La sessualità, in particolare quella delle persone consacrate, è un argomento che spesso rimane nel silenzio, ma che genera curiosità e riflessione. Il percorso di chi sceglie la vita religiosa implica la rinuncia ai voti, ma la natura umana, con le sue complessità e desideri, può manifestarsi in modi inaspettati, portando a un vero e proprio "risveglio sessuale" per coloro che decidono di tornare a una vita laica. Questo tema tocca aspetti linguistici, canonici, psicologici e sociali, offrendo spunti di profonda analisi.

Terminologia e Percorso di Abbandono dei Voti
Il Linguaggio Comune e Canonico
Nel linguaggio comune, esistono diverse espressioni per indicare chi rinuncia ai voti religiosi e torna a una vita laica. Per i preti si usa spesso il termine "spretarsi", sebbene il verbo "pretare" non esista o sia poco usato. Allo stesso modo, per i frati si parla di "sfratarsi". Quando si tratta delle suore, le espressioni proposte includono "dissuorarsi" o "smonacarsi". Tuttavia, in italiano, si preferisce generalmente l'espressione più neutra e formale "rinunciare ai voti" o riferirsi a "prete spretato" o "monaca smonacata".
La condizione di chi ha rinunciato ai voti, sia esso un prete spretato, un frate sfratato o una monaca smonacata, può essere vista come particolarmente delicata. È come "uscir di galera, anzi peggio perché in galera almeno una identità, sia pur offesa, rimane". Questo sottolinea la profonda trasformazione e la perdita di identità che può comportare l'abbandono di una vita consacrata, specialmente per chi aveva creduto profondamente nella propria vocazione. Diverso è il caso di coloro che non hanno mai avuto una vera vocazione e sono stati "pretati" dalle famiglie o dalla necessità.
Accesso ai Sacramenti Post-Voti
Una domanda frequente riguarda la possibilità per i religiosi che ritornano al secolo di continuare a ricevere la comunione o altri sacramenti. La risposta è affermativa, a condizione che il processo di ritorno al secolo sia avvenuto seguendo la prassi prevista dal codice di procedura canonica e che la persona rimanga credente. In questo caso, hanno accesso a tutti gli altri sacramenti, ad eccezione dell'Ordine sacro per ovvi motivi.
Il Codice di Diritto Canonico stabilisce nel Can. 290 che "La sacra ordinazione, una volta validamente ricevuta, non diviene mai nulla." Questo significa che il sacramento dell'Ordine rimane perfettamente valido e operante; un prete "spretato" può comunque consacrare le Ostie o amministrare la Confessione. Tuttavia, è possibile ottenere una speciale dispensa che permette a un prete di sposarsi e condurre una vita laica. Questa procedura non annulla il sacramento dell'Ordine, ma ne sospende gli effetti ministeriali pubblici.
Per quanto riguarda il battesimo, non può essere annullato. Anche coloro che apostasiano e chiedono di essere cancellati dagli elenchi dei battezzati non ottengono una cancellazione effettiva per la Chiesa, ma una registrazione della loro richiesta. Il battesimo è considerato un sacramento che dona una nuova vita e, così come non si può negare la propria nascita terrena, non si possono negare le cause del battesimo, pur potendo rinunciare ai suoi effetti (come l'appartenenza alla Chiesa).
La Sessualità delle Religiose: Tra Fiction e Realtà
Rappresentazioni Culturali della Sessualità Monastica
La sessualità delle suore è stata oggetto di varie rappresentazioni culturali. Ad esempio, nel film "Il piacere è tutto mio", la protagonista Nancy Stokes, un'insegnante di religione in pensione, rivela di non aver mai avuto un orgasmo e con imbarazzo afferma: "Ci sono suore che hanno più esperienza sessuale di me... È imbarazzante...". Questa frase, seppur in un contesto di fiction, evidenzia come la percezione comune e l'esperienza individuale possano divergere, suggerendo che la vita monastica non è necessariamente sinonimo di assenza di sessualità o esperienza in questo ambito.
Il Risveglio Sessuale delle Ex-Religiose: Il Caso di Fran Fisher
Un esempio concreto e illuminante viene dalla storia di Suor Jane, oggi la dottoressa Fran Fisher, una "sessuologa" californiana. Cresciuta nello Yorkshire, in Gran Bretagna, Fran è entrata in un convento francescano nel Derbyshire a soli 18 anni. Dopo aver cresciuto due figli, la Fisher ha intrapreso un corso per diventare consulente sessuale, spinta dal desiderio di capire meglio la sessualità e riflettere sulla sua esperienza giovanile in convento.

Testimonianze e Ricerca
Le Origini: Da Suor Jane a Dottoressa Fisher
La dottoressa Fran Fisher ha condotto una vasta ricerca che ha portato alla pubblicazione del suo libro "In the Name of God, Why?". Le donne che ha intervistato per il suo studio hanno spesso raccontato di essere state allevate in severe famiglie cattoliche, molte con padri alcolizzati e non poche con storie di abuso fisico e/o sessuale. Molti padri, secondo le intervistate, descrivevano le donne in termini peggiorativi, mentre le madri vedevano il sesso come "pericoloso, sporco, vile, brutto e sporco". In questo contesto, il convento assumeva il fascino di un luogo dove le donne erano percepite come pure e misteriose, ma soprattutto era un luogo sicuro.
Nonostante la ricerca di sicurezza, la Fisher stessa divenne sempre più infelice durante la sua permanenza in convento, perdendo peso. Alla fine, decise di lasciare il convento un sabato mattina, mentre le altre sorelle erano a messa, ancora molto ingenua sul sesso. La sua esperienza, tuttavia, le ha permesso di comprendere un fenomeno più ampio: "Tutte coloro che hanno trascorso decenni in un convento hanno sempre avuto un risveglio sessuale".
Storie di Vita e Abusi
Nel suo libro, alcune delle donne descrivono relazioni sessuali di sfruttamento e disuguaglianza con i sacerdoti. Una di loro ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale per la prima volta all’età di 52 anni. Queste testimonianze rivelano la complessità delle dinamiche di potere e delle esperienze personali che possono celarsi dietro le mura dei conventi.
La dottoressa Fisher conclude che la vita conventuale, seppur inizialmente percepita come una fuga dalle difficoltà della vita, comporta "un tributo enorme in termini di ricaduta individuale, su tutta la linea". Questo mette in luce le profonde cicatrici che possono derivare da scelte di vita compiute in contesti di vulnerabilità o disinformazione riguardo alla propria sessualità e identità.
Il lavoro di professionisti come la dottoressa Giuliana Proietti, psicoterapeuta sessuologa con vasta esperienza nel trattamento di singoli e coppie, evidenzia l'importanza di affrontare apertamente questi temi, offrendo supporto e comprensione a chiunque intraprenda un percorso di riscoperta di sé e della propria sessualità.