La Casa dei Ceii, situata nell'insula 6 della Regio I di Pompei e affacciata sul Vicolo del Menandro, rappresenta uno dei rari e meglio conservati esempi di dimora antica di età tardo-sannitica. La sua storia, la peculiare architettura e le ricche decorazioni offrono una preziosa testimonianza della vita e dell'arte pompeiana prima dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. La domus si affaccia sul primo decumano a sud del decumano massimo (via dell’Abbondanza).

Origine e Storia della Domus
La Casa dei Ceii fu edificata alla fine del II secolo a.C., al termine del periodo sannitico. La sua costruzione è testimoniata dall'utilizzo di metodi architettonici classici di quella popolazione. Il suo nome deriva da una delle iscrizioni elettorali dipinte sulla facciata al momento dello scavo, inneggiante a L. Ceius.
All'inizio del I secolo d.C., quando l'abitazione presumibilmente apparteneva a Lucius Ceius Secundus, che fu edile nel 76 d.C. e duoviro nel 78 d.C., la domus subì una pesante ristrutturazione. Questo intervento portò al rifacimento di tutte le pitture interne in terzo stile. I lavori di ammodernamento, come la costruzione di un piano superiore e una scala, non erano ancora stati completati. Nello spazio sotto questa scala trovano posto undici lampade in terracotta e una in ferro, oltre che una lanterna bronzea. Tuttavia, il ritrovamento di oggetti di uso quotidiano ha confermato che l'abitazione era normalmente utilizzata quando, nel 79 d.C., venne seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli a seguito dell'eruzione del Vesuvio.
Casa dei Ceii
Architettura Esterna: La Facciata Sannitica
La casa, con un'estensione di duecentottantotto metri quadrati, presenta l'architettura delle tipiche abitazioni a schiera del quartiere. La sua facciata, dal carattere severo, permette di apprezzare uno dei rari esempi di dimora antica di età tardo-sannitica. Essa è caratterizzata da riquadri in stucco bianco e presenta elementi architettonici tipici dell'architettura sannitica. Tra questi spiccano le due lesene che inquadrano il portale d'ingresso, le quali terminano con capitelli cubici posti al di sopra degli stipiti della porta. Questi capitelli sorreggono un architrave con cornice dentellata, il tutto sormontato da una tettoia (ora restaurata). Il resto della facciata, nella quale si aprono due finestre, conserva la rifinitura a stucco disposta a finto opus quadratum. Al momento dello scavo, su di essa erano dipinte nove iscrizioni elettorali.

Gli Interni e le Loro Ricche Decorazioni
Le Fauces e l'Atrio
Superato il portale d'ingresso, di cui è stato possibile ricavare il calco in cemento a due battenti e con l'aggiunta di elementi in ferro originali, si accede alle fauces (o vestibolo). Le pareti delle fauces sono affrescate in terzo stile, con pannelli rossi su fondo bianco e una zona superiore bianca arricchita con raffigurazioni di elementi architettonici; anche il soffitto presenta degli affreschi. Il vestibolo termina con una seconda porta, stavolta a tre battenti, che affaccia sull’atrio a quattro colonne.
Il soffitto dell'atrio è formato da quattro fasce dipinte con ornamenti. All’interno dell'atrio, la vasca dell’impluvio è stata realizzata da frammenti di anfore posti di taglio, una tecnica diffusa in Grecia e attestata a Pompei anche nella Casa della Caccia Antica. Era presente la mensa in marmo retta da zampe feline nell’impluvio. L'atrio prevedeva inoltre il posto per un armadio, probabilmente in legno, con guscio di conchiglia madreporica e un rasoio che venne realizzato con manico in avorio.

Gli Ambienti adiacenti all'Atrio
Le camere che si affacciano sull'atrio sono presenti solo sul lato sud e su quello nord. Lungo il lato sud, sulla destra, si apre un cubicolo illuminato da due finestre. Le sue pareti presentano una zoccolatura nera, pannelli centrali verdi e rossi e una zona superiore gialla con disegni di elementi architettonici. In particolare, spicca un quadretto raffigurante una Poetessa che istruisce una suonatrice di cetra. La decorazione di questo cubicolo è assolutamente particolare: busti di menadi e satiri che escono dai tendaggi, medaglioni con busti e tralci, tutti realizzati in colori vivaci e di contrasto. Nel cubicolo troviamo alcune decorazioni interrotte da finestre. Vicino a questo cubicolo c'è un'altra stanza che venne forse usata come dispensa per i viveri.
L'ambiente sulla sinistra si ritiene essere una cucina con una latrina, dove sono stati ritrovati resti di una statua a grandezza naturale (una colomba in marmo con piedi in ferro, ma mancante di testa) e vasi in ceramica.
Il Tablino, Triclinio e Oecus
Tra il triclinio e il tablino, un breve corridoio le cui pareti sono in nero con affreschi di nature morte, congiunge l'atrio con il giardino. Uno degli esempi di pittura di terzo stile nella sua fase finale si trova nel tablino invernale: qui vediamo la raffigurazione di Bacco e la tigre, dove la divinità, ancora giovane, versa del vino all’animale. Questo dipinto si trova all’interno di un'edicola con tholos.
Il giardino è preceduto da un ambulacro decorato con pannelli neri arricchiti con raffigurazioni di elementi vegetali. Sul suo lato sinistro si apre un piccolo ambiente utilizzato come ripostiglio, mentre sul lato destro sono presenti altre tre stanze. Una di queste, adibita a oecus, ha pareti affrescate con zoccolatura in nero, zona mediana in bianco e rosso e parte superiore bianca con elementi architettonici, ghirlande e fasce ornamentali. Le altre due stanze, semplicemente intonacate, erano anch'esse adibite a ripostiglio.
Il Giardino: Un Mondo Esotico di Paesaggi Nilotici
Il giardino, al cui interno è stato ritrovato lo scheletro di una tartaruga, è caratterizzato da un canale con alle estremità due fontane. L'esterno presenta il dipinto di una ninfa-fontana con una civetta e una colomba; la ninfa versa dalla sua conca l’acqua che giunge fino a un canale che scorre sotto i piedi della ninfa stessa. Alla fine del canale una sfinge porta una seconda conca da cui zampilla l’acqua.
Le pitture sulle pareti del giardino sono tra le più significative della casa e sono state oggetto di un recente restauro. La parete di fondo è decorata con grandi scene di caccia con animali selvaggi ed esotici, un tema di grande successo nella decorazione di aree aperte. Qui lo sguardo del visitatore, assorbito in una mirabolante illusione prospettica, si perde tra paesaggi. La raffigurazione ha un sapore esotico, con animali selvatici disposti su più livelli, vista dall'alto in prospettiva, oggi diremmo “a volo di uccello”.
Le pitture sulle pareti laterali rappresentano grandi paesaggi del Nilo, soggetti iconografici attestati anche in altre domus pompeiane. La parete sinistra raffigura pigmei che combattono contro ippopotami e coccodrilli, e il trasporto di anfore su una nave. La parete destra, invece, presenta edifici sacri dalla classica architettura egizia. Nei pressi di una finestra è ritratto sulla destra un viandante con cappuccio e sulla sinistra un quadretto con uva e mele, mentre vicino a una finestra più piccola è raffigurato un Priapo itifallico. Sparsi per l'ambiente sono stati ritrovati numerosi graffiti.
Come già proposto da alcuni autori, si delinea indubbiamente affascinante l’idea di considerare gli affreschi del giardino come scene che illustrano una “discesa” del Nilo, dall’alto al basso Egitto. Si parte dalla parete occidentale, con il paesaggio nilotico, alla parete settentrionale, dove gli animali etiopici scivolano lungo le rive del medio Nilo, per concludere con l’esaltazione delle varie forme di civilizzazione che prendono forma presso il delta del fiume. Questa brillante suggestione ha il merito sia di offrire un contenuto coerente a questo eccezionale insieme compositivo, sia di risaltare l’importante valenza attribuita all’acqua in quest’ambiente. Oltre alla fontana e all’euripus, i paesaggi del giardino sono corredati da rimandi dipinti di figure di ninfe, sorgenti e hydriae.

Casa dei Ceii
Recenti Interventi di Restauro e Valorizzazione
Un altro significativo passo è stato compiuto verso la riconquista dell’antico splendore nel sito archeologico di Pompei. Recentemente, infatti, si sono conclusi importanti lavori di restauro delle pitture che decorano il giardino della Casa dei Ceii. Gli affreschi, che soffrivano da anni la mancanza di trattamenti conservativi idonei, si presentavano gravemente danneggiati in particolare nelle zone inferiori delle pareti, dove l’azione nefasta dell’umidità colpisce in maniera più incisiva. Grazie a un complesso intervento, si è ottenuta una pulitura della pellicola pittorica anche mediante l’utilizzo del laser, che ha permesso di ripulire porzioni importanti del dipinto, soprattutto nella parte relativa alla decorazione botanica dell’affresco. La conclusione dell’intervento di restauro nella casa dei Ceii aggiunge un nuovo tassello nella fondamentale azione, messa in atto dal Parco Archeologico di Pompei, di conservazione e valorizzazione del sito.