Il Golgota e il Santo Sepolcro a Gerusalemme: Storia, Archeologia e Devozione

Il cuore della Città Vecchia di Gerusalemme per i cristiani è la Basilica del Santo Sepolcro, conosciuta dai locali come “chiesa della resurrezione”. Al suo interno si trovano il Calvario, luogo della crocifissione e morte di Gesù, e la Tomba di Cristo, dalla quale il Figlio di Dio risuscitò il terzo giorno. I due Luoghi Santi sono correlati e inseparabili, come lo è il mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo che lì si è compiuto e si compie continuamente.

Il Golgota: il "Luogo del Cranio" fuori dalle mura

Il Golgota (che significa “luogo del cranio” in ebraico, o Calvario in latino) era una piccola elevazione situata poco fuori le mura della città di Gerusalemme al tempo di Gesù. Attualmente è inglobata all'interno della Basilica del Santo Sepolcro. I Vangeli ci informano che questo luogo era detto Golgota, che in ebraico significa “Cranio” (Mc 15, 22; Mt 27, 33; Lc 23, 33; Gv 19, 17).

Contesto storico e archeologico

  • Era usanza nella tradizione ebraica seppellire i morti fuori dalle mura cittadine, e in particolar modo era prescritto dalla Legge che le condanne a morte venissero eseguite fuori dalle mura (cfr. Lv 24, 14. 23; Nm 15, 35; Dt 17, 5, etc.). Un esempio è la lapidazione di Stefano, che fu trascinato “fuori della città” (At 7, 58).
  • L’indagine archeologica moderna, supportata dagli studi del francescano Virgilio Corbo e dalle recenti prospezioni, ha aiutato a conoscere in modo approfondito la storia di questo sito. Nei secoli VII-I a.C. quest’area era una vasta cava situata all’esterno delle mura di Gerusalemme.
  • Gli scalpellini dell’epoca cercavano la pietra malaki, pregiata per la sua durezza, ma proprio in corrispondenza dell’attuale Calvario trovarono una roccia di qualità inferiore, friabile e venata. Questo sperone fu dunque risparmiato dal taglio e abbandonato, rimanendo come un’altura isolata.
  • Con il passare dei secoli, le buche provocate dalle attività estrattive si riempirono di detriti e terra, trasformando la zona in una necropoli suburbana intervallata da piccoli appezzamenti agricoli.
  • Questo spiega la descrizione dell’evangelista Giovanni: «Nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino».

60 ore in un minuto: l’apertura del Sepolcro di Cristo

Il Golgota come "giardino" e cimitero

Il Golgota era perciò un piedistallo naturale perfetto per le esecuzioni romane, che richiedevano luoghi visibili e vicini alle vie di transito per svolgere una funzione di deterrenza. La sensibilità giudaica, inoltre, voleva che ciò avvenisse fuori dal perimetro delle mura cittadine. Lo stesso autore della Lettera agli Ebrei annota che “Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città” (Eb 13,11-12).

  • Le scoperte archeologiche dell’archeologa inglese Kathleen Kenyon nel 1963, nella zona del Muristan a sud della Basilica del S. Sepolcro, appurano che in quella zona non vi erano resti di abitazioni del I secolo d.C. e che all’epoca di Cristo era una cava abbandonata per la scarsa qualità della pietra.
  • Erode Agrippa, tra il 41 e il 44 d.C., fece costruire una nuova cerchia di mura più ampia, inglobando l’area della crocifissione e della sepoltura nel nuovo perimetro della città.
  • La cava abbandonata fu adibita a zona di sepolcri e discarica. A pochi metri di distanza Gesù fu sepolto in un sepolcro nuovo scavato sulla roccia, la tomba di Giuseppe d’Arimatea: “lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia” (Mt 27,60). Anche oggi, poco distante dall’Edicola del S. Sepolcro, è possibile visitare una tomba risalente all’epoca di Gesù.
  • Gli scavi archeologici hanno provato che, dato che la pietra di quella zona non era buona, la cava fu riempita di terra e quindi si formò un giardino attorno alla collinetta del Golgota: «Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto» (Gv 19, 41).
  • Se allora quella zona attorno al Golgota era diventata un giardino, doveva anche esserci una cisterna d’acqua. Infatti, nella cosiddetta Cappella dell’Invenzione della Croce (luogo dove furono rinvenuti i resti della croce di Cristo nel IV sec. dall’imperatrice Elena), “si vedono bene i tagli nella roccia dell’antica cava di pietra. Le pareti sono intonacate con materiale idraulico, il che fa pensare ad un uso del luogo come cisterna”.

Il simbolismo del Golgota

Attualmente il Calvario è una cappella laterale sopraelevata all’interno della basilica, con la montagnola originaria inglobata. È lì che Gesù ha invocato il perdono per i suoi uccisori (cfr. Lc 23,34), ha accolto il buon ladrone (cfr. Lc 23,39-43), ci ha affidati alla Madre e ci ha affidato la Madre (cfr. Gv 19,25-27), ha chiesto da bere (cfr. Gv 19,28), è passato dal sentirsi abbandonato da Dio (cfr. Mc 15,34 e Mt 27,46) al giungere ad abbandonarsi nelle mani del Padre (cfr. Lc 23,46), portando a compimento il senso dell’incarnazione (cfr. Gv 19,30) e divenendo la nostra pace e la nostra riconciliazione (cfr. Ef 2,13-20).

Protetta da teche di vetro, la pietra mostra una profonda fenditura. Non è solo un dato geologico: per la tradizione, è la memoria del terremoto descritto dai Vangeli (cfr. Mt 27,51), il segno fisico di una frattura che separa il vecchio mondo dalla nuova creazione, contemporaneo allo squarciarsi del velo del tempio.

Esattamente sotto l’altare del Calvario, si apre la Cappella di Adamo. Qui il simbolismo archeologico e quello teologico si fondono in modo indissolubile. La fenditura osservata al piano superiore prosegue fin qui, svelando il cuore della roccia. Secondo una tradizione antichissima, il cranio del primo uomo, Adamo, era sepolto proprio sotto il luogo della crocifissione del “Nuovo Adamo”. Il sangue di Cristo, colando attraverso la spaccatura della terra, raggiunge le spoglie del capostipite dell’umanità, lavando il peccato del Progenitore nel momento stesso del sacrificio sulla croce. Questo spazio funge da collegamento tra il tempo pre-storico della Genesi e il tempo storico della Redenzione. È qui che si comprende perché il Golgota sia il vertice del mondo: non per la sua altezza fisica, ma per la profondità del mistero che custodisce.

La Via Dolorosa e le Stazioni della Croce

La devozione della Via Crucis ha origine dai racconti evangelici della passione e morte di Gesù. I racconti della Passione non contengono tutti i dettagli del viaggio di Gesù verso il Golgota. Delle quattordici stazioni che compongono oggi la Via Crucis, nove sono direttamente ancorate ai racconti del Vangelo.

Il Vangelo di Giovanni indica che Cristo fu portato dalla casa di Caifa al Pretorio. Lì, dopo il colloquio con Pilato, il pretore "fece uscire Gesù e lo fece sedere sul seggio del giudizio in un luogo chiamato marciapiede, in ebraico Gabbatha". Poi lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Allora presero Gesù ed egli uscì, portando la sua croce, verso il luogo chiamato Luogo del Cranio, che in ebraico si chiama Golgota. Cristo era stato imprigionato nella casa di Caifa, situata in una zona adiacente alle mura della città, non lontano dal palazzo di Erode. Tutto questo dopo aver ricevuto decine di frustate nel Pretorio, e con la testa sanguinante per le spine della corona intrecciata dai soldati.

Illustrazione della Via Dolorosa a Gerusalemme

Le tappe della Passione

  • Oggi, la Via Dolorosa a Gerusalemme segue solo una parte di quello che sarebbe stato il percorso di Gesù dal Pretorio al luogo dell'esecuzione.
  • A pochi metri di distanza troviamo due piccole chiese, una di fronte all'altra, dedicate alla prima e alla seconda stazione. Le chiese, di piccole dimensioni, sono state costruite nel probabile luogo in cui si trovava il cortile del Pretorio. Sul pavimento della cappella che ricorda la presa della croce da parte di Cristo, si possono vedere "tavole" di antichi giochi di dadi tagliate nella pietra, risalenti ai primi secoli.
  • La terza stazione è contrassegnata da una cappella del Patriarcato armeno cattolico. Vicino troviamo l'arco della porta che segna la quarta stazione: Gesù incontra Maria, sua Madre.
  • La sesta stazione è una cappella greco-cattolica. L'episodio della Veronica, frutto della pietà popolare, è ricordato nel mosaico dell'oratorio. Da qui, le stazioni entrano nel quartiere cristiano.
  • Al posto della settima stazione si trova una piccola cappella francescana, nella quale si trova una colonna che probabilmente faceva parte delle colonne che segnavano la strada principale della Gerusalemme romana.
  • Il luogo dell'ottava stazione è indicato da una piccola croce nera incisa sulla parete del muro del monastero greco di San Charalambos.

Le ultime stazioni e il Calvario

La nona stazione della Via Dolorosa ci porta molto vicino al Calvario. Ci troviamo di fronte al luogo centrale della nostra fede, che potremmo considerare il più sacro della Terra Santa: il luogo dove Gesù Cristo fu crocifisso, morì e fu sepolto, e il terzo giorno resuscitò dai morti.

  • X Stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti. Appena entrati nel Santo Sepolcro, a destra, due scale di pietra molto ripide salgono alle cappelle del Golgota, il luogo del supplizio, a cinque metri di altezza sopra il livello della basilica. Qui i pellegrini contemplano la decima stazione, dove Gesù fu spogliato dei suoi vesti.
  • XI Stazione: Gesù è inchiodato sulla Croce. Alcuni passi separano la decima dall’undicesima stazione, ricordata con un altare. La scena della crocifissione vi è rappresentata sopra, in un mosaico. La cappella appartiene ai francescani della Custodia di Terra Santa.
  • XII Stazione: Gesù muore sulla Croce. A sinistra della cappella della crocifissione, troviamo la cappella del Calvario, proprietà della Chiesa greco-ortodossa. Si eleva sopra la roccia venerata, visibile ai lati dell’altare attraverso un vetro. Sotto, un disco d’argento aperto al centro indica la buca in cui fu innalzata la Croce. In alto, sulla Croce, è scritta la causa della condanna: "Gesù Nazareno Re dei Giudei" (Gv 19, 19).
  • XIII Stazione: Gesù è schiodato dalla Croce e consegnato a sua Madre. Questa scena si ricorda tra la cappella della Crocifissione e quella del Calvario, in un altare dedicato a Nostra Signora dei Dolori. Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo prendono il corpo di Gesù e lo depongono fra le braccia della sua Santissima Madre.
  • XIV Stazione: Viene sepolto il Corpo di Gesù. Scendendo dal Calvario e tornando all’atrio della basilica, incontriamo la Pietra dell’Unzione, molto venerata dai cristiani ortodossi. Si tratta di una lastra di pietra rossiccia con venature bianche, che ricorda le cure che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo dedicarono al corpo di Gesù.

La Basilica del Santo Sepolcro: Architettura e Storia

Interno della Basilica del Santo Sepolcro, con le diverse cappelle

L’attuale basilica del Santo Sepolcro custodisce e protegge i più importanti luoghi santi legati al mistero della nostra redenzione e più precisamente i luoghi legati alla crocifissione, alla morte e sepoltura di Gesù Cristo e alla sua risurrezione. Per i cristiani d’Oriente, questo luogo è semplicemente l’Anastasis, la Risurrezione.

Agli occhi del pellegrino si presenta con una architettura singolare, che può anche essere considerata disordinata o caotica. All’esterno è formata da vari volumi sovrapposti e aggiunti, tra i quali spicca un campanile tronco; sopra questo cumulo di edificazioni e terrazze, si innalzano due cupole, una più grande dell’altra, che caratterizzano il profilo di Gerusalemme. L’interno è configurato come un complesso insieme di altari e cappelle, grandi e piccole, delimitate da muri o aperte, disposte su differenti livelli comunicanti per mezzo di scale. Questo aspetto sorprendente non è altro che il risultato della sua difficile storia.

La Basilica Eleniana o Sessoriana a Roma e le sue reliquie

Nel III secolo, nell'area dove ora sorge la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, sorgeva il palazzo Sessoriano, residenza degli ultimi imperatori. All'inizio del IV secolo, divenne residenza di Sant’Elena, madre di Costantino. Per volere della santa, all’interno del Sessorium fu edificata la prima chiesa della Santa Croce, consistente in una sala lunga 36 metri e larga 22. La primigenia basilica veniva chiamata Eleniana o Sessoriana. Nel corso dei secoli fu soggetta a molteplici trasformazioni e rifacimenti architettonici. L’attuale aspetto risale al Settecento ad opera di Benedetto XIV, che affidò il restauro agli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini.

Nella basilica sono custodite le reliquie della Passione che Sant’Elena aveva rinvenuto sul Calvario. Tra le più importanti citiamo: parti della vera croce; la croce di uno dei due ladroni; due spine della corona; uno dei tre chiodi e il titolo della condanna affisso sulla croce. Il concilio Vaticano II dice che “nella chiesa, secondo la tradizione, i santi sono venerati e le loro reliquie autentiche e le loro immagini sono tenute in onore”. La Chiesa cattolica permette il culto solo alle reliquie che si riferiscono a santi o beati, e tali oggetti devono essere autenticati da coloro che ne hanno la facoltà. Quelle reliquie sono state oggetto di venerazione da parte di papi, santi e milioni di fedeli.

Lo storico Socrate Scolastico racconta che Elena, madre dell’imperatore Costantino, dopo aver fatto demolire il tempio di Giove edificato sul santo sepolcro, rinvenne tre croci e il titulus crucis (tavoletta della condanna). Per verificare quale delle tre fosse quella di Gesù, Macario, vescovo di Gerusalemme, ricorse a una prova di carattere soprannaturale: fece porre le tre croci una per volta sopra il corpo di una donna malata. La pellegrina Egeria nel 380, durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, annota nel suo diario Itinerarium Egeriae lo svolgimento di una adorazione della vera croce.

60 ore in un minuto: l’apertura del Sepolcro di Cristo

Costruzioni e distruzioni attraverso i secoli

I cristiani di Gerusalemme conservarono la memoria del luogo, in modo che non si smarrì malgrado le difficoltà. Nell’anno 135 d.C., dopo aver soffocato la seconda ribellione dei giudei contro Roma, l’imperatore Adriano ordinò che la città fosse rasa al suolo, e sopra ne costruì una nuova: Aelia Capitolina. L’area del Calvario e del Santo Sepolcro, inclusa nella nuova superficie urbana, fu ricoperta con un terrapieno, e lì si innalzò un tempio pagano, profanando i luoghi santi con statue di Giove e Afrodite. Tuttavia, da un punto di vista archeologico, coprendo il sito con tonnellate di materiale di riempimento e sigillandolo con un santuario pagano, l’imperatore preservò involontariamente la conformazione originale dei luoghi, proteggendoli dall’erosione.

Nel 325 d.C., il vescovo di Gerusalemme Macario chiese e ottenne il permesso di Costantino per demolire i templi pagani innalzati sui Luoghi Santi. Sopra il Sepolcro di Gesù e il Calvario, una volta scoperti, si progettò una opera magnifica. Grazie alle fonti documentarie e agli scavi archeologici, sappiamo che il complesso era costituito di tre parti, disposte da ovest a est: un mausoleo circolare con il sepolcro al centro, chiamato Anastasis - resurrezione - ; un cortile quadrangolare con portici su tre dei quattro lati, a cielo aperto, dove stava la rupe del Calvario; e una basilica per celebrare l’Eucaristia, con cinque navate e un atrio, nota come Martyrion - testimonianza. La chiesa fu dedicata nel 336.

  • Questo antico splendore costantiniano resta ben poco: danneggiato dai persiani nel 614 e restaurato dal monaco Modesto, il complesso subì terremoti e incendi fino a che alla fine fu distrutto nel 1009 per ordine del sultano El-Hakim.
  • La forma attuale si deve ai restauri dell’imperatore bizantino Costantino Monomaco - XI secolo -, all’opera dei crociati - nel XII secolo - e ad altre trasformazioni posteriori.
  • I crociati, espugnata la Città Santa il 15 luglio 1099, avviarono i lavori di risistemazione di alcune parti del Santuario.
  • Nel 1342, con l’approvazione del papa Clemente VI, l’onore di custodia dei Luoghi Santi fu assegnato ai Francescani, presenti in Terra Santa dal 1335.
  • Sotto il dominio turco (dal 1517), un terremoto nel 1545 fece cadere parte del campanile. Nel 1719, dopo lunghe trattative, i francescani iniziarono il restauro della cupola dell’Anastasis.
  • Un decreto del Sultano del 1757 attribuì ai greci la proprietà della basilica di Betlemme, della Tomba della Vergine e, in comune con i latini, parti della basilica del Santo Sepolcro.
  • Una svolta decisiva si ebbe nel 1959 quando le trattative tra i rappresentanti per le tre Comunità Greco Ortodossa, Armena e Latina giunsero all’accordo per il grande progetto di restauro della basilica. La prima visita papale nell’intera storia dei luoghi santi si ebbe nel gennaio del 1964 quando Paolo VI pregò davanti alla Tomba vuota.

Gli scavi archeologici e il contributo di Padre Virgilio Corbo

Alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, i rappresentanti delle tre Comunità che ufficiano il Sepolcro si misero d’accordo per l’inizio dei lavori di restauro della basilica. Questo intervento condusse alla possibilità di fare scavi archeologici e analisi approfondite sulle strutture, studi che sono alla base della conoscenza attuale della basilica e della sua storia architettonica.

Nel 1960, al “frate cercatore dei Luoghi Santi” Padre Virgilio Corbo, fu affidato dalla Custodia di Terra Santa l’incarico di seguire i lavori di scavo in programma per il restauro delle parti cattoliche della Basilica del Santo Sepolcro. Dopo tre anni, nel 1963, le tre Comunità presenti al Sepolcro lo elessero archeologo dei lavori effettuati nelle parti comuni, incarico che lo impegnò per ben 17 anni a seguire mattina e sera il cantiere e altri 2 anni per consegnare alla stampa la sua monumentale opera “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato”.

L'opera di Corbo e le sue scoperte

Le appassionanti ricerche archeologiche condotte tra il 1960 e il 1973 nella Basilica del Santo Sepolcro grazie ai favorevoli accordi delle tre comunità cattolica, greca ortodossa ed armena per il restauro della Basilica, vennero seguite passo dopo passo dall’archeologo francescano padre Virgilio Corbo.

L’opera che consegnò al mondo della ricerca i vent’anni di attività nel Sepolcro e che consentì di saldare i fatti evangelici al luogo venerato, venne suddivisa da padre Corbo in tre volumi dedicati uno al testo, uno alle tavole dei disegni e delle ricostruzioni ed un terzo alle foto, e fu pubblicata nel 1982 con il titolo: “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Aspetti archeologici dalle origini al periodo crociato”.

Per la prima volta venne ricostruita la lunga storia del santuario attraverso i dati materiali e la documentazione archeologica, raccolta direttamente da Padre Corbo, sia durante gli scavi da lui condotti che come osservatore qualificato di ogni trincea scavata nelle parti comuni e come fortunato osservatore perfino di quelle zone strettamente riservate alle Comunità non latine.

I risultati delle ricerche furono organizzati in quattro capitoli:

  1. Il sito del Golgota-Calvario prima di Costantino il Grande
  2. Gli edifici costantiniani
  3. Il grande restauro di Costantino Monomaco - sec. XI -
  4. La trasformazione crociata

Le piante ricostruttive delle singole fasi, con il posizionamento delle strutture venute in luce, sono alla base di tutti gli studi che nell’ultimo trentennio hanno analizzato il Santo Sepolcro. Padre Corbo ebbe modo di confrontarsi con padre Charles Coüsnon, l’architetto della comunità Latina incaricato a seguire i restauri della Basilica. Il ricco e stimolante confronto fra i due studiosi talvolta portò letture divergenti degli eventi e delle ricostruzioni dell’edificio.

Nuove prospettive sulla storia del Golgota

Rispetto al Corbo, gli studi successivi non convergono principalmente sull’attribuzione a Giove Capitolino del tempio voluto dall’Imperatore Adriano sul luogo del Giardino del Golgota. Corbo, che preferisce la testimonianza di San Girolamo, riporta di aver ritrovato tracce della tripla cella del tempio dedicata alla triade Capitolina. Gli studi più recenti sono però propensi a ritenere, in accordo con Eusebio di Cesarea, che il tempio costruito sulla Tomba e sul Golgota fosse quello di Venere-Afrodite, tempio forse di forma rotonda a cui poterono ispirarsi gli architetti di Costantino per la pianta centrale dell’Anastasis.

Nelle viscere della basilica, scendendo ancora più in basso rispetto alla roccia del Calvario, si raggiunge la Cappella di Sant’Elena e, infine, la grotta del Ritrovamento della Vera Croce, situata in una delle parti più antiche della cava. Elena giunse a Gerusalemme nel 326 d.C. allo scopo preciso di recuperare il più importante Luogo Santo e alla ricerca della reliquia più preziosa: la croce sulla quale morì Gesù Cristo.

Il valore del Golgota non risiede nella sua estetica, ma nella sua testimonianza. Esso ci ricorda che la salvezza non è un’idea astratta, ma un evento accaduto in un tempo e in un luogo preciso. Il pellegrino, giungendo qui, dovrebbe semplicemente poter fare l’esperienza dell’apostolo Paolo e dire con lui: “Il Figlio di Dio mi ha amato, e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).

tags: #sara #crocifisso #fuori #dalla #citta #di