Scegliete Oggi Chi Volete Servire: La Scelta Decisiva nella Fede

Il Libro di Giosuè si conclude con la morte del suo condottiero, in modo simile a come Genesi si chiude con la morte di Giacobbe e Giuseppe, e il Deuteronomio con quella di Mosè. Non ci sorprende dunque che la morte di Giosuè sigilli questo libro. Tuttavia, prima di congedarsi, Giosuè rivolge al popolo d’Israele un ultimo, solenne discorso, riportato nel capitolo 24, che costituisce un appello fondamentale alla fedeltà e alla scelta.

illustrazione biblica di Giosuè che parla al popolo

Il Contesto del Discorso Finale di Giosuè

Molto tempo dopo che il Signore ebbe dato riposo a Israele liberandolo da tutti i nemici che lo circondavano, Giosuè, ormai vecchio e molto avanti negli anni (Giosuè 23:1), radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem. Convocò gli anziani, i capi, i giudici e gli ufficiali del popolo, i quali si presentarono davanti a Dio (Giosuè 24:1-2). In questo momento, Israele è ormai in possesso del paese promesso dal Signore ai patriarchi. Tanti anni sono passati dalla prima conquista, la città di Gerico, e l’eredità delle dodici tribù d’Israele adesso si spande su tutto il territorio. Giosuè dunque tiene il discorso del capitolo 24 nel momento in cui sa di avvicinarsi anche lui alla morte. Israele si trova nel “già e non ancora” dell’adempimento della promessa del Signore, e Giosuè si adopera nel tempo che gli rimane per esortare il popolo a stare sempre fedele al Signore e a portare a compimento la sua vocazione di santificare il paese di Canaan.

La Memoria della Redenzione: Il "Credo" di Israele

Il discorso non inizia con un comandamento, ma con la storia della redenzione di Israele. Questa storia serve per definire l’identità del popolo, proclamando: “questa è la nostra storia, e questo dunque siamo noi”. Nella Bibbia, la memoria è fondamentale alla pietà. Giosuè disse a tutto il popolo: «Così parla il Signore, il Dio d’Israele: “I vostri padri, come Tera padre di Abraamo e padre di Naor, abitarono anticamente di là dal fiume, e servirono gli altri dèi» (Giosuè 24:2).

Dall'Idolatria alla Fede: Il Significato di "Di là dal fiume"

La narrativa della redenzione d’Israele tocca tutte le tappe importanti: la chiamata di Abraamo, le vite di Isacco e di Giacobbe, la schiavitù dei loro discendenti in Egitto, la liberazione mediante Mosè, il vagabondaggio nel deserto e l’arrivo alla terra promessa. Nel raccontare questa storia, Giosuè evidenzia ciò che si può riassumere con la frase “di là dal fiume”. Egli si riferisce al fiume Giordano, che rappresenta il confine orientale della terra promessa, il confine che Israele ha attraversato per entrarvi e prenderne possesso. La frase “di là dal fiume” pertanto acquisisce un significato più che meramente geografico: indica la conversione d’Israele dall’idolatria alla fede nell’unico vero Dio e il passaggio attraverso le acque che la simboleggia, ovvero una prefigurazione del battesimo.

La frase è legata all’idea dell’idolatria: “I vostri padri [...] abitarono anticamente di là dal fiume, e servirono gli altri dèi” (v.2). Quando Dio dice subito dopo: “E io presi il padre vostro Abraamo di là dal fiume” (v.3), vuol dire che non solo lo chiamò dal suo paese, ma anche che lo salvò dall’idolatria alla quale era schiavo. La stessa frase, ripetendosi alla fine del discorso (v.14), costituisce l’esortazione alla generazione attuale di togliere “via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto”. Di là dal fiume Israele ha servito idoli e dèi falsi; ma ora in terra santa - il paese che Dio ha scelto e consacrato per il suo popolo eletto e redento - l’idolatria ne è totalmente esclusa.

In secondo luogo, il fiume Giordano, come il mar Rosso, simboleggia il passaggio di conversione d’Israele dagli idoli al Signore. L’immersione in queste acque rappresenta la purificazione dall’idolatria alla santità. Per arrivare in terra santa, come per uscire dall’Egitto, Israele è dovuto passare attraverso le acque, anche se in modo miracoloso, avendole il Signore divise in due. L’apostolo Paolo identifica questo come prefigurazione del battesimo in 1 Corinzi 10:1-2. Tuttavia, non sono le acque - né del fiume né del battesimo - ad effettuare la conversione e la purificazione del popolo di Dio. Molti, sia allora che oggi, passano per le acque ma i loro cuori rimangono invariati, fermamente legati a dèi falsi anziché al Signore.

Mappa del viaggio degli Israeliti dall'Egitto alla Terra Promessa, con evidenziati il Mar Rosso e il Giordano

La Prova della Fedeltà: La Chiamata alla Scelta

Giosuè ripercorre le tappe della redenzione di Israele, evidenziando l'intervento divino in ogni momento cruciale:

  • Il Signore prese il padre vostro Abraamo di là dal fiume, gli fece percorrere tutto il paese di Canaan, moltiplicò la sua discendenza e gli diede Isacco (Giosuè 24:3).
  • Poi mandò Mosè e Aaronne, e colpì l’Egitto con i prodigi, e dopo ciò, fece uscire il popolo (Giosuè 24:5-6).
  • Gli Egiziani inseguirono con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, ma il Signore li sommerse (Giosuè 24:6-7).
  • Condusse Israele nel paese degli Amorei, li sconfisse e diede il loro paese al popolo (Giosuè 24:8).
  • Israele passò il Giordano e arrivò a Gerico, e il Signore diede nelle loro mani gli abitanti e gli altri popoli (Giosuè 24:11).
  • Mandò davanti a Israele i calabroni che li scacciarono, non per la loro spada o il loro arco (Giosuè 24:12).

Dopo aver ricordato queste potenti opere di Dio, Giosuè rivolge al popolo l'esortazione cruciale: «Dunque temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il Signore. E se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore» (Giosuè 24:14-15).

Il popolo rispose: «Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché il Signore è il nostro Dio; è lui che ha fatto uscire noi e i nostri padri dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù, che ha fatto quei grandi miracoli davanti ai nostri occhi e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto, e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati; e il Signore ha scacciato davanti a noi tutti questi popoli, e gli Amorei che abitavano il paese. Anche noi serviremo il Signore, perché lui è il nostro Dio» (Giosuè 24:16-18).

Così Giosuè stabilì in quel giorno un patto con il popolo, e gli diede delle leggi e delle prescrizioni a Sichem. Poi Giosuè scrisse queste cose nel libro della legge di Dio; prese una gran pietra e la rizzò sotto la quercia che era presso il luogo consacrato al Signore (Giosuè 24:25-26). Questa pietra doveva servire come testimonianza per ricordare ai figli d’Israele l’alleanza che avevano fatto di servire il Signore.

illustrazione di Giosuè che innalza una pietra a Sichem

La Dura Verità: "Voi Non Potete Servire il Signore"

Dopo che il popolo dichiara il suo desiderio di servire il Signore, Giosuè rivolge parole sconvolgenti: «Voi non potete servire il Signore, perché egli è un Dio santo, è un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre ribellioni e i vostri peccati. Quando abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, egli si volterà contro di voi, vi farà del male e vi consumerà, dopo avervi fatto tanto bene» (Giosuè 24:19-20). Il popolo rispose: «No!» (Giosuè 24:21). Questo monito di Giosuè è una verità profonda: è vero, non possiamo servire il Signore in tutta integrità e fedeltà. Chi di noi mette Dio sempre al primo posto nella propria vita? Chi di noi ubbidisce perfettamente alla sua volontà? La risposta a questi interrogativi è palese: nessuno di noi ha mai servito, né servirà mai, il Signore senza mai ricadere nell’idolatria. Questa consapevolezza sottolinea la necessità di un aiuto esterno, di una grazia che ci permetta di superare la nostra intrinseca incapacità.

Il Vero Condottiero: Gesù, il Nostro Giosuè

Qual è dunque la soluzione affinché non ci troviamo sottoposti al giudizio di Dio? Essa è testimoniata negli ultimi versetti di Giosuè: “Israele servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè…” (Giosuè 24:31). Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì all’età di centodieci anni (Giosuè 24:29-30). Giosuè, il successore di Mosè, condottiero fedele del popolo, profeta di Dio e rappresentante d’Israele, è lui che ha guidato e garantito l’ubbidienza del popolo al Signore mentre era in vita. Giosuè dunque, come il resto della Bibbia, ci testimonia un altro “Giosuè”, che di solito chiamiamo “Gesù”, il nostro vero condottiero, profeta e rappresentante davanti a Dio.

Gesù è il “Yeshua” il cui nome non solo prefigura la salvezza di Dio ma la compie a favore di tutto il mondo. Gesù è anche il Giosuè che non muore mai, che dopo aver annullato il peccato sulla croce con la sua morte, è risuscitato a una vita indistruttibile che lo rende il Salvatore perfetto. L'epistola agli Ebrei ricorda che, mentre molti sacerdoti furono fatti tali in gran numero perché la morte impediva loro di durare, Cristo, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette (Ebrei 7:23-24).

Noi che in Cristo siamo stati liberati dall’Egitto del peccato, che in Cristo siamo passati attraverso le acque del battesimo confessando fede in lui, e che in Cristo siamo stati condotti nella terra santa del regno di Dio, siamo anche in Cristo resi capaci per mezzo dello Spirito di servire il Signore veramente con integrità e fedeltà. L’apostolo Paolo esorta: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà» (Romani 12:1-2).

Significato della preghiera nel nome di Gesù - parte 1

La Radicalità della Scelta: Dio o Mammona

Se “di là dal fiume” rappresenta chi eravamo prima e gli idoli che abbiamo servito in passato, la frase “scegliete oggi” (Giosuè 24:15) costituisce il nostro impegno nel presente, ora che siamo il popolo salvato e santo del Signore. Giosuè, e in realtà tutta la Bibbia, insiste su questo fatto: o serviamo idoli o serviamo il Signore. Non c’è una via di mezzo. L'evangelista Matteo ci obbliga a scegliere chi servire perché è convinto che «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona» (Matteo 6:24).

Scegliere di servire Dio è vivere nella sua casa e seguire i suoi ordini con la libertà di crescere e maturare, e scegliere di amarlo è un’esperienza che nasce dalla perfetta convinzione che lui provvederà ad ogni cosa di cui avremo bisogno. “Mammona” indica le sostanze di un uomo, i suoi averi: servire Mammona significa servire il denaro, e questo è rischioso perché significa essere dipendente dal denaro. La schiavitù del denaro ci obbliga sempre a vivere lavorando faticosamente, ma senza nessun giovamento alla vita personale e collettiva, perché non abbiamo altro scopo che quello di accumulare denaro. L’uomo servo di Mammona intende accumulare tutto nel suo granaio, ponendo il suo sguardo solo su di esso, perché è frutto del proprio lavoro. Il denaro non può essere considerato un padrone, ma l’uomo diventa suo servo quando gli è sottomesso, quando misura se stesso in base alla sua ricchezza.

Dobbiamo rivolgere ancora una volta lo sguardo a Dio e chiedere il suo aiuto, il suo perdono e il suo amore. Dobbiamo chiedergli la grazia di poter usare il denaro come mezzo per fare il bene, a servizio della vita, e non elevarlo a un idolo a discapito della vita propria e altrui. Gesù indica un primo atteggiamento da assumere come segno della fede, dell’adesione al Signore: «Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete». Questo atteggiamento non è certamente il più facile: sovente infatti siamo in ansia, abbiamo paura quando guardiamo al futuro, al domani, ma proprio in questa vita che passa ci è chiesto di aderire all’“oggi di Dio”, senza voler assicurarci il domani né possederlo: il domani è di Dio e non ci appartiene.

simboli che rappresentano Dio e Mammona, con una bilancia

L'Impegno Quotidiano e la Felicità Eterna

Questa pagina del Libro di Giosuè è un appello a tutti i credenti - anche a noi - per una decisione definitiva che sia vero impegno umano, scelta di fede consapevole e matura. La fede è una cosa seria, e non si può essere cristiani “a metà”: dentro sì e fuori no, in chiesa sì e non nella società. «Sceglietevi oggi chi servire» dice anche a noi Giosuè, invitandoci a deciderci per un cristianesimo di vita e non di sola pratica cultuale e rituale.

Scegliere di servire Dio in modo così radicale richiede rinunce chiare e definitive a quelli che sono i nostri idoli, i nostri compromessi e accomodamenti vari: non si può seguire Cristo se non in modo convinto, totale e definitivo. In merito agli effetti a lungo termine della scelta di servire il Signore, l’anziano Dale G. Renlund ha affermato che dobbiamo scegliere chi serviremo. La portata della nostra felicità eterna dipende dalla nostra scelta di seguire il Dio vivente e di unirci a Lui nella Sua opera. Scegliere di seguire il piano del Padre è l’unico modo in cui possiamo diventare eredi nel Suo regno. L'espressione scritturale chiave di Giosuè 24:15 è infatti: “scegliete oggi chi volete servire”.

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