L'Ave Maria di Schubert: Tra Liturgia, Storia e Significato

L'”Ave Maria” di Franz Schubert è uno dei brani più celebri e amati della musica classica, ma la sua storia e la sua collocazione all'interno della liturgia sono spesso oggetto di dibattito. Molte persone credono erroneamente che la Chiesa vieti l'esecuzione di questo canto durante le cerimonie religiose, in particolare i matrimoni, a causa di presunte origini profane o di un testo che non si riferirebbe alla Vergine Maria. Tuttavia, l'analisi dei documenti ufficiali e delle intenzioni del compositore rivela una realtà più complessa e sfumata.

Origini e Contesto della Composizione

Il Lied Originale: "Ellens dritter Gesang"

L'”Ave Maria” di Franz Schubert, uno dei brani più celebri e amati della musica classica, nasconde un’origine sorprendente: non fu originariamente concepita come musica sacra. La sua storia inizia nel 1810, quando Sir Walter Scott scrisse “The Lady of the Lake” (La donna del lago), un lungo poema epico ispirato alle saghe scozzesi. Nel racconto, l'eroina Ellen Douglas, per sfuggire ai pericoli, si nasconde in una grotta e prega cantando "Hymn to the Virgin", un inno alla Vergine (canto 3, stanza 29 del poema).

Philip Adam Storck tradusse il poema in tedesco, pubblicandolo a Essen nel 1819. Questa traduzione divenne la base per il ciclo di sette Lieder (canzoni) di Schubert intitolato “Liederzyklus vom Fräulein vom See” (Ciclo di canzoni della Signora del Lago), composto nel 1825. L'anno successivo, il 1826, il ciclo fu ripubblicato con il titolo “Sieben Gesänge aus Walter Scotts Fräulein vom See” (Sette Lieder dalla Donna del Lago di Walter Scott) op. 52. L'inno alla Vergine di Scott diventò "Ellens dritter Gesang" ("Terza canzone di Ellen") all'interno di questa raccolta.

La dolce melodia del terzo Lied, supportata da un perfetto arpeggio al pianoforte, fu concepita per voce femminile. Tuttavia, divenne subito famosa ed apprezzata nell'interpretazione del baritono Johann Michael Vogl, grande amico di Schubert. Nessuna storia di amanti o altre situazioni scabrose che a volte vengono addotte come motivo del rifiuto verso questo brano; è invece l’invocazione di una ragazza per la salvezza di suo padre. Con il passare del tempo, il brano iniziò ad essere eseguito con le parole della preghiera latina Ave Maria.

Ritratto di Franz Schubert

Il Testo Originale di Schubert: "Hymne an die Jungfrau"

Il testo tradotto e musicato da Schubert è composto di tre strofe, un vero e proprio inno alla Vergine Maria, in cui Ellen chiede protezione e aiuto:

  • 1) «Ave Maria! Vergine dolce, esaudisci la preghiera di una vergine, da questa rupe aspra e selvaggia giunga fino a te la mia invocazione. Fino al mattino dormiremo sicuri, per quanto crudeli possano essere gli uomini. O Vergine, considera gli affanni di una vergine. O Madre, ascolta una figlia che ti invoca! Ave Maria!»
  • 2) «Ave Maria! Immacolata! Quando ci chiniamo su questa rupe per dormire, e la Tua protezione ci avvolge, la dura roccia diventa per noi morbida. Tu sorridi e un profumo di rosa sovrasta l’umido tanfo di questo crepaccio. O Madre, ascolta una figlia che ti supplica. O Vergine, una vergine ti chiama! Ave Maria!»
  • 3) «Ave Maria! Vergine pura! I demoni della terra e dell’aria, respinti dalla grazia del Tuo sguardo, non possono restare fra noi. Accettiamo in silenzio il nostro destino, perché assistiti dal Tuo santo conforto. Benevola chinati su questa vergine, verso la figlia che per il padre prega. Ave Maria! Ave Maria! Ave Maria!»

È evidente che il testo originale è una preghiera alla Vergine, smentendo le teorie secondo cui sarebbe dedicato a una prostituta o a una figura profana. La frase "Non è chiaro come si possa essere giunti a conclusioni tanto divergenti dal significato originale del lied, con un’origine così chiara e un testo più che palese" sottolinea la discordanza tra il significato reale e le interpretazioni errate.

La Religiosità di Franz Schubert

L’opera creativa di Franz Schubert fu influenzata, in tutto il corso della sua vita, da una pesante influenza religiosa, avviata dal padre e dall’organista e Kappellmeister della sua parrocchia che gli impartì le prime lezioni di musica. Tutta la sua esistenza è stata condizionata dalla religione, anche se spesso in maniera conflittuale, tanto che per lui occupava una posizione di rilievo rispetto alla ragione e alla conoscenza.

Le sue composizioni di carattere liturgico superano di gran lunga in quantità quelle scritte da Beethoven e quasi eguagliano quelle di Mozart. La religione fu una presenza costante nella vita di Schubert e il rapporto con la fede costituì un tema importante della sua vita creativa, tanto da fargli scrivere in un diario del 1824: "È con fede che l'uomo prima entra nel mondo. Essa viene di gran lunga prima che la ragione e la conoscenza, poiché per capire qualcosa bisogna prima credere in qualcosa. La ragione non è altro che fede analizzata". Curiosamente, di tanta ricchezza musicale oggi si conosce soprattutto un brano che non fu scritto come musica sacra: la famosissima Ave Maria.

La Questione Liturgica: Divieti e Interpretazioni

Posizioni Ufficiali della Chiesa

Il dibattito sull'utilizzo dell'Ave Maria di Schubert nelle celebrazioni liturgiche, in particolare nei matrimoni, ha radici profonde. In passato, la Sacra Congregazione ha interrogato 13 esperti (9 musicisti e 4 liturgisti) su scala internazionale riguardo all'idoneità di alcuni brani musicali, tra cui l'Ave Maria di Gounod e quella di Schubert, per l'uso liturgico. In generale, gli interpellati hanno espresso parere negativo, non per l’intrinseco valore artistico dei brani, ma perché ritenuti non adatti all’uso liturgico.

Un articolo apparso su una rivista a firma di una sigla con le sole iniziali S.B. riportò queste indicazioni, suscitando una aspra reazione dei vaticanisti e musicisti, in un periodo caldo della riforma liturgica. La Congregazione fu costretta a una rettifica nel numero 69 del 1972, chiarendo che le indicazioni volevano "offrire elementi per un orientamento generale sul problema, senza introdurre divieti di alcun genere". Quindi, non si trattava di una proibizione ufficiale, ma di una nota di redazione.

A norma degli articoli 39 e 119 della Costituzione liturgica e del n. 30 della presentazione al rito del Matrimonio, è scritto che "I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della chiesa, in modo particolare si dia importanza al canto del salmo responsoriale nella liturgia della Parola. Quello che è detto dei canti vale anche riguardo alla scelta di tutto il programma musicale". Alle pagine 253-264 il rito prevede alcune melodie per i vari momenti rituali del matrimonio. Inoltre, singoli vescovi di alcune diocesi italiane sono intervenuti con documenti relativi alla celebrazione del matrimonio in chiesa, specificando anche comportamenti e ruoli dei vari addetti e indicando alcune norme circa i canti da preferire o escludere per il rito.

Motivazioni del "Divieto" e Consigli per gli Sposi

Oggi, l’Ave Maria di Schubert trova più difficilmente collocazione nelle liturgie dove non è sempre tollerata non per la sua origine "profana" (come spesso si crede erroneamente), ma per motivi più strettamente liturgici, in quanto l'invocazione alla Vergine non rientra nelle tematiche del sacrificio eucaristico. L'Ave Maria non andrebbe quindi cantata né all'Offertorio né alla Comunione semplicemente perché è una preghiera non adatta alla circostanza.

I liturgisti sconsigliano di inserirla nella Messa perché non ha una relazione specifica con i momenti della celebrazione, preferendo brani scritti appositamente per la liturgia e che possano essere cantati dall’assemblea. Recenti norme del vicariato hanno vietato l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert (la più celebre) in quanto il testo non è liturgico. Non vi è altro motivo. Tuttavia, si può benissimo cantare al momento delle firme, al termine della Messa, come omaggio alla Madonna. Questo è un compromesso che molti sacerdoti accettano, permettendo agli sposi di includere un brano così significativo per loro senza compromettere l'integrità liturgica della Messa.

Si sostiene e si scrive che sono brani proibiti; ma da chi e in quale documento ufficiale della chiesa universale o italiana? L’unico motivo da addurre è la non pertinenza rituale di tali canti se eseguiti in momenti non adatti. Cantare l’Ave Maria all’offertorio o alla comunione, non risponde a una scelta pertinente. Ma eseguirla durante le firme, come omaggio alla Madonna, per quale motivo non dovrebbe essere consentito?

Letizia - Ave Maria (Schubert) matrimonio in chiesa

Il Comportamento dei Musicisti e dei Sacerdoti

Il discorso canti e musiche va inquadrato nel discorso più ampio del sacramento e del rito che viene preparato e celebrato. Non si possono dimenticare le attese e le aspettative di sposi, genitori, parenti e amici. Le due soluzioni estreme, ovvero "niente strumenti, cantanti solisti e violini vari, ma soltanto l’organo" e "tutto è permesso e la chiesa viene trasformata in un set televisivo di dubbio gusto", vanno evitate.

Per risolvere le questioni, bisogna partire dal rito, dalla celebrazione, dalla liturgia e formare con catechesi opportune, durante la preparazione, gli sposi e i parenti. Il problema arduo è la presenza dei musicisti: organista, violinista, cantante, coro, quartetto d’archi, arpa. Dire subito «no, in questa chiesa si suona solo l’organo», diventa una soluzione semplicistica e immotivata sotto l’aspetto liturgico, pastorale, musicale, canonico.

Durante le messe domenicali o durante alcune ordinazioni, anche noi utilizziamo vari strumenti, mettiamo in campo varie ministerialità e professionalità; il tutto senza alcuno scandalo, anzi con la certezza di preparare una vera celebrazione solenne e partecipata, dove ciascuno svolge il proprio compito a servizio di tutta l’assemblea. Perché non si potrebbe gestire alla stessa maniera anche una messa di matrimonio?

Le diocesi dovrebbero organizzare corsi di preparazione per i musicisti dei matrimoni e spiegare quali sono i canti indispensabili e richiesti dal rito (acclamazioni, salmo responsoriale, alleluia, canti rituali e processionali).

Confronto con Altre "Ave Maria"

L’altra Ave Maria celebre è stata composta da Gounod nel 1859, che scrisse per violino una melodia, utilizzando come accompagnamento pianistico il primo Preludio dal Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. Anche questa è spesso oggetto di discussione nelle cerimonie nuziali.

L'Ave Maria di Franz Schubert si inserisce in una lunga tradizione di inni dedicati alla Vergine Maria. Numerosi compositori hanno musicato questi testi, creando una vasta gamma di inni mariani che spaziano dal canto gregoriano medievale alle composizioni contemporanee. La ricchezza della musica sacra dedicata alla Madonna è vasta e variegata, e l'opera di Schubert ne è un esempio lampante, sebbene con una genesi particolare.

Coro che canta l'Ave Maria

L'”Ave Maria” di Schubert nella Cultura Popolare

Oggi, l’Ave Maria di Schubert è una delle composizioni “classiche” più conosciute. Viene cantata (sia con il testo in latino che in varie lingue moderne) e suonata da artisti di ogni estrazione e tendenza: indimenticabile, ad esempio, l’esecuzione del Maestro Pavarotti. La sua melodia è diventata un segno sonoro e simbolo del matrimonio cristiano, nonostante le controversie liturgiche.

A Napoli, ad esempio, esiste una versione modificata dell'Ave Maria di Schubert, che mantiene la musica ma con un testo differente, più esplicitamente legato alla figura della sposa e della preghiera a Maria in questo contesto:

AVE MARIA, MADRE DI GRAZIA VIENI A ME, TU MADRE SANTA... MADRE MIA CHE ACCOGLI IGNORA TANTI CUORI IN PREGHIERA, NON NEFARE QUEST'OGGI A CHI HA TANTO PECCATO, TREGUA AL SUO DOLORE. UN GIGLIO È SULL'ALTARE INNANZI A TE E A TE QUELL'INNOCENZA CERCA PIETÀ, CELESTE MADRE SEI E OGNUNO ATTENDE LA PACE CHE SOLO TU PUOI DONAR.. AVE MARIA ...!!

Questa versione è una preghiera a Maria per la sposa (il giglio infatti credo sia la sposa vestita di bianco innocenza) e dimostra come la musica di Schubert abbia ispirato adattamenti e reinterpretazioni per rispondere a specifiche esigenze devozionali e culturali.

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