passato. Il Ministro delle Finanze Tria ha dichiarato che per il 2018 si interverrà solo su spese strutturali senza costi, a causa del vincolo dei mercati.

Geopolitica e Imperialismo: La Russia e l'ONU

Mappa politica che evidenzia le sfere di influenza globali.

I sovranisti, pur dichiarandosi solidali tra loro, sarebbero spinti dalla loro stessa ideologia a scontrarsi se al potere contemporaneamente. La Russia, secondo alcuni, è l'unica resistenza contro l'imperialismo del dollaro, ma ciò potrebbe indicare una preferenza per l'imperialismo del rublo o la "cinesizzazione" del mondo.

L'intellettuale russo Alexandr Dugin, le cui idee sono considerate ispiratrici delle politiche di Vladimir Putin, ha tenuto una serie di incontri in Italia, affiancato da figure come Diego Fusaro e Adriano Scianca di Casapound, a Roma presso la sede del movimento fascista. Questo evidenzia come il Capitale recuperi a suo vantaggio ciò che la politica scarta.

La Cina e la "Guerra alla Guerra" nel Golfo Persico

L'esplosione in una fabbrica di fuochi d'artificio in Cina sottolinea la natura capitalistica della società cinese. Il successo capitalistico della Cina è attribuito anche al regime che sfrutta e opprime la classe operaia, ma viene considerato assurdo definire "comunista" quel regime, dato che struttura e sovrastruttura si corrispondono perfettamente. Luciano Canfora definisce la realtà cinese come un gigantesco "nazionalsocialismo": capitalismo sotto controllo, ma in grado di generare profitti elevati, disciplina ferrea, militarizzazione delle masse, partito unico ideologizzato e massimo pragmatismo nel perseguire obiettivi di potenza.

L'invasione dell'Iraq del Kuwait nel 1990 e la conseguente Prima guerra del Golfo sono analizzate attraverso l'opuscolo "Guerra alla guerra. Crisi del Golfo e ruolo dei comunisti". L'opuscolo criticava la "simpatia" del "popolo della sinistra" per il governo francese e il "servilismo" verso l'Unione Sovietica di Gorbaciov, accusando quest'ultima di essere una potenza imperialista nonostante le difficoltà economiche. La perestrojka viene vista come un tentativo disperato di salvare lo stato sovietico in crisi.

Il Ruolo dell'ONU e le Illusioni Pacifiste

La parola d'ordine del "popolo della sinistra" all'inizio della crisi del Golfo era «Tutto il potere all’ONU!», nella prospettiva di un «Governo Mondiale». Tuttavia, viene sottolineato che l'ONU non ha impedito la guerra, e il diritto di veto è di esclusiva pertinenza delle potenze imperialiste vittoriose nella Seconda guerra mondiale. I comunisti autentici hanno sempre considerato gli organismi politici internazionali (tranne quelli organizzati dai proletari) alla stregua di «covi di briganti».

L'embargo economico, lungi dall'essere uno strumento non-violento, è considerato una misura violenta e parte del conflitto armato. L'invasione del Kuwait è qualificata come aggressione imperialista, ma la "punizione" non deve essere demandata ad altri Stati imperialisti o all'ONU, bensì al proletariato iracheno e internazionale. La diplomazia non è estranea al conflitto armato, e la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Si invita a non vendere illusioni pacifiste.

tags: #sebastiano #isaia #quandoil #capitalismo #supera #la